| Ritrovo ore 9:00 in
piazza Maggiore ad Asolo dove 12 Atlantic attendono i
relativi tester, fra la curiosità dei passanti.
Ci si divide in due gruppi, io salgo su di un bel 125
color 'verde musk' e dopo
un veloce briefing si parte seguendo la nostra guida,
quel Beppe Gualini con alle
spalle 'solo' dieci rally Parigi-Dakar e tallonati dal
mitico Gigi Soldano autore
delle immagini ai lati.
POSIZIONE
IN SELLA
Per scendere dal cavalletto centrale basta dare una spinta
con le braccia, anche da seduti, e si è pronti
a partire. La sella non è
né alta né bassa, una giusta via di mezzo
per toccare agevolmente i piedi a terra, senza trovarsi
con le gambe troppo rannicchiate sulla pedana. Anche il
manubrio sta proprio nella
posizione che ci si aspetta, solo gli specchi
richiedono un po' più d'impegno per trovare la
sistemazione ottimale. La strumentazione
è in bella vista ed i comandi
a portata di mano. Le gambe si possono allungare e i piedi
trovano posto nella parte rialzata della pedana , oppure
possono stare ad angolo retto, per una guida più
'motociclistica', senza interferenze con il retroscudo
o il manubrio.
CITTÀ
Non posso dire di aver provato il traffico cittadino,
però Asolo offre vicoli stretti, con curve a gomito
e fondo in porfido, quindi un'idea 'urbana' me la sono
fatta.
Il piccolo motore da 125cc
parte senza alcuna vibrazione e sale di giri rapido, la
maneggevolezza nelle viuzze
è buona ma non da 'scooterino', le misure
e il peso sono da maxiscooter
e la guida è coerente, senza che la ruota anteriore
cada dentro la curva, donando una buona sensazione di
controllo. Solo il raggio di sterzo
è un po' elevato, condizionando le inversioni e,
immagino, lo zig zag nel traffico.
Le sospensioni lavorano bene
su piccole/medie asperità, senza essere cedevoli,
grazie all'ampia escursione.
La leva sinistra della frenata integrale
offre decelerazioni sempre sufficienti e non mette in
difficoltà, neppure sull'infido porfido.
STRADE EXTRAURBANE
Lasciato il centro storico, Gualini 'apre la manetta',
io non mi tiro certo indietro e neppure il monocilindrico
quattro valvole da 124cc che, con una progressione
'elettrica' ci porta da una curva all'altra con accelerazioni
inaspettate, soprattutto calcolando i 160kg del veicolo.
In sostanza, l'accelerazione
è costante, senza picchi o buchi da 0 a 110km/h,
visti in un rettilineo neppure troppo lungo. Anche la
trasmissione mi è
sembrata bene a punto, e poi non stacca mai troppo presto
in rilascio. Un propulsore non sottodimensionato rispetto
al veicolo, anche se certo non in grado di 'emozionare'.
Il telaio c'è e si
sente, la guida risulta sempre
omogenea, senza scompensi fra l'anteriore e il posteriore,
l'inserimento in curva è neutro, con buona sensazione
d'appoggio e possibilità d'inclinazione. Positivo
anche l'incontro con le poco conosciute gomme
croate Seva.
I freni se la cavano sempre
utilizzando la sola leva sinistra, ma volendo una staccata
un po' più decisa occorre tirare anche quella destra,
ottenendo rallentamenti modulabili ma decisi. È
possibile continuare a frenare anche
ad inizio curva senza effetti raddrizzanti eccessivi.
Le sospensioni sono ben accordate
fra loro e anche cercando tutte le buche, per metterle
alla prova, se la sono sempre cavata senza scomporre l'Atlantic
o frantumarmi la schiena.
AUTOSTRADA
Il 125 non ci può andare, ma il 200 ci va eccome,
purtroppo è un test che non ho avuto modo di affrontare,
ma le prestazioni dichiarate parlano chiaro, i 120
km/h fanno pensare ad un'indicazione tachimetrica
di almeno 130 km/h, così la velocità di
crociera può risultare agevolmente intorno ai 110
orari, più o meno la stessa
di un 250cc.
