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e' trattato di una gita strana, sia per il percorso
che per i mezzi utilizzati. Il primo comprende un
tratto non asfaltato di 16km, a tratti anche impegnativo
e i secondi sono davvero una strana coppia: l'Honda
SH 150i Sport che Fabrizio aveva in prova
e la mia piccola-grande moto, un Suzuki VanVan 125.
Due mezzi che tra di loro c'azzeccano anche poco
(e il secondo ancora meno con CyberScooter), ma
che si sono dimostrati più che validi per
questo itinerario.
Un'esperienza interessante che ci ha condotti a
scavallare i confini tra Bergamo e Sondrio passando
per il (poco noto) valico del Dordona (2061 m.)
e il più conosciuto Passo San Marco (1992
m.) dell'antica strada Priula.
Punto di partenza, e anche di arrivo,
il comune di Lenna, in alta Val Brembana che si
può facilmente raggiungere da Bergamo dopo
37km di strada abbastanza scorrevole. Da li è
iniziata la salita lungo la SP2 in direzione Foppolo,
dapprima un po' anonima e poi più piacevole,
soprattutto dopo Branzi, facendo attenzione ad un
paio di curve a gomito in gallerie non illuminate.
Appena entrati nel centro abitato di Foppolo, sulla
sinistra troviamo gli uffici della Pro Loco dove
acquistiamo i 2 pass (costo 3 euro cad.) necessari
per scollinare il Dordona e ci facciamo indicare
l'inizio della strada, non viene segnalata da cartelli.
Conviene seguire le indicazioni per l'Hotel Le Des
Alpes e superarlo fino al termine dell'asfalto,
che coincide con il cartello (abbattuto) della strada
per il Passo.
Dopo un paio di errori (la strada
presenta alcuni bivi all'inizio) che ci portano
a recinti isolati popolati da teneri vitellini e
maialini, tenendo la destra, imbrocchiamo la strada
giusta che si rivela da subito piuttosto accidentata.
Il fondo sterrato è variamente ricoperto
da sassi smossi non sempre di piccole dimensioni,
quindi bisogna tenere lo sguardo avanti e il manubrio
ben saldo per evitare gli impatti più duri.
La strada si fa via via più stretta e ripida,
superiamo alcuni tornanti, alternando tratti di
sottobosco ad altri più aperti. Sempre sobbalzando,
percorriamo dei tratti pianeggianti che danno un
po' di respiro alla trasmissione dell'SH, fino ad
un tratto in discesa che prelude al Passo
Dordona vero e proprio, raggiunto dopo circa
5km dal cartello.
La vista e' notevole, specie verso la Valtellina.
Si vede infatti l'imponente gruppo del Monte Disgrazia
e la Val Madre oltre a gran parte delle cime orobiche
e valtellinesi.
Tra le mucche che pascolano tranquille, facciamo
due passi per vedere i resti delle trincee della
prima guerra mondiale. Dal Passo Salmurano fino
al Dordona e al Calvi, lungo il crinale che separa
l'alta Val Brembana dalla Valtellina, era infatti
prevista la terza linea di resistenza per fronteggiare
un eventuale attacco austro-germanico, se il nemico
avesse sfondato le linee dello Stelvio o del Tonale.
Fortunatamente la guerra al Dordona non arrivo'
mai e ora si possono ammirare tracce di trincee,
camminamenti e caverne/casermette pregevolmente
restaurate.
Incontriamo il primo motociclista,
un paio di jeep, una pattuglia della Forestale che
controlla la validità dei nostri "pass"
e iniziamo la discesa verso Fusine. La pendenza
ridotta e il fondo più agevole consentono
di ammirare con più costanza il panorama
e di scorgere la sagoma del rifugio Casera Dordona
(1935 m) nel mezzo di una serie di tornanti, dove
però il fondo torna ad essere impegnativo.
Ce la siamo presa comoda e sono le 13:00 quando
ci mettiamo a tavola sull'assolata terrazza del
rifugio, da cui si ammira una vista notevolissima.
Il menù inviterebbe ad una sosta ben più
corposa, ma il tempo stringe e dopo due ottimi primi,
in compagnia di escursionisti a piedi e in mountain
bike, è ora di ripartire. Riprendiamo i nostri
mezzi, tra gli sguardi incuriositi, quasi tutti
rivolti all'Honda SH, così 'fuori luogo'
in mezzo a jeep e qualche trial.
