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PROLOGO
Lunedì 9 settembre, tra due telefoni che suonano
insieme, un collaboratore che (come altri mille) assicura
di avere lo scoop del millennio, un redattore che si lamenta
perché sarei un negriero e il direttore che mi ordina
di leggere "al volo" l'editoriale per dargli un parere,
decido di chiudere con tutto e lascio che i neuroni scivolino
allegri in internet: CyberScooter? Maaaaassssìììììì,
vai che mi distraggo un po'.
Scopro la gita; per un neofita come me potrebbe essere
un buon inizio. Iscrivo anche mio figlio Federico, 10
anni, senza neanche chiederglielo. Speriamo non si arrabbi...
Tarda sera, ritorno a casa: "Wow, che bello, papi, vengo
in scooter anch'io!". Ok, il più è fatto.
DOMENICA 15
Ore 8:
"In piedi, poltrone, altrimenti non si fa in tempo". "Un
minuto, papi, un minuto solo, ti prego, ancora un minuto".
Appare dopo un quarto d'ora; occhi cisposi, sguardo perso
nel vuoto, passo incerto: "Papi, ma dobbiamo andare per
forza?" Lo fulmino con lo sguardo, quel tanto che basta
a svegliarlo e a renderlo efficiente e rapido. Usciamo
e mentre ci dirigiamo a Fino Mornasco,
da dove dovremo partire tutti insieme, gli spiego il programma.
Arriviamo al parcheggio di Fino, ci sono già altre
quattro o cinque scooter in attesa: "Tutto qui, papi?".
"Aspetta, e vedrai, bimbo di poca fede". Per fortuna ho
ragione. Arrivano alla spicciolata, ma tutti in orario.
Io sono un po' spaesato, da buon esordiente, ma l'ambiente
è gradevole e la voglia di partecipare aumenta.
Unico rammarico: il mio Piaggio
Hexagon 125, il più scarso degli scooter presenti
e, di conseguenza, il meno potente. Mi semineranno impietosamente
alla prima curva? Qualche timida presentazione, giusto
per incominciare a conoscersi, per ora.
Ore 10:
via, si parte. Da Fino Mornasco andiamo verso Appiano
Gentile: si costeggia l'entrata della Pinetina;
l'Inter si sta allenando, dopo l'anticipo vittorioso della
prima giornata di campionato. Auto in sosta di tifosi
e qualche campione in maglietta da allenamento che sgambetta
seminascosto dalla siepe. Si prosegue ed entriamo in un
bosco di qualche chilometro. Nonostante la splendida giornata
di sole, gli alberi circondano tutta la strada, che rimane
completamente all'ombra e noi passiamo tra mamme con carrozzine,
papà alle prese con lo jogging, ciclisti in piedi
sul sellino, anziani con figli e nipoti al seguito. È
il bosco di Tradate, che
fa da collegamento con Olgiate.
Da lì si prosegue verso il confine
svizzero di Bizzarone, dove c'è la prima sosta.
È un fuori-programma, ma è anche meglio così.
Federico si aggira tra gli scooter, li guarda ammirato
e dà i suoi voti. Preferisce quel Piaggio X9 500
appena comprato, già esaminato dagli occhi esperti
dei miei compagni di viaggio. "Ecco, è questo che
devi comprare, mi piace tanto". Ci sono anche due o tre
moto, snobbate magistralmente. Figlio settario di uno
"scooterista in carriera", ha già deciso che tutto
quello che non è mio non va bene? Speriamo di no.
Si va sulla statale che costeggia l'autostrada e la ferrovia
svizzera, verso Lugano, passando per Capolago,
dove alla stazione funziona uno splendido treno che parte
verso le montagne ticinesi. Ma oggi è giorno di scooter;
gli altri mezzi non contano. Lugano
dovrebbe servirci per una sosta come da programma, invece
"nisba". Tutti in fila indiana, senza soste: "Papi, ho
fame". "Tra poco arriviamo", mentre sorprendentemente
mi cresce il naso.
Uscire da Lugano verso nord est è sempre un bel vedere:
lago, montagne e sole danno il buonumore. La strada che
costeggia il lago di Lugano è stretta, quel tanto
che basta per mandare in bestia gli automobilisti e far
felici gli scooteristi... Ma niente manovre azzardate
o scorribande tra le auto: prudenti e sereni si arriva
a Porlezza, giriamo verso
l'interno e cominciamo a salire.
La Val d'Intelvi, che separa
il lago di Lugano da quello di Como, i luoghi dei vecchi
contrabbandieri che con la briccolla si facevano la valle
e le montagne tra Svizzera e Italia, inseguiti dai finanzieri.
Negli anni Sessanta, su queste strade, per una briccolla
di Marlboro e caffè ci si sfidava in corse folli.
Ogni tanto, quando si arrivava ai margini dei paesi, i
finanzieri tiravano una sventagliata di mitra in aria,
più per avvertire di stare in casa mentre loro passavano
che per intimorire i contrabbandieri. Questi ultimi, quasi
sempre vincevano la "corsa". Poi, alla domenica, pagavano
l'aperitivo all'appuntato, per consolarlo. Storie di un'altra
Italia, ormai sparita.
