| ·
SU STRADA
Non ha il cavalletto centrale, è inevitabile
per consentire pieghe ben al di là di quanto
vi capiterà mai di fare su strada... Inizia
così il test su strada per chiarire che una
moto, quasi tutte le moto, pagano inevitabilmente
dazio alla comodità in cambio della possibilità,
reale o virtuale, di creare emozioni. Comunque il
laterale è solido, ha il blocco dell'avviamento
e si aziona con facilità anche stando in
sella.
La seduta è
molto più caricata in avanti che su qualunque
scooter, la sella è stretta, le pedane sono
rialzate e non consentono 'divagazioni', però
le ginocchia si incastrano alla perfezioni negli
incavi del 'serbatoio' dando la sensazione di fare
corpo unico con la moto invece che starci 'seduti
sopra'. È stretta nella zona sella-serbatoio
e attraverso il manubrio sembra di comandare direttamente
la ruota anteriore. Gli ottanta centimetri che separano
la seduta dal suolo consentono ai più di
toccare agevolmente, ma dal metroesettanta si è
sempre avvantaggiati.
Si aziona il quadro
attraverso la chiave posta al centro della piastra
superiore della forcella, e per avviare il motore
bisogna sempre tenere premuto un freno, anche il
posteriore a pedale. Il rombo
non è possente come ci si potrebbe aspettare
da un bicilindrico motociclistico di questa cubatura
e anche la rumorosità meccanica appare contenuta,
mentre si percepiscono delle vibrazioni, ma non
fastidiose.
L'occhio corre alla strumentazione
per capire in che modalità
di utilizzo ci troviamo (mantiene
l'ultima impostata prima dello spegnimento)
e il consiglio è di iniziare con la modalità
AUTODRIVE settata su
Touring.
Selezionarla è semplicissimo, basta premere
il tasto nero del blocchetto destro per un secondo
e si passa da Rain
a Touring a Sport
e così di seguito, controllando l'avvenuta
variazione sul display digitale. Primo
appunto: avrei preferito un feedback tattile
e/o un click di consenso, senza essere costretto
a guardare il display, anche se basta un'accelerata
e il risultato è evidente.
Ci si muove alla minima rotazione del gas, senza
ritardi e l'accelerazione cresce in modo molto diretto
rispetto all'azione del polso. Più reattivo
che sugli scooter bicilindrici, GP800 compreso.
Sono in centro a Torino quindi c'è poco da
accelerare, soprattutto calcolando che bastano appena
2/3 secondi per bruciare il limite dei 50km/h! Passo
allora alla modalità Rain,
l'accelerazione si fa più dolce, ma pur sempre
a livello degli scooter più prestanti, anche
il freno motore è poco invasivo, insomma
la condizione ideale per muoversi nel traffico senza
stress.
Quello che si nota particolarmente provenendo dagli
scooter è la posizione
caricata sulle braccia, che si amplifica in frenata
e poi il calore che
sale dal motore marciando a bassa velocità.
Ad ogni sosta occorre sollevare maggiormente le
gambe per posizionarla sulla pedana. A livello fisico
c'è quindi un maggior coinvolgimento, tranne
per la schiena che è invece meno sollecitata
suddividendosi con le braccia il supporto del busto.
Impeccabile il lavoro delle sospensioni,
che offrono un comfort decisamente maggiore rispetto
a qualunque scooter, bicilindrici parzialmente esclusi.
Nel traffico è
decisamente maneggevole, anche se occorre fare l'abitudine
alla posizione di guida e alla distribuzione dei
pesi caricata all'anteriore, anche se manca un po'
di sterzo, come il
GP800, qui però la versione è definitiva
e questo è l'unico vero limite rilevato in
città.
Anche la frenata, pur
potente, è comunque modulabile, ma bisogna
usare al 90% l'anteriore visto che il retrotreno
si alleggerisce più che sugli scooter, oltre
a tenere presente un periodo di rodaggio per prendere
confidenza con la frenata a pedale.
La modalità Sport
in città non ha ragione di essere, visto
che accelerazione e freno motore si fanno decisamente
più reattive e sproporzionate al contesto.
