| Che sarà
mai questa strada così famosa che si snoda sui
monti sopra Biella per attirare motociclisti da tutto
il nord Italia?
Per scoprirlo approfitto di una giornata di vacanza e
sfido un tempo un po’ incerto.
Partiamo in coppia, accomodati sulla sontuosa sella di
un sibaritico Aprilia Scarabeo 500
ABS++.
Dopo aver percorso l’autostrada A4 al “folle”
limite consentito di 110 Km/h, usciamo a Carisio,
che ci separa da Biella seguendo
la lunga e diritta statale 230, con limite a 50 Km/h…
Occhio, perché gli autovelox costano più
di una sosta nel miglior ristorante!
A Biella le indicazioni stradali lasciano un po’
a desiderare: abbiamo così ‘ignorato’
i cartelli Panoramica Zegna, preferendo seguire le indicazioni
per Andorno, provvedendo
anche a fare rifornimento di benzina, prima della salita.
E’ preferibile seguire il percorso da ovest ad est,
perché permette di avere alla nostra destra il
lato panoramico.
Superato Andorno, proseguiamo percorrendo la strada che
corre a fianco del torrente Cervo, che merita delle soste
per ammirarne il percorso tormentato.
Il cielo manifesta intenzioni poco amichevoli, ma proseguiamo
garantiti dai completi impermeabili stivati nel bauletto.
Giungiamo a Piedicavallo,
ultimo centro abitato della vallata, dove facciamo sosta
presso un bar con terrazza panoramica.
All’interno è esposta la foto di un incontro
tra un gatto ed una volpe, che per la comunità
locale è diventato simbolo di pace e di convivenza
fra i popoli; se volete cercare un incontro con le volpi,
potete fare una passeggiata nel bosco, perché da
queste parti il grazioso animaletto non è una specie
rara.
Torniamo sui nostri passi per pochi chilometri fino a
Rosazza, cittadina di cui
si possono ammirare le vestigia medioevali, e svoltiamo
a sinistra per la 'Panoramica Zegna'.
Qui, il cielo si schiude e la natura riacquista
i colori intensi della primavera inoltrata per farci apprezzare
la strada ed il paesaggio in tutto il suo splendore.
La strada è racchiusa nel territorio denominato
‘Oasi
Zegna’, un parco attrezzato, inaugurato
nel 1993, culmine dell’opera di qualificazione ambientale,
curata a partire dagli anni ’30 dall’industriale
biellese Ermenegildo Zegna. Reinvestendo parte degli utili
della sua
impresa, fece costruire i 65km della Panoramica Zegna
e trasformò la montagna in un rigoglioso giardino,
con migliaia di abeti, rododendri ed ortensie, procedendo
al recupero di vecchi sentieri e costruendone di nuovi,
oltre ad un centro servizi per la salute ed il tempo libero.
Quanto tempo è passato, in tutti i sensi, dai troppi
imprenditori ‘mordi e fuggi’ dei nostri giorni…
Le bellezze naturali dell’Oasi Zegna possono essere
ammirate semplicemente rilassandosi in una delle aree
picnic, oppure dedicandosi a qualche escursione: è
infatti possibile seguire molti sentieri, segnalati ed
attrezzati con pannelli informativi e tavole di orientamento.
Inoltre, per chi ha più tempo a disposizione, è
possibile praticare una serie di attività sportive:
trekking più o meno impegnativi, arrampicata sportiva
in palestre naturali, pedalate in mountain bike e per
i più audaci parapendio e deltaplano.
Per chi ama i cavalli ci sono anche centri di equitazione,
mentre un’idea veloce e simpatica, è quella
di cimentarsi nel bob estivo sulla pista di Bielmonte.
Fra l’altro il simbolo dell'Oasi é un rarissimo
coleottero dai colori iridescenti, il Carabus
Olympiae, simile allo scarabeo, proprio come lo
scooter Aprilia utilizzato…
Il nostro itinerario prevede i 26Km
più appassionanti, tra Rosazza
(882 m.) e Trivero (752 m.),
tra la vallata del torrente Cervo
(ad ovest) del Sessera (a
nord e ad est) e dello Strona di
Mosso (a sud), mentre su tutto dominano i 2.554
metri della Cima di Bo.
Sulla strada s’incontrano molti motociclisti, ma
purtroppo pochi scooteristi. Eppure questo Scarabeo 500,
con una potenza di quasi 30kW, non delude mai le mie aspettative
di turismo tranquillo. Forzando il passo emergono però
peso e lunghezza che richiedono un maggiore impegno di
guida, soprattutto nelle strette curve in contropendenza.
La strada è gustosa e divertente, caratterizzata
da un continuo susseguirsi di curve e da un ottimo manto
stradale, motivo in più per saggiare le qualità
dinamiche dello scooter, ricordando di non esagerare.
È infatti il paesaggio l’elemento qualificante
di questo percorso: in una giornata limpida è possibile
ammirare un panorama davvero sconfinato, dalle Alpi alla
pianura padana, sfruttando i riferimenti di‘tavole
panoramiche’ e ‘pannelli culturali’
predisposti.
Giunti alla Bocchetta di Sèssera
(1382 m.) ci fermiamo a scattare qualche foto, emergono
gli unici veri limiti dello Scarabeo 500: alla minima
pendenza, il peso ed il baricentro elevati, abbinati ad
una sella alta e larga, mettono in difficoltà i
non ‘palestrati’ e chi non arriva al metro
e settantacinque. Manca poi il freno a mano, che in queste
situazioni, sarebbe un aiuto gradito.
Pochi chilometri più avanti eccoci a Bielmonte
(1517 m.) ‘capitale’ dell’Oasi e località
dove si concentrano le maggiori attività commerciali
ed alberghiere, oltre ad essere un vivace località
di villeggiatura estiva ed invernale. Qui, avendo tempo,
è possibile mettere alla prova le nostre capacità
di ‘piega’ sull’impianto di bob estivo.
Per il pranzo, ci sentiamo di consigliare l’Hotel
Bucaneve, un paio di chilometri passato Bielmonte,
che propone una cucina abbondante e saporita (testata
anche con il CSC), ma anche palestra, sauna e sala massaggi
per smaltirla.
La strada prosegue in discesa, fra ampie curve e tornanti,
lasciando sulla sinistra il Monte
Rubello e dopo una decina di chilometri si giunge
a Trivero, termine della
panoramica.
Seguiamo le indicazioni per Romagnano
Sesia e poi per Borgomanero,
percorrendo una strada larga e rilassante.
La Valsesia è ampia
e densamente urbanizzata, quindi anche trafficata, con
incroci, rotonde ed una segnaletica piuttosto carente.
Arrivati ad Arona, ultima
sosta sul lungolago e poi via lungo l’autostrada
per il rientro.
Il traffico poco intenso è una buona occasione
per mettere alla prova lo Scarabeo 500 sul veloce: stabile,
protettivo e confortevole, con un tasso di vibrazioni
pressoché inavvertibile, lo scooter di Noale si
prende la rivincita rispetto all’impegno richiesto
sui tornanti di montagna: mantiene infatti una stabilità
esemplare anche sui curvoni affrontati a 140 km/h, disturbato
solo da una certa sensibilità alle scie, pur essendo
in due con il baulone stracarico, proprio come ci si aspetta
da una ‘moto’ da turismo.
Testo e foto: Fabio
Scotti
|