Siamo nel 1996, con il
fenomeno maxiscooter pronto ad esplodere, quando Aprilia
presenta il suo primo modello targato, il Leonardo 125.
Un progetto personale e controcorrente, che punta a valorizzare
l'immagine sportiva del marchio, mentre la concorrenza
si orienta su modelli più comodosi. A distanza
di un anno arriva il 150cc, ma bisognerà aspettare
il 1999 per la potente versione
da 250cc.
Arrivando ad oggi, in un mercato sempre più competitivo,
sono ben pochi i modelli che hanno saputo mantenere, da
allora, la loro appetibilità, senza stravolgimenti:
l'Aprilia Leonardo e lo Yamaha
Majesty 250, che possiamo definire due 'classici'
dei rispettivi segmenti.
A distanza di otto anni, eccoci quindi a presentare la
versione '300' di un progetto ancora valido, e sempre
più controcorrente. Un modello che non ha ceduto
alle lusinghe delle dimensioni sempre più maxi,
per offrire quel mix di agilità e prestazioni utili
a svicolare nel traffico, a gustarsi una 'sparata' fra
le curve o una gita in coppia.
Stante uno styling pressoché immutato, la vera
novità di questa versione è il motore di
origine Yamaha/Minarelli da 264cc, che sostituisce il
precedente, sempre di origine Yamaha ma da 249cc, montato
sin dall'esordio.
LINEA
La linea è indubbiamente aggressiva, mutuata com'è
dall'indimenticato SR 50 (anch'esso tuttora a listino),
ma senza eccessi e resa elegante dal giusto mix fra superfici
lucide ed opache e dalle belle tonalità metallizzate,
purtroppo limitate a due soli colori: Blu Main e Grigio
Titan che vedete nelle immagini. A distinguere il nuovo
300 dal precedente
ST, l'aggiunta di una presa d'aria al centro dello
scudo anteriore, ora fin troppo frastagliato in contrasto
con le linee semplici ma decise della vista laterale,
con lo sfuggente codino e il 'marmittone' in alluminio
spazzolato. Sempre originale l'andamento del faro posteriore
che ingloba gl'indicatori di direzione e sinuosa la sella
bicolore. Solo le ruote da 12 pollici ricordano che il
progetto ha qualche annetto sulle spalle risultando, anche
visivamente, un po' piccole. Complessivamente, uno scooter
a suo agio, sia con una giacca tecnica, che con un doppio
petto da ufficio.
QUALITÀ COSTRUTTIVA
Forse un filo inferiore ai modelli più recenti
della gamma Aprilia, mostra qualche accoppiamento perfettibile
ed alcuni elementi 'economici' come il portatarga o lo
sportello del tappo carburante oltre alle maniglie del
passeggero che ora sono in plastica, mentre nel 1996 erano
in alluminio. La qualità dei materiali e della
verniciatura sono comunque buoni e il veicolo trasmette
una piacevole sensazione di solidità.
STRUMENTAZIONE
Un'ampia palpebra ovoidale dietro al cupolino ospita tre
elementi circolari, con anelli cromati, destinati alle
varie funzioni. A sinistra il termometro del liquido refrigerante
con le spie per il cambio olio e la freccia sinistra,
al centro il tachimetro con scala in km/h e Mph, il contachilometri
totale e l'orologio digitale, a destra il livello carburante
e le spia della riserva, dell'abbagliante e della freccia
destra. Manca sempre il contachilometri parziale e, al
terzo restyling, ci si sarebbe forse potuti aspettare
qualcosa di più tecnologico.
COMANDI
I comandi alloggiano sulla parte carenata del manubrio,
sono comuni ad altri modelli Aprilia e di media qualità.
Un po' scomodo il flash abbagliante, mentre si è
perso, obbligatoriamente, il tasto delle luci, mentre
quello per lo spegnimento d'emergenza non c'è mai
stato. Comode ma un po' alte le leve freno, mentre gli
affusolati retrovisori hanno una superficie specchiante
piuttosto contenuta.
La chiave d'accensione nel retroscudo comanda anche il
bloccasterzo, ma va estratta, con conseguente spegnimento
del motore, e inserita in apposita serratura sul lato
destro, per sganciare la sella. Sella che non ha strumenti
ausiliari per rimanere aperta e richiede una forte pressione
sull'estremità posteriore per arrivare alla chiusura.
Il tappo carburante al centro della pedana, è celato
da uno sportello con serratura, in plastica davvero esigua.
Il serbatoio contiene solo 9,6 litri di cui 1,5 di riserva.
Comodo il cavalletto centrale, ben posizionato e che richiede
un minimo sforzo per l'azionamento, al contrario il laterale
è scomodo sia stando in sella che a fianco dello
scooter, non inibisce l'avviamento ed è trattenuto
da una molla coriacea che genera apprensione ad ogni utilizzo.
Sul lato destro, un apposito perno permette l'aggancio
di un cavo antifurto opzionale Aprilia, soluzione utile,
ma monopolista...
Non è grave, dato il peso del mezzo e la sua destinazione
d'uso, ma il freno a mano non è presente.
