Ritorno a parlare di
Scarabeo a distanza di quasi sei mesi dalla presentazione
stampa nei pressi di Portofino. Nel frattempo ho avuto
modo di percorrere personalmente quasi 5000 km dalle strade
gelate del nord Italia in inverno, ai tornanti del passo
del Muraglione, fino alle assolate piane presahariane
della Tunisia, senza trascurare il traffico più
congestionato.
Un'esperienza che mi ha permesso di entrare in perfetta
sintonia con pregi e difetti dell'ammiraglia Aprilia a
ruote alte.
Senza tornare ad annoiarvi con una descrizione dettagliata
di ciclistica, propulsore e dotazione, per cui vi rimando
alle pagine precedenti, voglio integrare le già
numerose informazioni espresse da CyberScooter con ulteriori
elementi di 'vita vissuta', tanto rare in un mondo sempre
più patinato.
Confermo che l'altezza della sella
e il tipo di svasatura possono porre in difficoltà
i meno alti nel poggiare i piedi a terra, di contro è
comoda per gli altri che non si troveranno mai con 'le
ginocchia in bocca'. In più la sella è veramente
comoda anche standoci seduti dalla mattina alla sera e
le gambe possono assumere diverse posizioni, alleviando
la fatica del viaggio, finanche a distendersi puntando
i tacchi nelle svasature anteriori.
Il manubrio risulta più
basso e stretto rispetto a quanto ci si è abituati
su altri maxiscooter, portandoci ad assumere una posizione
compatta, più motociclistica e adeguata alla totale
protezione di cui è capace l'aerodinamica carenatura
anteriore.
La strumentazione è
molto comoda per i viaggi: con la possibilità di
utilizzare i due parziali per diversi conteggi, il termometro
per quantificare le escursioni termiche (anche 20°
in poco più di un'ora in Tunisia), il contagiri
per tenere d'occhio il regime di utilizzo nelle lunghe
tirate autostradali ed il consumo medio, effettivamente
affidabile, per pianificare le soste carburante. La velocità
massima raggiunta è un vezzo e quella media è
attendibile solo se non si fanno continue soste. Il termometro
del liquido di raffreddamento è addirittura 'inutile',
tanto anche a 40° e viaggiando a passo d'uomo la temperatura
si è sempre tenuta su valori medi, senza neppure
richiedere l'uso della ventola!
Non sempre preciso invece l'indicatore del livello carburante,
in genere piuttosto ottimista, tenetene conto anche perché
non è facile riempire il serbatoio fino all'orlo.
I comandi si sono rivelati
comodi tranne il flash abbagliante, non nella posizione
'canonica' e alla necessità di imparare le procedure
per regolare i trip digitali. Qualche difficoltà
nell'apertura/chiusura del bauletto
quando viene riempito per la sua capienza. Quello di cui
si sente la mancanza è però il freno
a mano che costringe ad equilibrismi in caso di
soste in salita per fare fotografie o in caso di parcheggi
in pendenza senza dover ricorrere al cavalletto centrale.
Parlando di cavalletti, il
centrale richiede un certo sforzo con lo scooter a pieno
carico, mentre il laterale è posizionato un po'
indietro e proprio in corrispondenza con la pedana del
passeggero richiedendo la sua costante chiusura, in compenso
è solido anche con tutti i bagagli a bordo.
Fare benzina obbliga a scendere
di sella e ad aprire la sella, sarebbe stato meglio prevedere
uno sportellino esterno, anche perché è
l'unico motivo per sollevare la sella, esclusa la manutenzione
periodica.
Prima di 'partire' un accenno alla sospensione
posteriore e all'ammortizzatore
di sterzo: la prima ha un'escursione sufficiente
e un'ampia possibilità d'intervenire sul precarico,
ma il sistema di regolazione a doppia ghiera obbliga ad
una procedura complessa e di estrema precisione, condizioni
incompatibili con le variegate esigenze che il turismo
propone, obbligando di fatto a tarature di compromesso,
stesso discorso per l'ammortizzatore di sterzo, soluzione
di pregio per agire sulla stabilità direzionale
a seconda del percorso in programma, vanificato dalla
pressoché irraggiungibile posizione del registro.
