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 · HONDA DN-01
24/04/008
TEST SU STRADA
pag. 2/2
Di CyberScooter: Fabrizio Villa
>>> Vedi anche: Presentazione,


Il piacere di guidare una moto, e naturalmente anche uno scooter, inizia ben prima di salire in sella, soprattutto se il veicolo è realizzato con cura e se le aspettative sono elevate. E le mie nei confronti della DN-01 sono decisamente alle stelle. Avvicinarsi ad un veicolo che rappresenta il futuro della moto secondo Honda e il risultato di 40 anni di evoluzione per un nuovo modo di 'comandare' le prestazioni di un motore a scoppio, infonde timore ed emozione al tempo stesso.
Peccato che il tempo a disposizione, le esigenze fotografiche e la ridotta varietà di strade percorse, siano stati ben lontani dal soddisfare il desiderio di entrare in sintonia con un veicolo così atteso.
La prova si è svolta infatti nel parco interno all'Autodromo di Monza e in un breve tour dei dintorni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 · SU STRADA
La sella è decisamente bassa, ben più di quella del Silver Wing e poco più alta di quella del mitico CN250, anzi a ben guardare la posizione di guida lo ricorda, con le gambe che si allungano sulle pedane avanzate e le braccia che si appoggiano all'ampio manubrio proteso verso chi guida. Una posizione da scooter? Non necessariamente, a meno che consideriate le Harley Davidson e tutte le custom/cruiser come degli scooter. Nei confronti di questi ultimi però la posizione è più naturale, con quell'ergonomia tipica da prodotto Honda.
In questo senso ogni confronto con l'altra moto automatica, l'Aprilia Mana, è del tutto improponibile, una suggerisce curve con il ginocchio fuori, l'altra invita a viaggiare senza fretta.
Le dimensioni sono abbondanti anche da seduti, però il copri-serbatoio è molto svasato e le ginocchia vi s'incastonano comodamente, ovviamente si poggiano entrambi i piedi a terra anche se non si supera il metro e sessanta, anzi è chi supera il metro e novanta a ritrovarsi con le gambe fin troppo angolate.
Certo, da fermo il peso si fa sentire ed è meglio sfruttare il motore per muoversi, anche per pochi metri, un consiglio che però vale anche per altre taglie forti come Gilera GP800 o Burgman 650.
La chiave è in bella vista e per l'avviamento basta sfiorare il tasto sul blocchetto destro, senza tenere premuto il freno e all'accensione l'indicazione N (neutral) appare sul cruscotto accompagnata da un borbottio sommesso.
In questa condizione il motore è sganciato dalla trasmissione, così si può ruotare l'acceleratore per gustare il sound dello scarico senza che la moto si muova, notando la pressoché totale assenza di vibrazioni.
Spostando il bilanciere sul blocchetto destro verso 'D' si collega la trasmissione al motore nella condizione 'Drive', quella che potremmo definire 'normale', per passare a quella 'sportiva' va premuto il bilanciere sul blocchetto sinistro verso la lettera 'S' e la variazione viene segnalata sul cruscotto. In entrambi i casi la variazione dei rapporti è continua (come su un CVT), se invece si vuole utilizzare la modalità cambio sequenziale, bisogna tirare la leva sul retro del blocchetto comandi destro. Così s'inserisce automaticamente la 'prima', indicata dal numero 1 nel cruscotto digitale e per passare alle marce superiori (e successivamente inferiori) si utilizza lo stesso bilanciere sinistro contrassegnato da + e -. Operazioni che si possono compiere, praticamente in tempo reale, sia da fermi che in movimento, in questo secondo caso verrà semplicemente inserito il rapporto più adeguato alla velocità del momento.
Qualunque condizione d'utilizzo si sia scelta, basta accelerare e la moto avanza senza che il regime del motore si alzi troppo, ovviamente la spinta sarà proporzionale alla modalità scelta, dolce in 'D', più vigorosa in 'S' e scattante in '1, 2, 3...'. Tutto senza alcun rumore meccanico o vibrazioni che derivino dal cambio, con un'accelerazione fluida e senza strappi. La reattività alla manopola dell'acceleratore è legata alla modalità selezionata, ma l'effetto 'on-off' è ridottissimo anche usando le marce, grazie all'ottima bilanciatura del bicilindrico a V che consente di viaggiare con un filo di gas senza strappi o sussulti di alcun genere.
