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 ·YAMAHA MAJESTY 400 '09
27/04/009
TEST ANTEPRIMA
pag. 1/1
Di CyberScooter: Fabrizio Villa


Ve l'abbiamo presentato in anteprima assoluta a fine ottobre, poi è arrivata la conferenza stampa ufficiale pre-Eicma e finalmente eccoci all'atteso momento del test su strada.
Majesty rappresenta da sempre un'icona del maxiscooter 'classico', quindi ampia carena protettiva, seduta supercomfort e sconfinati spazi per i bagagli, ma in quest'ultima versione il design si è fatto più grintoso e il motore ha guadagnato maggiore spunto in accelerazione per accattivarsi l'interesse di un pubblico più giovane.
Per il resto, motore e ciclistica rimangono gli stessi, più che validi, dell'evoluzione 2007, con qualità costruttiva e finiture che fanno un ulteriore passo avanti, assieme al prezzo, purtroppo.
Altra novità è l'allestimento ABS che sarà disponibile a giungo e che speriamo di poter mettere alla prova quanto prima.
La presentazione stampa (qui il video) si è tenuta a Torino sulla terrazza del Lingotto, la famosissima pista sopraelevata del Gruppo Fiat, azienda con cui Yamaha sta sviluppando numerose iniziative di co-brnading a partire dalla ben nota sponsorizzazione in MotoGP.
Il test stradale si è poi sviluppato sia in ambito urbano, che sulle belle strade collinari fino al vicino Colle della Maddalena. Ad esclusione del contesto autostradale quindi un test piuttosto completo.

 

LINEA/COSTRUZIONE
Cambiano completamente le plastiche verniciate, che pur riprendendo a grandi linee i tratti del modello precedente, ne accentuano il senso di dinamismo ed originalità. Elementi distintivi sono sicuramente i gruppi ottici, che portano finalmente qualcosa di nuovo nel settore, in particolare l'anteriore con l'originalissimo profilo 'a farfalla' che ben si integra con le prese d'aria inferiori e si sovrappone alla parabola a doppio faro (uno anabbagliante e l'altro abbagliante). Meno 'sinuoso', ma di sicuro effetto il faro posteriore, che propone due 'occhietti allungati' con lampadine a led che disegnano un'inconfondibile 'V' rossa nelle ore notturne, affiancate da indicatori di direzione a lampadina, forse non altrettanto visibili.
Praticamente immutate invece le plastiche nere del retroscudo e del tunnel, con la sola eccezione della zona intorno alla strumentazione che comprende nuovi estrattori d'aria per stabilizzare i flussi aerodinamici generati dal parabrezza diversamente profilato.
Dal punto di vista costrutivo siamo al vertici della produzione nipponica, con ottime plastiche verniciate, unite da pochissime giunzioni, opportunamente sagomate per risultare praticamente invisibili. Come invisibili sono anche le viti di fissaggio di tutta la carrozzeria, per un risultato di qualità effettiva e percepita molto elevato.
Le cromature sono totalmente bandite e le superfici in argento satinato ridotte agli steli forcella e ai particolari della marmitta, tutto il resto della meccanica, ruote comprese, è in nero opaco a sottolineare un aspetto di sportiva eleganza, messo particolarmente in risalto dalla colorazione Competition White, che si affianca a Diamond Black e Moon Shadow.

 

 

 · DOTAZIONI
Era già un prodotto al vertice della sua classe, anche se qualcosa in più si sarebbe potuto implementare, invece è rimasto quasi tutto immutato, fatta eccezione per le leve freno che hanno guadagnato la regolazione su cinque posizioni.
La strumentazione è costituita da tre elementi, due analogici circolari, con il diplay multifunzione posto al centro. A sinistra il tachimetro, con fondo scala a 180km/h, che contiene la spia dell'indicatore di direzione e tre pulsanti per comandare le funzioni del display centrale. A destra il contagiri, con linea rossa a 8.200 giri e quattro spie: indicatore di direzione, abbaglianti, check dell'iniezione e immobilizer. Entrambi gli strumenti hanno fondo blu, numeri bianchi e lancette rosse ben illuminate.
Al centro il display digitale mostra: l'ora o la temperatura ambiente (alternativamente), l'indicatore del livello carburante a sei spicchi (l'ultimo lampeggia per segnalare la riserva), la temperatura del liquido refrigerante a cinque posizioni, il contachilometri totale e due parziali. Mancano informazioni su pressione o temperatura dell'olio motore e dell'efficacia dell'alternatore, al contrario appaiono indicazioni per la sostituzione programmata dell'olio motore e della cinghia di trasmissione.
Solidi, funzionali e di buona qualità, i blocchetti elettrici sono comuni a diversi altri modelli di moto e scooter e sono privi dell'interruttore luci, sostituito dal tasto 'hazard'.
Subito sotto un pratico e massiccio comando, con ritorno a scatto, per azionare il freno di stazionamento che agisce sul disco posteriore.
Gli specchi retrovisori al manubrio sono sagomati, facilmente regolabili e discretamente efficaci.
Scendendo nel retroscudo troviamo il blocchetto d'accensione, sottolineato da un profilo rifrangente, che comanda anche l'apertura della sella e fornisce il consenso all'immobilizer.
Ai lati troviamo due vani per i piccoli bagagli da tenere a portata di mano, quello di sinistra è profondo, capiente e può essere chiuso a scatto o a chiave, l'altro ha una capienza inferiore e si chiude solo a scatto. Purtroppo manca ancora la presa di corrente a 12 volt, disponibile come (costoso) optional.
Il 'pezzo forte' è però il sottosella, accessibile sollevando la porzione di sella del pilota, e costituito da due vani distinti, entrambi in grado di ospitare un casco modulare, con quello posteriore sufficientemente ampio anche per una valigia 24ore rigida. Peccato per l'illuminazione, posizionata all'interno e quindi poco funzionale, bene invece il fondo rivestito in moquette.
Il serbatoio carburante da 14 litri (2 di riserva) è posto nel tunnel centrale, con il tappo a serratura celato da uno sportellino a scatto.
Infine i cavalletti, con il laterale un po' nascosto dalla pedana del passeggero e il centrale leggermente arretrato che richiede una discreta dose d'energia.


