| Aprilia
Atlantic è stato da subito un protagonista della
classe 200, per l’equilibrio dinamico unito ad un’estetica
largamente apprezzata. Le indubbie qualità ciclistiche
non avrebbero certo sgradito un’iniezione di potenza,
soprattutto di coppia, e la nuova cilindrata sembra quindi
cadere a pennello per consolidarne il gradimento, soprattutto
a fronte del fatto che il prezzo è rimasto sostanzialmente
invariato.
Passare alla classe 250 significa affrontare frontalmente
‘icone’ dello scooterismo moderno come il
Majesty di Yamaha, da anni ai vertici delle classifiche
di vendita, ma anche il Burgman di Suzuki e l’accoppiata
Honda Jazz e Foresight, forse meno rilevanti quanto a
diffusione, ma sicuramente come standard costruttivo.
Atlantic però ha tutte le carte in regola per reggere
il confronto, come vedremo nelle prossime righe.
(Per una descrizione ancora
più esauriente, potete fare riferimento alla prova
del modello da 200cc seguendo i link.)
LINEA
Non cambia nulla, anche a beneficio dei possessori delle
versioni precedenti.
D’altronde, l’estetica non necessitava di
alcuna rinfrescata, essendo tuttora fra le più
moderne: un felice connubio fra le linee sportive della
parte anteriore e quelle eleganti della zona posteriore.
Cinque le colorazioni disponibili: Rosso Tulip, Grigio
Honey, Blu Astral, Verde Musk, Grigio.
STRUMENTAZIONE
Anche la strumentazione rimane totalmente invariata, conservando
pregi e difetti già riscontrati: piacevole nella
grafica, mostra un’ottima visibilità diurna,
migliorabile in notturna, con una dotazione di spie molto
completa (auspichiamo che
venga riempita anche quella relativa all’ABS)
a fronte di un anacronistico contachilometri meccanico.
Qualche concorrente però offre anche un computerino
multifunzione, che fa sempre scena.
COMANDI
Nessuna novità anche per i comandi: eleganti e
funzionali, con il solo neo del comando del lampeggio
abbagliante abbinato al pulsante devioluci
In ossequio al Codice della Strada, che prescrive luci
anabbaglianti sempre accese, manca il relativo interruttore.
Gli specchi retrovisori rimangono sempre un po' piccoli,
ma ora la loro regolazione è meno cedevole: pertanto
mantengono la posizione impostata anche dopo un’intera
giornata trascorra a saltellare sul pavé.
Il sottosella, lo sportello della benzina ed il cassetto
nello scudo sono dotati ciascuno della propria serratura:
alla lunga togliere e mettere la chiave risulta scomodo
e richiede lo spegnimento del motore ogni volta serva
recuperare qualcosa. Anche qui fra i competitor c’è
chi fa meglio, ma anche chi peggio.
Comodi invece i due cavalletti: quello laterale è
a portata di piede ed è fornito di sicurezza, mentre
quello centrale si aziona con minimo sforzo.
VANI BAGAGLIO
Nel sottosella, illuminato, entrano senza sforzo un casco
modulare e contemporaneamente un demi jet. Tuttavia la
forma irregolare impedisce di stivare una borsa ventiquattr’ore
rigida: meglio orientarsi su valigette morbide o zainetti.
Di serie l’utile presa di corrente per la ricarica
di apparecchiature elettriche.
Nel cassetto retroscudo, più solido che nella versione
precedente, trovano posto piccoli oggetti come macchina
fotografica compatta e telefonino. Di serie l’elegante
portapacchi, predisposto per il montaggio dell’onnipresente
bauletto, che integra le maniglie per il passeggero.
CICLISTICA
Rimane identica alla versione 200, ossia tra le migliori
dei cosiddetti 'ruote basse', che in questo caso sono
entrambe da 13 pollici.
Come da tradizione Aprilia, un telaio ben progettato si
abbina a sospensioni di qualità ed ampia escursione:
all’anteriore troviamo una forcella di 35 mm, con
escursione di 105 mm, al posteriore un singolo ammortizzatore
Paioli con 110 mm d'escursione. Peccato che la regolazione
del precarico di quest’ultimo sia poco agevole.
Il reparto freni è dotato di due dischi, da 240
e 190mm, a comando integrale: si usa normalmente la sola
leva sinistra, che comanda il disco posteriore e un pistoncino
della pinza anteriore flottante, mentre la leva destra
può azionare i restanti due pistoncini anteriori,
quando necessitano frenate più vigorose.
Manca il freno a mano.
POSIZIONE IN SELLA
L’Atlantic offre una sedute piuttosto confortevole
per entrambi gli occupanti, che possono contare su posture
corrette e porzioni di sella ben imbottite, solo lo schienale
del pilota potrebbe essere più morbido ed esteso.
