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Dopo una giornata e 360
km col Madison 180 ho la sensazione che alla Malaguti
ci sia stato un conflitto tra i vari reparti, conflitto
dal quale sono uscite vincitrici le divisioni che hanno
curato il design e la ciclistica, con qualche sacrificio
per l'ergonomia e la funzionalita'.
Personalmente condivido tale scelta:
conferisco una spiccata personalita' del mezzo, anche
se lo rende meno "perfetto" della concorrenza giapponese.
La linea
e' bella ed aggressiva (a parte il parabrezza a mio parere),
pero' ha condizionato indubbiamente alcuni particolari.
Mi riferisco agli specchietti retrovisori,
piuttosto bassi, che penalizzano l'agilita' del mezzo
nel traffico convulso (ed e' un peccato, perche' il Madison
e' una vera bicicletta!!!) e costringono a distogliere
lo sguardo dalla strada per consultarli; inoltre i gomiti
dei giacconi finiscono per penalizzare ulteriormente
la visuale, inserendosi nel campo visivo degli specchietti.
Altro tributo pagato al design e' il vano
sottosella, privo della luce di cortesia: lo spazio
e' abbondante, pero' il vano non e' di forma regolare
(io ad esempio, dopo 30 secondi di tentativi ho rinunciato
a stivarci il casco modulare). Ultimo appunto: le leve
dei freni per agire rapidamente richiedono un discreto
sforzo muscolare...
Veniamo ora
ai pregi: i primi 2 li ho scoperti ancor prima
di salire sul mezzo.
Ero sul mio Yamaha
Majesty 250, seguivo CyberFabrizio che guidava
il Madison e notavo che per essere solo un 180 cc, nello
spunto ai semafori si difendeva
bene contro il mio 250 (vabbe', bisogna fare la
tara sul peso dei conducenti...).
Il secondo pregio l'ho scoperto quando ho visto Cyberfabrizio
prendere una curva a destra a velocita' pazzesca per i
miei parametri e ho pensato in rapida successione:
1) Cyberfabrizio ha litigato con la morosa e si sta suicidando
sotto i miei occhi...
2) Cyberfabrizio ha abusato dei sui famosi ravioli alla
mucca pazza e "si crede" di pilotare un Phantom (l'aereo,
non lo scooter...)
Ma vedendolo procedere sulla curva come se fosse sulle
rotaie, mi sono tranquillizzato e ho capito che il Madison
ha una ciclistica di prim'ordine.
Finalmente e' il mio turno di salire
sul Madison... ho scritto salire, perche' effettivamente
sul Madison si sale: si e' seduti
in alto e mi pareva quasi di essere seduto sulla
mia Honda Transalp. L'assetto e' buono, la visuale ottima;
coi piedi si riesce a spingere sulla pedana per portare
il peso sull'anteriore; insomma si ha un ottimo controllo
del mezzo.
Entrato in sardostrada, porto il
mezzo alla velocita' massima
(oscilla sui 124 di tachimetro) e noto che pur avendo
una cilindrata di soli 182 cc, cioe' ben il 35% in meno
dei concorrenti 250, il gap in termini di velocita' massima
e' contenuto "occhiometricamente" in 5/10 km-h.
Il motore ha una propensione per
gli alti regimi: fra i 115 e i 124 di tachimetro, il contagiri
e' fisso sui 9800 giri, (mi
sono informato presso un concessionario e non sono veri,
pero' il 180 Piaggio sui 9.500 giri/minuto ci arrivo davvero!!!
), ma non da l'impressione di soffrirli.
Evidentemente gli ingegneri Piaggio/Malaguti
hanno fatto un ottimo lavoro su questo motore, che ha
una potenza specifica elevata.
A risentirne un po' e' la coppia
ai bassi regimi... occorre che il mezzo "prenda
i giri", perche' la spinta diventi apprezzabile.
Facendo una digressione sulle motorizzazioni,
il Madison ne offre un ventaglio impressionante: 125-150-180-250-400.
Il marketing Malaguti non ha voluto trascurare alcuna
nicchia di mercato!
Torniamo alla ciclistica
e ai suoi pregi: si puo'
passare a fianco dei possenti Tir in sardostrada, senza
patemi d'animo, si puo' frenare in curva e raggiungere
notevoli angoli di piega in sicurezza. Cio' e' merito
sicuramente della sospensione anteriore,
meno cedevole rispetto alla concorrenza. Il tutto si paga
in termini di comfort, con delle reazioni maggiormente
avvertibili alle manopole, in presenza di irregolarita'
dell'asfalto.
Il parabrezza
svolge correttamente il suo lavoro, sgravando la testa
da fastidiosi vortici.
La sella non e' la poltrona
cui ci ha abituato la concorrenza, ma e' sufficientemente
comoda.
Uscito dall'autostrada, raggiungo
rapidamente una salita con pendenza
30% e qui la "prova della rampa" evidenzia qualche
secondo di incertezza, ma poi la cavalleria si dispiega
e trae il mezzo d'impaccio.
Ottimo e divertente sulle provinciali
ricche di curve che costituiscono il suo terreno ideale,
mentre lo guidavo continuavo a pensare al 400cc: secondo
me e' la cilindrata ideale per un mezzo del genere e sinceramente
non vedo l'ora che CyberScooter ne abbia uno da provare.
I consumi?
All'incirca sui 22 km/litro, ma senza risparmiare
con la manopola del gas.
Il computer di bordo fornisce
una serie di utili indicazioni su batteria, n° giri,
chilometraggio e sicuramente fara' piacere agli appassionati
dell'elettronica.
In conclusione
la Malaguti ha in listino un ottimo mezzo sportiveggiante;
la base ciclistica c'e', ora e' arrivato anche il motore
performante (il 400 cc) ad un ottimo prezzo; magari un
leggero restyling che tenga conto della posizione specchietti
e della forma del vano sottosella... e' chiedere troppo?
Testo a cura di Francesco
Roberti
Possessore di Yamaha
Majesty 250 e Honda Transalp 600
Foto originali Malaguti
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