| Come nel mercato moto, anche
i maxiscooter si stanno sempre più segmentando
in tipologie ben definite, da un lato destinate
a soddisfare esigenze d'uso differenti, dall'altro
'sostenute' dalle strategie di marketing per dare
maggiore personalità ed appetibilità
ai propri prodotti. Ecco quindi scooter 'sportivi'
o 'comfort', 'ruote alte' o 'ruote basse', 'city'
o 'gran turismo' etc., che poi, a ben guardare,
ritroviamo tutti in città e dintorni a svolgere
più o meno lo stesso ruolo. Le tipologie
che sembrano andare per la maggiore in questo momento
sono i 'ruote alte', e gli 'sportivi', basti pensare
ad Honda SH e Yamaha Tmax, ma al marchio dei tre
diapason non piace seguire le mode, preferisce anticiparle,
l'ha fatto con Majesty e Tmax e con X-max crea infatti
un nuovo riferimento. Lo scooter 'trasversale',
in grado cioè di proporre il meglio di differenti
tipologie, minimizzandone i difetti. Ecco allora
ruote di misura intermedia e un look affilato ed
essenziale, abbinati ad un sottosella enorme e ad
un'estesa protezione dalle intemperie. E i clienti
hanno mostrato di apprezzare, facendolo entrare
velocemente nella top ten delle vendite, superando
sia i fratelli Majesty e Versity, che la maggior
parte dei concorrenti diretti.
Del resto X-max è stato progettato raccogliendo
indicazioni dai mercati più influenti, primo
fra tutti quello italiano e viene realizzato interamente
in Europa. Produzione ed assemblaggio avvengono
in Spagna, mentre il
propulsore Yamaha/Minarelli, proviene dall'Italia,
evoluzione di quello che equipaggia il Versity 300,
ma nella più consueta cilindrata di 250cc.
Le similitudini con quest'ultimo modello non si
limitano al motore, ma traspaiono dallo stile minimale
della carrozzeria, anche se non mancano evidenti
richiami, a partire dal nome, al più blasonato
parente bicilindrico.
CONTESTO
La fascia dei 'quarto di litro' si fa sempre più
affollata, anche per via delle normative Euro 3
più esigenti per gli over 125, che spinge
le Aziende a cilindrate superiori per conservare
un vantaggio prestazionale rispetto ai 125. Si delinea
così una segmentazione futura sempre più
125-250 in sostituzione
di quella 125-150 o 125-200. Si tratta di veicoli
dalla destinazione d'uso prevalentemente urbana,
ma che, grazie ad una maggiore performance dei propulsori,
non disdegna un utilizzo anche turistico con qualche
breve puntata autostradale (regno dei 400cc e oltre).
Grazie ad un suo collocamento 'trasversale' X-max
si trova a confrontarsi sia con i cosiddetti 'ruote
alte' che con i 'ruote medie' (i 'ruote basse',
intesi come 12 pollici, sono ormai praticamente
spariti...), combatte quindi con Aprilia
Atlantic, Gilera
Nexus, Honda
Forza e Foresight,
Kymco Grand Dink ed
Xciting,
Malaguti
Madison 3, Peugeot
Satelis, Piaggio
X8 ed X9,
Suzuki Burgman 250,
Sym Joymax, Vespa
GTS, Yamaha
Majesty e Versity,
ma anche con Aprilia Scarabeo,
Kymco People S,
Malaguti Password
e Piaggio
Beverly. Un gruppo agguerrito a cui,
in questo primo anno di commercializzazione, X-max
è riuscito a 'dare paga' con la sola eccezione
del Beverly che risulta
ancora il preferito di questo segmento. Impossibile
stabilire qui pregi, difetti e caratteristiche di
ogni modello citato, che trovate ampiamente descritti
nelle singole prove.
Vedremo, nel corso della prova, se il 'ponte' stabilito
fra i vantaggi degli scooter a ruote alte o medie,
è effettivamente riuscito.
LINEA
Per muoversi nel traffico urbano occorrono scooter
sempre più agili e compatti ed è importante
comunicarlo a partire dal design che più
delle dimensioni reali, trasmette la percezione
degli ingombri e ne suggerisce o meno la compatibilità
col tragitto quotidiano. In questo ai designer Yamaha
va sicuramente la lode,
visto che a dimensioni uguali se non superiori al
Majesty 250 corrisponde un'immagine di leggerezza
e dinamismo particolarmente riuscita. Il contenimento
dei volumi della carrozzeria, favoriti dal manubrio
carenato e dallo spostamento in avanti del vano
sottosella ne sono gli artici tecnici, ma il codino
filante, il cupolino rastremato, il tunnel di colore
contrastante e l'importanza data ai pneumatici dai
cerchi di colore scuro, sono tutti elementi abilmente
coordinati che rendono X-max più slanciato
di altri scooter con dimensioni e sottosella molto
meno generosi. In questo senso X-max segna quindi
il primo punto a suo favore.
