| Esiste la categoria
dei “pentiti” in campo moto/scooteristico?
Se sì, io sono uno di quelli.
Partito un po’ di anni orsono con una Honda Foresight,
passato dopo pochi mesi al Burgman 400, mi prese infine
una gran voglia di moto ed acquistai una BMW R850R.
Ora, per i casi strani della vita, ho avuto la possibilità
di guidare per alcuni giorni il Burgman 650 fornito da
Suzuki alla redazione di CyberScooter e nuovi orizzonti
si sono dischiusi davanti ai miei occhi.
La macchina è molto bella, le finiture sembrano
molto buone (anche se alcuni particolari – tipo
i gusci di plastica che coprono i semimanubri, molto sottili,
o la carenatura posteriore, che scricchiola – potrebbero
essere migliorati), la sella è grande e comoda
anche per il passeggero (obbligatorio però lo schienale,
per evitare di “perdere” per strada il/la
compagno/a di viaggio!) ed il supporto lombare assolve
bene la sua funzione.
Per i più alti (io sono 194 centimetri) lo spazio
tra la parte interna dello scudo anteriore e le ginocchia
non è molto e in un paio di occasioni (sobbalzi
sull’asfalto) le mie rotule hanno assaggiato la
plastica del cruscotto, ma con un po’ di abitudine
si evitano questi piccoli inconvenienti.
La fanaleria è impressionante, di notte illumina
la strada in modo perfetto; gli specchietti invece sono
una nota negativa per la loro posizione: probabilmente
la voglia di ottenere un determinato effetto estetico
complessivo del mezzo ha preso il sopravvento, ma sono
bassi, fanno diventare lo scooter “più largo”
di quello che avrebbe potuto essere (gli specchi sono
praticamente alla stessa altezza di quelli delle auto
e quindi vanno “calcolati” nelle manovre nel
traffico) ed una parte degli stessi è praticamente
inutilizzabile perché le manopole e le mani del
guidatore coprono l’angolo superiore interno. Peccato.
Lo spazio sottosella è molto ampio, forse ufficialmente
inferiore a quello a disposizione con le due valige laterali
della BMW ma sicuramente molto meglio sfruttabile in gran
parte delle occasioni (per esempio ci stanno 2 integrali).
Per issare la moto sul cavalletto centrale bisogna fare
un po’ di sforzo, ma direi che essendo abituato
alla moto non ci sono grosse differenze: è vero
che il Burgman pesa di più, ma è più
basso ed il cavalletto è meglio posizionato.
Sarebbe stato utile un parabrezza regolabile in altezza,
visto anche che il tipo di supporto, sembra suggerirlo:
si avrebbe la possibilità di ottimizzare la protezione
a seconda dell’altezza del pilota e del tipo di
strada.
Al momento di metterlo in moto il mezzo concede subito
a chi ci è seduto sopra le prime soddisfazioni:
un cruscotto così completo non credo si fosse mai
visto, molte auto di categoria media semplicemente se
lo sognano. L’accensione contemporanea di tutte
le luci e di tutte le spie dà subito una bella
sensazione.
L’avviamento è immediato ed il motore comincia
a girare con un borbottio più simile a quello di
un maxi scooter piuttosto che a quello di una moto. Si
sentono anche dei sibili, non so se propri del mezzo in
prova (usato da molte persone per i loro test) o tipici
del cambio.
La posizione di guida è completamente diversa rispetto
a quella della mia BMW e ci metto qualche minuto a riabituarmi
al concetto “scooter”: sono in basso, molto
in basso e poi… devo ricordarmi di non premere la
leva del freno con la mano sinistra, perché questa
non è la frizione !
L’accelerazione è pronta e vivace, il peso
del mezzo scompare appena ci si muove, resta solo il problema
dell’ingombro in larghezza veramente notevole: in
città a volte bisogna rassegnarsi a restare in
coda, guardando gli altri scooterini svicolare via; sicuramente
il mezzo non è adatto per chi si sposta solo ed
esclusivamente in ambito urbano, magari per le strette
vie del centro.
Tutt’altra musica sulle strade – anche urbane
– di grandi dimensioni e con poco traffico, fuori
città, in autostrada. Questo è il vero regno
del mezzo! L’accelerazione è immediata, l’agilità
molto buona, i freni potenti, la stabilità ottima.
In Drive il mezzo si muove sempre sfruttando il miglior
compromesso prestazioni/consumi, senza problemi particolari
se non la necessità di abituarsi – in rilascio
– al fatto che il software di controllo dell’iniezione
mantiene il motore a circa 2.500 giri sino a velocità
prossime ai 10 km/h, per dare quanto più freno
motore possibile: in molte situazioni ciò è
utilissimo, in altre (apri e chiudi dell’acceleratore
in ambito urbano su strada in piano) è un po’
fastidioso.
In Power il regime del motore si alza di circa mille giri,
la moto diventa più aggressiva e pronta a scattare,
il “problema” del freno motore viene parzialmente
nascosto dal diverso stile di guida di solito associato
a simile situazione (accelero-supero-rientro e mollo l’acceleratore
attaccandomi ai freni-riaccelero).
Usando il cambio sequenziale si ha quasi la sensazione
di essere a bordo di una moto: il motore sale di giri,
si cambia marcia (con l’unica avvertenza di dosare
correttamente l’acceleratore ed i freni, per evitare
un strappo al momento dell’ingresso rispettivamente
della marcia superiore o della marcia inferiore), si tiene
il motore al miglior regime, si ha un “vero”
freno motore, eccetera. In questa modalità il motore
si dimostra pronto ed elastico solo da 2500 giri circa
in su, a 2000 è un po’ vuoto e fa un po’
di fatica a riprendere. Il sistema elettronico che governa
il cambio provvede comunque, raggiunti ben determinati
regimi di rotazione, a gestire automaticamente le marce.
Di notte il mezzo richiede un po’ di abitudine:
trovare il pulsante giusto nel blocchetto di sinistra
risulta problematico. Personalmente avrei retroilluminato
i pulsanti del cambio, disponendoli anche più in
basso in modo da tenere in una posizione “più
naturale” il dito pollice, ma forse anche in questo
caso basta l’abitudine.
Non ho potuto fare una vera valutazione dei consumi, anche
se mi sembra si attestino sui 14km/litro.
In conclusione: mi è tornata la voglia di scooter.
La comodità e le prestazioni del mezzo sono notevoli,
il guado tra scooter e moto si è – a mio
parere – notevolmente ridotto e, per il 90% delle
mie necessità/occasioni di spostamento il Burgman
650 si è rivelato l’ideale.
Unico “difetto”: costa un po’ troppo!
Testo by: Marco Manieri
Foto by: Marco Manieri,
Fabrizio
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