Pur nella connotazione di scooter ‘comfort’
non si viaggia ‘sdraiati’, ma con il busto
eretto, le braccia moderatamente flesse e le gambe che
possono scegliere se avanzare o stare ad angolo retto.
L’altezza da terra nella media permette a gran parte
dell'utenza di poggiare entrambi i piedi a terra, anche
grazie alla sella rastremata e alle svasature della pedana.
MOTORE
Sin dalla sua presentazione, il propulsore Quasar da 244cc,
ha messo in subbuglio la classe dei ‘quarto di litro’,
pochi anni fa il cuore del fenomeno maxiscooter, successivamente
offuscata nell’immagine dalle cilindrate superiori
e ‘aggredita’ sul fronte del prezzo dalla
cilindrata 200.
La distribuzione rimane a quattro valvole e l’alimentazione
a carburatori mentre la potenza massima passa dai 13,5kW
del 200 ai 17 del 250, raggiunti a 8000 giri al minuto
anziché 9.000. Anche la coppia massima cresce considerevolmente:
da 16,5 a 20Nm, sempre a 6500 giri. In percentuale quindi
si guadagna anche qualcosa in più rispetto all’incremento
di cilindrata del 25%.
Nei confronti della concorrenza è al top come potenza
e a ridosso come coppia.
CITTA’
L’avviamento è immediato, e se lo scooter
è fermo da qualche giorno basta accelerare a fondo
a motore spento ed avviare subito dopo.
L’accensione è silenziosa, nulla a che vedere
con lo ‘sferragliamento’ della serie precedente:
il motorino d’avviamento del Quasar lavora infatti
in bagno d’olio.
La maggiore potenza a disposizione si fa sentire da subito,
regalando accelerazioni e riprese più corpose sin
dai regimi inferiori. Anche nel traffico il miglioramento
è significativo.
A livello ciclistico, la guidabilità è sempre
ai massimi livelli: la frenata decisa e modulabile con
sospensioni che riescono a ‘copiare’ sufficientemente
le asperità del manto stradale ed il micidiale
porfido, pur conservando una certa rigidità, inevitabile
tributo alle esigenze velocistiche, di cui parleremo fra
poco.
Rimane però un punto debole: il raggio di sterzo
troppo ampio, superiore anche a quello del fratellone
da 500cc, limitando lo zig zag nel traffico e richiedendo
più spazio per le inversioni.
STRADE EXTRAURBANE
Se già in città il motore riesce a farsi
notare è nell’extraurbano che se ne apprezzano
a fondo le maggiori performance. L’erogazione è
più vivace e si prendono i giri con maggiore rapidità.
L’incremento riguarda un po’ tutti i regimi
ed è quindi assolutamente tangibile, agevolando
sorpassi, salite e la guida con il passeggero.
Per il resto la guida è particolarmente naturale
regalando piacevolezza e facilità di guida ad ogni
velocità sia ai neofiti che agli scooteristi più
smaliziati. Man mano che la velocità cresce, si
potrebbe forse desiderare maggior mordente nella frenata,
specie in presenza del passeggero, ma siamo comunque allineati
alla concorrenza più accreditata.
AUTOSTRADA
Con la crescita di cilindrata aumentano anche le velleità
turistiche e quindi per Atlantic 250 l’autostrada
diventa un luogo più abbordabile. Non possiamo
certo ambire alle medie offerte da maxiscooter di cilindrata
doppia, ma senza rischiare il ritiro della patente si
può tenere un passo piuttosto redditizio. L’incremento
di velocità non è in linea con quello di
cilindrata, segno che il Leader aveva un allungo davvero
notevole, infatti la velocità massima è
rimasta praticamente quella, ovvero 135km/h o poco più.
Quello che cambia è la sensibilità alle
salite, al vento contrario e alla presenza del passeggero,
in pratica le medie ne guadagnano più di quanto
la semplice rilevazione della velocità massima
farebbe supporre.
La stabilità è ottima anche alle massime
velocità, sia sul dritto che in piega accentuata
e sulle giunture dei viadotti. La sensibilità alle
scie dei veicoli pesanti è minima. Le sospensioni
svolgono bene il proprio lavoro e ricambiano della pur
modesta rigidità in ambito urbano.
Alla massima velocità, magari con il passeggero
la frenata non è prontissima, ma il sistema combinato
permette di mantenere il controllo dello scooter anche
ai meno esperti, limitando al massimo il bloccaggio delle
ruote.
La protezione dello scudo è di buon livello, mentre
il parabrezza è leggermente basso, lasciando esposte,
oltre alle mani, spalle e casco meglio quindi orientarsi
su un integrale o modulare.
Il passeggero viaggia comodo, avvantaggiato da un limitato
dislivello con il pilota, dai comodi maniglioni e gradirebbe
solo un poggiaschiena nei lunghi percorsi.
