| HIGH
SCOOTER
Siete alti quanto un giocatore di basket e sui maxiscooter
avete le ginocchia in bocca?
Non preoccupatevi: non siete più costretti ad acquistare
la moto da enduro, perché MBK ha pensato anche
a voi: ecco il Kilibre 300 (gemello di Yamaha Versity),
dedicato a chi sullo scooter si sentiva sprofondare come
sulla poltrona di casa. Il rovescio della medaglia è
che questo veicolo è vivamente sconsigliato a chi
non raggiunge il metro e 70 di statura.
La linea è originale e inconfondibile, con la parte
anteriore che non ricorda nessun altro scooter.
Le finiture sono adeguate al prezzo, ma inferiori al modello
di riferimento della categoria: il “cugino”
MBK Skyliner – Yamaha Majesty 250. E’ sufficiente
confrontare la qualità delle plastiche, la verniciatura
dei cerchi ruota, i blocchetti elettrici e la precisione
degli accoppiamenti per rendersi conto che il Kilibre
è un modello più economico, allineato alla
media della concorrenza. Tuttavia, è bene precisare
che i modelli più recenti hanno beneficiato di
migliorie.
La strumentazione è molto completa e comprende
il termometro della temperatura ambientale, due contachilometri
parziali e il voltmetro, ma non cede alla moda del contagiri,
strumento con funzioni prevalentemente estetiche su un
veicolo dotato di cambio automatico. Purtroppo il funzionamento
dei tre strumenti analogici si è rivelato incerto
ed approssimativo, come talvolta accade per le strumentazioni
gestite elettronicamente.
La fanaleria è efficace, ma, inspiegabilmente,
la doppia parabola dei fari anteriori non è fissata
rigidamente: ciò determina uno strano effetto tremolante
del fascio luminoso, amplificato in presenza di asperità
del manto stradale.
Il difetto indiscutibile di questo scooter è la
scarsa capacità di carico: ad un vano anteriore
di dimensioni ordinarie, si accompagna un sottosella capace
di contenere solo un casco integrale e nient’altro;
assolutamente impossibile tentare di riporvi una borsa
ufficio, ancorché morbida, che si può invece
ancorare ad un gancio posto sullo scudo anteriore; nessuna
traccia infine di una luce di cortesia.
Sulla parte sinistra del retroscudo, trova posto un piccolo
cassettino, in grado di contenere il bloccadisco ed il
biglietto autostradale; meglio però non utilizzarlo
a questo scopo in una giornata di pioggia intensa, perché
lo sportello è privo di guarnizione (inoltre, sull’esemplare
in prova, presentava difetti di chiusura).
La sella si solleva automaticamente, ma non abbastanza
da agevolare il rifornimento di carburante: effettuare
un pieno risulta un’operazione piuttosto difficoltosa,
anche perché è necessario portare la pompa
in prossimità dell’orlo del bocchettone.
Inoltre, la chiusura della sella è un’operazione
che richiede notevole perizia, in quanto è indispensabile
individuare il punto preciso su cui premere, altrimenti
ogni tentativo risulta assolutamente vano; io ho risolto
il problema sedendomi.
Alla guida di questo scooter, la dote che si manifesta
immediatamente è l’agilità davvero
elevata: il risultato è ancor più sorprendente
se si tiene conto delle ruote di grossa sezione e di diametro
relativamente elevato (le misure sono simili a quelle
del superdotato Yamaha T Max).
Gran parte del merito di questo risultato va attribuito
alla posizione di guida, elevata ed eretta, di stampo
enduristico, priva di appoggio lombare ma con braccia
notevolmente angolate, tanto che non è neppure
possibile distenderle per caricare parte del peso sul
manubrio: ne consegue un’eccellente manovrabilità,
anche se alla lunga la schiena può risentire del
carico ed accusare qualche indolenzimento.
Il passeggero gode di una porzione di sella molto estesa
e posta quasi allo stesso livello del pilota; le sue pedane
sono ben realizzate e poste alla giusta distanza dalla
sella; tuttavia, il tacco sinistro del passeggero interferisce
con la leva del cavalletto centrale.
Altra conseguenza positiva della posizione di guida elevata
è l’elevata visibilità, anche se parzialmente
limitata dal grande parabrezza fumé, molto alto
per garantire al pilota un’ottima protezione aerodinamica.
Le dimensioni compatte agevolano il parcheggio negli spazi
angusti riservati alle due ruote, mentre il peso contenuto
non mette in soggezione chi ha un minimo d’esperienza
con gli scooter targati.
Il motore non è un vero 300 (264cc), ma è
il più brillante 250 in circolazione, garantendo
sempre ottime doti di accelerazione e ripresa, dovute
alla notevole dose di coppia erogata ai bassi regimi.
In città è quindi possibile schizzare al
semaforo lasciandosi dietro tutte le auto, ma senza dare
l’impressione di “tirare” troppo; i
sorpassi sono sempre rapidi e sicuri.
Viaggiando a tutto gas in autostrada, il modello da noi
provato manifestava, occasionalmente brusche perdite di
potenza, con tendenza allo spegnimento, superate semplicemente
riducendo il gas.
L’assorbimento delle asperità della strada
è efficace per le sconnessioni di piccola entità,
mentre non lo è altrettanto per le buche più
profonde ed i dossi più sporgenti; sembra che le
sospensioni posteriori lavorino su due livelli nettamente
distinti, comportandosi diversamente a seconda del minore
o maggior grado di compressione.
I freni sono potenti, ma il disco posteriore manifesta
un’eccessiva tendenza al bloccaggio, anche su fondi
stradali ruvidi e perfettamente asciutti; un sistema di
frenata integrale potrebbe ridurre notevolmente il fenomeno.
Il prezzo è adeguato alla cilindrata ed alla qualità
generale. Per emergere, il Kilibre si propone come un
prodotto innovativo che non si sovrappone ad altri modelli
della casa produttrice. Compatto, brillante e sicuro,
per incontrare il meritato successo commerciale dovrebbe
risolvere qualche problema di gioventù, un obiettivo
alla portata del marchio MBK/Yamaha.
Testo: Fabio
Scotti
Foto: Monica Il
Grande
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