| Dopo aver venduto 75.000 pezzi in
Europa dal '96 al '99, di cui 50.000 pezzi solo in Italia
e 20.000 solo nel 1999, il Majesty (lì chiameremo
così per comodità) è stato l'assoluto mattatore
del mercato maxi scooteristico. Nonostante ciò la
casa Giapponese ha voluto allungare le distanze sulla
concorrenza con un nuovo modello che, grazie alle numerose
migliorie ha raggiunto un equilibrio complessivo quasi
imbattibile (rispetto all'attuale concorrenza). Non è
piaggeria e siamo sicuri che il mercato ci darà ragione.
Vediamo quindi cosa è cambiato:
La linea è tutta nuova, pur mantenendo lo stile del
fratello più vecchio, è più affascinante
grazie a linee morbide e grintose al tempo stesso.
Il gruppo ottico posteriore è più originale
e quello anteriore ha resistito alla moda del doppio faro
separato integrando due potenti fari alogeni in una sola
cornice.
Il parabrezza ha una forma originale e ha una feritoia
alla base che "dovrebbe" migliorare il confort del pilota
alla massima velocità.
Anche la sella è tutta nuova, ha un'imbottitura più
morbida ma non cedevole, è divisa in due parti, quella
del pilota è sollevabile e dotata di poggiaschiena
regolabile, mentre quella del passeggero rimane fissa
alla carrozzeria e nasconde un vano bagagli enorme. Il
volume è di ben 54 litri (era di 29) e permette lo
stivaggio di due caschi integrali o un'infinità di
cose, ovviamente è dotato di luce di cortesia e moquette
grigia.
Bisogna fare attenzione alla chiusura della sella perché
l'incastro non è molto preciso. Altro spazio per
i bagagli è ricavato nello scudo, due bauletti separati,
uno con serratura e uno a scatto per un totale di altri
12 litri.
La pedana ha un diverso andamento e permette diverse posizioni
alle gambe. In basso, nel tunnel, troviamo il serbatoio
del carburante da 12,5 litri, permettendo di abbassare
il baricentro oltre a liberare spazio per il sottosella.
La strumentazione è cambiata poco, rimane un orologio
digitale pressoché invisibile e continua a mancare
la spia della riserva, in compenso il contachilometri
è diventato digitale. I comandi elettrici sono invariati
e di qualità mediocre, gli specchietti, aerodinamici,
non offrono una grande visuale.
La forcella sembra uguale, ma l'escursione è passata
da 85 a 100 mm. anche gli ammortizzatori sono diversi
ma l'escursione non è cambiata.
Il telaio ha una doppia culla rivista e l'interasse è
aumentato di 35mm.
Il motore ha un nuovo albero motore su cuscinetti maggiormente
scorrevoli, un nuovo carburatore con sistema TPS, un sensore
che permette scambio di informazioni con l'accensione
digitale.
La frizione, punto debole del vecchio modello, è
stata maggiormente dimensionata assieme al reparto trasmissione.
La marmitta è catalitica, ha un diverso scudo brunito
e il veicolo risponde alle norme Euro 1.
Route e freni sono invece rimasti gli stessi della versione
DX. Manca ancora il freno a mano, insostituibile in alcune
situazioni.
Provo uno e recensisco due: questo modello è
disponibile anche con il marchio MBK e denominato Skyliner,
i due prodotti sono assolutamente identici, questo perché
MBK è di proprietà Yamaha da parecchi anni pur
mantenendo il proprio marchio e una catena distributiva
indipendente. Le uniche differenze sono date dalle colorazioni:
nero o argento per l'MBK e rosso, blu, oro o argento con
riflessi dorati per Yamaha.
Vediamo cosa è cambiato nella guida... |