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Ok, la strada è giusta

 


In vista del Passo

 


La Madonnina al Passo

 

 


La Val Madre

 

 


Si scorge il rifugio

 

 


Gli ultimi tornanti

 

 


Ultimi tornanti verso il San Marco

 

 


Una meritata sosta

 

 

DESCRIZIONE
Scooter: Honda SH 150iSport
Moto: Suzuki Van Van 125
Consumo: > 30 km/litro
Periodo: estate
Km: 100
Durata: 1 giornata
Difficoltà: 16km di sterrato impegnativo

 

 

 · Passi Dordona e San Marco: dalla Valbrembana alla Valtellina e ritorno
 · by CyberScooter: Francesco Roberti
01/10/08

Si e' trattato di una gita strana, sia per il percorso che per i mezzi utilizzati. Il primo comprende un tratto non asfaltato di 16km, a tratti anche impegnativo e i secondi sono davvero una strana coppia: l'Honda SH 150i Sport che Fabrizio aveva in prova e la mia piccola-grande moto, un Suzuki VanVan 125. Due mezzi che tra di loro c'azzeccano anche poco (e il secondo ancora meno con CyberScooter), ma che si sono dimostrati più che validi per questo itinerario.
Un'esperienza interessante che ci ha condotti a scavallare i confini tra Bergamo e Sondrio passando per il (poco noto) valico del Dordona (2061 m.) e il più conosciuto Passo San Marco (1992 m.) dell'antica strada Priula.

Punto di partenza, e anche di arrivo, il comune di Lenna, in alta Val Brembana che si può facilmente raggiungere da Bergamo dopo 37km di strada abbastanza scorrevole. Da li è iniziata la salita lungo la SP2 in direzione Foppolo, dapprima un po' anonima e poi più piacevole, soprattutto dopo Branzi, facendo attenzione ad un paio di curve a gomito in gallerie non illuminate.
Appena entrati nel centro abitato di Foppolo, sulla sinistra troviamo gli uffici della Pro Loco dove acquistiamo i 2 pass (costo 3 euro cad.) necessari per scollinare il Dordona e ci facciamo indicare l'inizio della strada, non viene segnalata da cartelli. Conviene seguire le indicazioni per l'Hotel Le Des Alpes e superarlo fino al termine dell'asfalto, che coincide con il cartello (abbattuto) della strada per il Passo.

Dopo un paio di errori (la strada presenta alcuni bivi all'inizio) che ci portano a recinti isolati popolati da teneri vitellini e maialini, tenendo la destra, imbrocchiamo la strada giusta che si rivela da subito piuttosto accidentata. Il fondo sterrato è variamente ricoperto da sassi smossi non sempre di piccole dimensioni, quindi bisogna tenere lo sguardo avanti e il manubrio ben saldo per evitare gli impatti più duri.
La strada si fa via via più stretta e ripida, superiamo alcuni tornanti, alternando tratti di sottobosco ad altri più aperti. Sempre sobbalzando, percorriamo dei tratti pianeggianti che danno un po' di respiro alla trasmissione dell'SH, fino ad un tratto in discesa che prelude al Passo Dordona vero e proprio, raggiunto dopo circa 5km dal cartello.
La vista e' notevole, specie verso la Valtellina. Si vede infatti l'imponente gruppo del Monte Disgrazia e la Val Madre oltre a gran parte delle cime orobiche e valtellinesi.
Tra le mucche che pascolano tranquille, facciamo due passi per vedere i resti delle trincee della prima guerra mondiale. Dal Passo Salmurano fino al Dordona e al Calvi, lungo il crinale che separa l'alta Val Brembana dalla Valtellina, era infatti prevista la terza linea di resistenza per fronteggiare un eventuale attacco austro-germanico, se il nemico avesse sfondato le linee dello Stelvio o del Tonale. Fortunatamente la guerra al Dordona non arrivo' mai e ora si possono ammirare tracce di trincee, camminamenti e caverne/casermette pregevolmente restaurate.

Incontriamo il primo motociclista, un paio di jeep, una pattuglia della Forestale che controlla la validità dei nostri "pass" e iniziamo la discesa verso Fusine. La pendenza ridotta e il fondo più agevole consentono di ammirare con più costanza il panorama e di scorgere la sagoma del rifugio Casera Dordona (1935 m) nel mezzo di una serie di tornanti, dove però il fondo torna ad essere impegnativo.
Ce la siamo presa comoda e sono le 13:00 quando ci mettiamo a tavola sull'assolata terrazza del rifugio, da cui si ammira una vista notevolissima. Il menù inviterebbe ad una sosta ben più corposa, ma il tempo stringe e dopo due ottimi primi, in compagnia di escursionisti a piedi e in mountain bike, è ora di ripartire. Riprendiamo i nostri mezzi, tra gli sguardi incuriositi, quasi tutti rivolti all'Honda SH, così 'fuori luogo' in mezzo a jeep e qualche trial.

