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anni delle corse su strada sono ormai quasi del
tutto tramontati, ed è probabilmente una
fortuna, visti i rischi pazzeschi a cui erano sottoposti
i concorrenti, ma forse anche per questo rimangono
ricordi 'epici' ed una competizione anacronistica
ma affascinante come il Tourist Trophy all'Isola
di Man continua a richiamare centinaia di migliaia
di appassionati ogni anno.
Forse non tutti sanno però che a 50 chilometri
a nord di Milano si è svolta per quindici
anni una gara quasi altrettanto mitica, almeno per
il pubblico italiano, che affollava il percorso
con 80-100.000 spettatori.
Sto parlando del "Circuito
del Lario", una fra le manifestazioni più
importanti del motociclismo nostrano nel periodo
fra le due Guerre Mondiali.
Ideato da Aldo Finzi,
motociclista ed aviatore, di famiglia ebrea, fascista
prima e partigiano poi, infine trucidato alle Fosse
Ardeatine, corre la sua prima edizione nel 1921
e già nel 1923 vede Tazio
Nuvolari e Achille
Varzi fra i partecipanti, che non mancheranno
alle successive edizioni con duelli serrati che
infiammeranno i rispettivi tifosi. Ma di nomi celebri
ne passeranno altri, Pietro Ghersi, Nello Pagani,
Omobono Tenni, Alberto Ascari e tanti altri. Incredibilmente,
in quindici edizioni, si conterà un solo
deceduto, nonostante le condizioni della 'pista'
fossero quelle delle strade di allora, con fondo
in ghiaia e acciottolato all'inizio, con tratti
in porfido poi e via via sempre più asfalto,
fino all'edizione finale del 1939.
Nel palmares marchi prestigiosi, alcuni storici
ed altri ancora attuali, fra i primi Bianchi Rudge
e Sumbeam, fra i secondi Gilera, Guzzi ed Harley-Davidson.
Insomma un patrimonio storico che è il caso
di valorizzare come stanno facendo i Moto Club della
zona, primo fra tutti il M.C.
Asso con la particolare collaborazione di Moto
Guzzi.
Nel suo piccolo anche CyberScooter vuole contribuire
a tenere desta la tradizione con questo piccolo
articolo, un invito anche agli scooteristi a percorrere
almeno una volta questo tracciato vario, impegnativo
e paesaggisticamente interessante.
Posto all'interno del 'triangolo
lariano' con Lecco, Bellagio e Como ai
suoi vertici, si snoda per 36,5km
con ben 300 curve,
oltre 20 tornanti e
un dislivello di 550metri,
fra il lungolago di Onno e il Passo del Ghisallo.
Un percorso ideale anche per saggiare la guidabilità
del proprio scooter fuori dal traffico cittadino,
naturalmente senza correre, approfittando anzi di
qualche divagazione, magari anche culinaria, per
riempire lo spazio di una giornata.
Chi arriva da Milano può percorrere la statale
36 in direzione Lecco
per poi deviare verso Erba,
superare la cittadina puntando verso Canzo,
subito seguito da Asso.
Il percorso vero e proprio inizia deviando a destra
sulla statale 46 di Valbrona, in direzione Onno,
Bellagio. La strada si fa subito più stretta
e meno trafficata, ma ancora piuttosto rettilinea,
era infatti la zona di partenza della competizione
da cui i concorrenti prendevano slancio verso il
piccolo paese di Valbrona.
Lasciato questo centro iniziano le prime curve ed
anche un paio di tornanti in discesa mentre sulla
destra appaiono i primi scorci sul lago. Dopo altri
due stretti tornanti si sbuca sul lungolago all'altezza
di Onno, proprio di
fronte a Mandello del Lario, ancora oggi sede della
Moto Guzzi. Da qui si viaggia con il lago sulla
destra per circa 8 chilometri, superando Vassena
e poi Oliveto
Lario dove la strada si fa molto stretta,
frastagliata e a strapiombo sul lago. Poco prima
di entrare a Bellagio,
annunciato da belle curve in discesa e dalla vista
sul parco di Villa Serbelloni, occorre deviare a
sinistra in direzione Guello,
Erba (SP 41), facendo
attenzione al pericolosissimo incrocio.
Se avete tempo una sosta a Bellagio merita sempre,
anche se come meta è battutissima, soprattutto
le domeniche estive, da coppiette, famigliole e
centauri di ogni tipo.
La strada inizia a salire fra curve a vario raggio
per proporre quattro bei tornanti in successione
in un contesto di verde e alberi secolari che meriterebbero
una sosta, come era solito fare Achille Varzi nel
corso delle prove. Altri due tornanti e due curve
secche annunciano l'ingresso a Guello. La strada
continua a salire verso Civenna,
dove si trova il Monumento ai Caduti del Motociclismo
e sede di un affollato raduno ogni 1° novembre.
Una sosta, anche solo per ammirare il panorama con
il massiccio delle Grigne, è d'obbligo.
Appena fuori dall'abitato ci aspettano altri impegnativi
tornanti in salita, ideali per qualche scatto fotografico
e per saggiare l'angolo di piega del nostro scooter.
Siamo arrivati al punto più elevato del 'circuito',
i 754metri del Ghisallo
e poco più avanti sulla sinistra possiamo
dedicare una sosta alla chiesetta
trasformata in museo ciclistico.
Lasciato il comune di Magreglio
si scende verso quello di Barni
con tratti veloci e ben pavimentati. Per il paesino
occorre girare a sinistra e oggi come allora presenta
curve insidiose e mal pavimentate, mentre l'abitato
è tranquillo e rarefatto.
Torniamo sui nostri passi e volgiamo in direzione
di Lasnigo, il tratto
più piacevole è ormai alle spalle,
mentre per i piloti dell'epoca era il momento di
spalancare il gas e sfruttare i lunghi rettilinei
prima di ritornare al punto di partenza ad Asso.
Poco dopo infatti ecco scorgere il bivio che aveva
segnato l'inizio del nostro itinerario.
Il fatto di ripercorrere un 'circuito'
non deve essere occasione per strafare, ma per godere
delle curve e del proprio scooter facendo attenzione
a tenere con cura la destra, soprattutto nelle curve
cieche. Non dimenticate un abbigliamento tecnico
e protettivo, anche in piena estate, ma sufficientemente
comodo per concedervi qualche pausa e qualche divagazione.
Di spunti ne trovate infiniti seguendo i link ai
siti dei vari Comuni, dove non mancano indicazioni
per uno spuntino, un'abbuffata o una cena romantica.
Se vi site incuriositi e volete rivivere
lo spirito competitivo dell'epoca, il primo week-end
di Luglio 2006 si svolgerà una competizione
di moto d'epoca con cena finale organizzata dal
Moto
Club Civenna.
Ho utilizzato il Malaguti
SpiderMax 500, un veicolo sicuramente
capace di ben altre percorrenze, ma grazie ad una
maneggevolezza inaspettabile e ad un ottimo rigore
ciclistico, in grado di coprire il percorso in modo
spigliato, anche in due, con sufficiente spazio
per alloggiare caschi ed altro nelle soste. Ad andatura
turistica, riesce a percorrere tranquillamente oltre
20km con un litro.
Testo e foto: Fabrizio Villa
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