| Luglio-Agosto
2008
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Spedizione
Himalaya 2008, l’epilogo dopo 2330 chilometri
25/07/008 - Dopo quarantasei
giorni e 2330km si è concluso il viaggio in
Himalaya di Maria
Grazia Coggiola, che vi avevamo presentato con
il report della partenza da Dheli a bordo del suo
Honda Activa. Eccovi l'ultimo, appassionato, racconto. |
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| Spedizione
Himalaya 2008, giorno quarantasei e ultimo, sul
treno da Jammu a Delhi.
Scrivo dalla cuccetta in classe sleeper dello Shalimar
Express diretto a Delhi. Appena fuori dai confini
del Kashmir, dove stanno ormai divampando le proteste,
il collegamento internet del mio laptop si è
rimesso a funzionare e così anche il mio
cellulare. Ben ritornata in India. Lo scooter è
una decina di vagoni indietro, tra sacchi di farina
e uno stock di ventilatori. Faccio scorrere sullo
schermo le immagini del viaggio. Nella mia mente
in parallelo scorrono le emozioni. In 45 giorni
ho macinato in tutto 2330 chilometri con lo scooter
(più un migliaio in Ladakh tra autostop,
bus e jeep). Se guardo la mappa dell’India
mi accorgo che ho tracciato una ‘q’
partendo dal basso. Ho disegnato un’asta verticale
da New Delhi a Keylong, poi sono ritornata indietro
un po’, quindi a sinistra verso Jammu, in
su a Srinagar e a destra a Leh. Cerco qualche significato
nascosto, mi viene solo in mente il banale “q
come quadro” che insegnano a scuola.
Cosa vedo nel mio quadro? Chissà perché
mi vengono in mente i cani randagi sul ciglio della
strada, impauriti dal traffico, quelli orrendamente
spiaccicati in mezzo alla carreggiata e quelli stralunati
che vagavano tra i burroni del Ladakh. E in particolare
uno, completamente senza pelo a causa della scabbia,
che ho visto al mercato di Mandi. Gli ho versato
un pacco di biscotti davanti, ma c’è
andato un po’ di tempo perché li mangiasse.
Questo viaggio è dedicato a loro, ai cani
randagi, ma anche alla scimmia che ha tentato di
fregarmi la macchina fotografica a Shimla e all’asinello
che mi ha morso un gomito a Leh. La mia emozione
più forte la devo alla mostruosa galleria
Jawahar, che attraversa il Pir Panjal tra Jammu
e Srinagar. Non lo faccio mai, ma ho pregato il
Signore perché mi facesse vedere la luce
in fondo al tunnel. La gioia pura invece è
stata al raggiungimento della vetta del Rohtang
Pass a 4000 metri mentre dall’euforia mi scappava
perfino la pipì. Il piacere fisico più
intenso sono stati i bagni caldi nelle vasche di
acqua sulfurea di Manikaram. E poi il profumo di
muschio delle montagne dell’Himachal e quello
di una specie di lavanda in Ladakh, ma mi va di
ricordare anche il profumo dei campi di marijuana
nella Parvati Valley, l'erba maledetta che ha messo
nei guai tanti ragazzi, come quelli incontrati nella
prigione di Mandi. Del cibo posso solo rammentare
il sapore delle dolcissime albicocche di Dah, il
paese degli ariani, e di certi croissantes al cioccolato
nelle mitiche colazioni di Leh. Delle decine di
persone incontrate, mi è rimasto impresso
Lot Rama Thakur, incontrato a Kasol, e che va in
giro a divulgare le tradizioni e la cultura dell’Himachal
Pradesh, nonché i benefici dell’urinoterapia.
Ma come potrei anche dimenticare AD Sharma, gestore
della guest house di Chindi, con il suo cucciolo
di spaniard e felice di avere la prima e forse unica
cliente straniera nel suo hotel tra i meleti. Sono
stata felice poi di ritrovare vecchi amici, come
Andrea, architetto e restauratore che lavora a Leh
e nuovi amici, come Daniele che è arrivato
dall’Italia con una moto BMW che sembra un’astronave.
Il viso che non dimenticherò mai è
quello della piccola zingarella davanti al mercato
di Anantnag, sulla strada per Srinagar e quello
di un'altra bimba nomade nel campo di Baltal dagli
occhi blu cielo.
Mentre giro tra le dita la valvola di scarico danneggiata
dello scooter, che conservo come un amuleto, penso
con un po’ di amarezza alla mia paura di proseguire
verso il Ladakh. Mi è mancato il coraggio
o forse è prevalso il buon senso. Non so
se il motore ce l’avrebbe mai fatta su quelle
strade che si arrotolano e si srotolano come gironi
infernali intorno a precipizi mozzafiato. Sono però
sicura che in caso di difficoltà avrei trovato
qualche buon samaritano come i militari che mi hanno
caricato insieme allo scooter nel cassone del loro
camion, prima di Srinagar. La solidarietà
tra viaggiatori non è una merce rara da queste
parti e questo è il più bel souvenir
del mio viaggio.