COSTRUZIONE
Pur non potendolo definire uno scooter 'ricco',
come vedremo alla voce dotazioni, denota una certa
cura ed equilibrio fra le varie componenti, con
accoppiamenti precisi, verniciature 'profonde' e
particolari eleganti come i maniglioni per il passeggero,
la sella 'impunturata' o i gruppi ottici posteriori
'integrati'. Solo qualche componente più
economico come lo sportello carburante, gli specchi
retrovisori, le pedane del passeggero e qualche
vite a vista ne limitano un giudizio comunque positivo.
STRUMENTAZIONE
Non fa gridare al miracolo quanto a layout e completezza,
ma offre quasi tutto quello che serve veramente
ed anche in forma ben leggibile. La parte analogica
comprende: indicatore del livello carburante con
spia della riserva,
tachimetro con scala in km/h e mph, spia dell'immobilizer
e segnalazione di temperatura del liquido refrigerante,
con in più le spie relative a luci abbaglianti,
indicatori di direzione e il check dell'iniezione,
per ora utilizzato solo dalla versione da 125cc.
Subito sotto un display digitale mostra il contachilometri
totale o uno dei due parziali,
la temperatura ambiente e l'orario. A fianco due
tasti per le regolazioni, effettuabili anche con
i guanti. Non avrebbe guastato un voltmetro, per
tenere sotto controllo lo stato della batteria.
COMANDI
Leve al manubrio ben conformate, con manopole terminate
da generosi bilancieri, si staccano dal corpo del
manubrio ampiamente carenato, che incassa i comandi
per luci, flash, frecce, hazzard, clacson ed avviamento.
Sempre dalla carenatura del manubrio partono gli
specchi retrovisori, mentre più sotto, profondamente
incassato nel retroscudo,
per evitare contatti non graditi fra chiavi e ginocchia,
troviamo il blocchetto d'avviamento, con immobilizer,
che comanda anche l'apertura
della sella. Al centro del tunnel infine,
uno sportello in plastica con apertura a scatto
cela il tappo per il rifornimento carburante (12,5
litri), entrambi piuttosto ordinari.
DOTAZIONI
Impossibile non partire dal vano sottosella,
davvero eccezionale
in relazione alla carrozzeria e alla ruota da 14
pollici. Un 'miracolo' concesso dallo spostamento
in avanti del vano bagagli, creando inevitabilmente
un tunnel molto pronunciato, ma alleggerito, visivamente,
dalla colorazione metallizzata a contrasto. Sfruttando
millimetricamente ogni nicchia, arriva ad ospitare
due caschi integrali
(quelli apribili vanno verificati modello per modello),
ma non una valigia 24 ore rigida. Peccato che manchino
l'illuminazione ed
un rivestimento in
moquette o similari.
Un secondo vano è
disponibile nel retroscudo, ma non è molto
profondo e manca dell'ormai diffusa presa di corrente,
inoltre può essere aperto solo con la chiave
d'avviamento, obbligando a spegnere il motore.
Per bagagli più voluminosi, mancano anche
il portapacchi (solo
opzionale) ed il gancio appendiborse nel retroscudo
(anche se il tunnel lascia ben poco spazio sfruttabile).
Entrambi i cavalletti risultano di facile azionamento,
quello laterale rimane aperto e offre un interruttore
di sicurezza per impedire la partenza accidentale.
Non è presente, come in molti suoi colleghi,
il freno di stazionamento,
che con oltre 160kg a secco, non avrebbe guastato.
Infine una nota sullo slider di protezione delle
fiancate, potrebbe
essere molto utile e d'esempio anche per la concorrenza,
se solo fosse posizionato in un punto più
strategico.
CICLISTICA
A guardarlo non si direbbe, ma quanto a dimensioni
effettive, non è compatto
come appare, tanto da eguagliare la larghezza
del Majesty, superandolo in lunghezza di ben sette
centimetri. Colpa (o merito...), di un interasse
superiore e delle ruote di maggior diametro. Il
peso dichiarato di
164kg coincide con quello del Versity, mentre il
Majesty si ferma a 156. Paragonato alla concorrenza,
supera per dimensioni sia l'Honda Forza che il Piaggio
X8 (ma pesa meno), anche se ad occhio sembra tutto
il contrario e in effetti la
carrozzeria è sicuramente più compatta.
