· CICLISTICA La guidabilità Aprilia è una dote risaputa, sia che si parli di moto che di scooter. Per Mana si è optato per un telaio a traliccio in tubi tondi d'acciaio a cui viene appeso il motore. Il supporto del posteriore è invece affidato ad un trave scatolato, con l'obbligo di rubare meno spazio possibile al serbatoio, che lo avvolge. Possente il forcellone posteriore che sul lato sinistro ospita il supporto per l'ammortizzatore laterale in una configurazione simile a quella utilizzata nel GP800. Ammortizzatore che pur privo di cinematismo progressivo, offre una doppia regolazione, sia nel precarico che in estensione e una corsa utile di 125mm. Poderosa anche la forcella anteriore, non regolabile, con steli rovesciati da 43mm e un'escursione ruota di 120mm. Le ruote misurano 17 pollici di diametro e montano pneumatici Dunlop Sportmax Qualifier, radiali tubeless da 120/70 davanti e ben 180/55 dietro. Scenografico l'impianto frenante anteriore, con doppio disco flottante da 320mm e pinze radiali a 4 pistoncini marcate Aprilia. Disco da 260mm e pinza a singolo pistoncino invece al posteriore. Ovviamente la frenata è di tipo tradizionale, mentre per la versione con ABS bisognerà aspettare l'anno prossimo. La ricerca di una guidabilità facile ed equilibrata ha portato ad un leggero abbassamento e arretramento del baricentro, rispetto ad una naked tipo Shiver, ma nche a misure sufficientemente compatte, soprattutto a livello d'interasse (1463mm), Anche le dimensioni complessive sono abbastanza ridotte, sia rispetto al GP800 che ad altre naked, con una lunghezza di 2080mm, una larghezza al manubrio di 800mm e la sella posizionata ad 800mm. 202kg il peso a secco dichiarato (a voce), non bassissimo per una naked, ma pur sempre oltre 40kg in meno del Gilera.
· MOTORE Un propulsore 'importante' in tutti i sensi, a partire dalle dimensioni e dal peso (80kg), per passare al cambio CVT. Si tratta della stessa unità adottata dal Gilera GP800, e prodotta da Piaggio a Pontedera, anche se in Aprilia ci tengono a sottolineare che viene adattato alle peculiarità di Mana sia nell'erogazione che nei dati di potenza: 56kW a 8.000giri e coppia massima 73Nm a soli 5000giri. È un bicilindrico a V di 90°, quattro tempi, raffreddato a liquido con distribuzione monoalbero a quattro valvole per cilindro. Accensione elettronica con due candele per cilindro e iniezione elettronica Weber Marelli. La lubrificazione è a carter secco e lo scarico è interamente in acciaio inox, con catalizzatore a tre vie e sonda lambda. Naturalemente è omologato Euro 3. Quello che lo differenzia dal Gilera, e da qualunque altra moto, è la presenza del cambio CVT che non si limita alla 'variazione continua', ma offre con 4 differenti modalità di utilizzo. Non che si tratti di una novità assoluta, visto che il sistema è molto simile a quanto già adottato da Suzuki nel Burgman 650 e da Honda nel Forza 250 Ex, ma qui è accoppiato ad un veicolo ciclisticamente orientato alla sportività e che sviluppa prestazioni estremamente elevate. Elevate per un utilizzo stradale, soprattutto a livello di coppia, anche se lontane dalle potenze (sempre più assurde) erogate da motociclette dall'indole ancora più sportiva. Tornando al cambio che ha la trasmissione primaria a cinghia e quella finale a catena: può essere utilizzato in modalità AUTODRIVE, cioè totalmente automatica, selezionando la 'mappatura' ideale a seconda delle nostre esigenze, delle condizioni di traffico o anche quelle metereologiche. Selezionando Touring si ha il miglior compromesso fra prestazioni, consumi e freno motore, se si vuole più scatto bisogna selezionare Sport, che fa lavorare il motore ad un regime più elevato incrementando accelerazione, ripresa, freno motore e... consumi. Al contrario scegliendo Rain si ottiene un'erogazione più fluida, adatta in particolare a fondi bagnati o insidiosi, ma anche ad una guida più rilassata ed economica. Passando alla modalità SPORT GEAR si ha accesso ai sette rapporti, realizzati meccanicamente attraverso un motorino elettrico 'passo-passo', e selezionabili dal pilota attraverso il comando a pedale oppure quello al manubrio. La cambiata, velocissima, avviene senza la necessità di chiudere il gas, offrendo accelerazioni brucianti, oltre ad offrire alcune 'facilities', ad esempio riportando automaticamente il cambio in prima ad ogni sosta, oppure inserendo una marcia inferiore se si va inavvertitamente sotto il regime limite di erogazione. In più, anche nella modalità Autodrive, è possibile togliersi la soddisfazione di scalare una marcia (agendo semplicemente su pulsanti o pedale), beneficiando così del freno motore, per poi ritornare in automatico semplicemente riaccelerando. Il passaggio da ogni funzione all'altra è attivo sia da fermo che viaggiando a qualunque velocità, ovviamente la centralina elettronica impedirà eventuali errori, come scalare una marcia, anziché inserire il rapporto superiore, una volta raggiunto un regime che potrebbe danneggiare il motore. Come si è visto le modalità sono numerose, proprio perché l'intento è che sia la moto ad adattarsi allo stile di guida e/o alle esigenze del pilota, e non viceversa come accade con tutte le altre moto, ma basta un breve apprendistato per gestire il tutto con la necessaria disinvoltura e goderne gli indubbi vantaggi.
· ACCESSORI La gamma si allargherà progressivamente, soprattutto a livello di personalizzazioni, ma quelle disponibili fin dal lancio in ottobre sono quelli che vedete in foto: parabrezza con accenno di paramani e spoiler regolabile (con gli attrezzi però...), portapacchi, bauletto rigido, supporti e borse rigide laterali personalizzate, oltre a zaino da serbatoio e paraspruzzi per i piedi.
Testo: Fabrizio Villa Foto: Milagro, Aprilia e Fabrizio Villa