>> MALAGUTI


 

 · Malaguti MADISON R 180
18/04/02
Prova di Francesco Roberti
pag 4/4
>>> Vedi anche: Descrizione, Test su strada, Prova Fabio

Dopo una giornata e 360 km col Madison 180 ho la sensazione che alla Malaguti ci sia stato un conflitto tra i vari reparti, conflitto dal quale sono uscite vincitrici le divisioni che hanno curato il design e la ciclistica, con qualche sacrificio per l'ergonomia e la funzionalita'.
Personalmente condivido tale scelta: conferisco una spiccata personalita' del mezzo, anche se lo rende meno "perfetto" della concorrenza giapponese.

La linea e' bella ed aggressiva (a parte il parabrezza a mio parere), pero' ha condizionato indubbiamente alcuni particolari. Mi riferisco agli specchietti retrovisori, piuttosto bassi, che penalizzano l'agilita' del mezzo nel traffico convulso (ed e' un peccato, perche' il Madison e' una vera bicicletta!!!) e costringono a distogliere lo sguardo dalla strada per consultarli; inoltre i gomiti dei giacconi  finiscono per penalizzare ulteriormente la visuale, inserendosi nel campo visivo degli specchietti. Altro tributo pagato al design e' il vano sottosella, privo della luce di cortesia: lo spazio e' abbondante, pero' il vano non e' di forma regolare (io ad esempio, dopo 30 secondi di tentativi ho rinunciato a stivarci il casco modulare). Ultimo appunto: le leve dei freni per agire rapidamente richiedono un discreto sforzo muscolare...

Veniamo ora ai pregi: i primi 2 li ho scoperti ancor prima di salire sul mezzo.
Ero sul mio Yamaha Majesty 250, seguivo CyberFabrizio che guidava il Madison e notavo che per essere solo un 180 cc, nello spunto ai semafori si difendeva bene contro il mio 250 (vabbe', bisogna fare la tara sul peso dei conducenti...).
Il secondo pregio l'ho scoperto quando ho visto Cyberfabrizio prendere una curva a destra a velocita' pazzesca per i miei parametri e ho pensato in rapida successione:
1) Cyberfabrizio ha litigato con la morosa e si sta suicidando sotto i miei occhi...
2) Cyberfabrizio ha abusato dei sui famosi ravioli alla mucca pazza e "si crede" di pilotare un Phantom (l'aereo, non lo scooter...)
Ma vedendolo procedere sulla curva come se fosse sulle rotaie, mi sono tranquillizzato e ho capito che il Madison ha una ciclistica di prim'ordine.

Finalmente e' il mio turno di salire sul Madison... ho scritto salire, perche' effettivamente sul Madison si sale: si e' seduti in alto e mi pareva quasi di essere seduto sulla mia Honda Transalp. L'assetto e' buono, la visuale ottima; coi piedi si riesce a spingere sulla pedana per portare il peso sull'anteriore; insomma si ha un ottimo controllo del mezzo.
Entrato in sardostrada, porto il mezzo alla velocita' massima (oscilla sui 124 di tachimetro) e noto che pur avendo una cilindrata di soli 182 cc, cioe' ben il 35% in meno dei concorrenti 250, il gap in termini di velocita' massima e' contenuto "occhiometricamente" in 5/10 km-h.
Il motore ha una propensione per gli alti regimi: fra i 115 e i 124 di tachimetro, il contagiri e' fisso sui 9800 giri, (mi sono informato presso un concessionario e non sono veri, pero' il 180 Piaggio sui 9.500 giri/minuto ci arrivo davvero!!! ), ma non da l'impressione di soffrirli.
Evidentemente gli ingegneri Piaggio/Malaguti hanno fatto un ottimo lavoro su questo motore, che ha una potenza specifica elevata. A risentirne un po' e' la coppia ai bassi regimi... occorre che il mezzo "prenda i giri", perche' la spinta diventi apprezzabile.

Facendo una digressione sulle motorizzazioni, il Madison ne offre un ventaglio impressionante: 125-150-180-250-400. Il marketing Malaguti non ha voluto trascurare alcuna nicchia di mercato!

Torniamo alla ciclistica e ai suoi pregi: si puo' passare a fianco dei possenti Tir in sardostrada, senza patemi d'animo, si puo' frenare in curva e raggiungere notevoli angoli di piega in sicurezza. Cio' e' merito sicuramente della sospensione anteriore, meno cedevole rispetto alla concorrenza. Il tutto si paga in termini di comfort, con delle reazioni maggiormente avvertibili alle manopole, in presenza di irregolarita' dell'asfalto.
Il parabrezza svolge correttamente il suo lavoro, sgravando la testa da fastidiosi vortici.
La sella non e' la poltrona cui ci ha abituato la concorrenza, ma e' sufficientemente comoda.

Uscito dall'autostrada, raggiungo rapidamente una salita con pendenza 30% e qui la "prova della rampa" evidenzia qualche secondo di incertezza, ma poi la cavalleria si dispiega e trae il mezzo d'impaccio.

Ottimo e divertente sulle provinciali ricche di curve che costituiscono il suo terreno ideale, mentre lo guidavo continuavo a pensare al 400cc: secondo me e' la cilindrata ideale per un mezzo del genere e sinceramente non vedo l'ora che CyberScooter ne abbia uno da provare.

I consumi?  All'incirca sui 22 km/litro, ma senza risparmiare con la manopola del gas.
Il computer di bordo fornisce una serie di utili indicazioni su batteria, n° giri, chilometraggio e sicuramente fara' piacere agli appassionati dell'elettronica.

In conclusione la Malaguti ha in listino un ottimo mezzo sportiveggiante; la base ciclistica c'e', ora e' arrivato anche il motore performante (il 400 cc) ad un ottimo prezzo; magari un leggero restyling che tenga conto della posizione specchietti e della forma del vano sottosella... e' chiedere troppo?

Testo a cura di Francesco Roberti
Possessore di Yamaha Majesty 250 e Honda Transalp 600

Foto originali Malaguti

<<< DESCRIZIONE  
pag. 1/4
<<< TEST SU STRADA
pag. 2/4
<<< PROVA DI FABIO 
pag. 3/4


 

 

COPYRIGHT CyberScooter, tutti i diritti riservati, per informazioni e contatti clicca QUI>>>