L'altezza della sella, nonostante l'ampio baule
si ferma a 785mm, non
fra i più bassi, ma abbordabile a gran parte
del pubblico maschile e a quello femminile più
dotato.
Le ruote sono di diametro differenziato, da 15
pollici davanti e 14 dietro con pneumatici
Michelin Gold Standard da 120/70 e 140/70, naturalmente
tubeless.
L'impianto frenante
è di tipo tradizionale,
così ogni leva comanda singolarmente le pinze
a doppio pistoncino dedicate ad ogni disco,
l'anteriore da 267mm
e quello posteriore da 240mm.
Anche le sospensioni
ricalcano il classico schema scooteristico, con
il motore in funzione oscillante, 'sorretto' da
un doppio ammortizzatore regolabile
con corsa di 95mm, mentre all'anteriore una forcella
Paioli a perno trascinato, con steli da 36mm,
garantisce un'escursione di 110mm.
Da segnalare una distribuzione
dei pesi piuttosto favorevole per uno scooter:
42% davanti e 58% dietro,
coadiuvata nella guida dalla posizione avanzata
del pilota e del vano bagagli.
MOTORE
Dopo una 'divagazione' a 264cc, il propulsore realizzato
in Italia da Minarelli, rientra nella cilindrata
classica dei 250cc (249,78 per la precisione) con
un alesaggio e corsa di 69x66,8mm. L'architettura
è quella più diffusa anche fra i competitor,
con un singolo cilindro disposto orizzontalmente,
ciclo a quattro tempi e distribuzione monoalbero
a camme in testa con due valvole, alimentazione
a carburatore, raffreddamento a liquido e cambio
a variazione continua. Si tratta di un'evoluzione
dell'unità adottata dal Versity, a sua volta
derivata da quella del Majesty.
Evoluzione, che come vedremo nel test su strada,
ha portato a significativi vantaggi prestazionali
(in particolare rispetto al Majesty), che però
non hanno riscontro nei freddi dati numerici. La
potenza massima di 14,8kW
a 7500giri e la coppia
di 20,8Nm a 6250giri, risultano infatti inferiori
ai modelli citati, ma anche al motore, nominalmente
identico, che equipaggia il Malaguti Password. Nel
panorama motoristico da 250cc si posiziona quindi
fra i più prestanti Piaggio e Suzuki e i
più tranquilli Honda e Kymco.
È omologato secondo le normative Euro
2, entro la fine dell'anno ne vedremo quindi
un'evoluzione Euro 3, molto probabilmente ad iniezione
elettronica.
Manca ogni riferimento sul consumo
di carburante, mentre la velocità
massima è dichiarata, forse anche
pessimisticamente in 125km/h.
ACCESSORI
Non manca un discreto catalogo accessori con gli
utilissimi paramani
e un pregevole parabrezza
maggiorato, privo dei pericolosi supporti
metallici, ma esiste anche un cupolino
scuro e compatto. Esiste poi il portapacchi
e il bauletto da 44litri
verniciato in tinta con la carrozzeria (da montare
sull'apposito supporto), fornibile anche di poggiaschiena
per il passeggero e borsa
interna estraibile. C'è anche una
copertina antipioggia
(e antisole) per la sella, un numero considerevole
di lucchetti ed antifurti
elettronici, senza dimenticare i capi d'abbigliamento
scooteristico, griffato coi tre diapason.
CONCLUSIONI STATICHE
Eravamo partiti chiedendoci come fosse possibile
un sottosella così ampio in uno scooter così
snello e filante, poi abbiamo scoperto che le dimensioni
non sono altrettanto compatte e che il vero miracolo
sembrano averlo fatto i designer. Ad ogni modo il
risultato finale è apprezzabile e
può indicare una nuova via, dove l'equilibrio
fra volumi interni ed esterni prende il posto
dell'opulenza ostentata dai modelli comfort, strizzando
l'occhio ai più filanti, ma anche meno eclettici
'ruote alte'.
Costruzione e qualità dei materiali sono
di buon livello, mentre
dotazioni e strumentazione sono solo nella
media. Ciclistica e propulsore ricalcano
schemi conosciuti, con una vantaggiosa
distribuzione dei pesi e dati numerici che non sembrano
rendere giustizia alla generosità delle prestazioni
su strada, di cui parleremo a brevissimo...
Testo: Fabrizio
Villa
Foto: M.
G., Fabrizio
Villa
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