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ABBIGLIAMENTO
Casco:
GiVi
10,4G
Giacca:
Helite 'HS1 airbag'
Guanti:
Tucano Urbano
'Nero di Seppia'
Pantaloni:
Tucano Urbano 'Super light'
Stivali:
Oxtar
'Freespirit'

 

 

 

 · KYMCO PEOPLE S 250
03/05/06
ANTEPRIMA SU STRADA
pag. 1/1

Continua a passo spedito il rinnovamento di tutta la gamma del costruttore taiwanese, con l'abbandono di uno stile classico, anche un po' datato, in favore di linee tese e moderne realizzate da designer italiani.
Il nuovo People S 250, che non ha praticamente nulla in comune con il modello precedente, arriva in questi giorni nelle concessionarie forte di una serie di 'must' come il doppio freno a disco anteriore (primo fra i ruote alte di questa cilindrata), un motore più prestante, un sottosella compatibile con un casco jet (non demi-jet) e una pedana, non piatta, ma ugualmente sfruttabile. Ultimo, ma non ultimo, un prezzo imbattibile (al momento) per i concorrenti diretti a ruote alte.

CONTESTO
Il segmento è quello più 'hot' del mercato, i 'quarto di litro' a ruota alta che in Italia continuano a crescere, sia come vendite, che come proposte da parte dei costruttori.
Capostipite del segmento l'Aprilia Scarabeo 250, motorizzato Piaggio Euro 2, senza sottosella, ma con baule di serie, da qualche tempo un po' sottotono e probabilmente in attesa di restyling. Attuale leader di mercato il Piaggio Beverly 250ie, che ha da poco guadagnato l'iniezione elettronica e la compatibilità Euro3, oltre ad una versione esteticamente più grintosa, denominata S. A fare da terzo incomodo il Malaguti Password, pedana piatta e motorizzato Minarelli/Yamaha, attuale best seller dell'azienda Bolognese. Anomalo il confronto con lo Yamaha XC 300 Versity, viste le ruote di minor diametro, ma dall'impostazione tutto sommato simile.

LINEA/DOTAZIONI
A prima vista sembra uguale all'omonimo modello da 125 e 200cc e infatti il designer (italiano) è lo stesso, ma osservandolo con più attenzione è facile accorgersi che le proporzioni sono cambiate e che le plastiche sono tutte nuove, anche se il risultato finale è volutamente simile. Caratteristici i gruppi ottici anteriori e posteriori, questi sì identici alla versione di cilindrata interiore, che donano sin dal primo sguardo un'idea di originalità e ricercatezza, in particolare al posteriore, con l'utilizzo coreografico dei led, anche per gl'indicatori di direzione.
Domina lo scudo anteriore la griglia del radiatore a contrasto che sovrasta l'appuntito parafango anteriore, mentre in alto gli specchi retrovisori sono impreziositi da un elemento verniciato nello stesso colore del veicolo. La vista laterale mostra una pedana non del tutto piatta, come ci ha spesso abituato il costruttore orientale, ma con un tunnel appena pronunciato, che aiuta ad armonizzare anteriore e posteriore, caratterizzati da linee semplici e decise.
A mio avviso, troppo elaborata stilisticamente la griglia paracalore della marmitta, unico elemento 'orientaleggiante', assieme alla 'S' in rosso sfumato del logo, in uno scooter piacevolmente 'italian style'.
Curata e completa la strumentazione, derivata dal 125/200, ma impreziosita da tre spie, per il liquido di raffreddamento, la pressione dell'olio e la cadenza degl'interventi di manutenzione. Domina il tachimetro analogico con scala in chilometri e miglia orarie, affiancato dal livello carburante, con spia della riserva e dal display digitale con orologio e contachilometri totale/parziale. Completano il tutto le spie relative a indicatori di direzione, luci abbaglianti e presa di corrente in funzione. Volendo 'pignoleggiare' manca un'indicazione più precisa sulla temperatura del liquido refrigerante e sullo stato di ricarica della batteria.
I comandi al manubrio sono ereditati dal 'vecchio' People, comodi e di facile utilizzo, conservano la possibilità di spegnere i fari, utile in determinate occasioni, mentre per evitare dimenticanze, basta tenere il tasto fisso su 'on'. Gli specchi retrovisori sono piuttosto ampi e forniscono un'ampia visuale.
Poco sotto, nel retroscudo, si trova il blocchetto d'accensione che consente anche lo sgancio della sella e l'inserimento del bloccasterzo, ma è privo dell'ormai usuale 'immobilizer'.
A fianco un gancio appendiborse, minimale, ma dotato di sicura in gomma, a cui assicurare il surplus di bagagli da poggiare sulla pedana, come detto non piatta, ma ugualmente regolare e sfruttabile.
In mancanza di un vano nel retroscudo, lo spazio riparato per i bagagli si riduce al sottosella, che consente lo stivaggio di un casco jet con visiera, ma non di una valigia 24 ore. Pur facendo meglio dei competitor perde qualcosa rispetto al modello precedente che arrivava ad ospitare un casco integrale. All'interno è presente la presa di ricarica a 12 volt e una lampadina d'illuminazione comandata dall'apertura della sella.
Altri bagagli o un eventuale bauletto (disponibile fra gli optional) trovano posto sul portapacchi in alluminio che integra le maniglie (scomode) per il passeggero.
Nulla da dire su materiali, costruzione e accoppiamenti, a livello della migliore concorrenza europea e giapponese.

