| 30.000 km con
il Tmax 500
• Breve premessa.
Nel lontano 1998 divento proprietario di un inossidabile
Yamaha Majesty 250, un mezzo poliedrico sviluppato per
un utilizzo nel contesto urbano e per gite a medio raggio.
Ho percorso quasi 50000 in 3 anni e mi sono spinto ben
più in là di brevi gite, girando Corsica
e Sardegna. Sempre affidabile, instancabile e soprattutto
confortevole, non mi ha mai tradito, ma mi ha spinto a
cercare un degno sostituto che potesse sopperire alle
ovvie carenze dimostrate in quanto a telaio, molto elastico
e poco reattivo quando si porta il mezzo alla frusta.
Alla fine del 2000 mi affaccio sul palcoscenico della
categoria superiore dei maxi-scooter, al tempo ancora
in fase di sviluppo ed ecco apparire sul mercato uno scooter
bicilindrico di 500 cc, un condensato di tecnologia applicata
ad un telaio davvero rigido e performante, con una ciclistica
degna di una vera moto, il Tmax500.
Anche se inizialmente le forme e le curve delle carene
non suscitano in me particolare interesse, rimango comunque
“ammaliato” dallo “State of the Art”
che i tecnici di Iwata sono riusciti a creare. Un motore
così compatto unito ad un forcellone posteriore
con mono-ammortizzatore orizzontale che lavora in estensione
e la doppia piastra di sterzo provocano in me una curiosità
estrema, e la voglia di provare a guidarlo e di spingerlo
ai limiti per saggiarne le caratteristiche comincia a
farsi sempre più forte.
Ed è nell’ottobre del 2001, dopo attenti
studi e valutazioni, che varco la soglia del desiderio
ed materializzo le mie decisioni acquistando un Tmax blu,
per l’esattezza “Galaxy Blue”, usato
di 3000 km circa, in perfetto stato. Ed ora vi racconto
i chilometri in sella al mio prode destriero, con tutte
le impressioni e commenti che sono scaturiti col passare
del tempo.
Le ricerche effettuate nei mesi antecedenti l’acquisto
mi hanno portato a conoscere il Tmax (sulla carta) quasi
a memoria, ecco quindi una breve serie di dati tecnici
unicamente tesi ribadire la formula magica usata dalla
Yamaha in fase di progettazione:
– Cilindrata: 500 cc, bicilindrico orizzontale
– Alimentazione: 2 carburatori Mikuni
– Potenza: 40PS dichiarati dalla casa a 7000 rpm
– Peso: 205 kg ca
– Lunghezza: 2235 mm
– Interasse: 1575 mm
– Velocità max: circa 160 km/h
– Cerchi da 14” anteriore 120/70, posteriore
150/70
Guardandolo da una distanza di qualche metro, il Tmax
si presenta piuttosto lungo; il muso slanciato, dotato
di 2 occhi accattivanti, ospita il parabrezza giustamente
dimensionato. Il manubrio è posto ad una buona
altezza e la sella occupa una discreta porzione della
lunghezza totale del veicolo, offrendo ampio spazio a
pilota e passeggero, quest’ultimo dotato di un pratico
maniglione facilmente impugnabile . Il codone, massiccio
e possente, si rivela parecchio slanciato quasi a richiamare
le supersportive di razza, ed appare davvero muscoloso
grazie ad un forcellone che sul lato sinistro integra
una doppia catena di trasmissione racchiusa in un carter
di dimensioni contenute, e quindi piacevole da vedersi.
Sul lato destro spicca lo scarico, di dimensioni equilibrate
e con un inclinazione a salire, a palese richiamo di sportività.
Il tunnel centrale è ben visibile ma non appare
d’ostacolo all’abitabilità. La pancia,
quasi completamente coperta dalle carene, è piuttosto
bassa e nasconde parzialmente il mono-ammortizzatore dalle
fattezze robuste e tenaci.
Tutto l’insieme lascia risaltare un sportività
forse in primo acchito non ben visibile, ma al tempo stesso
disegna i tratti di un buon tourer.
Prima di accomodarmi “on-board”, apro la sella,
ampia e generosa, per scoprirne la capienza che si rivela
minima, anche se di facile accesso, ed atta ad ospitare
un casco integrale ed i documenti di bordo, e forse una
cerata. Lo scudo frontale propone un piccolo vano nel
quale riporre cellulare od oggetti di dimensioni molto
contenute, quali bloccadisco o fazzolettini.