AL LIMITE
L’estetica elegante non rende l’idea di quanto
possa essere gratificante e redditizia la guida sportiva
con Atlantic 250. Un telaio molto rigido, unito alle prestazioni
del motore 250, lo rendono un brutto cliente per tutti
i concorrenti, anche quelli che sprizzano sportività
da tutti i pori, ma che poi all’atto pratico non
sempre mantengono. L’ingresso in curva è
esemplare, l’angolo di piega più che sufficiente
e il cambio di direzione nelle esse sempre agile.
La frenata combinata, se usata con criterio, non è
affatto un limite e la possibilità di arrivare
'frenati' fin dentro la curva, senza sensazioni di raddrizzamento,
sono lì a dimostrarlo.
Ci troviamo quindi in presenza di un prodotto ‘double
face’: tranquillo commuter cittadino in settimana
e redditizio compagno di curve nel week-end.
CONSUMI E COSTI
Anche sotto questo aspetto, l’Atlantic 250 sembra
migliorato rispetto al 200: girando a regimi leggermente
inferiori riesce a spuntare consumi equivalenti o inferiori,
arrivando anche a 30 km/l! Più costantemente, pur
con un’andatura spigliata, ci si attesta facilmente
intorno ai 25km/litro.
Passando agl’interventi programmati di manutenzione
(che pesano sul portafoglio anche più dei consumi),
notiamo come il tagliando ‘piccolo’ ogni 3.000km
sia stato eliminato, con risparmio di tempo e di quattrini
per chi fa parecchia strada. Dopo il consueto appuntamento
con l’officina ai 1.000km, ci si rivede quindi ogni
6.000 e 12.000km.
Ogni 6.000km si sostituisce solo l’olio motore ed
il relativo filtro, mentre per il resto si tratta di verifiche,
regolazioni e lubrificazioni con sostituzioni solo quando
necessario.
Ogni 12.000km si sostituisce la candela, la cinghia, i
rulli, le guide del variatore e l’olio della forcella.
Ogni due anni si sostituisce l’olio dei freni e
la tubazione carburante.
I controlli più frequenti sono relativi alla pressione
dei pneumatici: ogni mese, al livello dell’olio
motore e del liquido refrigerante: ogni 1.000km e all’usura
delle pastiglie dei freni: ogni 2.000km.
COMPETITOR
Dei ‘duemmezzo’ storici abbiamo detto, i nostri
test in questione sono piuttosto datati, ma 'a memoria'
crediamo che a livello di propulsore ed in particolare
ciclistico Atlantic abbia forse ‘qualcosa in più’
che poi 'rende' in termini di finiture e qualità
di materiali, ma non con tutti e soprattutto va tenuto
presente il divario economico: fino a 1.700 Euro a favore
di Atlantic!
Ma l’introduzione del propulsore Quasar 250 ha dato
vita ad un nuovo lotto di proposte, con Malaguti Madison
e Piaggio X9 a completare il terzetto, senza volere citare
il segmento dei cosiddetti ruote alte. Del Madison speriamo
di potervi dare maggiori news quanto prima, di sicuro
il prezzo è particolarmente aggressivo, mentre
l’X9 250 l’abbiamo saggiato in quel di Montecarlo.
Si tratta di un concorrente senz’altro temibile,
forse meno a punto ciclisticamente, ma più completo
quanto a dotazioni, anche se la quotazione finale ne ha
risentito.
Abbandonata invece definitivamente la classe 150/200,
dove ci pare inutile fare confronti, visto che aveva già
pochi concorrenti quando si fermava a 200cc.
CONCLUSIONI
Piacevole da osservare e redditizio da guidare, con prestazioni
tali da permettere un comodo utilizzo turistico, anche
in coppia, senza particolari vincoli se non quelli prettamente
autostradali.
Di peso e dimensioni nella media, se la cava anche nel
traffico quotidiano, limitato però da un raggio
di sterzo sfavorevole. Occasionalmente permette anche
di togliersi più di uno sfizio, sul misto.
Parsimonioso con il carburante,
dovrebbe esserlo anche nella manutenzione.
Le dotazioni sono apprezzabili, ma si potrebbe fare di
più: la strumentazione è gradevole e completa,
ma il contachilometri andrebbe aggiornato; il sottosella
è ampio, illuminato e con la presa di corrente,
ma la forma irregolare lo penalizza, manca di un sostegno
per mantenere la sella sollevata e le numerose serrature
andrebbero centralizzate.
Considerazioni che sfumano velocemente considerando il
prezzo di listino inferiore ai 3.900 euro. Una quotazione
che lo stacca dalla concorrenza giapponese, e lo pone
alla ribalta fra quella italiana.
Assieme all’azzeccato Sport City, un significativo
esempio del potenziale dell’Azienda veneta, in attesa
dell’imminente riassesto finanziario.
Testo: Fabrizio
Villa
Tester: Fabio Scotti
Foto: Monica Il
Grande
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