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N.d.R.: in genere pubblichiamo solo le prove relative agli scooter di proprietà di chi scrive, ma data la qualità della prova e che a scriverla è stato il vincitore del Concorso Modelli 2006, abbiamo fatto un'eccezione.

 · Honda SH300i
by Alberto Fumi
24/09/07

Analisi statica
Poco da dire sulla statica, in questo long test di 3 giorni offerto dalla concessionaria Honda Francone di Milano. Parliamo del re indiscusso della classifica di vendite italiana ed europea, quindi di un tipo certamente conosciuto all’occhio di chiunque si aggiri per le nostre strade.
In questa nuova veste l’SH punta a ribadire il suo primato, candidandosi ad affermare ancora con più forza “il re sono io. Io sono HONDA”
Le novità sono dettagli, che velocemente proviamo a percorrere. Scompare dalla vista la mascherina del radiatore, per lasciare il posto ad uno scudo più armonioso allo sguardo. La strumentazione viene rifinita nella grafica e nell’illuminazione, mentre nuove sono le pedivelle a sogliola per il passeggero.
Dettagli che migliorano ancora la qualità globale, posta ad un livello di riferimento per tutta la concorrenza. Eppure, a voler essere iper pignoli, qualche spazio ancora di miglioramento ci sarebbe: ad esempio poco bello il cinematismo ingrassato a vista della pedivella del passeggero… (si stiamo esagerando!)
Allora vi dirò che in questa piccola cesellatura di dettagli, il fatto emergente è che gli spazi di carico si riducono ancora un po’…. Delegato al ruolo di semplice presenza quello dello scudo anteriore, davvero piccolo, e appena sufficiente al casco quello sotto sella. Si sa, l’SH non nasce certo per fare i traslochi, ma quando c’è da essere funzionale non si tira indietro, con la sua pedana piatta dotata di pratico gancio per ancorare la tipica busta della spesa. Mai quanto nella prova dinamica scopriremo che il dettaglio del gancio non è un vezzo, ma una necessità!
Allora volgiamo lo sguardo verso dall’estetica alle prestazioni…. Subito emergono le belle ruote da 16“, in grado di digerire ogni fondo, e sempre efficacemente frenate da dischi ampi (256 mm anteriore e posteriore). L’equilibro della frenata è trovato a livello di pinza (a comando integrale CBS): 3 pistoncini l’anteriore, uno la posteriore, ancorata nel forcellone in posizione tanto originale quanto, forse, poco pratica. Infatti si trova dietro il grosso e voluminoso silenziatore di scarico con catalizzatore trivalente, dalla forma intelligentemente ovale (stile Silver Wing), che non impaccia nelle manovre, pur consentendo un ottima respirazione al motore.
Motore... eccoci l’ho nominato. È lui il vero protagonista. L’unità si presenta compatta e, dal primo sguardo dell’occhio tecnico, fa emergere il suo carattere. Carter separato per la lubrificazione, con tanto di alettatura per agevolare il raffreddamento del lubrificante. Un air box molto studiato, che incorpora nella propria dinamica anche l’aria destinata al raffreddamento della trasmissione. La sonda lambda è posta in prossimità dell’uscita del collettore di scarico, in modo da entrare con velocità in temperatura operativa.
L’iniezione elettronica è il frutto più evoluto della tecnologia dedicata alle moto della nota famiglia Honda PGM-FI., con un sistema integrato nel corpo farfallato di estrema compattezza ed efficacia. Ovviamente governa anticipo e iniezione, attraverso un network sufficientemente elaborato di sensori.

Analisi Dinamica
Impazienti di sapere che emoziona si prova? Bene: partiamo: freno tirato e pulsante rosso strat sulla destra premuto. Comincia un pacato borbottio dallo scarico del mono 279,1cc. Proviamo a muovere leggermente il gas e, sebbene sempre entro un dimensione civilissima, avvertiamo il suono cattivo dell’esplosione di ogni ciclo del motore.
Si... il carattere c’è, eccome! Scendiamo dal cavaletto centrale (c’è anche il laterale ma fa tanto boro con Malagutti F10 tutto cromato). Proviamo a dare qualche colpetto di gas per fare amicizia e subito incontriamo una frizione che sembra avere più voglia di partire di noi stessi (e noi certo non scherziamo…)