Per finire non posso che essere fiera anche del
seguito che ha avuto la Spedizione Himalaya 2008
sul mio blog Indie, delle lettere di complimenti
e di incoraggiamento che ho ricevuto e della lusinghiera
recensione su Cyberscooter.it.
Che aggiungere poi? Come dice spesso il mio caro
amico Sebastiano, che è l’ispiratore
della mia avventura, buena onda…
Leggi tutte le puntate del
viaggio di Maria Grazia sul suo blog:
LINK: coggiola.blogspot.com
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VIDEO:
Vacanze in Corsica
08/08/008 - La Corsica
è una delle mete ideali per una vacanza in
scooter, si raggiunge abbastanza facilmente da ogni
punto della penisola e offre un raro concentrato di
spiagge con un mare limpidissimo non lontano da alte
montagne il tutto collegato da strade fantastiche.
Ce ne dà una panoramica questo primo, di tre
'slide show', a cura di Valter Rossi, che raccontano
una vacanza a bordo di un Aprilia Scarabeo 200 e un
Piaggio Beverly 250.
Per le altre due puntate, seguite il LINK |
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Gran Bretagna:
Il comune di Swindon rinuncia alle Speed Camera e la gente fa festa
30/07/008 - di
Lorenzo Borselli - ASAPS
Un comune che rinuncia agli autovelox: possibile?
Pare proprio di sì, ma prima di solleticare
le fantasie dei nostri lettori, una precisazione:
siamo in Inghilterra.
I sistemi automatici per la rilevazione della velocità
sono al centro di feroci polemiche in molte parti
d’Europa, soprattutto nei paesi nei quali la
presenza di tante postazioni viene bollata come un
modo piuttosto semplice (e discutibile) di fare cassa.
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| La
Gran Bretagna – paese che ha subito fatto
propria la necessità di preservare ad ogni
costo la privacy, concetto giuridico formatosi negli
Stati Uniti nel 1890 (si veda l’articolo “the
right of privacy”, pubblicato da Louis Brandeis
e Samuel Warren nella rivista “Harvard Law
Review”) – è uno dei luoghi nei
quali la tecnologia è divenuta un alleato
fondamentale nella sicurezza stradale: le sue strade
sono letteralmente presidiate dalle temutissime
Speed Camera, mentre moltissime violazioni al codice
sono sanzionate con il carcere. Tuttavia, la crescente
pressione in materia di repressione della velocità,
con modalità tali da indurre a pensare che
si tratti di un modo come un altro per incamerare
sterline, sta ponendo serie pregiudiziali sulla
tradizionale “condivisione” dei sudditi
britannici sulla necessità di fare “di
tutto” per raggiungere lo scopo.
A Swindon, città del Wiltshire, l’assessore
ai trasporti, il conservatore Peter Greenhalgh,
ha annunciato l’intenzione del municipio di
bloccare il piano di manutenzione e di progressiva
espansione della rete di Speed Camera, voce per
la quale sono previsti 500mila euro annui.
La sua convinzione è che esistano ben altri
modi, definiti “più efficaci e meno
impopolari”, per la sicurezza stradale. “È
meglio progettare le strade – ha detto Peter
Greenhalgh – affinché siano sicure
fin dall'inizio piuttosto che installarci un congegno
per beccare gli automobilisti che possono o non
possono guidare pericolosamente”.
Non si tratta, come si capisce, di un pensiero estemporaneo,
ma sembra raccogliere gli strali di numerose polemiche
ben presenti anche nel nostro paese, dove in molti
comuni – non sveliamo niente di nuovo –
i proventi contravvenzionali sono un vero e proprio
capitolo del bilancio preventivo. In questi comuni,
purtroppo, le polizie locali sono costrette dagli
amministratori, loro malgrado, a lavorare in larga
parte solo al mantenimento della funzionalità
dei dispositivi ed alla verbalizzazione dei contesti.
Così, la sicurezza stradale vera –
che consiste in controlli su strada e nel mantenimento
delle infrastrutture – va a farsi benedire
ed anche l’uso spesso corretto degli autovelox
viene di fatto delegittimato. “Guardate che
per come è concepito – aggiunge Greenhalgh
– si tratta di una plateale tassa aggiunta
a carico dei già tartassati automobilisti”.
In aiuto dell’assessore di Swindon sono subito
accorsi i due automobil club britannici: il “A.A.”
(www.theAA.com) si è schierato a sostegno
di Greenhalgh, affermando in una nota pubblicata
sul proprio sito web, che si tratta di “dolce
musica per le loro orecchie”. “Tre quarti
dei nostri soci credono che bisogna migliorare le
strade nei punti più pericolosi, non installare
più speed camera o sguinzagliare polizia
stradale”. Analogo pensiero è stato
espresso anche dal Royal Automobile Club (RAC),
i cui vertici auspicano che altri comuni seguano
la stessa strada.