Un motore godibile ad ogni regime, che spinge sempre e che sale velocemente di giri, accompagnato da una sonorità via via più cupa, fino all'intervento del limitatore intorno agli 8.000 giri.
Le marce s'inseriscono una dietro l'altra, senza alcuna necessità di parzializzare il gas e il passaggio da una all'altra è decisamente fluido ad ogni regime, redditizio sia che si vogliano sfruttare tutti i cavalli del motore sia snocciolando le marce con un filo di gas. In ogni modo si può sfruttare il freno motore in tutte le situazioni che lo richiedono, ovviamente l'effetto è particolarmente evidente in modalità sequenziale, ancora presente in 'S' e più ridotto in 'D', ma la trasmissione non arriva a 'staccare' come accade sulla quasi totalità degli scooter.
La centralina sovrintende al tutto senza essere invasiva, a meno che si cerchi d'inserire rapporti impossibili e dannosi per il motore, ad esempio selezionando un rapporto inferiore con il motore al massimo dei giri. In questo caso non succede nulla e tutto rimane invariato fino a che si decide di passare al rapporto superiore o si riduce la velocità.
Insomma difficile trovare dei difetti a questo cambio HFT, sempre che non si cerchino sgommate o impennate, rare le prime e praticamente impossibili le seconde, ma se siete arrivati a leggere fin qui, dubito che siano fra le vostre priorità. Quello che però manca è il gesto 'romantico' della cambiata tradizionale, dosando il gas e sincronizzando l'uso della frizione, certamente piacevole in determinanti ambiti, ma anche mortalmente scomodo in tanti altri.
Nonostante un rapporto peso/potenza poco favorevole le prestazioni su strada sono più che soddisfacenti e adeguate anche a togliersi diverse soddisfazioni, senza arrivare ad inutili esagerazioni.
L'impostazione di guida con la sella bassa e le gambe avanzate è un approccio particolare, tipico del mondo custom e familiare anche a quello dei maxiscooter, ma alieno a quello delle moto all'europea.
Il vantaggio primario di questa soluzione è il baricentro bassissimo, che sopperisce all'interasse elevato, mantenendo una discreta maneggevolezza e un'elevata stabilità. Il peso infatti quasi svanisce a partire da velocità piuttosto basse e l'unico frangente che richiede un po' di pratica sono le inversioni di marcia in spazi ristretti, ma basta poco per guadagnare disinvoltura.
Detto questo non mi sento neppure di consigliarlo come primo veicolo, meglio fare pratica con mezzi di stazza e prestazioni ben più ridotte, per approdare alla DN-01 con un po' di malizia.
Ma torniamo all'esperienza di guida e parliamo di comfort: la sella è morbida almeno quanto le sospensioni, le gambe allungate sulle voluminose pedane e il busto eretto con un accenno di appoggio lombare, l'impressione quindi è positiva, resta da verificare se lo sarà anche sulle lunghe distanze.
Il limite più grande, almeno per chi è abituato alle carenature integrali dei migliori maxiscooter, è la protezione aerodinamica e dagli agenti atmosferici, qui veramente modesta. Il cupolino è più un esercizio di design e protegge a malapena parte del busto, mentre le gambe sono quasi completamente esposte, tranne forse le ginocchia.
Si ma come si guida questo squalo a due ruote? Direi molto bene, ma tenete presente che io sono un sostenitore della filosofia 'feet forward' cioè 'piedi avanti', trovo che questa posizione di guida e il baricentro basso offrano un'esperienza di guida particolarmente coinvolgente e anche redditizia: si percorrono le curve velocemente piegando meno che sui veicoli tradizionali e anche i cambi di direzione sono più rapidi di quanto ci si possa immaginare con 1605mm d'interasse e un gommone da 190 al posteriore.
Come s'intuisce dalle foto l'angolo d'inclinazione in curva non è però troppo elevato e con una guida decisa i nottolini sotto-pedana arrivano presto a strisciare sull'asfalto, ma non c'è da preoccuparsi visto che le pedane si ripiegano verso l'interno e, volendo, si può anche insistere sentendo il piede spinto verso l'alto, ma senza che la sicurezza di guida ne soffra. È una sorta di campanello d'allarme, piuttosto rumoroso, ma che può anche essere gratificante e scintillante...