Mi siedo e noto con piacere che la postura è comoda,
la presa sul manubrio è sicura e le braccia quasi
estese. Lo spazio per le gambe è ampio, siano esse
estese o piegate, l’altezza della sella da terra
è un po’ alta, e la statura di 1,80 mi consente
un buon appoggio a terra lasciandomi intendere che chi
è più basso incontrerà qualche piccolo
problema. La strumentazione è essenziale e priva
di fronzoli, offrendo informazioni in tempo reale su velocità
(con tachimetro digitale), temperatura e carburante, poco
sotto trovano spazio alcune spie luminose e l’utile
orologio digitale completa il tutto. Cercando di capire
la mole del mezzo, percepisco immediatamente un peso non
indifferente, che subito mi porta ad immaginare un po’
di fatica nel gestirlo nel traffico stretto ma ipotizzando
una notevole stabilità nelle curve più impegnative
a velocità sostenute. L’immaginazione si
ferma qua e la realtà mi suggerisce di avviare
il propulsore che con un borbottio sordo e cupo (forse
un po’ soffocato) rivela una potenzialità
senza precedenti per un maxi-scooter. Qualche attimo per
scaldarlo e si parte!
La manetta del gas ha una corsa breve e risulta sensibile
anche alle minime variazioni di rotazione. L’assetto
è abbastanza duro e le sospensioni assorbono bene
le asperità del terreno, mostrando una maneggevolezza
globale molto divertente. I freni sono possenti e ben
modulabili, entrambi a disco rispettivamente con un diametro
di 282 mm per l’anteriore e 267 per il posteriore.
In fase di accelerazione lo spunto da fermo è pacato
nei primi 3-4 metri dopodiché il variatore scarica
progressivamente la coppia del motore alla ruota che spinge
il mezzo rapidamente fino ai 120 all’ora con un
tiro incessante, per poi diminuire progressivamente la
spinta che comunque porta il tachimetro a segnare i 175
orari circa... un risultato molto soddisfacente.
Mi ci sono voluti un paio di giorni per imparare a conoscere
il comportamento su strada del Tmax che si è dimostrato
fedele nelle traiettorie, sicuro nei movimenti, pronto
e scattante nelle accelerazioni ma soprattutto stabile
nelle curve, lente o veloci, ed infine con una frenata
garante di spazi d’arresto davvero contenuti.
Nell’arco dei 30000 km ad oggi maturati ho condotto
il mio Tmax in viaggi molto impegnativi, l’ultimo
dei quali fino a Tarifa, sullo stretto di Gibilterra.
Carico come un mulo, con 2 persone a bordo insieme a 2
borse laterali, 1 borsa centrale ed 1 bauletto strapieno,
non ha mostrato alcun segno di “stanchezza”,
senza mai venir meno alle sue doti di stradista e senza
in alcuna situazione lamentare disfunzioni o problemi
di sorta, nonostante abbia percorso anche più di
700 km in un giorno a velocità di tutto rispetto.
Con ciò voglio solo sottolineare le doti turistiche
che il bicilindrico Yamaha ha egregiamente messo in mostra.
Ed ora l’aspetto sportivo, o forse dovrei usare
un termine più appropriato come “corsaiolo”.
Come detto pocanzi, grazie al telaio ed alla ciclistica
eccellenti il Tmax si propone su strada per essere impiegato
anche in situazione estreme, dove, se messo alla frusta,
è in grado di dare soddisfazioni tipiche di una
moto. Il pensiero comune che questo gioiello debba rimanere
relegato nella categoria dei maxi-scooter, è alquanto
presuntuoso e sminuisce le particolari doti che qui di
seguito illustrerò, nel tentativo di spiegare perché
ritengo debba essere visto come una moto vestita da scooter
e non più come l’ennesimo prototipo sviluppato
per un uso amatoriale e quindi con limiti “fisici”
tipici di scooter rivolti ad un bacino d‘utenza
prettamente cittadino, per definizione non impegnativi
e con limiti presto raggiungibili.
Quando si è alla guida del maxi-scooter più
apprezzato degli ultimi anni, fin dai primi chilometri
ci si accorge di quanto le sensazioni trasmesse al pilota
siano vere e sincere. Ciò che vorrei sottolineare
è che tutti i concetti legati alla guida di un
“normale” maxi-scooter devono essere abbandonati.