Tuttavia, il consenso ottenuto – anche in
termini di effettiva condivisione della presa di
posizione – è ben lungi dall’essere
assoluto: com’è logico, i laburisti
locali hanno già provveduto a bollare come
“populistica” la decisione del governo
locale, mentre da Londra è arrivato il severo
monito di Gordon Brown, il quale è stato
chiaro: dove i controlli sono effettivi –
e qui le Speed Camera sono adeguatamente segnalate
– il numero degli incidenti (e ovviamente
quello di morti e feriti) è in costante calo.
L'articolo continua sul
sito: www.asaps.it
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SHARP:
istituto superpartes per la valutazione dei caschi
22/07/008 - I
caschi messi in commercio devono essere tutti omologati
secondo le normative comunitarie, questo lo sappiamo
bene, ma sappiamo anche che i caschi non sono tutti
uguali.
E non stiamo parlando di design, finiture, areazione
o degli altri infiniti parametri che contribuiscono
a definire il prestigio ed il comfort di ogni modello.
Stiamo parlando di maggiori o minori livelli di sicurezza
in caso d'urto.
Fermo restando un grado di sicurezza 'minimo' garantito
per legge, i differenti materiali utilizzati e una
maggiore cura costruttiva possono fare la differenza
fra un 'buon' casco ed un 'ottimo' casco.
Fino ad ora però non esistevano enti superpartes
destinati alla valutazione 'competitiva' dei caschi
regolarmente in commercio. Un compito sicuramente
non facile e suscettibile di inevitabili polemiche,
che però il Ministero per la Sicurezza Stradale
Britannico ha deciso di affrontare creando SHARP (Safety
Helmet Assessment and Rating Programme), un istituto
indipendente di test e valutazione, col compito di
assegnare un valore da 1 a 5 stelle a tutti i caschi
per motociclisti in vendita nel Regno Unito. |
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| Nei
laboratori SHARP vengono condotti test più
completi e sofisticati di quelli necessari all'omologazione
ECE 22.05, in particolare vengono effettuate ben
22 differenti prove d'impatto, su tutta la superficie
del casco (non in pochi punti predefiniti) e i risultati
vengono valutati su cinque 'teste dummies' differenti
in massa e volume, per approssimare al massimo la
realtà.
Dal maggio di quest'anno sono stati resi noti i
risultati sui primi modelli di caschi, tutti integrali
(i più sicuri) e progressivamente la valutazione
sarà estesa anche agli apribili e ai jet.
Ad oggi, sul sito SHARP troviamo le valutazioni
di 61 modelli, molti dei quali distribuiti anche
sul territorio italiano e i risultati sono decisamente
interessanti.
A raggiungere il massimo punteggio, cinque stelle,
sono solo 6 modelli, all'opposto in 9 hanno totalizzato
solo due stelle, mentre la maggior parte si divide
fra le tre e le quattro stelle.
Quello che stupisce è trovare ai vertici
della classifica modelli di prezzo e classe incredibilmente
diversi: si passa infatti dal Lazer LZ6, un modello
'base' da 60 sterline allo Shark RSR2, un modello
'top' da 319 sterline, entrambi classificati a cinque
stelle.
E le sorprese continuano analizzando chi ha totalizzato
solo due stelle, dove il Nitro N330VX da 50 sterline
pareggia con l'Arai Condor che costa esattamente
il quadruplo.
Apparentemente si tratta di una conferma che qualità
e prezzo non sempre vanno di pari passo, anche se
è difficile immaginare che l'Arai RX7, il
top di gamma del costruttore giapponese (470 sterline),
utilizzato da gran parte dei piloti di MotoGP e
Superbike possa totalizzare solo tre stelle. Fra
l'altro considerando che è stata proprio
Arai a richiedere a gran voce normative più
severe per l'omologazione dei caschi.
Qualche perplessità viene anche notando che
all'interno dello stesso marchio, modelli di maggior
pregio raggiungano punteggi a volte inferiori rispetto
a modelli più economici.
Se poi consideriamo che la valutazione pubblicata
sul sito comprende solo il numero di stelle, ma
nessun altro giudizio più particolareggiato
sull'esito del test con pregi e difetti, tutta la
mole di lavoro condotta dai tecnici britannici non
finisce di convincere.
La metodologia dei test viene infatti criticata
da alcune aziende del settore, che vorrebbero misure
ancora più rigorose, e anche la reazione
degli utenti su vari forum, mostra qualche perplessità.
L'idea di base è sicuramente valida, ma come
dicevamo all'inizio ha finito per sollevare numerose
polemiche.
Sperando che presto le valutazioni sul sito vengano
accompagnate da adeguate argomentazioni, vi invitiamo
a verificare personalmente, ci sono anche interessanti
video su come scegliere la taglia migliore, un'area
domande/risposte etc.
LINK: sharp.direct.gov.uk
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SAFERIDER
propone un questionario sulle nuove teconologie per
la sicurezza stradale
17/07/008 - Da
sempre cerchiamo di tener viva l'attenzione sulla
sicurezza stradale e la cosa diventa sempre più
facile, visto il moltiplicarsi, negli ultimi anni,
di iniziative sull'argomento. E c'è molto,
se non quasi tutto ancora da fare, sia a livello culturale
che tecnologico e di infrastrutture. Ci teniamo quindi
a segnalarvi un questionario promosso da SAFERIDER,
un consorzio europeo di aziende, associazioni ed università,
dedito allo sviluppo di tecnologie interattive di
supporto alla guida.