Trasmissione
Appena ruotiamo la manopola la trasmissione attacca subito, anche troppo, mettendo in movimento lo scooter ma certamente costringendolo anche a girare fin troppo basso. Sarà un espediente per cercare di contenere un po’ la propensione ad essere un razzo, ma molle frizione un filo più dure non starebbero proprio male.
L’attacco è quindi deciso, ma ancora migliorabile per incenerire il semaforo. Appena in presa l’accelerazione comincia perentoria e decisa, con un motore che sta ad orecchio 500 – 1000 giri sotto la sua coppia massima. Il suono è contenuto, ma la spinta forte e corposa. Sembra un motore elettrico. Il progressivo adeguamento del variatore permette, infatti di alzare il ritmo in progressione con la velocità. Si ottiene una spinta eccezionalmente costante da 0 a 120 e ciò che stupisce è come rimanga uguale fra le basse e alte velocità. Il suono pacato da un atmosfera irreale, mentre la scena intorno a noi sembra spinta via.
Allora proviamo a mollare, capire… e poi vedere che succede a riprendere di colpo la manopola del gas. Eccolo lì; appena data una manata il tachimetro veloce ritorna nella posizione in cui lo avevamo lasciato prima di frenare. Nemmeno le salite (salvo quelle davvero ripide) sembrano capaci di alterare l’estrema progressione di questo mezzo.
La frizione, anche trattata nel peggiore dei modi, non strappa e lavora sempre bene. Solo un po’ sotto performance massima, come il variatore, che con regolarità esemplare adatta la curva di cambiata alla curva di coppia del motore, regalando così un accelerazione ed una ripresa estremamente lineare. Il mio può dunque sembrare un appunto in un quadro positivo. No: è un pregio. Voglio dire che già così va davvero forte, ma che per gli incontentabili c’è ancora spazio da guadagnare (provate ad alleggerire i rulli di un 25%)… davvero notevole... inimmaginabile sulla concorrenza nostrana (di solito tarata sportiva già di fabbrica)

Maneggevolezza e stabilità
Che l’SH regali il feeling della tradizionale bicicletta è risaputo. In gergo romano è “lo schizzetto” per definizione…. Ma guardando la fiche tecnica e leggendo i quasi 170 kg si potrebbero avere dubbi. Invece l’unico dubbio è quello relativo l’errore di stampa. Già perché quando si è a bordo il peso non esiste. Ci si muove agili come schegge, ci si gira su stessi, e nel tempo di poche ore si acquista una confidenza unica. Il feeling trasmesso è pari a quello di una discesa di sci… Si perché la ruota doppia da 16 accenna solo una leggera inerzia a inizio curva, nulla che non si assorba completamente e integri nella nostra guida dopo un paio d’ore. Così nasce il feeling sciistico. Ovvero si cominciano ad affrontare le curve come si affronta una bella discesa a serpentina e nel breve le automobili sono solo paletti da schivare. Fra una curva e l’altra si danza in un eccelente equilibrio, coadiuvato da una reattività della ciclistica eccellente, capace di consentire il “cambio di programma” anche all’ultimo momento. Senza mai scomporsi o mostrare una reazione imprevista o poco gestibile.
Ciò che però maggiormente colpisce, è la capacità di conservare tali prerogative anche quando i limiti e le velocità si alzano davvero. Si passano i 100 i 120 i 130… e ancora lo scooter reagisce sfoggiando una stabilità che sembra sulle prime inspiegabile.. Sempre equilibrato, con un avantreno sincero che, a differenza della concorrenza, mai si permette di suggerire al pilota un ritmo più basso di quello sfidato…

Sospensioni
Merito di questo esemplare comportamento su strada è, per buona parte, anche dovuto alle valide sospensioni. La forcella teleidraulica da 35 mm, ha un egregio funzionamento. Ottimamente tarata sia in comprensione che estensione, copia a dovere ogni avversità della strada, senza nemmeno temere il pavè più ostico affrontato a velocità extra codice. Nelle frenate decise contiene l’affondamento dell’avantreno, mostrandosi sempre reticente a presentare il suo fondocorsa. Una taratura quindi assai progressiva, che consente un tono leggermente più sostenuto della media. Una tendenza fra morbido e rigido votata al secondo, come avviene per la posteriore. Qui, a fianco della tradizionale coppia di ammortizzatori regolabili, troviamo anche una bella novità. Un leveraggio progressivo studiato da Honda per attutire il noto effetto “scooter” dovuto al motore oscillante e quindi l’elevato carico delle masse non sospese. Il funzionamento è regolare e, come detto lievemente rigido. La strada viene sempre ben copiata, specie in accelerazione, mentre nelle staccate più decise un minimo di saltellamento (andandoselo però a cercare) è rintracciabile. In fondo i miracoli il leveraggio non li può fare….

Freni
Giunto anche il momento di fermarsi o di calare il ritmo, passiamo ai freni. Certamente, insieme al motore, un dei particolari meglio riusciti dello scooter. La potenza è davvero tanta, molta di più di quanto sarebbe lecito attendersi da un impianto ottimo. Non di questa sola però si vive, e ciò che fa il paio e spinge l’impianto al nirvana assoluto della categoria, è la modulabilità. Dotata del sistema di frenatura integrale Honda CBS (con la leva sinistra si aziona un pistoncino davanti e uno dietro), si rivela sempre potente, gestibile e adeguata alla situazione. La leva sinistra è sempre sufficiente per ogni tipo di rallentamento. I freni mordono bene e progressivi, senza perdere efficacia anche nell’uso più intenso e mai mostrando fischi o rumori di altro genere. La destra è il coadiuvante giusto quando non si frena… ma si fa una vera staccata. Il suo uso è però prezioso per una guida corretta. Se infatti ci si fa prendere la mano dall’ottima funzionalità del comando integrale, è possibile, strizzandolo al limite, incontrare qualche prevedibile bloccaggio della posteriore. Un eventualità più da cercarsi, ma se serve a farvi opzionare anche la possibilità di poter disporre della più evoluta versione di ABS… beh, Honda SH fa anche questo, permettendo di ottenere un opzional davvero utile e a prova del pavè più umido del mondo!.

