LA
MOTO AUTOMATICA E’ CRESCIUTA
Nato dieci anni fa come elegante e sbarazzino ciclomotore,
nel 1999 lo Scarabeo si trasforma in un alfiere delle
ruote alte nel settore dei targati, caratterizzato da
forme abbondanti, brillanti motori di 125 e 150cc (e poi
di 200), una ciclistica sovradimensionata e una posizione
di guida degna di una GT: non era il solito cicloscooter
elaborato ed omologato, ma una vera alternativa agli scooteroni
a ruote basse.
Tra i numerosi clienti che staccarono un assegno per portarsi
a casa questo innovativo scooter, ci fu anche il sottoscritto,
che ebbe modo di godersi 28.500 Km di soddisfazioni. Spingendomi
oltre i confini delle mura cittadine, ne ho apprezzato
il confort regale e la stabilità superiore alla
media, ma, come molti altri, desideravo qualche centinaio
di cc in più.
Oggi Aprilia ha dato una risposta a queste istanze, realizzando
un modello tutto nuovo e dotandolo del più potente
monocilindrico del mercato, il Piaggio 500.
Se siete intenzionati a farne un uso esclusivamente cittadino,
il vostro Scarabeo ideale è il 100; se dovete percorrere
quotidianamente tratti di tangenziale o se volete fare
qualche gita fuori porta, lo Scarabeo giusto è
il 200; questo 500 è indirizzato a chi, oltre a
spostarsi in città e a fare qualche giretto al
lago, ha serie ambizioni turistiche: Sardegna, Irlanda,
Spagna, Grecia: questo Scarabeo
non teme confini.
Lo stile è chiaramente
ispirato a quello dei fratellini minori, ma salta subito
all’occhio una grande differenza: la fanaleria alta
e sporgente ha lasciato il posto a gruppi ottici incastonati
nella carena, in ossequio alle leggi dell’aerodinamica.
La linea riesce ad esprimere
contemporaneamente imponenza e snellezza; a me piace,
anche se la colorazione beige del veicolo provato non
rende onore all’originalità delle forme:
le tinte blu e argento mi sembrano molto più azzeccate.
Osservandolo, si comprende immediatamente che il suo obiettivo
non è soltanto quello di contrapporsi al Piaggio
Beverly 500, ma è anche quello di costituire una
seria alternativa ai bicilindrici giapponesi e…
alla Honda Deauville, ultima superstite di un’epoca
in cui, per rientrare nella categoria supertourer, non
era necessario montare un motore grande quanto quello
di una Golf.
Le finiture sono altalenanti:
a particolari raffinatissimi come le pedane passeggero
e i contrappesi delle manopole in alluminio satinato,
si contrappongono dettagli poco adeguati alla classe del
veicolo, come la debole verniciatura dei cerchi ruota
e la chiusura con qualche difetto dello sportello portadocumenti
ubicato nel retroscudo; il livello è comunque molto
vicino alla produzione giapponese più accreditata.
I comandi elettrici sono
una vecchia conoscenza per i possessori di Scarabeo 125-200,
con in più il comodo ritorno automatico degli indicatori
di direzione dopo 500 metri e il comando per le “quattro
frecce”; gli specchietti
sono funzionali, ma fin troppo sobri nel design: elementi
cromati o satinati non avrebbero sfigurato.
La strumentazione si può
descrivere con tre aggettivi: completa, leggibile e gradevole
alla vista, soprattutto di notte, quando si può
apprezzare l’illuminazione blu.
Come per altri GT, a me è toccato l’ingrato
compito di saggiarne l’attitudine agli spostamenti
urbani, sorvolando sulle doti turistiche.
Quindi, mi sono messo nei panni dello scooterista incallito
che quotidianamente deve raggiungere l’ufficio situato
nel caotico centro di Milano.
La posizione di guida è
quasi identica a quella della serie 125 – 200, ma
lo spazio è ancora superiore.
La sella è comodissima
per pilota e passeggero; costui sta sul trono, cullato
da un morbido poggiaschiena. Per trovare qualcosa di meglio
su due ruote, è necessario adagiarsi sulle sontuose
poltrone di Honda Goldwing e BMW K 1200 LT.
