>> YAMAHA


 

 

SCHEDA
Cilindrata: 499 cc
Peso: 197 kg
Velocità: 160 km/h
Potenza kW: 29,4
Coppia Nm: 45,8
Norme: Euro 1
Prezzo: 8.530 Euro F.P.

 

 

 

 

 

 

 

 · Yamaha TMAX 500
06/06/03
PROVA FABIO SCOTTI
pag. 4/6
Vedi anche: Anteprima, Descrizione, Prova su strada 20.000 km, Prova Fabio Jacopini, Prova Dario Ighina,

SPORT TOURING IN DOPPIOPETTO
Un mio conoscente, fino a qualche anno fa, possedeva due motocicli Yamaha: TDM 850 per gite e viaggi e Majesty 250 per la città. Nella primavera del 2001 vende moto e scooter e acquista… un fiammante T Max, con il quale si reca quotidianamente al lavoro e viaggia per l’Europa con la moglie sul sellino posteriore.
Basterebbe questo esempio per chiarire che cosa sia il T Max: non uno scooter totale, ma un “due ruote” totale, in grado di ricoprire egregiamente i compiti di moto e scooter: dal tragitto casa-lavoro alla gita domenicale con tanto di pieghe sui passi alpini, fino ai viaggi più impegnativi.
Al suo esordio, il T Max, ricco di contenuti tecnici innovativi, venne definito rivoluzionario: per la prima volta uno scooter si presentava non come veicolo da città adatto anche al turismo a medio raggio, ma come veicolo da granturismo adatto anche alla città.
Ebbene, mentre altri hanno avuto l’onore di testarne le doti turistiche, io mi sono sobbarcato l’onere di descrivere il residuale uso urbano che si può fare con questo “scooter”.

Partiamo dalla prima operazione che un impiegato o un professionista deve compiere prima di recarsi al lavoro in scooter: trovare uno spazio nel quale riporre la valigetta ventiquattrore: il vano sottosella sembra essere stato disegnato ad immagine e somiglianza di una ventiquattrore, ma è abbastanza profondo da contenere, in alternativa, un casco integrale in posizione sdraiata; pochino per un maxiscooter, ma la capienza risulta addirittura sorprendente se si tiene conto delle dimensioni dello splendido codino, degno di una grintosa sport touring.
La posizione di guida, invece, è molto simile a quella di una supertourer: braccia protese verso il manubrio e schiena quasi completamente eretta, che non gode di un valido appoggio lombare come sugli scooteroni tradizionali, ma non assume una posizione incurvata; l’altezza e soprattutto la larghezza della sella possono intimorire i piloti alti meno di un metro e 75 cm, ma il baricentro basso compie il miracolo di rendere amichevole l’approccio con questo scooter.
Il passeggero, che trova posto quasi alla stessa altezza del pilota, si trova molto comodo, ma gradirebbe volentieri il poggiaschiena, offerto sia come accessorio originale che come after market.
La strumentazione è stata criticata perché priva di contagiri e di spia della riserva. Condivido i suggerimenti per la spia carburante, mentre ritengo che il contagiri svolga soltanto funzioni estetiche su un veicolo dotato di cambio automatico.
Le finiture sono quanto di meglio si possa chiedere ad uno scooter: siamo ai vertici per prezzo, ma anche per componentistica, qualità dei materiali e precisione degli accoppiamenti. Il motociclista esigente, abituato alla qualità dei prodotti nipponici, non rimarrà deluso.

Mettendo in moto, s’intuiscono le potenzialità del propulsore bicilindrico, che emette un suono davvero molto gratificante, una musica per le orecchie di un motociclista incallito, che viene invogliato a spalancare il gas.
Ma è meglio placare gli entusiasmi, perché con il T Max è estremamente facile raggiungere velocità che in città (e non solo) comporterebbero il ritiro della patente.
I freni sono ottimi e assicurano spazi d’arresto a prova di automobilista disgraz… ehm, distratto.
Dalle sospensioni è difficile pretendere di meglio: se in velocità assicurano sempre elevati margini di sicurezza (come descritto negli altri report), quando si tratta di affrontare il disastroso manto stradale milanese, garantiscono una sorprendente capacità filtrante. Anche da questi aspetti si comprende come il T Max sia una vera moto e non un semplice scooter.
La trasmissione finale, poi, è un piccolo capolavoro: si tratta di una catena in bagno d’olio, soluzione che unisce la precisione di una catena all’assenza di manutenzione tipica del cardano.
Gli effetti si percepiscono in ogni situazione: se si guida nel traffico intenso, si può contare su partenze dolcissime, mentre, se si cerca sprint, la catena è in grado di assecondare nel migliore dei modi le doti del grintoso propulsore bicilindrico.
Il rovescio della medaglia si manifesta quando giunge il momento di effettuare manovre da fermo, in quanto la trasmissione provoca un notevole attrito, che, unitamente al peso elevato, rende molto faticoso manovrare lo scooter a motore spento.
L’ancoraggio del motore al telaio esclude completamente il tipico comportamento in accelerazione dei grossi monocilindrici oscillanti, ossia il sollevamento della parte posteriore, che, dopo un’ora di guida nel traffico, può risultare un po’ fastidioso.
Capitolo consumi. Se siete abituati alla parsimonia dei monocilindrici, allora questo sarà l’aspetto del T Max che vi deluderà di più; ma se l’alternativa sono gli altri due maxi bicilindrici, lo scooter Yamaha vi lascerà davvero soddisfatti, perché, nella terna d’oro, è il più parco.

Il T Max è uno scooter solo nel nome e nella gestione automatica del cambio; per il resto è una vera moto: telaio, freni, sospensioni, componentistica sono assimilabili a quelle di una moto turistica di cilindrata analoga o superiore.
Tutte queste qualità si pagano care: circa 8.530 Euro franco concessionario, salvo (lievi) sconti se non avete da permutare un usato. D’accordo che T Max può sostituire egregiamente TDM e Majesty nel garage di casa, ma non dimentichiamo che il prezzo è più vicino alla prima che non al secondo, anche se allineato a quanto proposto dalla concorrenza diretta.

Testo: Fabio Scotti

Foto: Francesco Roberti, originali Yamaha


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PROVA DI DARIO IGHINA
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