Motore
Non possiamo lasciare questa prova priva di un approfondimento su di lui... il protagonista di questo gioiellino nipponico: il motore. Lasciandolo girare libero, si avverte subito una certa leggerezza meccanica con degna propensione a scattare rapido. Il suono è bello nervoso e, per quanto contenuto dallo scarico, si presta ad essere apprezzato per quello scoppiettare chiaro e distinto, tipico delle unità dotate di cavalleria. Una caratteristica che si ripercuote anche su equlibratura non sorniona, dove l’assenza di vibrazioni è da giustificarsi più per il corretto link motore – telaio, che per la pesante equlibratura interna. Basta mettere lo scooter sul cavaletto su un terreno piano e solido (tipo pavimento del box), per sentire trasferire dal cavaletto in maniera distinta i colpi sul terreno. È cattivo questo 279cc, con un bel rapporto di comprensione. La fluidodinamica appare più curata che nella norma di settore, con un progetto che vanta caratteristiche volte alla ricerca tanto di coppia, quanto di rapidità nel prendere i giri. Davvero una bella unità, un bello standard e una nuovo riferimento per la classe, con la sua potenza prossima ai 100 cv/litro.

On the road
Al semaforo partite e la banda “degli altri” rimane dietro. Leggerezza e velocità di attacco della frizione mettono in crisi anche scooter come T-max e Silver Wing. La marcia prosegue poi sempre in linea con il vostro umore. La cambiata appena sotto coppia è sufficiente a gratificarvi quanto cercate la prestazione, ma anche a farvi andare via lisci e sereni quando volete proseguire al trotto.
La motricità della ruota posteriore è davvero eccellente. Mai vi tradisce, nemmeno sul pavè umido. Potete quindi partire a razzo, anche quando ad altri modelli conviene stare “tranquilli”. Le ottime sospensioni permetteìono una circolazione serena, senza assillo per pavè, buche o irregolarità. Le sospensioni permettono di stare tranquilli e sentirvi sempre padroni del mezzo… anche troppo! Già perché dopo un po’ la confidenza è tale che si curverebbe anche dove la curva non c’è... solo per sentire il nostro amico rispondere fedele e preciso all’ordine impartito. Quando poi il traffico si intensifica cresce la gioia in maniera inversamente proporzionale a quella degli automobilisti. Lo scooter si infila ovunque, là dove c’è un pertugio lui passa… Si fanno zig zag di 90° come fosse nulla, per poi godere di una ripresa ad ogni apertura che è tipica solo dei mezzi di motorizzazione e dimensioni assai superiori.
I sorpassi sono sempre repentini e sicuri, ma guidando dalla città verso fuori, emergono i limiti di questo scooter. La velocità, di gran lunga superirore ai 140 km/h (superati agevolmente di tachimetro), comincia a divenire impropria non per il mezzo ma per il pilota. Nonostante un posizione di guida leggermente caricata in avanti, grazie ad un manubrio lievemente basso (almeno per chi, come me, è 185 cm), il busto comincia ad essere compresso già dai 120 km/h. Lo scooter non perde mai in stabilità, ma per il pilota diventa davvero affaticante a livello di collo e busto reggere velocità superiori ai 110 km/h per lunghi tratti.
Il parabrezza sembra essere dunque un optional obbligatorio.
Certamente non è un mezzo da viaggio, ed il suo uso rimane squisito, esclusivamente in ambito urbano. In questo contesto evidenzia ottime doti, che si accompagnano anche alla gradevole notizia di consumi sempre contenuti. 5 euro e la lancetta è già a metà serbatoio. Pur accanandovi come disperati nella guida, state pur certi che per qualche giorno il benzinaio non lo salutate…
I due difetti che quindi emergono, capacità di carico e protezione aerodinamica, non credo che impensieriranno i futuri acquirenti di questo mezzo. Non nasce per i viaggi, ma se volete “qualcosa” di assolutamente appagante nelle prestazioni, ma anche economico e pratico nella gestione, l’SH 300i è il vostro “compagno di merende” ideale.
Un nuovo capitolo nel settore dello scooter urbano a ruota alta è stato scritto. A voi guidarlo e agli altri provare a prenderlo…

Testo e foto by: Alberto Fumi

 

 

 

 

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