Interessante la soluzione opzionale proposta per i bagagli,
le borse laterali in tinta
con la carrozzeria sono utilizzabili senza che la sagoma
dello Scarabeo assuma proporzioni ingestibili grazie alla
snellezza del posteriore e con i loro 60 litri complessivi
sopperiscono ampiamente alla mancanza del vano sottosella,
mantenendo il bagaglio ugualmente al sicuro e senza incidere
negativamente sulla stabilità del mezzo. Il sistema
d'aggancio necessita di una chiave apposita e utilizza
un'ingegnoso comando a filo per lo sgancio dal supporto,
attenzione perché richiede l'apertura del coperchio,
con possibile 'esplosione' del contenuto nel caso si sia
stipato l'inverosimile. Nel corso della vacanza in Tunisia
si sono dimostrate comodissime per dividere il bagaglio
lui/lei e per il trasferimento in albergo di tutto il
necessario. Il loro solido telaio non ha mai trasmesso
alcuna vibrazione neppure su strade dissestate.
La capiente borsa da tunnel
sfrutta ottimamente uno spazio ideale per caricare il
bagaglio più pesante e più delicato e con
i suoi 50 litri di volume ha ospitato il corredo informatico
(PC portatile + accessori) e quello fotografico, oltre
a mappe, guide, bottiglia d'acqua grande, frutta e dolci,
un paio di maglioni e tutto quello che necessita tenere
a portata di mano. Insostituibile la tasca trasparente
per tenere d'occhio la mappa del viaggio. Nel baule
posteriore ha trovato posto il completo impermeabile
per due, la toeletta e... il superfluo.
Veniamo al comportamento dinamico
che sostanzialmente conferma quanto già esposto
nella presentazione dinamica.
Va abbandonata l'idea di scooter 'sdraiato' per abbracciare
l'idea più classica e motociclistica che prevede
una posizione più seduta, conservando il vantaggio
di poter cambiare la posizione delle gambe a piacimento,
una bella comodità sui lunghi viaggi rispetto ad
una moto.
Questa posizione, abbinata ad una sella e ad un baricentro
un po' alti richiede una maggior attenzione nella guida
a bassa velocità e nelle inversioni, ma ripaga
con un buon controllo del mezzo sul veloce e affatica
meno la schiena.
Grazie alla ridotta sezione frontale
e al raggio di sterzo degno
di un cinquantino, una volta presa la mano, anche il congestionato
traffico metropolitano viene
digerito senza particolare stress a conferma che il tragitto
quotidiano casa-ufficio è alla portata del maxi
Scarabeo, pur se i 'fratelli' più piccoli se la
cavano sicuramente meglio.
Questa prerogativa lo rende adatto anche alle anguste
stradine di montagna e pure qualche piccolo sterrato è
digerito senza problemi, anzi, se non fosse stato per
il delicato corredo digitale, avremmo sicuramente affrontato
anche qualche pista tunisina fra le più abbordabili.
Dove però l'imponente reparto
ciclistico e le ruote da
16 pollici fanno la differenza è sulle strade
a scorrimento veloce, anche
con curvoni impegnativi come l'autostrada della Cisa o
la più insidiosa Serravalle. In questi casi, si
apprezza una stabilità sconosciuta ad ogni altro
scooter 'tradizionale' cioè con il motore oscillante
assieme alla ruota posteriore, arrivando a rivaleggiare
con soluzioni più sofisticate proposte dai bicilindrici
giapponesi.
Sul veloce l'ideale è non stringere troppo il manubrio
e lasciare che lo sterzo 'lavori', puntandosi maggiormente
con le gambe sul tunnel, così facendo anche i curvoni
presi ad alta velocità vengono gestiti senza problemi
e le giunture dell'asfalto o dei viadotti non perturbano
più di tanto l'assetto dello Scarabeo. In due e
bagagli, il maggior peso sembra addirittura migliorare
la precisione di guida, a patto di regolare ammortizzatori
posteriori e di sterzo in modo adeguato.
Quello che riesce invece a far ondeggiare
lo Scarabeo sono le scie e le turbolenze generate degli
altri veicoli: in una condizione di traffico veloce come
le tangenziali di una grande città, soprattutto
stando in scia ad altri veicoli, le perturbazioni d'aria
che gravano sull'ampio parabrezza solidale al manubrio,
in concomitanza con lo sfavorevole effetto aerodinamico
determinato dal bauletto posteriore, generano un'andatura
'serpeggiante' che, pur non determinando alcuna pericolosità,
non risulta affatto piacevole soprattutto ai neofiti.