Date la vostra opinione sugli ultimi ritrovati tecnologici,
in base all'esperienza e al tipo di utilizzo che fate
dello scooter. Tempo stimato 10/15 minuti, è
anonimo, ma richiede una registrazione.
LINK: www.saferider-eu.org |
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Spedizione Himalaya 2008, prima tappa Panipat
15/07/008 - Alcuni si
fanno infiniti problemi per pianificare una gita dietro
casa, altri organizzano un viaggio per testare a fondo
il proprio scooter, per altri invece lo scooter è
solo un mezzo, migliore di altri, per godere appieno
il proprio fine, viaggiare.
Maria
Grazia Coggiola, giornalista free lance residente
in India, appartiene a questi ultimi.
Leggete qui sotto la prima puntata del suo appassionante
viaggio sull'Himalaya a bordo del piccolo Honda
Activa. |
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| "Esattamente
un anno dopo mi ritrovo on-the-road-again per i
prossimi due mesi. Ho deciso di salire a Nord verso
quell’Himalaya che continua ad affascinarmi
con le sue leggende di Shangri-la perdute, di superstiti
tra gli ariani e di pseudo tombe di Gesú
Cristo. Se poi ci aggiungi i tibetani con il loro
corollario di mantra e di stupe e il paesaggio lunare
del Ladakh, beh…non c’è che l’imbarazzo
della scelta.
Sono stata l’ultima volta due anni fa in autostop,
questa volta però ho voluto aggiungere un
po’ più di avventura. Sono partita
con il mio scooter, un Honda Activa automatico,
di seconda mano che conosco come le mie tasche e
a cui sono anche un po’ affezionata. Se non
ce la fa vuol dire che l’avrò portato
a morire nell’Himalaya, che per uno banale
scooter targato Delhi non è poi così
male…
Dopo aver visto la deludente partita della nazionale
al ‘Bar Sport”’ dell’ambasciata,
uno dei ghiotti piaceri della vita di noi “emigranti”
e aver scritto un pezzo sul tifone delle Filippine,
ho caricato uno zaino e preso uno stradario dell’India.
Ho fatto il pieno e sono partita per la spedizione
Himalaya 2008. Senza nessuno che mi salutasse se
non i vicini che mi guardavano perplessi scrutare
la cartina geografica seduta sullo scooter fuori
il cancello.
Ahimé dopo sei anni e passa a Delhi, non
ci so ancora uscire. Andando a naso a Nord, mi sono
diretta verso il Forte Rosso e poi da lì
mi sono persa nel campus della Delhi University.
Ridendo tra me e me pensando alle mie ambizioni
himalayane, a forza di chiedere indicazioni sono
riuscita a imboccare la famigerata Trunk Road, la
nazionale numero uno che attraversa uno degli hinterland
più devastati al mondo. Non c’è
immaginazione dantesca capace a spiegare l’accozzaglia
di bipedi, quadrupedi, sgangheratissimi autorisciò,
baracche di lamiera e cartelloni pubblicitari di
whisky. Sì, perché una delle immagini
più frequenti della Trunk Road, TR per i
locali, sono i wine shop anzi gli “English
Wine Shop”. Il tutto su una strada che mi
ha preparato ad affrontare la fatidica Manali Leh,
per metà sterrata, tra vallate a 4-5 mila
metri. Sono poi rimasta sconvolta dall’’avanzamento
dei lavori della nuova linea della metro, lo sky
line, che corre come un serpentone di cemento in
mezzo alla strada contorniato da migliaia di omini
dal casco giallo. Giuro che fino a pochi mesi fa
non c’era nulla. E’ lo stesso che a
Gurgaon, è emersa da un giorno all’altro,
come se i suoi pilastri sbucassero dal sottosuolo.
Avrei voluto fermarmi per vedere se ne vedevo emergere
uno.
Dopo un paio d’ore sono finalmente uscita
dalla metropoli e ho superato la soglia di non ritorno,
ovvero quel limite in cui hai non ha più
senso tornare a casa. E’ lì che inizia
il viaggio, come quando la barca lascia gli ormeggi.
Sei giá in navigazione anche se vedi ancora
la costa. Lo scooter, la moto in generale, ti permette
di vedere un sacco di cose che non puoi vedere con
il bus troppo veloce o a piedi, troppo piano. Per
esempio sono passata da Azadpur che è il
gigantesco mercato ortofrutticolo all’ingrosso
di Delhi, non me ne ero mairesa conto che era qui.
Passando vicino ai cancelli si sentiva nell’aria
il profumo delle cipolle e dei manghi.
Comunque nei miei primi eroici 65 chilometri lo
scooter ha tenuto bene anche all’ultima mezzora
di strada di notte con trattori e biciclette contro
mano.
