| Analisi
statica
Poco da dire sulla statica, in questo long test
di 3 giorni offerto dalla concessionaria Honda Francone
di Milano. Parliamo del re indiscusso della classifica
di vendite italiana ed europea, quindi di un tipo
certamente conosciuto all’occhio di chiunque
si aggiri per le nostre strade.
In questa nuova veste l’SH punta a ribadire
il suo primato, candidandosi ad affermare ancora
con più forza “il re sono io. Io sono
HONDA”
Le novità sono dettagli, che velocemente
proviamo a percorrere. Scompare dalla vista la mascherina
del radiatore, per lasciare il posto ad uno scudo
più armonioso allo sguardo. La strumentazione
viene rifinita nella grafica e nell’illuminazione,
mentre nuove sono le pedivelle a sogliola per il
passeggero.
Dettagli che migliorano ancora la qualità
globale, posta ad un livello di riferimento per
tutta la concorrenza. Eppure, a voler essere iper
pignoli, qualche spazio ancora di miglioramento
ci sarebbe: ad esempio poco bello il cinematismo
ingrassato a vista della pedivella del passeggero…
(si stiamo esagerando!)
Allora vi dirò che in questa piccola cesellatura
di dettagli, il fatto emergente è che gli
spazi di carico si riducono ancora un po’….
Delegato al ruolo di semplice presenza quello dello
scudo anteriore, davvero piccolo, e appena sufficiente
al casco quello sotto sella. Si sa, l’SH non
nasce certo per fare i traslochi, ma quando c’è
da essere funzionale non si tira indietro, con la
sua pedana piatta dotata di pratico gancio per ancorare
la tipica busta della spesa. Mai quanto nella prova
dinamica scopriremo che il dettaglio del gancio
non è un vezzo, ma una necessità!
Allora volgiamo lo sguardo verso dall’estetica
alle prestazioni…. Subito emergono le belle
ruote da 16“, in grado di digerire ogni fondo,
e sempre efficacemente frenate da dischi ampi (256
mm anteriore e posteriore). L’equilibro della
frenata è trovato a livello di pinza (a comando
integrale CBS): 3 pistoncini l’anteriore,
uno la posteriore, ancorata nel forcellone in posizione
tanto originale quanto, forse, poco pratica. Infatti
si trova dietro il grosso e voluminoso silenziatore
di scarico con catalizzatore trivalente, dalla forma
intelligentemente ovale (stile Silver Wing), che
non impaccia nelle manovre, pur consentendo un ottima
respirazione al motore.
Motore... eccoci l’ho nominato. È lui
il vero protagonista. L’unità si presenta
compatta e, dal primo sguardo dell’occhio
tecnico, fa emergere il suo carattere. Carter separato
per la lubrificazione, con tanto di alettatura per
agevolare il raffreddamento del lubrificante. Un
air box molto studiato, che incorpora nella propria
dinamica anche l’aria destinata al raffreddamento
della trasmissione. La sonda lambda è posta
in prossimità dell’uscita del collettore
di scarico, in modo da entrare con velocità
in temperatura operativa.
L’iniezione elettronica è il frutto
più evoluto della tecnologia dedicata alle
moto della nota famiglia Honda PGM-FI., con un sistema
integrato nel corpo farfallato di estrema compattezza
ed efficacia. Ovviamente governa anticipo e iniezione,
attraverso un network sufficientemente elaborato
di sensori.
Analisi Dinamica
Impazienti di sapere che emoziona si prova? Bene:
partiamo: freno tirato e pulsante rosso strat sulla
destra premuto. Comincia un pacato borbottio dallo
scarico del mono 279,1cc. Proviamo a muovere leggermente
il gas e, sebbene sempre entro un dimensione civilissima,
avvertiamo il suono cattivo dell’esplosione
di ogni ciclo del motore.
Si... il carattere c’è, eccome! Scendiamo
dal cavaletto centrale (c’è anche il
laterale ma fa tanto boro con Malagutti F10 tutto
cromato). Proviamo a dare qualche colpetto di gas
per fare amicizia e subito incontriamo una frizione
che sembra avere più voglia di partire di
noi stessi (e noi certo non scherziamo…)
Trasmissione
Appena ruotiamo la manopola la trasmissione attacca
subito, anche troppo, mettendo in movimento lo scooter
ma certamente costringendolo anche a girare fin
troppo basso. Sarà un espediente per cercare
di contenere un po’ la propensione ad essere
un razzo, ma molle frizione un filo più dure
non starebbero proprio male.
L’attacco è quindi deciso, ma ancora
migliorabile per incenerire il semaforo. Appena
in presa l’accelerazione comincia perentoria
e decisa, con un motore che sta ad orecchio 500
– 1000 giri sotto la sua coppia massima. Il
suono è contenuto, ma la spinta forte e corposa.
Sembra un motore elettrico. Il progressivo adeguamento
del variatore permette, infatti di alzare il ritmo
in progressione con la velocità. Si ottiene
una spinta eccezionalmente costante da 0 a 120 e
ciò che stupisce è come rimanga uguale
fra le basse e alte velocità. Il suono pacato
da un atmosfera irreale, mentre la scena intorno
a noi sembra spinta via.
