· CICLISTICA È la componente apparentemente più tradizionale, anche se nasconde soluzioni efficaci e innovative. Il telaio a doppia culla in tubi d'acciao è infatti quanto di più classico si possa trovare, ma è accoppiato ad un lungo forcellone monobraccio 'Pro Arm' in ossequio all'ultima tendenza in voga nelle supersportive ed in MotoGP. Le quote sono abbondanti, ma lo sterzo non ha le misure estreme di una custom, per garantire guidabilità e maneggevolezza. La trasmissione finale è a cardano, longeva e praticamente priva di manutenzione. Le ruote hanno un diametro di 17 pollici e montano pneumatici tubeless radiali di dimensioni abbondanti: 130/70 all'anteriore e addirittura 190/50 dietro. Anche le sospensioni hanno poco a che fare col mondo custom vista l'ampia escursione: 106mm per la forcella teleidraulica, perno in asse con steli da 41mm e 120mm per il monoammortizzatore laterale regolabile su sette posizioni. Fiore all'occhiello e garanzia di sicurezza è l'impianto frenante di tipo combinato (CBS) e antibloccaggio (ABS), basato su tre dischi: due anteriori da 296mm e uno posteriore da 276. Nell'uso abituale il funzionamento è demandato al pedale che comanda la pinza posteriore a doppio pistoncino e un pistoncino della pinza anteriore sinistra, in caso di frenate d'emergenza o di 'staccate' più decise allora è si azionerà contemporaneamente la leva anteriore comandando i restanti 5 pistoncini delle pinze anteriori Nissin. Il sistema ABS a due canali sovrintende il tutto per evitare ogni fenomeno di bloccaggio delle ruote, pur senza risultare invasivo grazie ai ridotti tempi di reazione della centralina ECU. Le dimensioni sono innegabilmente abbondanti, sia a livello di lunghezza massima (2.315mm) che d'interasse (1.605mm) e di larghezza (820mm) e anche il peso non scherza, ma i 270kg dichiarati sono 'in ordine di marcia', quindi con il serbatoio pieno, tutti i liquidi e persino i ferri indotazione, per questo dovrebbe essere allineato se non inferiore ai valori 'a secco', dichiarati per Gilera GP 800 e Suzuki Burgman 650. Peso che è distribuito al 48,5% davanti e 51,5% al posteriore per la sola motocicletta e che diventano rispettivamente 38% e 62% con due persone a bordo più bagagli. Fra le più basse in assoluto la posizione della sella (690mm), ma anche della luce a terra (135mm), quindi attenzione a scendere dai marciapiedi!
· MOTORE Il bicilindrico a 'V' da 680cc è praticamente lo stesso montato su Deauville e Transalp 700 e rappresenta l'evoluzione del 600cc montato sul primo Transalp ed NTV. Un motore leggendario per affidabilità e ridotta manutenzione, con distribuzione monoalbero, testate a quattro valvole, raffreddamento a liquido e alimentazione ad iniezione elettronica con catalizzatore allo scarico e sonda lambda. Rispetta abbondantemente la normativa antinquinamento Euro3, eroga 45kW a 7.500giri e 64Nm a 6.000giri (superiori al Burgman 650, ma inferiori all'Aprilia Mana e al Gilera GP800) e viene accreditato per un consumo di 25km/litro alla velocità costante di 60km/h. A differenza dei modelli con cui condivide il propulsore non utilizza però un cambio meccanico a cinque rapporti, ma la versione più evoluta del cambio Hondamatic, definito HFT (Human Friendly Transmission). Una soluzione che ha nulla a che vedere con il cambio a variazione continua CVT, montato sulla totalità degli scooter e anche sull'Aprilia Mana, sull'Honda Forza EX e sul Suzuki Burgman 650, ma neppure con il cambio meccanico servoassistito adottato dalla Yamaha FJR 1300 AS. Senza addentrarci in una descrizione tecnica complicata si può dire che il funzionamento è si continuo come in un CVT, ma non avviene per effetto giroscopico o tramite motorino 'passo-passo' e soprattutto senza che si sviluppi alcun deleterio attrito fra le parti. La variazione continua di rapporto avviene grazie ad un sistema idraulico e meccanico contenuto in un elemento monoblocco posizionato all'interno del motore, come un cambio meccanico. In questo modo, oltre ad una maggiore pulizia nel design del motore, è possibile anche simulare un numero prestabilito di rapporti, senza alcuna necessità di una frizione tradizionale, e si può anche determinare una posizione di 'folle' in cui motore e trasmissione sono scollegati. Nella DN-01 Honda ha predisposto tre diverse modalità di funzionamento, due completamente automatiche, denominate Drive (per la guida normale) e Sport (per quella più 'vivace'), oppure è possibile selezionare uno dei 6 rapporti prestabiliti, il tutto attraverso selettori al manubrio. Il passaggio da una funzione all'altra può essere effettuato indifferentemente sia da fermo che in movimento, a seconda del percorso o delle aspettative del pilota. Si possono tirare le marce fino al limitatore e decidere quando scalare o passare al rapporto superiore, senza la necessità di chiudere il gas (come avviene nei cambi meccanici), a tutto vantaggio della fluidità di marcia e anche della velocità d'esecuzione. Ovviamente la centralina elettronica impedisce le scalate impossibili o il passaggio ad una marcia superiore con una velocità eccessivamente ridotta, in più si preoccupa di riportare il cambio in prima ad ogni stop ed in folle ad ogni riaccensione. Rispetto al sistema CVT ha anche il vantaggio di potersi adattare più facilmente a motori già esistenti e ha una manutenzione meno frequente, però ha un costo di produzione superiore e necessita di una precisione costruttiva decisamente più elevata.
· ACCESSORI Un prodotto così particolare susciterà sicuramente il desiderio di personalizzazione, in questo senso il catalogo accessori attualmente disponibile in Italia non è particolarmente ghiotto pur comprendendo: schienale per il passeggero, manopole riscaldate, kit di navigazione bluetooth Honda/Garmin, amplificatore abbinato ad una coppia di altoparlanti a cui collegare un lettore MP3, sistema antifurto elettronico, lucchetto ad 'U' con predisposizione sotto la sella e telo protettivo. (Foto a sinistra) In Giappone però si sta sviluppando un'offerta più ampia, troviamo infatti numerosi particolari in metallo satinato, differenti colori e materiali di rivestimento per sella e schienalino e una coppia di borse laterali per alloggiare un minimo di bagaglio. (Foto a destra)
Testo: Fabrizio Villa Foto: Simone Romeo Photography, Zep Gori e originali Honda