Mi trovo ora a Panipat, nello stato dell’Haryana,
che si studia sui libri di storia per una celebre
battaglia contro gli inglesi. La corrente va via
ogni mezzora più o meno. “È
colpa di Delhi che se la piglia tutta” mi
spiega abbastanza irritato un ristoratore dopo avermi
servito shish kebab di pollo e butter naan. Mah,
mi piacerebbe scrivere di questa rivalità
tra stati indiani. Invece domani dovrò scrivere
dei gorkha e di Darjeeling, dove ero l’anno
scorso e di cui non interessava nulla a nessuno.
Da lá mi ricordo mi occupavo di Pakistan.
Ma verrá mai il momento in cui riusciró
a scrivere sui posti dove mi trovo e non essere
perennemente dissociata nella dimensione spaziale?"
Continua a leggere il viaggio
di Maria Grazia sul suo blog:
LINK: coggiola.blogspot.com
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Marcello
Lippi sulla passeggiata di Viareggio con il mitico
Piaggio MP3 250
12/07/008 - Riceviamo
da Piaggio, e volentieri pubblichiamo, questo 'scoop'
che vede il ritrovato commissario tecnico della nazionale
di calcio, a bordo del tre ruote Piaggio sulla riviera
toscana.
Non sappiamo se si tratti di un semplice scatto promozionale
o se Lippi sia effettivamente un appassionato scooterista,
ma una tiratina d'orecchio, ahimé se la merita.
Va bene che fa caldo, che il casco manca per esigenze
fotografiche e che l'MP3 è di gran lunga più
sicuro di qualunque scooter a due ruote, ma scarpette,
bermuda, camicia e mani nude non sono decisamente
il massimo della sicurezza per muoversi in scooter.
Soprattutto per chi viene proposto come modello da
imitare.
Quindi grande merito al Gruppo toscano per aver prodotto
un veicolo così innovativo, ma il prossimo
testimonial lo aspettiamo in abbigliamento protettivo,
magari griffato Piaggio... |
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F.L.G.:
LA PERCEZIONE DELLA SICUREZZA SULLE STRADE
10/07/008 - Sondaggio
curato da IPR Marketing per la Fondazione Luigi Guccione.
Comportamenti, Infrastrutture e Veicoli: un approccio
olistico alla sicurezza e non solo legato ai comportamenti
delle persone sulle strade.
Che le cose non vanno bene è
sotto gli occhi di tutti. I morti e i feriti sulle
strade aumentano. E’ un bollettino di guerra.
Ed è una preoccupazione diffusa. In 10 anni
(1997-2006) – i dati sono dell’istat-
il numero dei morti sulle strade e’ diminuito
di 557 unità. 373 solo nel 2004 (effetto patente
a punti: 1 luglio - 31 dicembre 2003). per dimezzare
i morti entro il 2010 dovremmo arrivare a meno 3.000:
irrangiungibile, ormai. In realtà se tutto
proseguirà come finora raggiungeremmo l’obiettivo
non prima del 2019. |
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| LA
PERCEZIONE DELLA SICUREZZA STRADALE.
Cosa temono di più gli italiani per la propria
sicurezza? Lo sospettavamo ma ora ne siamo certi:
sono gli incidenti stradali (73%) in cima alle loro
preoccupazioni, più dei furti in casa (71%),
degli scippi (62%), delle rapine (59%) e degli stupri
(51%). La sicurezza stradale è una vera emergenza
rispetto alla quale lo Stato deve intervenire per
8 italiani su 10 (83%) che nel sud e nelle isole
raggiunge il 91%. Manutenzione e controlli da parte
delle forze dell’ordine raggiungono rispettivamente
il 96% e il 90% dei consensi ed i cittadini chiedono
maggiore attenzione così come per i guardrail
“salvamotociclisti” (82%) – per
i quali si aspetta ancora l’omologazione –
e per la segnaletica stradale e l’informazione
(entrambi all’80%). Così come il giudizio
sui fattori che incidono sulla manutenzione delle
stesse strade: condizione degli asfalti molto/abbastanza
negativo per il 52% e per segnaletica e guardrail
di media il 36%. Ce n’è
abbastanza per far dire a 8 cittadini su 10 che
non si sentono tutelati per i rischi che corrono
sulle strade (79%), gli anziani ed per chi abita
al sud in particolare.
GLI 8 TEST DEL SONDAGGIO.
Cosa bisognerebbe fare per invertire la tendenza.
Innanzitutto costruire un organo di governance il
cui coordinamento politico del settore affidato
ad un SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO
DEI MINISTRI con compiti e poteri come si è
fatto per l’emergenza dei rifiuti in Campania:
favorevole il 51%, contrario il 30%, gli adulti
e il sud maggiormente favorevoli. Così come
per migliorare la MANUTENZIONE DELLE STRADE occorrerebbe
costituire un’agenzia ad hoc : favorevoli
il 64%, contrari il 27%. Il livello di condivisione
è più elevato tra i giovani (71%)
e al nord (65%) ed al sud (66%).