Per fare un esempio, basta pensare alle torsioni del telaio
nelle curve più incisive, oppure al dondolare del
posteriore nei sussulti dovuti alle asperità dell’asfalto,
sussulti che difficilmente posso essere eliminati in quanto
principalmente dovuti alle cosiddette “masse sospese
in movimento”. Tipico dei maxi-scooter è
il motore solidale e quindi oscillante con il retrotreno,
che crea una notevole ripartizione del peso a scapito
della stabilità.
Con il Tmax questo non accade, ed anche nelle situazioni
più estreme laddove si cerca di trovare il limite
in curva, la traiettoria viene caparbiamente mantenuta,
senza esitazioni. L’impressione che si ha è
che si sta viaggiando su un binario, ed è davvero
difficile mettere in crisi la ciclistica. L’angolo
di piega dichiarato dalla casa nipponica è davvero
notevole e non è affatto difficile superarlo.
In aggiunta a tutto ciò, questo bicilindrico si
propone per essere interpretato alla stregua di una moto,
una vera moto. La doppia piastra di sterzo conferisce
alla struttura a diamante del telaio una forte rigidità,
le masse quali motore (rigidamente inserito all’interno
del telaio) e gruppo di trasmissione sono totalmente distribuite
sotto il livello della sella, ottenendo un baricentro
bassissimo utile per una guida esasperata.
Nel lato pratico, la velocità ottimale per sfruttare
al meglio queste doti si attesta tra i 60 ed i 140 all’ora,
dopodiché si va incontro al limite posto dalla
lunghezza del mezzo, non proprio contenuta, che produce
ondeggiamenti a mio avviso attribuibili non solo all’interasse
ma anche al diametro dei pneumatici, speriamo ampliabile
in un prossimo futuro.
Detto questo, rimanendo nel range di velocità sopra
proposto, si compiono manovre invidiabili.
L’ingresso in curva è preciso, affidabile,
e delle situazioni più estreme quando si entra
con il freno pinzato, la tendenza del mezzo è quella
di raddrizzare per poi allargare la curva, ma ciò
accade solo se la frenata è davvero al limite.
Il Tmax è “duro” da guidare, è
necessario condurlo con forza e tenacia affinché
le traiettorie siano precise e scolpite, ma sono energie
spese bene. Lo sforzo scaricato sulle braccia è
considerevole ed i repentini cambi di direzione devono
essere effettuati con energia, perché diversamente
si avverte la tendenza ad andare fuori traiettoria.
Le pieghe al limite sono estremamente facili da raggiungere,
e fin dal primo tentativo si nota quanto il Tmax si inclini
fino ad andare in una sorta di appoggio che conserva fino
all’uscita dalla curva. Il cavalletto centrale pone
un limito fisico che può essere superato rimovendolo,
ma così facendo si comincia a strisciare con i
fianchetti creando piccoli danni spiacevoli e fastidiosi.
In uscita dalle curve, anche aprendo completamente il
gas prima del previsto, non si scompone, a patto che si
abbia la forza per tenerlo giù.
In sintesi: affidabilità, performance, stabilità
e precisione nelle traiettorie sono i punti forte del
nostro protagonista, ad oggi ancora ineguagliato.
• Ed ora la manutenzione:
I tagliandi sono previsti ogni 10000 km. Ogni 5000 si
effettua solo il cambio olio. Ecco un breve resoconto
dei costi e delle azioni effettuate durante gli interventi
previsti dalla manutenzione programmata:
– 1000km primo tagliando, cambio olio e filtro olio
motore, 90 euro
– 5000km, cambio olio motore, 80 euro
– 10000km, secondo tagliando, cambio di tutti i
filtri, olio motore, olio trasmissione, candele, 256 Euro
– 20000km, cambio di tutti i filtri, olio motore,
olio trasmissione, candele, sostituzione V-belt, 458 Euro
– 30000km, come il tagliando dei 10000.
Ogni 10000 km è necessaria la sostituzione del
pneumatico posteriore, l’anteriore può raggiungere
i 15000 ma si presenta orribilmente “scalinata”,
procurando un fastidioso tremore all’avantreno ed
un noioso rumore in ordine di marcia.
E’ tutto, mi auguro di essere stato d’aiuto
a chi si trova nell’indecisione di quale moto o
maxi-scooter acquistare. Le mie impressione di guida dopo
30000 km sono assolutamente positive, ottenendo un giudizio
globale molto buono. Unica nota dolente è il consumo,
che può oscillare dai 10 km/litro durante la guida
più “assatanata” fino ai 20 km/litro
nella percorrenza spensierata di strade di campagna, magari
in 2.
Ciao a tutti!!!
Dario Ighina
Testo e foto: Dario
Ighina
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