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PREGI
Linea: aggressiva
Finiture: Honda...
Costruzione: ottima
Guida: disinvolta
Freni: garantiti
Tecnologia: elevata

 

 

 

 · Honda JAZZ 250 ES ABS
18/04/01
TEST SU STRADA
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Abbiamo testato questo atteso modello per oltre trecento chilometri, in città, in autostrada e sulle colline dell'Oltrepò per non farci sfuggire nessun aspetto.

Scendiamo dal cavalletto centrale e ci accomodiamo in sella, la posizione è quella 'classica', non tanto 'sdraiata' come sul vecchio CN, ma neppure così seduta come sul Foresight, un buon compromesso che consente di allungare le gambe in avanti, ma permette anche una posizione più 'attiva' caricando maggiormente il manubrio, che ci è sembrato leggermente basso. I movimenti da fermo evidenziano un certo peso, ma la svasatura della pedana e la sella sufficientemente bassa aiutano anche i 'neofiti'.

Accendiamo il motore, ricordandoci di tirare ben a fondo il freno di sinistra, e quasi non ci accorgiamo del suo pulsare, tanto è discreto, sia a livello di vibrazioni, che di tonalità allo scarico.
Apriamo il 'gas' ed eccoci alle prese con il traffico milanese; appena partiti, quella sensazione di pesantezza avvertita da fermi si dissolve completamente e l'avantreno risulta agile e leggero, trasmettendo l'esatta misura di dove si mette la ruota; la 'prova inversione' è superata con assoluta disinvoltura e lo slalom fra le auto non pone particolari problemi se non per la discreta larghezza e con un occhio alle frecce anteriori leggermente sporgenti.

Accelerando a fondo lo spunto non manca, accompagnato però da qualche fremito della trasmissione, ma si stempera intorno ai 40-60 km/h per poi riprendere al salire dei giri; l'effetto 'tre marce' promesso dall'innovativo variatore, in effetti non si avverte, se non per una sorta di vuoto nella progressione alla velocità citata, una piccola delusione.

Il reparto freni, che in città viene sollecitato di continuo, forse anche più dell'acceleratore si comporta ottimamente, come del resto ci aspettavamo! A fronte di una certa pressione sulle leve, la decelerazione è progressiva e con l'aiuto del freno destro, si 'chiude' con una certa autorevolezza; ci ha stupito l'assenza di vibrazione alle leve, tipica di quando entra in funzione l'ABS, si avverte davvero solo in casi estremi e ci fa dimenticare di essere assistiti da un sistema così evoluto, sicuri però della sua efficacia al momento opportuno.

Le sospensioni lavorano bene sulle piccole asperità, ma per via della ridotta escursione, tipica della maggior parte degli scooter, nelle strade milanesi, devastate da continui cantieri e buche mal riparate, purtroppo possono poco, e anche la prova pavé è superata con una certa sofferenza del 'posteriore'.

Presa confidenza con il mezzo, inseriamo il sistema "Auto Idle Stop" con il pulsante sul cruscotto: arrivati al semaforo, una volta fermi, il motore si spegne da solo, ma un riflesso inconscio ci porta a riaprire il gas, con il risultato di un'immediata riaccensione. Per chi ha guidato mezzi un po' scorbutici, con la tendenza a spegnersi sotto un certo numero di giri, viene naturale dare qualche colpetto di gas per tenere il motore a regime, con il Jazz, niente di tutto ciò, il motore è di una regolarità impressionante, si spegne e riparte in una frazione di secondo e dopo qualche semaforo il meccanismo è del tutto assimilato, non altrettanto dagli altri scooteristi affiancati al semaforo, che osservano la nostra tranquillità mentre il motore che si spegne e rimangono ancora più stupiti nel vederci schizzare via, come se niente fosse, al semaforo verde. Non l'abbandoneremo più.