Assieme al cambio, altro elemento d'eccellenza per DN-01 è la frenata. Anche qui bisogna resettare alcune abitudini e considerare come strumento principale il voluminoso pedale destro. Agisce sul disco posteriore e su un pistoncino del disco anteriore sinistro, con una valvola che favorisce il posteriore e permette decelerazioni più che sufficienti nell'uso normale. Se però si vuole il massimo bisogna utilizzare contemporaneamente anche la leva anteriore destra che aziona i restanti cinque pistoncini e allora la frenata diventa davvero potente, mai brusca, e la moto si accuccia senza il minimo beccheggio ritrovandosi fermi in pochi metri. In più la predominanza posteriore della frenata a pedale fa si che si possa pinzare (delicatamente) anche per aiutare a 'chiudere' una curva.
L'ABS poi è veramente a punto e interviene solo quando è veramente necessario, segno che oltre alla centralina anche pneumatici e sospensioni svolgono bene il loro compito e non si ha alcuna reazione 'anomala' sia alla leva che al pedale. Così le frenate d'emergenza anche su fondo bagnato, sul pavé o sul brecciolino non sono più un problema, con la garanzia che, se ci sono metri a sufficienza, ci si ferma velocemente e senza rischi di sbandate incontrollabili.
Non ho idea delle prestazioni velocistiche, visto il breve percorso extraurbano, ma il limite di legge e quello imposto dall'assenza di protezione aerodinamica interverranno ben prima che il motore si possa distendere. All'opposto, nel traffico cittadino sarà la sporgenza degli specchi retrovisori e le dimensioni generali a limitare gli slalom fra le autovetture, ma su un mezzo del genere è auspicabile una guida da 'gentleman rider' e non da 'teppista urbano'.
La porzione di sella dedicata al passeggero è ampia e morbida, ancora meglio se abbinata allo schienalino opzionale, ma le pedane sono abbastanza ravvicinate e i maniglioni con poco spazio per infilare le mani guantate.
Come detto nella parte descrittiva è disponibile solo il cavalletto laterale, molto solido, ma in alcuni frangenti la mancanza quello centrale si fa sentire. In compenso sul lato destro del motore troviamo il freno di stazionamento, che risulta assolutamente indispensabile.
Rispetto ad una moto, l'assenza di vani bagaglio non è una novità, più difficile rinunciarvi per chi si è abituato ai maxiscooter, ma sono sicuro che dopo aver fatto un giro di prova, tanti propositi razionali rischieranno di essere 'superati' dal fascino che DN-01 sa emanare. Fascino che, lo confesso, ha conquistato anche me, che non vedo l'ora di averne una a disposizione per qualche bel viaggio e per approfondire le sensazioni, positive, di questo primo test.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 · COMPETITOR
Sinceramente, non credo che si possa parlare di reali competitor per questa moto che si caratterizza effettivamente come qualcosa di nuovo.
Il cambio automatico/sequanziale può farla accomunare all'Aprilia Mana, e in effetti il funzionamento, anche se parte da meccanismi del tutto diversi, raggiunge risultati molto simili, per il resto però si tratta di veicoli radicalmente differenti.
Altri confronti 'fantastici' si possono fare col passato e col futuro: del primo vedete le immagini di una rara Honda CB 400 Automatic e di una Moto Guzzi V1000 Idroconvert, due 'cruiser' automatiche che hanno precorso i tempi, mentre in un futuro prossimo potremmo ipotizzare un confronto su strada con altri prototipi di cruiser automatiche viste negli scorsi anni ai saloni giapponesi: la possente Suzuki G-Strider o l'esagerata Yamaha Gen-Ryu.




 

 · CONCLUSIONI
Una moto coinvolgente e innovativa, realizzata con una cura esagerata, che si guida molto bene, frena anche meglio, cambia guida in base ai desideri del pilota e che invoglia a partire per lunghi viaggi di piacere
(come nella foto qui a fianco), o anche a sfoggiarla fuori da un locale alla moda.
Ma anche una moto che gioca a fare il fenomeno, mettendo in secondo piano le prerogative del mondo maxiscooter: protezione e spazio bagagli. Chi decide di fare il passo verso la moto dovrà quindi tenerne conto, oppure aspettare che Honda proponga il cambio HFT su altri veicoli, tipo la Deauville.


Testo: Fabrizio Villa
Foto: Simone Romeo Photography, Zep Gori e originali Honda

<<< PRESENTAZIONE
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ABBIGLIAMENTO
Casco:
Caberg
Justissimo GT Mirage
Giacca:
Spidi Jackal
Guanti:
Tucano Urbano Long Softy
Pantaloni:
Giali J61
Stivali:
Oxtar Urban



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