CICLISTICA
Come detto niente a che spartire con la precedente versione di pari cilindrata, che in effetti aveva evidenziato qualche problema e relative lamentele fra gli utenti. Il 250 'S' sfoggia un telaio rinforzato da un tunnel centrale, appena pronunciato, ma in grado di garantire una maggiore rigidità strutturale. In più l'interasse è cresciuto a 1490mm (+55mm) per garantire maggiore stabilità al crescere della velocità. Si sono anche guadagnati 3kg di peso che ora si ferma a 165kg, pur risultando ancora superiore alla concorrenza.
Da segnalare però la presenza del doppio freno a disco anteriore, primo ed unico esempio nella sua classe, che, accoppiato al disco posteriore, tutti da ben 260mm di diametro, ne fanno crescere sì il peso, ma anche le performance in frenata. In più il doppio disco 'stressa' meno di quello singolo la forcella a tutto vantaggio della stabilità in frenata. Questo naturalmente in via teorica, visto che non è necessariamente il numero o il diametro dei dischi a garantire una migliore frenata, ma la qualità complessiva e l'armonia dell'impianto nel suo complesso. La frenata è di tipo tradizionale, quindi ogni leva comanda una ruota e l'ABS non è previsto.
Le ruote misurano i canonici 16 pollici dei 'ruote alte' e calzano pneumatici Kenda, modello Cruiser, da 110/70 davanti e 140/70 dietro.
Tradizionali le sospensioni, con una forcella monopiastra a perno trascinato con steli da 37mm di diametro (escursione non dichiarata) e una coppia di ammortizzatori posteriori regolabili.
L'altezza della sella non è dichiarata, ma dovrebbe essere di poco inferiore agli 800mm, sappiamo però lunghezza e larghezza, rispettivamente 2.200 e 725mm.
Ultima nota sul serbatoio carburante della capienza di 10 litri, con il tappo protetto da uno sportello con serratura, in corrispondenza del tunnel centrale.

PROPULSORE
Il motore deriva dall'unità montata sull'Xciting 250, ma ha subito una leggera cura 'ricostituente' che ne ha fatto crescere potenza (15,5kW) e coppia massima (20,9Nm), ora più vicine ai diretti concorrenti. L'architettura è da scooter classico, solidale alla ruota posteriore, con cilindro orizzontale, cambio a variazione continua e trasmissione finale a cinghia. Si tratta di un quattro tempi raffreddato a liquido, monoalbero a camme in testa, progettato e realizzato da Kymco, L'alimentazione è a carburatore e pur trattandosi di un veicolo nuovo, non rispetta le normative Euro 3, ma Euro 2. Una scelta che Padana Ricambi giustifica con la necessità di attrezzare la rete vendita all'assistenza dei veicoli ad iniezione elettronica: l'aggiornamento è in corso e si completerà nel corso del prossimo anno, contemporaneamente alla presentazione dei veicoli Euro 3 ad iniezione.
Come 'tradizione' Kymco, il consumo di carburante non viene dichiarato.