Riprendiamo la strada che ci conduce al fondo valle, dapprima traversando prati e pietraie, e poi in boschi fitti, fino a tratti scavati nella roccia che preludono all'inizio di fondi 'cementati' che si alternano con altri sterrati, ma decisamente più scorrevoli dei precedenti. Più avanti costeggiamo il torrente Madrasco, per poi attraversarlo su uno stretto ponte, proseguendo incontriamo alcune case abitate, poi la strada si restringe su un costone di roccia, con dei lavori in corso di consolidamento e inzia un alternarsi di fondo cementato con altro sterrato. Da segnalare, prima di arrivare a Fusine, una raffica di strettissimi e ravvicinati tornanti in discesa, impegnativi e al tempo stesso esaltanti da percorrere, soprattutto in sella a veicoli leggeri e maneggevoli come i nostri.
Alla fine avremo percorso 16 km di sterrato piuttosto brutto, circa 7 prima e 9 dopo il passo, ma meno dei 25 di solo qualche anno fa e la sensazione è che il cemento si espanderà ancora, per consentire di giungere più agevolmente al Passo e alle malghe della zona.
Ma per ora il 'traffico' è episodico, noi in totale abbiamo incontrato 3 moto da enduro, un paio da trial e una decina di jeep, quindi l'inserimento sulla caotica statale della Valtellina è stato abbastanza traumatico, per fortuna l'abbandoniamo presto all'altezza di Morbegno per ritornare a salire verso Albaredo S. Marco, percorrendo quella che era l'antica via Priula, strada commerciale tra Bergamo e Sondrio, sorvegliata dal Rifugio Cà San Marco sul versante Bergamasco a poca distanza dal passo.

Lungo la salita di Albaredo i panorami sono molto belli, con ampi scorci di Valtellina, fino a vedere le propaggini nord del lago di Como, ma anche la strada ha la sua attrattiva e pur con i nostri pochissimi cavalli a disposizione riusciamo a divertirci.
La strada è ovviamente molto più trafficata rispetto al Dordona, specie da motociclisti che si godono la strada e si soffermano al Passo San Marco per respirare una boccata d'aria, chiacchierare e bere qualcosa al barettino mobile.
E sarebbe bello potersi fermare di più, magari percorrere qualche sentiero per immergersi di più nella natura, ma per me e Fabrizio il tempo e' tiranno e riprendiamo la strada di casa a passo più spedito. La discesa 'irrobustisce' i cavalli dei nostri motori, e grazie al discreto asfalto, possiamo testare a fondo gli impianti frenanti e la ciclistica dei nostri mezzi, così diversi, ma che se la cavano più o meno nello stesso modo.
I giochi finiscono a Mezzoldo, dopo 28km decisamente godibili a partire da Albaredo e dopo altri 9 siamo di nuovo al punto di partenza di Lenna.

In totale sono circa 100km, che possono essere percorsi anche in mezza giornata, meglio però prevedere un giorno, con sosta pranzo e relax al Rifugio Dordona, che può ospitare anche per la notte.
Attenzione però, la strada del Dordona è sconsigliata a chi non possiede una discreta esperienza di guida e/o ai mezzi più ingombranti e meno maneggevoli. L'ideale sarebbe ovviamente una moto da entro/fuoristrada, l'unico caso in cui mi sento di consigliare il trasporto di un passeggero.

I nostri dueruote comunque se la sono cavata egregiamente, con lo scooter ovviamente più a suo agio su asfalto, grazie ad un motore più potente e scattante, mentre la moto soffre per la potenza inferiore e i continui cambi di marcia necessari a tenere il motore in coppia. Situazione ribaltata quando l'asfalto finisce, grazie alla posizione di guida, all'efficacia delle sospensioni e dei 'gommoni' che danno un netto vantaggio al Van Van. Piuttosto simile il consumo, in entrambi i casi superiore ai 30km/litro e molto simile anche il divertimento dei piloti!

'Morale': non sempre servono mega-scooter o super-moto per fare delle belle gite, anzi, mezzi piccoli e maneggevoli riescono ad avventurarsi su strade altrimenti troppo impegnative e anche con costi irrisori.

Testo: Francesco Roberti
Foto e video: Francesco Roberti, Fabrizio Villa




Inizia la salita

 


Ormai arrivati

 


Le trincee

 

 


La strana coppia

 

 


Pranzo in terrazza

 

 


Ecco la Valtellina

 

 


Escursioni dal San Marco

 

 


Occhio alla strada!

 

 


Si riparte in discesa

 

 

 

 

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