Ci buttiamo in tangenziale per saggiare il Jazz sulle 'note alte'; via quindi a tutta manetta, non si può dire che la progressione ci 'schiacci al sedile', anzi, a dire la verità, ci saremmo aspettati qualcosa di più; come detto il motore sale di giri, ma accusa un leggero rallentamento per poi riprendersi dopo il 'cambio di marcia', da qui la velocità sale con costanza fino ai 120-125 km/h e, spremendo a fondo l'acceleratore, con un buon lancio, siamo anche riusciti a vedere i 135 km/h indicati, con il contagiri in zona rossa, un bel passo avanti rispetto al predecessore. La stabilità è buona sul dritto, mentre nei curvoni, affrontati 'in pieno', si manifesta qualche leggera oscillazione, anche in questo caso il miglioramento rispetto al Foresight è comunque tangibile.

La protezione aerodinamica è buona per il busto e anche il casco è abbastanza isolato da turbolenze aerodinamiche; più esposte invece le gambe, per via del vento che tende a circolare dietro allo scudo. La posizione di guida dovrebbe garantire il sufficiente comfort per le lunghe distanze, anche grazie al morbido schienale, purtroppo non è possibile distendere le gambe e anche le braccia risultano un po' flesse, insomma non si sta 'sprofondati' come sul CN, ma per molti è un pregio.

Arrivati alle prime colline, ci accorgiamo come il motore non soffra molto le pendenze, frulla solo ad un regime più elevato. Sul misto ci si possono togliere delle belle soddisfazioni, l'ingresso in curva è immediato e le correzioni sono sempre possibili, anche le 'esse' non sono un problema e non abbiamo strisciato alcunché anche nelle pieghe più accentuate. Si sente solo la mancanza di qualche cavallo per 'sostenere' lo scooter in uscita di curva. Qualche problema, come detto, sullo sconnesso che porta a qualche saltellamento di troppo.

Cercando le migliori strade per il raduno di Rovescala, abbiamo apprezzato la presenza del freno a mano nelle soste in pendenza e dell'autospegnimento per consultare comodamente la cartina, senza consumare inutile benzina e godendo il silenzio del bucolico panorama circostante.

L'analisi da parte del passeggero, risulta positiva in città e nelle paciose strade provinciali, dove la posizione elevata offre una buona visibilità, vantaggio che ci si ritorce contro in caso di tratti autostradali alla massima velocità dove il vento ci investe, richiedendo un certo sforzo per rimanere in posizione, vista anche l'assenza di un appoggio per la schiena. Se poi il passeggero pesa oltre cento chili, come nel nostro caso, sia il bilanciamento di guida che le prestazioni, ne fanno le spese, ma vi auguriamo di accompagnarvi con partner meno 'esagerati' anche se dovrete rinunciare alla simpatia del nostro tester Sergio. Le pedane sono troppo spigolose e mal si abbinano a calzature non 'tecniche' oltre a risultare macchinose, obbligando ad estrarle e riporle ad ogni occasione.

Usandolo senza particolari accortezze, anzi insistendo abbastanza sulla 'manetta', da soli e in due, il consumo rilevato è stato di 26 km/litro, avrà anche influito il sistema di autospegnimento, ma rimane un buon risultato.

Volendo, e dovendo, tirare le somme ci troviamo di fronte a risultati discordanti: la linea esclusiva e sportiveggiante infatti contrasta con la potenza modesta e non esaltata dalla trasmissione; la guida è piacevole ed equilibrata, caratterizzata dalla dolcezza di erogazione, ma le sospensioni sono piuttosto brusche, mentre i freni sono ottimi. Il comportamento in curva è impeccabile a basse e medio-alte velocità, mentre accusa qualche ondeggiamento a 'manetta'. Di riferimento la qualità costruttiva e le esclusività tecnologiche che ne fanno però lievitare il prezzo.

In riferimento al genere musicale di cui si fregia, lo accomuneremmo ad un melodico Jazz-Fusion, più che ad un frizzante Be Bop.


Ringraziamo Honda Italia e la concessionaria Sibimotor di Milano per averci gentilmente messo a disposizione il mezzo.

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DIFETTI
Motore: non al top
Trasmissione: col buco
Sospensioni: brusche
Baule: solo un casco
Passeggero: troppo esposto
Prezzo: salato

 

 

 

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