Allora proviamo a mollare, capire… e poi vedere
che succede a riprendere di colpo la manopola del
gas. Eccolo lì; appena data una manata il
tachimetro veloce ritorna nella posizione in cui
lo avevamo lasciato prima di frenare. Nemmeno le
salite (salvo quelle davvero ripide) sembrano capaci
di alterare l’estrema progressione di questo
mezzo.
La frizione, anche trattata nel peggiore dei modi,
non strappa e lavora sempre bene. Solo un po’
sotto performance massima, come il variatore, che
con regolarità esemplare adatta la curva
di cambiata alla curva di coppia del motore, regalando
così un accelerazione ed una ripresa estremamente
lineare. Il mio può dunque sembrare un appunto
in un quadro positivo. No: è un pregio. Voglio
dire che già così va davvero forte,
ma che per gli incontentabili c’è ancora
spazio da guadagnare (provate ad alleggerire i rulli
di un 25%)… davvero notevole... inimmaginabile
sulla concorrenza nostrana (di solito tarata sportiva
già di fabbrica)
Maneggevolezza e stabilità
Che l’SH regali il feeling della tradizionale
bicicletta è risaputo. In gergo romano è
“lo schizzetto” per definizione….
Ma guardando la fiche tecnica e leggendo i quasi
170 kg si potrebbero avere dubbi. Invece l’unico
dubbio è quello relativo l’errore di
stampa. Già perché quando si è
a bordo il peso non esiste. Ci si muove agili come
schegge, ci si gira su stessi, e nel tempo di poche
ore si acquista una confidenza unica. Il feeling
trasmesso è pari a quello di una discesa
di sci… Si perché la ruota doppia da
16 accenna solo una leggera inerzia a inizio curva,
nulla che non si assorba completamente e integri
nella nostra guida dopo un paio d’ore. Così
nasce il feeling sciistico. Ovvero si cominciano
ad affrontare le curve come si affronta una bella
discesa a serpentina e nel breve le automobili sono
solo paletti da schivare. Fra una curva e l’altra
si danza in un eccelente equilibrio, coadiuvato
da una reattività della ciclistica eccellente,
capace di consentire il “cambio di programma”
anche all’ultimo momento. Senza mai scomporsi
o mostrare una reazione imprevista o poco gestibile.
Ciò che però maggiormente colpisce,
è la capacità di conservare tali prerogative
anche quando i limiti e le velocità si alzano
davvero. Si passano i 100 i 120 i 130… e ancora
lo scooter reagisce sfoggiando una stabilità
che sembra sulle prime inspiegabile.. Sempre equilibrato,
con un avantreno sincero che, a differenza della
concorrenza, mai si permette di suggerire al pilota
un ritmo più basso di quello sfidato…
Sospensioni
Merito di questo esemplare comportamento su strada
è, per buona parte, anche dovuto alle valide
sospensioni. La forcella teleidraulica da 35 mm,
ha un egregio funzionamento. Ottimamente tarata
sia in comprensione che estensione, copia a dovere
ogni avversità della strada, senza nemmeno
temere il pavè più ostico affrontato
a velocità extra codice. Nelle frenate decise
contiene l’affondamento dell’avantreno,
mostrandosi sempre reticente a presentare il suo
fondocorsa. Una taratura quindi assai progressiva,
che consente un tono leggermente più sostenuto
della media. Una tendenza fra morbido e rigido votata
al secondo, come avviene per la posteriore. Qui,
a fianco della tradizionale coppia di ammortizzatori
regolabili, troviamo anche una bella novità.
Un leveraggio progressivo studiato da Honda per
attutire il noto effetto “scooter” dovuto
al motore oscillante e quindi l’elevato carico
delle masse non sospese. Il funzionamento è
regolare e, come detto lievemente rigido. La strada
viene sempre ben copiata, specie in accelerazione,
mentre nelle staccate più decise un minimo
di saltellamento (andandoselo però a cercare)
è rintracciabile. In fondo i miracoli il
leveraggio non li può fare….
Freni
Giunto anche il momento di fermarsi o di calare
il ritmo, passiamo ai freni. Certamente, insieme
al motore, un dei particolari meglio riusciti dello
scooter. La potenza è davvero tanta, molta
di più di quanto sarebbe lecito attendersi
da un impianto ottimo. Non di questa sola però
si vive, e ciò che fa il paio e spinge l’impianto
al nirvana assoluto della categoria, è la
modulabilità. Dotata del sistema di frenatura
integrale Honda CBS (con la leva sinistra si aziona
un pistoncino davanti e uno dietro), si rivela sempre
potente, gestibile e adeguata alla situazione. La
leva sinistra è sempre sufficiente per ogni
tipo di rallentamento. I freni mordono bene e progressivi,
senza perdere efficacia anche nell’uso più
intenso e mai mostrando fischi o rumori di altro
genere. La destra è il coadiuvante giusto
quando non si frena… ma si fa una vera staccata.
