>> ITALIA NORD


































DESCRIZIONE
Periodo: 15/09/02
Partecipanti: 29
Scooter: 17
Moto: 3
Totale km: circa 180
Consumo Yamaha Tmax: 17,3 km/lit
Difficoltà: alcune strade strette e senza protezioni

 

 C.S.C.: "Svizzera e Val d'Intelvi" (CO)
 · by CyberScooter: Manuel Gandin
06/11/02

PROLOGO
Lunedì 9 settembre, tra due telefoni che suonano insieme, un collaboratore che (come altri mille) assicura di avere lo scoop del millennio, un redattore che si lamenta perché sarei un negriero e il direttore che mi ordina di leggere "al volo" l'editoriale per dargli un parere, decido di chiudere con tutto e lascio che i neuroni scivolino allegri in internet: CyberScooter? Maaaaassssìììììì, vai che mi distraggo un po'.
Scopro la gita; per un neofita come me potrebbe essere un buon inizio. Iscrivo anche mio figlio Federico, 10 anni, senza neanche chiederglielo. Speriamo non si arrabbi... Tarda sera, ritorno a casa: "Wow, che bello, papi, vengo in scooter anch'io!". Ok, il più è fatto.

DOMENICA 15
Ore 8: "In piedi, poltrone, altrimenti non si fa in tempo". "Un minuto, papi, un minuto solo, ti prego, ancora un minuto". Appare dopo un quarto d'ora; occhi cisposi, sguardo perso nel vuoto, passo incerto: "Papi, ma dobbiamo andare per forza?" Lo fulmino con lo sguardo, quel tanto che basta a svegliarlo e a renderlo efficiente e rapido. Usciamo e mentre ci dirigiamo a Fino Mornasco, da dove dovremo partire tutti insieme, gli spiego il programma.
Arriviamo al parcheggio di Fino, ci sono già altre quattro o cinque scooter in attesa: "Tutto qui, papi?". "Aspetta, e vedrai, bimbo di poca fede". Per fortuna ho ragione. Arrivano alla spicciolata, ma tutti in orario. Io sono un po' spaesato, da buon esordiente, ma l'ambiente è gradevole e la voglia di partecipare aumenta.
Unico rammarico: il mio Piaggio Hexagon 125, il più scarso degli scooter presenti e, di conseguenza, il meno potente. Mi semineranno impietosamente alla prima curva? Qualche timida presentazione, giusto per incominciare a conoscersi, per ora.

Ore 10: via, si parte. Da Fino Mornasco andiamo verso Appiano Gentile: si costeggia l'entrata della Pinetina; l'Inter si sta allenando, dopo l'anticipo vittorioso della prima giornata di campionato. Auto in sosta di tifosi e qualche campione in maglietta da allenamento che sgambetta seminascosto dalla siepe. Si prosegue ed entriamo in un bosco di qualche chilometro. Nonostante la splendida giornata di sole, gli alberi circondano tutta la strada, che rimane completamente all'ombra e noi passiamo tra mamme con carrozzine, papà alle prese con lo jogging, ciclisti in piedi sul sellino, anziani con figli e nipoti al seguito. È il bosco di Tradate, che fa da collegamento con Olgiate.
Da lì si prosegue verso il confine svizzero di Bizzarone, dove c'è la prima sosta. È un fuori-programma, ma è anche meglio così. Federico si aggira tra gli scooter, li guarda ammirato e dà i suoi voti. Preferisce quel Piaggio X9 500 appena comprato, già esaminato dagli occhi esperti dei miei compagni di viaggio. "Ecco, è questo che devi comprare, mi piace tanto". Ci sono anche due o tre moto, snobbate magistralmente. Figlio settario di uno "scooterista in carriera", ha già deciso che tutto quello che non è mio non va bene? Speriamo di no.
Si va sulla statale che costeggia l'autostrada e la ferrovia svizzera, verso Lugano, passando per Capolago, dove alla stazione funziona uno splendido treno che parte verso le montagne ticinesi. Ma oggi è giorno di scooter; gli altri mezzi non contano. Lugano dovrebbe servirci per una sosta come da programma, invece "nisba". Tutti in fila indiana, senza soste: "Papi, ho fame". "Tra poco arriviamo", mentre sorprendentemente mi cresce il naso.
Uscire da Lugano verso nord est è sempre un bel vedere: lago, montagne e sole danno il buonumore. La strada che costeggia il lago di Lugano è stretta, quel tanto che basta per mandare in bestia gli automobilisti e far felici gli scooteristi... Ma niente manovre azzardate o scorribande tra le auto: prudenti e sereni si arriva a Porlezza, giriamo verso l'interno e cominciamo a salire.
La Val d'Intelvi, che separa il lago di Lugano da quello di Como, i luoghi dei vecchi contrabbandieri che con la briccolla si facevano la valle e le montagne tra Svizzera e Italia, inseguiti dai finanzieri. Negli anni Sessanta, su queste strade, per una briccolla di Marlboro e caffè ci si sfidava in corse folli. Ogni tanto, quando si arrivava ai margini dei paesi, i finanzieri tiravano una sventagliata di mitra in aria, più per avvertire di stare in casa mentre loro passavano che per intimorire i contrabbandieri. Questi ultimi, quasi sempre vincevano la "corsa". Poi, alla domenica, pagavano l'aperitivo all'appuntato, per consolarlo. Storie di un'altra Italia, ormai sparita.
Si sale, l'Hexagon sbuffa ma ce la fa. Il gruppo s'è diviso, qualcuno ha accelerato divertendosi tra i tornanti e s'è involato, complice la moto di Gianluca... Altri sono rimasti più indietro, complice un dispettoso semaforo. C'è pure chi ha perso la targa. E anche chi, bravissimo, l'ha ritrovata. Gli ultimi chilometri di salita portano all'agognata baita. Sono minuti di tormentosa follia: bistecche ancora vive pascolano incuranti del piccolo esercito di scooteristi affamati. Guardo le mucche satolle nell'erba e proseguo stringendo i denti. Persino due cavalli se ne vanno tranquilli in senso opposto come se la strada fosse stata costruita per loro.