Si sale, l'Hexagon sbuffa ma ce la fa. Il gruppo s'è
diviso, qualcuno ha accelerato divertendosi tra i tornanti
e s'è involato, complice la moto di Gianluca... Altri
sono rimasti più indietro, complice un dispettoso
semaforo. C'è pure chi ha perso la targa. E anche
chi, bravissimo, l'ha ritrovata. Gli ultimi chilometri
di salita portano all'agognata baita. Sono minuti di tormentosa
follia: bistecche ancora vive pascolano incuranti del
piccolo esercito di scooteristi affamati. Guardo le mucche
satolle nell'erba e proseguo stringendo i denti. Persino
due cavalli se ne vanno tranquilli in senso opposto come
se la strada fosse stata costruita per loro.
Eccoci, ce l'abbiamo fatta; a tavola,
please! Prima sorpresa: manca qualche coperto (ripasso
mentalmente i fondamentali: mostrare calma, sorridere
e far finta di niente, proporre idee, assecondare quelle
degli altri, non lasciarsi andare a gesti inconsulti,
ci sono altri avventori, oltre al bambino...). Sistemata
la questione dei posti, finalmente cominciamo a vedere
sulla tavola i primi conforti: pizzoccheri
(spazzati via a tempo di record) seguiti da stinco
di maiale e polenta. A capotavola, deluso e ansioso,
Lorenzo, mi guarda e fa: "Due stinchi per 29 persone?".
Non è così, ovviamente ma la fame crea paura...
Per fumare si deve uscire; giusto!, ma intanto arrivano
le salsicce e qualche fumatore
se le perde. Conseguenza: all'arrivo del dolce e del caffè
si decide per la fumeria al tavolo. Ottima la crostata,
affabile la grappa. Fabrizio
decide che mi toccherà il resoconto del viaggio.
Faccio buon viso a cattivo gioco e spero di non deludere.
Un po' di sole fuori dalla
baita aiuta la digestione; poi si ridiscende la Val d'Intelvi
verso il lago di Como.
Si costeggia il Lario, passando
per Tremezzo e Cadenabbia,
dove tedeschi e americani escono chi dai pullman e chi
dagli alberghi per andare nella splendida Villa
Carlotta. Sono le strade che hanno fatto la gloria
delle due ruote, motorizzate e non. Giro di Lombardia
e Giro del Lario rimangono, tra le pagine sportive della
zona, tra le più amate. Poi, tutti al molo a traghettare
sulla sponda opposta.
La fila per il traghetto non somiglia a quella estiva
di Porto Torres o di Messina, ma basta e avanza per frazionare
il gruppo in due tronconi. I primi a passare vanno a Bellagio,
gli altri scooteristi aspettano il prossimo battello.
Bellagio, nota all'estero
quanto Roma o Venezia, si presenta al massimo del suo
splendore domenicale: sole che cala dall'altra riva e
conforta la banda scooteristica, impegnata in calcoli
impossibili per la divisione del conto al bar. Meglio
la lira? Mah...
Si riparte per l'ultima parte della
gita, si va all'interno, sulla sponda lecchese. Sosta
movimentata alla balaustra con panorama sul lago (versante
di Lecco) e Grigne al tramonto per la foto di gruppo.
L'autoscatto avrà fatto il suo dovere? Ultimo tratto
di strada, scalando il Ghisallo,
dove il ciclismo ha scritto pagine epiche. Coppi e Bartali
se le suonavano a colpi di pedale e Merckx ci passava
soffiando come una locomotiva, imponendo ritmi proibitivi.
Come quando Franco Bitossi scattò e se ne andò,
tutto solo. Almeno, così credeva. Verso la fine della
salita, sicuro di andare incontro al successo, si volta
e lo vede, attaccato alla sua ruota. È Merckx, che
gli fa: "Sono qui, sono qui". Come il lupo all'agnellino,
pronto per essere azzannato. È qui che i ciclisti
di tutto il mondo vanno a portare, in una chiesetta piccina
alla fine della salita, i loro ricordi. La chiesa è
diventata il museo del ciclismo mondiale; i campioni lasciano
le loro maglie gialle, rosa, iridate, le biciclette e
le coppe.
Ora si scende, si torna a
casa. A Erba gli ultimi saluti,
poi, ognuno torna a casa.
Giornata ottima, divertimento tanto,
luoghi bellissimi da vedere, compagnia simpatica, scooter
sempre più da amare. E il figlio? Sarà stanco,
dopo una giornata del genere e magari anche un po' annoiato;
solo adulti intorno a lui. "Papi, quand'è la prossima
uscita? Domani mi porti a scuola in scooter, vero?". Promette
bene, il pargolo...
Testo by Manuel
Gandin
Foto by Fabrizio Villa
Un ampio servizio
fotografico sulla gita è disponibile al sito SCOOTERANDO
dell'attivissimo Roberto Meloni, a questo indirizzo:
http://digilander.iol.it/scooterando/
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