Il suo uso è però prezioso per una
guida corretta. Se infatti ci si fa prendere la
mano dall’ottima funzionalità del comando
integrale, è possibile, strizzandolo al limite,
incontrare qualche prevedibile bloccaggio della
posteriore. Un eventualità più da
cercarsi, ma se serve a farvi opzionare anche la
possibilità di poter disporre della più
evoluta versione di ABS… beh, Honda SH fa
anche questo, permettendo di ottenere un opzional
davvero utile e a prova del pavè più
umido del mondo!.
Motore
Non possiamo lasciare questa prova priva di un approfondimento
su di lui... il protagonista di questo gioiellino
nipponico: il motore. Lasciandolo girare libero,
si avverte subito una certa leggerezza meccanica
con degna propensione a scattare rapido. Il suono
è bello nervoso e, per quanto contenuto dallo
scarico, si presta ad essere apprezzato per quello
scoppiettare chiaro e distinto, tipico delle unità
dotate di cavalleria. Una caratteristica che si
ripercuote anche su equlibratura non sorniona, dove
l’assenza di vibrazioni è da giustificarsi
più per il corretto link motore – telaio,
che per la pesante equlibratura interna. Basta mettere
lo scooter sul cavaletto su un terreno piano e solido
(tipo pavimento del box), per sentire trasferire
dal cavaletto in maniera distinta i colpi sul terreno.
È cattivo questo 279cc, con un bel rapporto
di comprensione. La fluidodinamica appare più
curata che nella norma di settore, con un progetto
che vanta caratteristiche volte alla ricerca tanto
di coppia, quanto di rapidità nel prendere
i giri. Davvero una bella unità, un bello
standard e una nuovo riferimento per la classe,
con la sua potenza prossima ai 100 cv/litro.
On the road
Al semaforo partite e la banda “degli altri”
rimane dietro. Leggerezza e velocità di attacco
della frizione mettono in crisi anche scooter come
T-max e Silver Wing. La marcia prosegue poi sempre
in linea con il vostro umore. La cambiata appena
sotto coppia è sufficiente a gratificarvi
quanto cercate la prestazione, ma anche a farvi
andare via lisci e sereni quando volete proseguire
al trotto.
La motricità della ruota posteriore è
davvero eccellente. Mai vi tradisce, nemmeno sul
pavè umido. Potete quindi partire a razzo,
anche quando ad altri modelli conviene stare “tranquilli”.
Le ottime sospensioni permetteìono una circolazione
serena, senza assillo per pavè, buche o irregolarità.
Le sospensioni permettono di stare tranquilli e
sentirvi sempre padroni del mezzo… anche troppo!
Già perché dopo un po’ la confidenza
è tale che si curverebbe anche dove la curva
non c’è... solo per sentire il nostro
amico rispondere fedele e preciso all’ordine
impartito. Quando poi il traffico si intensifica
cresce la gioia in maniera inversamente proporzionale
a quella degli automobilisti. Lo scooter si infila
ovunque, là dove c’è un pertugio
lui passa… Si fanno zig zag di 90° come
fosse nulla, per poi godere di una ripresa ad ogni
apertura che è tipica solo dei mezzi di motorizzazione
e dimensioni assai superiori.
I sorpassi sono sempre repentini e sicuri, ma guidando
dalla città verso fuori, emergono i limiti
di questo scooter. La velocità, di gran lunga
superirore ai 140 km/h (superati agevolmente di
tachimetro), comincia a divenire impropria non per
il mezzo ma per il pilota. Nonostante un posizione
di guida leggermente caricata in avanti, grazie
ad un manubrio lievemente basso (almeno per chi,
come me, è 185 cm), il busto comincia ad
essere compresso già dai 120 km/h. Lo scooter
non perde mai in stabilità, ma per il pilota
diventa davvero affaticante a livello di collo e
busto reggere velocità superiori ai 110 km/h
per lunghi tratti.
Il parabrezza sembra essere dunque un optional obbligatorio.
Certamente non è un mezzo da viaggio, ed
il suo uso rimane squisito, esclusivamente in ambito
urbano. In questo contesto evidenzia ottime doti,
che si accompagnano anche alla gradevole notizia
di consumi sempre contenuti. 5 euro e la lancetta
è già a metà serbatoio. Pur
accanandovi come disperati nella guida, state pur
certi che per qualche giorno il benzinaio non lo
salutate…
I due difetti che quindi emergono, capacità
di carico e protezione aerodinamica, non credo che
impensieriranno i futuri acquirenti di questo mezzo.
Non nasce per i viaggi, ma se volete “qualcosa”
di assolutamente appagante nelle prestazioni, ma
anche economico e pratico nella gestione, l’SH
300i è il vostro “compagno di merende”
ideale.
Un nuovo capitolo nel settore dello scooter urbano
a ruota alta è stato scritto. A voi guidarlo
e agli altri provare a prenderlo…
Testo e foto by: Alberto
Fumi
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