Per l’utilizzo dei PROVENTI CONTRAVVENZIONALI
brutta aria per gli enti che non utilizzano le somme
per la sicurezza stradale e la manutenzione: oltre
9 italiani su 10 (92%) chiedono sanzioni per i responsabili.
Richiesta di INASPRIMENTO ED EFFETTIVITÀ
DELLE PENE per chi causa incidenti mortali. Se è
scontata una elevata percentuale per coloro che
guidano sotto l’effetto di alcol e droghe
(90%) e passano con il rosso a velocità elevata
(86%) è sorprendente la percentuale che richiede
il carcere per i responsabili degli enti che non
tengono in sicurezza le strade dove avvengono incidenti
mortali (73%); gli anziani il target più
severo per droghe e alcol.
Per L’ASSISTENZA ALLE VITTIME c’è
la proposta di costituzione di un centro nazionale
che utilizzi parte dei fondi (10,50% della RC Auto)
che viene versato al servizio sanitario sin dal
1982 e che è condiviso dal 54%, il target
più sensibile rispetto alla realizzazione
di questa
iniziativa è costituito da giovani ed adulti
(57%) e da coloro che abitano al sud (60%).
Sulla STERILIZZAZIONE DELL’IVA PER LA SOSTITUZIONE
DELLA SEGNALETICA, DEI GUARDRAIL E L’INSTALLAZIONE
DI STRUMENTI TECNOLOGICI PER RENDERE PIÙ
SICURI I VEICOLI: il 68% del campione condivide
questa proposta e il 14% non la condivide. Una legge
che proponesse la DETRAZIONE DEI COSTI DI REVISIONE
DEI VEICOLI è vista in maniera favorevole
dal 44% degli intervistati, il 3% la vede in modo
negativo e per il 48% sarebbe ininfluente ai fini
della sicurezza.
LE PROPOSTE
Occorre un’azione di governo decisa e coerente.
Intervenire sui comportamenti, sulla messa in sicurezza
delle strade e dei veicoli. Occorre coesione sociale
e scelte coraggiose che gli italiani sembrano condividere:
1. Pene. per gli autori di incidenti stradali gravi
non si può non considerare la prevedibilità
dell’evento ed il dolo eventuale: non potevo
non prevedere che l’eccessiva velocità,
la guida in stato di ubriachezza, il passaggio con
il semaforo rosso, il cattivo stato delle strade,
ecc. avrebbero arrecato grave danno a persone e
cose e quindi ho accettato il rischio con consapevolezza.
Va dunque evidenziata la volontarietà o la
definizione di un nuovo articolo del Codice Penale
intermedio tra il 590 (omicidio colposo) e il 575(omicidio).
2. Controlli. Predisposizione di un piano di controlli
efficaci (ed effettivi) per il rispetto delle norme
del Codice della strada.
3. Proventi. reinvestimento vincolato dei proventi
delle multe (modificando l’art. 208 del Codice
della strada). I soldi delle multe vanno reinvestiti
sulle strade e responsabilizzazione – sul
piano civile e penale – degli enti proprietari
4. Governance. l’esigenza di costituire per
legge un’Agenzia Nazionale per la sicurezza
stradale (organo di governance tecnico supportato
dal coordinamento politico del settore affidato
ad un Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio
dei Ministri), di un Centro nazionale di Assistenza
per le vittime, di un Istituto per la ricerca e
l’Innovazione, della Consulta Nazionale, del
Centro di Monitoraggio, di una Scuola di Alta Formazione
5. Finanziamenti. Finanziamento del Piano Nazionale
per la Sicurezza stradale e delle politiche di manutenzione
delle strade
6. Codice strada. Riforma (e snellimento) del Codice
della strada
E sarebbe veramente tempestiva, oggi, la convocazione,
da parte del Governo , come fece il Presidente Chirac
in Francia nel luglio 2002, degli STATI GENERALI
PER LA SICUREZZA STRADALE. I francesi mobilitarono
allora risorse finanziarie ed umane straordinarie
che in 3 anni (2002/2005) hanno permesso alla Francia
di diminuire del 35,4% la mortalità sulle
strade e diedero una svolta.
E noi possiamo fare – se non meglio - almeno
come loro.
FONDAZIONE LUIGI GUCCIONE
ONLUS, Ente Morale
LINK: www.flg.it
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NOVITA':
Yamaha BW's 125 presentato in America ed Asia
08/07/008 - Anche
se CyberScooter non tratta 'cinquantini', come non
ricordare l'MBK Booster e/o Yamaha BW's che per oltre
un decennio ha monopolizzato le attenzioni di tutti
i quattordicenni? Bene, per tutti i nostalgici che
vogliono una cilindrata superiore Yamaha ha finalmente
presentato la versione da 125cc. Per ora solo in America
ed Asia e non sappiamo se verrà mai importato
in Italia, ma la notizia è comunque piuttosto
interessante e poi riprende un discorso iniziato a
Tokyo... |
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| Fra
le numerose novità viste al Tokyo
MotorShow 2007 c'era infatti anche un
prototipo denominato BW's
Concept, che anticipava, in modo un po'
più coreografico, l'arrivo di questo nuovo
modello.