Eccoci, ce l'abbiamo fatta; a tavola, please! Prima sorpresa: manca qualche coperto (ripasso mentalmente i fondamentali: mostrare calma, sorridere e far finta di niente, proporre idee, assecondare quelle degli altri, non lasciarsi andare a gesti inconsulti, ci sono altri avventori, oltre al bambino...). Sistemata la questione dei posti, finalmente cominciamo a vedere sulla tavola i primi conforti: pizzoccheri (spazzati via a tempo di record) seguiti da stinco di maiale e polenta. A capotavola, deluso e ansioso, Lorenzo, mi guarda e fa: "Due stinchi per 29 persone?". Non è così, ovviamente ma la fame crea paura... Per fumare si deve uscire; giusto!, ma intanto arrivano le salsicce e qualche fumatore se le perde. Conseguenza: all'arrivo del dolce e del caffè si decide per la fumeria al tavolo. Ottima la crostata, affabile la grappa. Fabrizio decide che mi toccherà il resoconto del viaggio. Faccio buon viso a cattivo gioco e spero di non deludere. Un po' di sole fuori dalla baita aiuta la digestione; poi si ridiscende la Val d'Intelvi verso il lago di Como.

Si costeggia il Lario, passando per Tremezzo e Cadenabbia, dove tedeschi e americani escono chi dai pullman e chi dagli alberghi per andare nella splendida Villa Carlotta. Sono le strade che hanno fatto la gloria delle due ruote, motorizzate e non. Giro di Lombardia e Giro del Lario rimangono, tra le pagine sportive della zona, tra le più amate. Poi, tutti al molo a traghettare sulla sponda opposta.
La fila per il traghetto non somiglia a quella estiva di Porto Torres o di Messina, ma basta e avanza per frazionare il gruppo in due tronconi. I primi a passare vanno a Bellagio, gli altri scooteristi aspettano il prossimo battello. Bellagio, nota all'estero quanto Roma o Venezia, si presenta al massimo del suo splendore domenicale: sole che cala dall'altra riva e conforta la banda scooteristica, impegnata in calcoli impossibili per la divisione del conto al bar. Meglio la lira? Mah...

Si riparte per l'ultima parte della gita, si va all'interno, sulla sponda lecchese. Sosta movimentata alla balaustra con panorama sul lago (versante di Lecco) e Grigne al tramonto per la foto di gruppo. L'autoscatto avrà fatto il suo dovere? Ultimo tratto di strada, scalando il Ghisallo, dove il ciclismo ha scritto pagine epiche. Coppi e Bartali se le suonavano a colpi di pedale e Merckx ci passava soffiando come una locomotiva, imponendo ritmi proibitivi. Come quando Franco Bitossi scattò e se ne andò, tutto solo. Almeno, così credeva. Verso la fine della salita, sicuro di andare incontro al successo, si volta e lo vede, attaccato alla sua ruota. È Merckx, che gli fa: "Sono qui, sono qui". Come il lupo all'agnellino, pronto per essere azzannato. È qui che i ciclisti di tutto il mondo vanno a portare, in una chiesetta piccina alla fine della salita, i loro ricordi. La chiesa è diventata il museo del ciclismo mondiale; i campioni lasciano le loro maglie gialle, rosa, iridate, le biciclette e le coppe.
Ora si scende, si torna a casa. A Erba gli ultimi saluti, poi, ognuno torna a casa.

Giornata ottima, divertimento tanto, luoghi bellissimi da vedere, compagnia simpatica, scooter sempre più da amare. E il figlio? Sarà stanco, dopo una giornata del genere e magari anche un po' annoiato; solo adulti intorno a lui. "Papi, quand'è la prossima uscita? Domani mi porti a scuola in scooter, vero?". Promette bene, il pargolo...

Testo by Manuel Gandin

Foto by Fabrizio Villa

Un ampio servizio fotografico sulla gita è disponibile al sito SCOOTERANDO dell'attivissimo Roberto Meloni, a questo indirizzo:
http://digilander.iol.it/scooterando/
































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