Addirittura ci si muove meglio passando alla modalità
SPORT GEAR (premendo
per tre secondi il 'solito' tasto sul blocchetto
destro), così siamo noi a decidere il regime
di rotazione. Si può partire e snocciolare
tre-quattro marce mantenendosi a regimi bassissimi
o sfruttare ogni rapporto fino al limitatore.
L'uso del cambio non deve 'spaventare', infatti
si possono inserire le marce senza
preoccupasi di modulare il gas, il calo di
regime da una marcia all'altra è minimo e
la regolarità di progressione sconosciuta
ad ogni motocicletta tradizionale.
Si ma è meglio usare il comando a pedale
o quello al manubrio?
La risposta è molto soggettiva, soprattutto
in base all'esperienza di ognuno. Nel mio caso ho
preferito di gran lunga la soluzione a pedale, in
parte per il non sopito automatismo generato da
un passato motociclistico, in parte perché
c'è un piccolo riscontro
'tattile' dell'inserimento della marcia. Cosa che
manca completamente nei tasti al manubrio, anche
se più ergonomici delle soluzioni Honda e
Suzuki.
Sette marce non sono
poche e per non perdere il conto il display mostra
sempre quella inserita. Guidare in Sport
Gear senza prendersi il piacere di arrivare
al semaforo sfruttando il freno motore ad ogni scalata,
credo non abbia molto senso, ma se per un motivo
qualunque non si scalano tutti i rapporti, appena
fermi ci si trova magicamente in prima, comodo.
Attenzione invece a non accelerare dimenticando
di inserire il rapporto successivo, altrimenti si
raggiungono regimi di rotazione elevatissimi, segnalati
dall'accensione in sequenza dei tre led verdi e
di quello rosso, accompagnati dal crescere progressivo
delle vibrazioni a
pedane, manubrio e serbatoio. Va detto che anche
in prima si è già in vista del limite
di 50km/h...
Torino, oltre che una bella città, dal sapore
mitteleuropeo, è anche a non più di
15 minuti da colline cosparse da stradine contorte
con curve di ogni raggio e pendenza. Un invito a
nozze per il consueto gruppo di tester
assatanati, faticosamente tenuti a freno
da un 'apripista',
assediato ad ogni 'staccata'.
Ho usato volutamente dei termini da circuito per
rendere il clima, che spesso, anche in una compagnia
di amici, trasforma una gita
in una piccola corsa.
In un attimo si dimenticano
sicurezza e limiti (di velocità e propri)
trasformandosi in tanti provetti 'Joe Bar'.
Probabilmente è anche il linguaggio usato
nelle prove della stampa specializzata ad indurre
a condotte che poco hanno a che fare con la circolazione
stradale. La differenza è che la maggior
parte dei tester ha parecchia esperienza e spesso
per esigenze fotografiche si percorre più
volte la stessa curva, arrivando ad inclinazioni
'scenografiche', ma da non imitare, soprattutto
quando non c'è nessuno che verifica il sopraggiungere
di altri utenti dietro la curva!
Si parlava di esperienza e di consapevolezza dei
propri limiti e devo dire che Mana
ha riportato a galla i miei. Non mi considero un
'fermone', neppure un pilota, ma dopo vent'anni
di moto e dieci di scooter un po' di esperienza
me la sono fatta. Però guidando la Mana,
pur se per un periodo troppo breve, prima di trovare
i suoi di limiti, sono emersi i miei!
Si perché la ciclistica
è fantastica, il motore
pieno ad ogni regime, la trasmissione
perfetta, la frenata
energica e modulabile, la discesa in piega
fulminea, così come l'appoggio degli pneumatici,
quello che manca per sfruttarla al massimo potrebbe
essre il proprio 'manico' (e una pista, ovviamente.).
Questo per dire che Mana
offre tutto e più di quanto un pilota esperto
possa sfruttare su strada.
Con buona pace di chi si compra
una mille supersportiva dopo pochi anni di guida...
Per farvi un'idea della differenza che passa fra
un guidatore esperto
e un pilota vero basta
guardare le due ultime immagini che ritraggono Aldo
Ballerini, direttore di SuperWheels,
decisamente più a suo agio nella guida al
limite! E se vi interessa il suo parere sulla Mana
850, non perdetevi il prossimo numero di SuperWheels!