Sulla stabilità nei
curvoni alla massima velocità non posso esprimermi,
ma la rigidità mostrata dal telaio ed il buon lavoro
delle sospensioni sono una garanzia.
AL LIMITE
Non ce la siamo mai presa con troppa calma in tutto il
giro, di un'ottantina di chilometri, vuoi per non essere
da meno degli altri tester, vuoi per ottenere delle foto
dinamiche un po' grintose, fatto sta che il cavalletto
centrale ci ha lasciato qualche grammo, pur se le possibilità
di piega sono superiori alla media.
Tutto il gruppo telaio, freni, sospensioni
è disponibile a maltrattamenti vari senza entrare
in crisi. Naturalmente il 125cc non permette accelerazioni
troppo grintose, cosa che invece comincia a fare il 200,
più corposo in tutto
l'arco d'erogazione, fino ad arrivare per un attimo ai
120km/h indicati, per poi
attaccarmi rapidamente ai freni, visto che il rettilineo
era finito.
PROTEZIONE
Come potete osservare nelle foto lo
scudo è piuttosto ampio e protettivo
e anche il plexiglass devia
l'aria fino al casco permettendo una guida nel massimo
comfort, solo le mani risultano esposte. Fra l'altro le
velocità in gioco, ancora contenute, non pongono
particolari problemi, ma anche la protezione da freddo
e pioggia dovrebbe risultare piuttosto completa.
PASSEGGERO
Testando la posizione da fermi, sembra tutto ok, la sella
è appena rialzata rispetto al pilota, il suo schienalino
non sembra interferire con le gambe e le pedane sono poste
ad una distanza sufficiente anche se siete alti quasi
un metro e ottanta come me. Fra l'altro le positive impressioni
statiche mi sono state confermate dalla gentile passeggera
di una altro 'gelosissimo' tester...
IL
DUECENTO!
Dopo aver girato con il 125, passare al 200 non è
stato 'traumatico' (ma non lo è
neppure all'inverso), certo è che avere
3,5 kW e 5,5 Nm in più,
ad un regime anche inferiore, e costanti in tutto
l'arco dei giri, rende la guida più gratificante.
Con questa motorizzazione le gomme diventano le Bridgestone
Hoop, un classico garantito.
Le considerazioni sulla guida fatte fin qui, valgono allo
stesso modo, visto che la ciclistica è stata studiata
per questa motorizzazione, anzi vedrei bene anche una
crescita ulteriore, visto che Piaggio ha presentato
ad Intermot un bel monocilindrico 280cc...
CONCLUSIONI DINAMICHE
Pur se la prova non si è svolta su di una distanza
di almeno 1000 km, come per le nostre prove classiche,
le impressioni raccolte sono assolutamente positive. La
posizione ed il comfort
di guida centrano l'obiettivo prefissato rendendo
l'Atlantic un maxiscooter a tutti
gli effetti.
Le doti ciclistiche sono
di prim'ordine e la guida
ci è parsa di assoluto riferimento per la categoria
125/250. Bene la frenata integrale
e le sospensioni con escursioni
ragguardevoli. Il 125 si disimpegna senza accusare troppo
la mole del veicolo e la versione 200 guadagna autorevolezza
per accompagnarci anche in più impegnative uscite
turistiche.
CONCLUSIONI FINALI
Rileggendo queste due pagine prima delle conclusioni finali,
sembra un po' una sviolinata nei confronti di Aprilia,
ma confesso che era un po' di tempo che non mi trovavo
di fronte ad un mezzo così
riuscito.
Non è un megascooter da 160km/h e non ha neppure
uno spazio sottosella da far invidia ad una station wagon,
ma è molto equilibrato
in tutte le sue componenti, risultando molto piacevole
da utilizzare, sia come mezzo utilitario che da diporto.
La qualità costruttiva
è 'giapponese' ed il look
moderno ed accattivante. I propulsori
sono briosi, silenziosi e, come tradizione, anche poco
assetati.
I prezzi, fatte tutte queste
considerazioni, ci sembrano quindi ancora più convenienti
e tali da far immaginare un successo
di vendite piuttosto significativo per il nuovo
Atlantic: mini rispetto al 500, ma maxi
quanto a soddisfazione.
Tester e testo: Fabrizio
Villa
Foto: Gigi
Soldano
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