In compenso la protettività
offerta dallo scudo anteriore è quanto di meglio
attualmente reperibile sul mercato. La zona gambe e piedi
vive in una 'bolla' di tranquillità anche grazie
ai deflettori laterali che arrivano a beneficiare anche
le gambe del passeggero. Busto, braccia e mani sono integralmente
protette tanto che della miriade di moscerini infranti
sullo scudo, nessuno ha raggiunto il nostro abbigliamento,
una dote interessante quando si viaggia, ma anche se ci
si presenta ad un incontro di lavoro. Stesso discorso,
ancora più importante, in caso di freddo e pioggia
quando la protezione è davvero totale.
Rimane scoperto solamente il casco, soluzione che garantisce
ottima visibilità, ma richiede la scelta di un
modello più aerodinamico e silenzioso possibile,
sconsigliando l'utilizzo di un jet per i trasferimenti
più impegnativi, cosa che vale anche dal punto
di vista della sicurezza, naturalmente.
Il passeggero viaggia in
1^ classe, con una sella ottimamente imbottita e un comodo
schienale, con pedane ben distanziate e solide maniglie
per le mani. Solo nelle lunghe tirate autostradali la
posizione moderatamente rialzata espone il suo casco alle
turbolenze, ma in tutte le altre condizioni favorisce
la contemplazione del paesaggio.
Anche nella guida spigliata e in due è quasi impossibile
strisciare terra con il cavalletto, una sicurezza da rimarcare.
Il capitolo freni è
quello con cui mi sono più confrontato con gli
uomini Aprilia: la ricerca di una frenata estremamente
modulabile e facile da gestire anche in condizioni di
scarsa aderenza e ai neofiti, scelta che condivido appieno
assieme alla frenata combinata, ha portato ad un'azione
frenante un po' ritardata, particolarmente nella prima
corsa delle leve e ad una mancanza d'incisività
in caso di frenate d'emergenza. È certo difficile
trovare il punto d'equilibrio fra l'evitare il bloccaggio
delle ruote e garantire una frenata potente, e probabilmente
la soluzione migliore è quella di abbinare il sistema
ABS a quello integrale, soluzione su cui Aprilia sta lavorando
sodo e che spero vedremo quanto prima tradotto in realtà
commerciale.
Le sospensioni sono ben calibrate
per la stazza del veicolo e non entrano in crisi anche
a pieno carico e ad alta velocità, risultano però
poco efficaci sulle asperità più secche
e di difficile regolazione.
Ma come va questo 500cc da 220kg? Non ci si possono certo
aspettare accelerazioni mozzafiato,
tutto avviene in modo molto dolce e progressivo, ma per
quanto riguarda la velocità
di punta, (poco meno di 170km/h indicati) e le medie autostradali
è a livello della concorrenza di pari cilindrata,
anche bicilindrica.
Quello su cui si potrebbe forse lavorare ancora è
l'erogazione sotto i 4000 giri, o meglio far lavorare
il più possibile il motore oltre questa soglia,
ne guadagnerebbero prontezza e corposità d'ergazione
evitando qualche sussulto tipico in un monocilindrico.
Sto comunque cercando il pelo nell'uovo perché
monocilindrici così prestanti e regolari nella
quasi totale assenza di vibrazioni sono assolutamente
introvabili anche fra le motociclette.
In più i consumi sono
davvero irrisori rendendo difficile scendere sotto i 20km/litro,
se non in ambito prettamente urbano, fantascienza per
i bicilindrici jap e un'ottima premessa per l'autonomia
fra un pieno e l'altro.
Parlando di affidabilità
poi c'è ben poco da dire visto che non è
stato necessario alcun intervento per tutta la durata
del test.
Scarabeo 500 è un mezzo 'vero', pensato e realizzato
sia per viaggiare che per essere utilizzato quotidianamente,
senza rinunciare a quell'aria un po' snob che lo fa distinguere
dalla concorrenza, rara del resto, trattandosi dell'unico
scooter a ruote alte di grossa cilindrata attualmente
disponibile.
Penso sia superfluo trarre ulteriori considerazioni dopo
il fiume di parole scritto in questo dettagliatissimo
servizio, l'ultimo consiglio, come sempre, è quello
di provare con mano e di trarre le vostre conclusioni,
in questo Aprilia è a disposizione con tutta la
sua rete di Concessionari, poi naturalmente mandateci
le vostre impressioni...
Testo: Fabrizio
Villa
Foto: Monica Il
Grande, Francesco
Roberti, Fabrizio
Villa
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