 

 

 

 · CICLISTICA
Anche qui non ci sono cambiamenti, del resto il Majesty 400 è uno dei soli tre scooter (Malaguti Spidermax e Yamaha Tamax) a poter vantare un telaio in alluminio pressofuso per garantire la massima rigidità. Quello in foto fa riferimento alla versione 2004 (con due dischi e ammortizzatori non regolabili), ma è rimasto immutato e viene accoppiato ad una struttura in tubi metallici per sostenere radiatore, serbatoio, pedana e cavalletti.
La forcella anteriore a perno trascinato è a piastra singola, ha steli da 41mm ed escursione di 120mm, mentre la coppia di ammortizzatori posteriori consente un'escursione alla ruota di 104mm e la regolazione del precarico su cinque posizioni.
I cerchioni a cinque razze sono in alluminio e misurano 14 pollici davanti e 13 pollici dietro, con pneumatici tubeless di marca IRC rispettivamente da 120/80 e 150/70.
L'impianto frenante con comandi separati è a tre dischi, tutti con diametro di 267mm e pinza a doppio pistoncino, uno di questi, al posteriore, viene utilizzato dal freno di stazionamento. La versione ABS adotta lo stesso 'hardware' con l'aggiunta di una centralina a due canali.
Immutate anche le quote caratteristiche con una lunghezza massima di 2230mm, una larghezza di 780 e un interasse di 1565mm, con la sella a soli 760mm da terra.
Cresce di 1 kg il peso, che arriva a ben 220kg (223 per la versione ABS).


 



 · PROPULSORE
Tutti gli interventi sono stati orientati al miglioramento di ripresa ed accelerazione, piuttosto modesti nelle versioni precedenti, pur senza intervenire sulla parte termica. Sono stati infatti modificati: albero di trasmissione intermedio, ingranaggio condotto, puleggia primaria, cinghia e frizione. Modifiche eventualmente applicabili anche alle versioni precedenti, anche se ad un costo non particolarmente contenuto.
Strutturalmente si tratta di un monocilindrico piuttosto evoluto, anche se montato in funzionamento oscillante, come nella più classica soluzione scooteristica. È un quattro tempi con cilindro orizzontale, distribuzione bialbero a camme in testa con quattro valvole ed alimentazione ad iniezione elettronica. La cilindrata è di 395cc, la potenza massima di 25kW a 7.000 giri e la coppia di 36,3Nm a 6.000 giri.
Ovviamente il cambio è a variazione continua e l'omologazione supera le normative antinquinamento Euro 3 anche grazie alla marmitta catalitica. Purtroppo mancano sia i dati sulle prestazioni velocistiche che quelli sui consumi.




 

 

 

 

 

 

 