La destinazione d'uso non è fuoristradistica,
come faceva pensare il prototipo, ma decisamente
più urbana, anche se il look, come e più
che nel fratellino, si ispira sempre ad una 'jeep'
a due ruote. Il doppio faro posteriore e i tubi
del telaio a vista, ricordano poi anche il Gilera
Fuoco (o l'Honda PS250), ma qui le ruote sono 'solo'
due.
La versione a sinistra nella foto è il BW's
destinato al mercato asiatico, mentre quella a destra
è lo Zuma per
il mercato americano. Pochissime le differenze,
concentrate principalmente nel gruppo ottico anteriore.
Il motore è un'evoluzione dell'unità
adottata dal Cignus X,
distribuito anche in Italia: monocilindrico a quattro
tempi con raffreddamento ad aria e alimentazione
ad iniezione elettronica, dotato però di
testata a quattro valvole. Le ruote sono da 12 pollici,
l'impianto frenante con disco anteriore e tamburo
posteriore per un peso a secco di 113kg. Il prezzo
varia ovviamente da paese a paese, ma negli Stati
Uniti vale 2.999 dollari
e la disponibilità è per il prossimo
settembre.
Uno scooter originale che, proposto ad una quotazione
interessante, potrebbe ben figurare anche da noi.
Qui sotto un video che vi mostra altri dettagli
della versione asiatica.
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Clicca
sulla foto per ingrandire |
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A.M.I.:
Convegno Nazionale "La Lama Che Uccide - č possibile
rendere sicure le nostre strade?"
03/07/008 - Cividale
del Friuli, 29 giugno 2008 presso il teatro Ristori
a Cividale del Friuli (Udine) si è tenuto il
convegno nazionale "LA LAMA CHE UCCIDE. E' POSSIBILE
RENDERE SICURE LE NOSTRE STRADE?", organizzato
dall' Associazione Nazionale Polizia di Stato -sezione
di Udine- in occasione del 2° motoraduno nazionale
doppiavela.
E' una giornata terribilmente
calda, il termometro sul computer dell'auto segna
27° C anche se sono solo le 7.00 del mattino;
ci aspettano 200 km e la barriera di Mestre da passare
entro un orario decente.
Tutto fila liscio, c'è il tempo per un caffè
ed un cornetto. La piazza di Cividale è ancora
vuota, un signore anziano si ferma con la bici al
bar ed accenna un saluto. Poco dopo esce con un "bianchetto"
e io penso al caffè che ho appena bevuto.
Fuori dal teatro si riconoscono alcune delle solite
temerarie facce che s'incontrano oramai in giro per
tutta l'Italia quando ci sono questo tipo di convegni;
si leggono sulle loro facce la passione, la voglia
di trasmettere agli altri le loro esperienze, la necessità
di far capire che qualcosa si può e si deve
fare per fermare questa strage.
Si inizia con la premiazione di alcuni alunni delle
scuole medie che hanno eseguito dei disegni sul tema
sicurezza stradale: i primi tre posti vanno a delle
ragazze. |
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| La
relazione viene aperta con i ringraziamenti da parte
del Questore di Udine. Non si tratta del solito
messaggio istituzionale asettico e di rito, si capisce
che quello che sta dicendo lo coinvolge emotivamente.
Punta il dito sull'educazione dei giovani e sulla
visibilità che i media devono dare a questo
allarme sociale che devasta ogni settimana la serenità
di decine di famiglie.
Paolo di Domenico è
un poliziotto, in moto ci va per passione oltre
che per lavoro. A quanto si sente dire è
anche un gran manico. Insiste sulla necessità
di far conoscere la pista ai giovani. La pista come
luogo sicuro dove poter provare le prestazioni della
propria moto e dove poter capire quali siano i nostri
limiti. Insiste sul fatto che bisogna dare la possibilità
a tutti di provare almeno una volta nella vita "i
cordoli". L'esperienza del circuito renderebbe
l'utente della strada più consapevole e più
sano.
Il Dr. Marco Guidarini
è il presidente dell'Associazione Motociclisti
Incolumi ONLUS, Medico traumatologo ed Istruttore
di guida. Si sofferma sulla necessità di
adottare un metodo di azione che migliori quelle
che sono le strategie atte a garantire la sicurezza
dell'utente della strada. "E' necessario"
dice "distinguere tra causa di incidente e
causa di lesione". Esponendo un quotidiano
locale fa notare il seguente titolo: "Automobilista
muore per un colpo di sonno". "Non è
il colpo di sonno ad aver ammazzato questo automobilista
- continua il dottor Guidarini - ma un palo quadrato
messo nello svincolo di una superstrada". Ecco
qual è la differenza tra causa di incidente
(il sonno) e la causa di lesione (il palo). Se i
nostri amministratori non arrivano a capire queste
cose, continueremo ad assistere ad incidenti di
questo genere.
Il Prof. Paolo Pascolo,
docente presso l'università di Udine, fa
parte dell'European Enchanced Vehicle-Safety Committee.