Tuttavia, la sella è molto alta e larga: la mia
statura è di 1,73, ma tocco terra solo con le punte
dei piedi. La moto (o lo scooter) è come un vestito:
deve calzare bene e non può adattarsi a tutte le
taglie, ma lo Scarabeo sembra privilegiare la XL, una
misura poco diffusa in Italia.
Sarebbe scontato affermare che le
prestazioni offerte da un propulsore da 40 cv sono
sovrabbondanti in città, ma Aprilia ha scelto per
la sua ammiraglia scooter una rapportatura lunga del variatore
alle basse velocità: ciò comporta un’accelerazione
da fermo inferiore alle aspettative, ma anche bassi consumi
di carburante inferiori alla media dei concorrenti:
un amico è riuscito addirittura a raggiungere i
27 Km/l!
L’impianto frenante
sembra essere molto indicato per l’uso cittadino:
modulabile e poco incline al bloccaggio, non mette in
difficoltà neppure su fondo infido; tuttavia, se
l’andatura aumenta, può rivelarsi poco incisivo,
nonostante la presenza del doppio disco anteriore e della
frenata integrale. (N.d.R.: Aprilia
ci ha poi segnalato che le pastiglie dei freni erano di
una 'partita' non conforme a quelle definitive.)
Le sospensioni hanno una
taratura di compromesso, né troppo morbida né
troppo rigida: il pavè cittadino viene digerito
comodamente, ma le asperità più accentuate
si avvertono parecchio, com’è normale per
un mezzo che sfiora i 160 Km/h; le coperture abbondanti
mettono al riparo da qualsiasi sorpresa spiacevole quando
si affrontano i binari del tram.
Il peso si fa sentire a bassa
velocità: nell’ambiente urbano i fratellini
minori sono molto più leggeri, ma questo 500 mantiene
inalterato l’elevato raggio di sterzata, che consente
un’agilità insospettabile. Questa caratteristica
facilita enormemente anche le manovre negli spazi più
angusti, come i box.
La larghezza non eccessiva,
oltre a facilitare i movimenti tra le colonne di automobili,
consente anche di parcheggiare lo scooter radente ai muri
delle abitazioni, laddove è possibile farlo senza
ostacolare il transito dei pedoni.
La sensazione di imponenza è più avvertibile
quando ci si ingegna per infilare lo scooter negli stretti
parcheggi per motocicli delimitati da divisori metallici,
che sembrano realizzati a misura di cinquantino.
Nel baulone integrato, che
sostituisce vani sottosella dalla forma a volte stravagante,
trovano comodamente posto due caschi integrali o una borsa
ufficio insieme ad un’infinità di altri oggetti.
Quando si imbocca la tangenziale, per fare ritorno a casa,
lo Scarabeo ha modo di schiarirsi la voce e di dare un
piccolo assaggio di quello che sarebbe capace di fare
sui lunghi percorsi autostradali.
Se in accelerazione da fermo
mostra un po’ di pigrizia, in
ripresa si rivela molto brillante: è questa
la dote che conta, perché significa poter effettuare
i sorpassi con notevole rapidità. I 90 Km/h consentiti
in tangenziale (quando il traffico lo permette) sono una
velocità da passeggio per lo Scarabeo 500, che
si premura di non disturbare mai il suo pilota con fastidiose
vibrazioni, cullandolo come su una supertourer a quattro
cilindri.
Infine, una considerazione sul prezzo.
Questo Scarabeo 500 costituisce forse l’espressione
più evoluta fra i monocilindrici, per dotazioni
ciclistiche e attitudine turistica; ma ritengo che il
prezzo sia un po’ elevato: quei 400 euro in più
rispetto all’Atlantic non sembrano essere giustificati
dalla presenza di ruote di diametro superiore.
Testo: Fabio
Scotti
Tester: Michele Di Lorenzo, Fabio
Jacopini, Roberto
Meloni
Foto: Francesco
Roberti, Fabrizio
Villa
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