Ma torniamo alla guida nell'extraurbano,
habitat ideale per sperimentare le diverse configurazioni
offerte dal CVT. L'Autodrive
Touring va bene un po' per tutto: l'accelerazione
è già notevole e il freno motore si
fa sentire ad ogni decelerazione, in più
si può anche scalare
una marcia tanto per togliersi il gusto prima di
infilarsi in curva. Passare alla Sport
è vantaggioso solo se si vogliono sfruttare
al massimo la potenza ed il freno motore, mentre
la Rain è ideale
per fare turismo godendosi il panorama, magari scalando
all'occorrenza per effettuare un sorpasso veloce.
Con lo SPORT GEAR non
si è necessariamente più veloci che
in modalità Sport,
ma si entra nel mondo della 'personalizzazione':
si può decidere in ogni momento se passeggiare
con filo di gas in una marcia alta o sfruttare il
propulsore fino al limitatore, magari percorrendo
ripide strade semideserte sulle Dolomiti.
Ma rispetto ad un cambio normale?
Occorre dividere la risposta in due parti: quella
'emotiva' e quella relativa all'efficacia. A livello
di gratificazione,
una cambiata tradizionale fatta bene, modulando
frizione ed acceleratore è impareggiabile,
ma farlo mille volte di fila, magari nel traffico
è da incubo! Quanto ad efficacia,
in particolare nella guida sportiva, credo che questo
CVT sia veramente un passo avanti rispetto a quello
meccanico. Del resto anche nel mondo delle competizioni,
i sistemi elettronici che permettono cambiate senza
frizione, controllo di trazione e riduzione del
freno motore, indicano un
futuro sempre più 'automatico'.
Il vantaggio in termini prestazionali è particolarmente
evidente in accelerazione
dove basta ruotare la manopola del gas a fondo corsa
e inserire il rapporto successivo all'accensione
del led rosso, senza che la
spinta cali praticamente mai. Fra l'altro
il passaggio da un rapporto all'altro è fulmineo,
irraggiungibile da una cambio tradizionale, ancora
meno se utilizzato da un guidatore di media esperienza.
In più il ridotto trasferimento
di carico durante il cambio marcia fa si
che si riducano le perturbazioni sull'assetto, anche
a moto inclinata, un vantaggio che potrebbe essere
particolarmente tangibile in occasionali uscite
in pista (habitat non del tutto inadatto alla Mana).
Resto comunque dell'idea che le
tre modalità Autodrive
coprano il 95% delle esigenze del pilota
e delle condizioni stradali. Proprio come accade
col 'Burgmanone' o
nelle auto con cambio automatico e sequenziale,
dove si finisce per utilizzare quasi sempre il primo.
Paragonata ad un potente scooter
bicilindrico, la differenza principale è
che su Mana ci si sente
corpo unico con il veicolo, soprattutto grazie al
'serbatoio', da stringere fra le gambe, e alla possibilità
di spingere sulle pedane con più naturalezza
in ingresso ed uscita di curva. Poi cè il
divario prestazionale, grazie ad un motore dalla
coppia 'infinita', che spinge fin dai regimi inferiori
e allunga fin dove noi umani...
Ho anche provato a fare una puntata autostradale,
ma il traffico sostenuto ha impedito ogni velleità
velocistica, anche codice, figuriamoci gli oltre
200km/h promessi da Aprilia.
Ovviamente la protezione aerodinamica
è quasi del tutto assente, quindi scordatevi
lunghe tratte autostradali nel comfort offerto da
una carenatura integrale, anche se rispetto a scooter
'naked' tipo Beverly
o Scarabeo il divario
è minore.
Praticamente nulla, ovviamente, la protezione
da freddo e pioggia. Da verificare l'efficacia
del cupolino opzionale, anche se esteticamente...
A livello di praticità
quotidiana il vano portacasco è una gran
bella soluzione, soprattutto a portata di mano,
senza dover parcheggiare e sollevare la sella come
avviene negli scooter. Peccato che la stessa procedura
si riproponga per accedere al serbatoio carburante,
che soprattutto facendo turismo, magari coi bagagli
legati sulla sella, non è il massimo.
Aspetto un'occasione più
propizia per parlarvi della sistemazione del passeggero,
dei consumi e magari un confronto con il GP800.
|