 · TEST SU STRADA
La sella è invitante e accogliente con lo schienale ad offrire un valido supporto lombare (che dal 2007 non è più regolabile), i piedi poggiano saldamente a terra e il manubrio offre un perfetto controllo della situazione.
Le manovre da fermo non sono agevolissime, visto il peso non indifferente, ma una volta in movimento questo sembra sparire, mettendo a proprio agio anche chi non ha troppa esperienza (dopo un minimo di pratica).
A stupire positivamente è subito l'efficacia della nuova trasmissione che permette di partire con decisione già da poco più di 3000 giri (prima ne servivano 5000...) rendendo il Majesty molto più reattivo nel traffico e finalmente a livello della migliore concorrenza. Aprendo a fondo l'acceleratore, la lancetta del contagiri sale rapidamente fin poco oltre i 5000 giri, dove staziona momentaneamente prima di ricominciare a salire verso i regimi superiori, con la velocità massima che supera facilmente i 100km/h.
Tornando all'ambito urbano, le migliorate doti di ripresa e l'ottima maneggevolezza riescono a mitigare, ma non ad annullare, dimensioni e peso piuttosto importanti, quindi pur cavandosela egregiamente anche in città è sicuramente un mezzo consigliabile a chi ne prevede un utilizzo autostradale, meglio ancora se finalizzato a fare del turismo.
Ed è in ambito extraurbano che si apprezzano al meglio la qualità della ciclistica, anche grazie a sospensioni piuttosto 'sostenute' che si mantengono coerenti anche alzando il ritmo. L'inserimento in curva è rapido e intuitivo e in uscita si apprezza la spinta del rinnovato gruppo trasmissione. L'angolo di piega prima che si arrivi a strisciare qualcosa è piuttosto elevato, ma per i più smaliziati non è neppure difficile prenderci la mano fino a strisciare i cavalletti.
Come detto le sospensioni non sono tarate sul comfort, come la tipologia di veicolo potrebbe far supporre, faticando ad assorbire le asperità più pronunciate, soprattutto gli ammortizzatori posteriori che devono 'gestire' anche il peso del motore.
Decisamente ottimi i freni: potenti e modulabili, consentono decelerazioni ai massimi livelli comunicando per tempo l'avvicinamento al bloccaggio. Condizione a cui non è difficile arrivare in caso di 'panic stop', magari su fondo sdrucciolevole, per cui la versione ABS dovrebbe risultare quella maggiormente consigliabile.
Valutato in ottica comfort si apprezza la protezione pressoché completa offerta da scudo e parabrezza, con i nuovi deflettori che deviano buona parte dell'aria anche dalle mani. Si sfrutta la possibilità di allungare le gambe, sconosciuta ai 'ruote alte', assieme ai vantaggi di un baricentro molto basso. Da fermo si gustano anche le pulsazioni del monocilindrico, tutt'altro che fastidiose, mentre al crescere della velocità si nota una aumento di vibrazioni ad alta frequenza, in particolare al manubrio.


 

 

 

 

 

 


CONTESTO
Quello dei 400 comfort è un segmento sempre più combattuto e anche di rappresentanza, da sempre dominato dalle aziende nipponiche, anche se recentemente le proposte si sono decisamente ampliate.
Adiva AD 400 è uno scooter molto particolare, grazie al tetto e al parabrezza dotato di tergicristallo che ne fanno lo scooter più protettivo del mercato. La qualità costruttiva è inferiore, ma lo è, di poco, anche il prezzo a fronte di una maggior complessità costruttiva.
Honda SW-T400 potrebbe appartenere ad una categoria superiore, grazie al motore bicilindrico montato solidale al motore (come il Tmax), ma viene proposto allo stesso prezzo (anche ABS), con potenza e peso superiori.
Peugeot Satelis 400 è l'alternativa francese motorizzata Piaggio: costruito con cura 'quasi' giapponese, si guida bene, costa decisamente meno ed è disponibile anche con ABS.
Piaggio MP3 400 RST è il massimo per quanto riguarda la sicurezza dinamica, ma non può vantare la stessa qualità costruttiva e costa poco più della versione ABS. Disponibile anche in versione LT per chi ha la patente B.
Piaggio Xevo 400 è la soluzione più economica proposta dal Gruppo Piaggio anche se non brilla per originalità e qualità costruttive.
Suzuki Burgman 400 è da sempre il suo avversario più diretto: costruito con altrettanta cura, risulta ugualmente piacevole nella guida, ma vanta una sospensione posteriore più evoluta e un prezzo inferiore.



 


 · CONCLUSIONI
Un 400cc rappresenta la soluzione ideale per un utilizzo a 360°, dalla città al turismo, senza risultare penalizzati in nessuna delle due situazioni e il Majesty è sicuramente un candidato al vertice di questa classe.
In questa versione 2009 si è rifatto il look e ha migliorato sensibilmente spunto ed accelerazione grazie al gruppo trasmissione completamente rinnovato.
Ne ha guadagnato anche la guida, già ai vertici per doti ciclistiche e ne sono state confermate, se non ampliate, le doti di comfort e protezione aerodinamica.
Purtroppo il restyling ha portato anche ad un aumento di prezzo nell'ordine dei 400 Euro, con la versione ABS ampiamente oltre quota 7000 Euro.


Abbigliamento
Casco:
Bye
'Majesty'
Giacca:
Tucano Urbano 'Libeccio'
Pantaloni:
Spidi 'Tomkat'
Guanti:
Mtech
'M Tourer'
Stivali:
Oxtar 'Urban'



Testo: Fabrizio Villa
Foto: Alessio Barbanti e Alex Photo




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