VANI BAGAGLIO
Le dimensioni compatte e la coda filante non lasciavano
certo immaginare vani con l'eco, ma la possibilità
di stivare un casco integrale nel sottosella non sarebbe
dispiaciuta a nessuno, invece si limita a due demi-jet,
e anche la classica ventiquattr'ore dovrà essere
appesa al gancio nel retroscudo. Il sottosella poi non
è illuminato e neppure rivestito. Tornando alla
prima versione, li il casco integrale ci stava, ma la
sella era parecchio più alta, si è quindi
favorita l'abitabilità del pilota allo stivaggio
del bagaglio, una scelta che condividiamo. È pur
vero che con la ruota posteriore da 12 pollici e la disposizione
orizzontale del cilindro si potrebbe forse recuperare
altro spazio, visto poi che nel retroscudo non esiste
alcun vano.
CICLISTICA
Dimensioni record, per compattezza, anche rispetto a scooter
di cilindrate inferiori, la lunghezza è di soli
1865mm, con un interasse di 1340mm, la larghezza è
di 770mm e la sella è ora a 780mm da terra, contro
gli 830 del primo modello. Contenuto anche il peso a secco
che si ferma a 150kg. Il telaio è un monotrave
anteriore con doppia culla posteriore sovrapposta in acciaio
che utilizza il motore come parte oscillante nella triangolatura
posteriore. Gli ammortizzatori di marca Paioli, regolabili
su 5 posizioni, hanno un'escursione utile di 104mm, mentre
la forcella a perno avanzato, con steli da 35mm si ferma
a 90mm.
Come detto le ruote sono da 12 pollici, equipaggiate con
pneumatici Maxxis senza camera d'aria, da 130/70 sia davanti
che dietro.
La frenata, ad azionamento tradizionale, si basa su due
dischi in acciaio da 220mm, con pinze Grimeca a doppio
pistoncino da 32 e 30mm, rispettivamente all'anteriore
e posteriore.
MOTORE
Eccoci al vero elemento di novità nel Leonardo
300, si tratta di un monocilindrico orizzontale, raffreddato
a liquido, con distribuzione a due valvole ed albero a
camme in testa. La cilindrata esatta è di 264,5cc
quindi un po' lontana dai 300 suggeriti, ma la 'moda'
è stata introdotta lo scorso anno da Yamaha, si
tratta infatti della stessa unità che equipaggia
il Versity
300 e l'omologo MBK
Kilibre, da noi testato, ma non più in produzione.
Le norme Euro 2 sono rispettate tramite catalizzazione
dello scarico e iniezione d'aria secondaria. I valori
dichiarati sono al top fra i quarto di litro per quanto
riguarda la coppia: 21,6Nm a 6.000 giri e fra i migliori
anche come potenza massima: 15,2kW a 7.500 giri, entrambi
i valori sono favorevolmente raggiunti a regimi piuttosto
contenuti. Ovviamente assente la pedivella d'avviamento.
Si tratta di un'evoluzione del propulsore già utilizzato
nelle versioni precedenti, con qualche centimetro cubico
in più, per sopperire alle più restrittive
norme antinquinamento.
MANUTENZIONE
Gl'interventi di manutenzione, sono suddivisi in due tabelle,
una con quelli che possono essere eseguiti anche dall'utente
e una riservata alle officine autorizzate che, lo ricordiamo,
con la nuova normativa europea, non sono limitate a quelle
del produttore, anche se il libretto d'uso lo indica.
Le scadenze, dopo il classico 'tagliando' dei 1.000km,
sono previste in modo differenziato ogni 6.000km (o 12
mesi) e ogni 12.000km (o 24 mesi). L'olio motore va controllato
ogni 1.000km e sostituito ogni 3.000, le pastiglie freno
verificate ogni 2.000, mentre per tutte le altre parti,
trasmissione compresa, sono previsti controlli ogni 6.000km
ed eventualmente sostituzioni, se fosse necessario, ma
non sono indicati km limite. Ogni 12.000km si regola il
gioco valvole e si sostituisce l'olio trasmissione. Si
tratta di intervalli pienamente nella media, ma che richiedono
una certa assiduità a chi fa parecchi chilometri.
ACCESSORI ORIGINALI
Aprilia rende disponibili: un parabrezza grande completo
di paramani, il bauletto 'New Concept' verniciato in tinta
per ospitare un casco integrale, il cavo corazzato 'Body
Guard' che si ancora all'apposito perno al telaio e il
telo copri-gambe, molto utile per proteggere dal freddo
e dalla pioggia negli spostamenti urbani.
CONCLUSIONI 'STATICHE'
Passano gli anni ma Leonardo rimane sempre uno degli scooter
più proporzionati e piacevoli da osservare, materiali
e finiture non sono sempre al top, ma l'insieme offre
buona solidità. Le dotazioni, con particolare riferimento
a strumentazione e vano bagagli iniziano a risentire il
peso degli anni e potrebbero offrire di più. La
ciclistica mostra una discreta escursione ammortizzante
e freni di tipo tradizionale, ma per le ruote si potrebbe
crescere di almeno un pollice. Il propulsore offre dati
caratteristici ai massimi livelli, della classe 250, a
cui in realtà va confrontato, ma conseguiti a regimi
favorevolmente contenuti. Sostanzialmente pregi e difetti
della precedente versione sono rimasti, Se però
consideriamo il prezzo inferiore ai 4.000 euro, di gran
lunga più contenuto della versione lanciata nel
1999, e simile al più recente ST, non abbiamo che
da rallegrarcene e osservando con maggiore disponibilità
qualche lieve mancanza.
Testo: Fabrizio Villa
Foto: Monica Il Grande
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