Riprendiamo la strada che ci conduce
al fondo valle, dapprima traversando prati e pietraie,
e poi in boschi fitti, fino a tratti scavati nella
roccia che preludono all'inizio di fondi 'cementati'
che si alternano con altri sterrati, ma decisamente
più scorrevoli dei precedenti. Più
avanti costeggiamo il torrente Madrasco, per poi
attraversarlo su uno stretto ponte, proseguendo
incontriamo alcune case abitate, poi la strada si
restringe su un costone di roccia, con dei lavori
in corso di consolidamento e inzia un alternarsi
di fondo cementato con altro sterrato. Da segnalare,
prima di arrivare a Fusine, una raffica di strettissimi
e ravvicinati tornanti in discesa, impegnativi e
al tempo stesso esaltanti da percorrere, soprattutto
in sella a veicoli leggeri e maneggevoli come i
nostri.
Alla fine avremo percorso 16 km di sterrato piuttosto
brutto, circa 7 prima e 9 dopo il passo, ma meno
dei 25 di solo qualche anno fa e la sensazione è
che il cemento si espanderà ancora, per consentire
di giungere più agevolmente al Passo e alle
malghe della zona.
Ma per ora il 'traffico' è episodico, noi
in totale abbiamo incontrato 3 moto da enduro, un
paio da trial e una decina di jeep, quindi l'inserimento
sulla caotica statale della Valtellina è
stato abbastanza traumatico, per fortuna l'abbandoniamo
presto all'altezza di Morbegno per ritornare a salire
verso Albaredo S. Marco, percorrendo quella che
era l'antica via Priula, strada commerciale tra
Bergamo e Sondrio, sorvegliata dal Rifugio Cà
San Marco sul versante Bergamasco a poca distanza
dal passo.
Lungo la salita di Albaredo i panorami
sono molto belli, con ampi scorci di Valtellina,
fino a vedere le propaggini nord del lago di Como,
ma anche la strada ha la sua attrattiva e pur con
i nostri pochissimi cavalli a disposizione riusciamo
a divertirci.
La strada è ovviamente molto più trafficata
rispetto al Dordona, specie da motociclisti che
si godono la strada e si soffermano al Passo
San Marco per respirare una boccata d'aria,
chiacchierare e bere qualcosa al barettino mobile.
E sarebbe bello potersi fermare di più, magari
percorrere qualche sentiero per immergersi di più
nella natura, ma per me e Fabrizio il tempo e' tiranno
e riprendiamo la strada di casa a passo più
spedito. La discesa 'irrobustisce' i cavalli dei
nostri motori, e grazie al discreto asfalto, possiamo
testare a fondo gli impianti frenanti e la ciclistica
dei nostri mezzi, così diversi, ma che se
la cavano più o meno nello stesso modo.
I giochi finiscono a Mezzoldo, dopo 28km decisamente
godibili a partire da Albaredo e dopo altri 9 siamo
di nuovo al punto di partenza di Lenna.
In totale
sono circa 100km, che possono essere percorsi anche
in mezza giornata, meglio però prevedere
un giorno, con sosta pranzo e relax al Rifugio Dordona,
che può ospitare anche per la notte.
Attenzione però,
la strada del Dordona è sconsigliata a chi
non possiede una discreta esperienza di guida e/o
ai mezzi più ingombranti e meno maneggevoli.
L'ideale sarebbe ovviamente una moto da entro/fuoristrada,
l'unico caso in cui mi sento di consigliare il trasporto
di un passeggero.
I nostri dueruote
comunque se la sono cavata egregiamente, con lo
scooter ovviamente più a suo agio su asfalto,
grazie ad un motore più potente e scattante,
mentre la moto soffre per la potenza inferiore e
i continui cambi di marcia necessari a tenere il
motore in coppia. Situazione ribaltata quando l'asfalto
finisce, grazie alla posizione di guida, all'efficacia
delle sospensioni e dei 'gommoni' che danno un netto
vantaggio al Van Van. Piuttosto simile il consumo,
in entrambi i casi superiore ai 30km/litro e molto
simile anche il divertimento dei piloti!
'Morale': non sempre servono mega-scooter
o super-moto per fare delle belle gite, anzi, mezzi
piccoli e maneggevoli riescono ad avventurarsi su
strade altrimenti troppo impegnative e anche con
costi irrisori.
Testo: Francesco
Roberti
Foto e video: Francesco
Roberti, Fabrizio Villa
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