La sua relazione verte sulla necessità di
adottare una guida attenta e consapevole; ci fa
comprendere, per mezzo di dimostrazioni e dati,
quanto importante sia l'attenzione durante la guida
e quanto questa incida sui tempi di reazione in
caso di pericolo. Ci dimostra infine che come un
atleta è in grado di migliorare le proprie
prestazioni per mezzo dell'allenamento, così
l'utente della strada può ridurre notevolmente
i tempi di reazione grazie ad un allenamento specifico,
soprattutto alla preparazione ad un evento inatteso.
Il Dr. Giordano Biserni,
Presidente dellASAPS, punta il dito ancora una volta
sull'elemento velocità. Snocciala alcuni
dati allarmanti: nel week end tra il 20 ed il 22
giugno le vittime tra i motociclisti sono state
23, durante il week end prima 19. Sono vere e proprie
cifre di guerra. Quello che manca di più
è il ruolo formativo, l'utente della strada
non è preparato alla conduzione consapevole
del mezzo. Diamo ai nostri figli mezzi sempre più
potenti e performanti, senza che essi abbiano la
capacità di condurli in piena sicurezza e
nel pieno rispetto delle regole. Lo stato Italiano,
inoltre, investe per la sicurezza stradale 1€
a cittadino, quando i restanti paesi europei ne
investono di media 10.
Il Prof. Claudio Melchior
del dipartimento Economia e società dell'Università
di Bologna, presenta una relazione dove vengono
riportati i dati allucinanti di quanto costano alla
società gli incidenti stradali. Con una media
di 16 morti al giorno, abbiamo un costo sociale
di circa 35 miliardi di euro. "I dati però
- riferisce il professore - sono fortemente sottostimati
in quanto non si tiene in considerazione la formazione
dell'individuo ed il danno correlato che si crea
al nucleo famigliare, lavorativo ed affettivo del
deceduto". Dal 2000 al 2006 Il numero degli
incidenti è in salita ma il numero di decessi
ad essi correlati è in discesa, indice che
si spiega forse nell'adozione di sempre maggiori
sistemi di sicurezza (airbag, ASP, ecc). Simili
dati dovrebbero generare un vero e proprio ALLARME
SOCIALE, i giornalisti dovrebbero preoccuparsi di
dare più visibilità a questi eventi,
dovrebbero portare su un piano diverso un messaggio
che periodicamente viene rilasciato come un normale
bollettino meteorologico.
Il Prof. Andrea Simone,
ordinario dell'Università di Bologna Ufficio
strade, riporta l'attenzione sul popolo delle due
ruote, l'unico a vedere le statistiche dei decessi
legati agli incidenti in continuo aumento, e non
solo in Italia; questo è in totale controtendenza
con quanto avviene per gli altri utenti della strada.
Il motociclista va considerato utente debole. Lamenta
inoltre la totale mancanza di dati adeguati per
stilare le giuste statistiche che possano dare la
possibilità agli operatori di settori di
individuare le strategie più idonee al fine
di evitare questa ecatombe. Presenta inoltre la
prima stampa del manuale "Una guida per chi
progetta e costruisce infrastrutture" realizzata
con la collaborazione con l'AMI.
Il Dr. Vincenzo Amato,
Direttore Commerciale della Volkmann e Rossbach
(azienda produttrice di barriere stradali) sottolinea
la necessità di adottare una normativa che
tuteli l'utente su due ruote dalle lesioni provocate
dalle barriere stradali. "Alcune amministrazioni
hanno preso l'iniziativa di propria spontanea volontà
ed hanno installato delle barriere salva motociclisti
da noi prodotte", spiega il Dr. Amato. Se qualcuno
ha del buon senso, davanti alla possibilità
di salvare delle vite umane non ci si può
fermare solo per dei cavilli burocratici.
Il Dr. Riccardo Matesic
è molto conosciuto per le sue storiche battaglie
in nome e per conto della sicurezza dei motociclisti.
Istruttore di guida e giornalista della rivista
Dueruote, proprio nel numero di Luglio ha pubblicato
un'inchiesta su come vengono reinvestiti i proventi
delle contravvenzioni. Da anni segue le associazioni
e le supporta nelle loro battaglie cercando di dare
la massima visibilità sia nella rivista sulla
quale scrive sia nel sito di motonline.com. "La
nostra rivista ha sempre ritenuto utile questa parentesi
informativa , da prima accolta con titubanza. Ora
sono invitato e stimolato continuamente a scrivere
sul problema sicurezza stradale - spiega Matesic
- Sarebbe utile che tutti noi giornalisti del settore
ci unissimo affinchè se ne parlasse di più
e si diffondesse una maggiore consapevolezza di
quali siano i pericoli ai quali va in contro un
motociclista, non come un tabù da non affrontare
per scaramanzia o per timore che porti male parlarne
o che allontani i lettori" "Gli organi
di stampa hanno una grande responsabilità
ed anche grandi possibilità di diffondere
messaggi che possano radicare nell'utente delle
due ruote un comportamento corretto e cosciente."
LINK: www.motociclisti-incolumi.com
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