TEST SU STRADA
Le colline nei dintorni del Lago di Garda ci hanno giocato un piccolo scherzo, aspettando proprio l'inizio dei test per scaricare una pioggia leggera. Condizione ancora più selettiva per saggiare le doti ciclistiche.
La posizione in sella è naturale e non troppo alta, ma l'imbottitura è un po' dura e leggermente in discesa, mentre la pedana piuttosto ampia interferisce con le gambe e non aiuta a mettere i piedi a terra, se non si supera il metro e settanta.
Esaurite queste 'note critiche', il resto del test ha evidenziato doti quasi esclusivamente positive. Un ottimo risultato, non solo pensando alla vecchia versione, ma anche nei confronti della concorrenza. Si può ben dire che con questo veicolo Kymco non abbia assolutamente più nulla da invidiare alla concorrenza europea o giapponese.
Il motore è dolce, ma al contempo spinge con sufficiente decisione, anche in salita e fuori dai tornanti del percorso prescelto. L'ottima taratura della trasmissione ha permesso di dosare al meglio la trazione, anche su fondo bagnato, senza strappi o incertezze.
Dal canto suo la ciclistica ha mostrato un notevole rigore ed equilibrio: un telaio rigido, ben coadiuvato da sospensioni a punto e ben frenate, in grado di limitare l'affondamento in frenata e al tempo stesso assorbire senza traumi le asperità dell'asfalto. L'angolo di sterzo è molto ampio, quindi si possono fare inversioni e slalom in poco spazio, anche se per sfruttare al massimo la maneggevolezza è richiesta un po' di decisione da parte del pilota. Un vantaggio che si apprezza nelle strade extraurbane, meglio se piene di curve, con una discesa in piega neutra e progressiva, in grado di aiutare conduttori più o meno esperti ad ottenere il meglio dallo scooter.
Anche i pneumatici Kenda se la sono cavata più che discretamente nell'impegnativo test su fondo bagnato soprattutto sotto la 'pressione' dei generosi tre freni a disco. L'impianto è potente, ma progressivo, così la ruota posteriore arriva molto difficilmente al bloccaggio, ancora meno quella anteriore. Premesso che sono un sostenitore della frenata integrale, ho trovato l'impianto molto a punto.
Come per gli altri ruote alte, la protezione dalle intemperie non è a livello dei cugini a ruote basse, ma il riparo aerodinamico offerto dal cupolino è sufficiente a viaggiare senza la pressione dell'aria sul busto.
Mancano le considerazioni su consumo e velocità massima, che speriamo di colmare appena l'importatore ce ne offrirà l'opportunità.

CONCLUSIONI
Il segmento è di quelli importanti e combattuti, ma Kymco ha fatto un ottimo lavoro, da quasi tutti i punti di vista. Il design è moderno e originale, i materiali e l'assemblaggio sono di primo livello e il sottosella fa meglio dei competitor. La potenza del motore è pressoché a livello della concorrenza, pur senza girare a regimi troppo elevati, a tutto vantaggio dell'affidabilità.
Il maggiore salto di qualità è però avvenuto a livello ciclistico, con una guida intuitiva e irriconoscibile rispetto al discusso modello precedente. Ottimi anche sospensioni e freni, proprio questi ultimi rappresentano il fiore all'occhiello di People S 250, visto che è l'unico della sua classe a montare un doppio disco all'anteriore.
Non manca naturalmente qualche appunto, da un lato l'omologazione ferma all'Euro 2, dall'altro la sella (dura e inclinata), la pedana (larga proprio dove si poggiano i piedi a terra), e l'assenza dell'immobilizer.
La nota positiva conclusiva riguarda il prezzo di 3.695 Euro f.c. che al momento non ha eguali nel suo segmento e fa immaginare un ottimo risultato di vendite per l'ultimo nato italo-taiwanese. Oltre al design italiano, bisogna infatti tenere presente il contributo in tutte le fasi di progettazione di Padana Ricambi, importatore di riferimento per l'azienda orientale.

Testo: Fabrizio Villa
Foto: MCP



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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