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DESCRIZIONE
Periodo: maggio 2004
Durata: 4 giorni
Totale Km: 1.200
Tour Km: 200
Pernotto: albergo
Scooter: Suzuki Burgman 650 Executive
Consumo totale:14,5 km/l
Consumo tour: 17 km/l
Casco: Vemar Dual
Giacca: Spidi Jackal
Pantaloni: Spidi J&K
Guanti: Tucano Urbano Rex

 


 · 2° VEMAR TOURING BIKE '04 - Maremma
04/04/05 
 · by CyberScooter
Vedi anche: 1° Vemar Touring Bike '03

I pretesti per fare un giro in scooter possono essere infiniti e in tutti i casi il casco è un indispensabile compagno di viaggio, ma almeno in un caso ne diventa anche il pretesto. Abbiamo infatti partecipato al Vemar Touring Bike, seconda edizione dell'evento organizzato dalla nota Azienda di caschi nel cuore della Maremma toscana.
Un appuntamento che non potevamo perdere dopo l'ottima riuscita dell'edizione precedente, e che ci ha offerto la possibilità di testare a fondo il casco apribile Dual, di cui potete leggere la prova dettagliata nella sezione Prodotti.
Protagonista a due ruote il Suzuki Burgman 650 Executive, un mastodonte da 270kg, comodo, performante e insospettabilmente agile, anch'esso già recensito.

Il racconto fa riferimento a fine Maggio 2004, ma le indicazioni sono sempre valide e il percorso può essere replicato, in uno o due giorni, a seconda del luogo di partenza, praticamente in ogni periodo dell'anno. Il massimo è poco prima o poco dopo il grande caldo a meno che si voglia abbinare una sosta alle belle spiagge poco distanti.

L'appuntamento è in Vemar, a Grosseto, per l'ora di pranzo; da Milano sono circa 450km, ma grazie alle prestazioni del 'Burgmanone' ci permettiamo una sveglia rilassata e in 4 ore Monica ed io siamo sul posto, in totale comfort.
Riuniti intorno al buffet allestito all'interno dell'Azienda siamo tutti immersi in piacevoli e distese chiacchierate: i titolari come i giornalisti, il personale e i venditori. Guest star un Roberto Rolfo raffreddatissimo, alle prese con una difficile stagione nel mondiale 250cc (quest'anno passato in MotoGp con Ducati).
Si parte verso le 14:30 con un bel gruppone di una quarantina di mezzi prevalentemente moto, ma anche qualche scooter, fra cui spicca il Gilera Nexus 500 dei 'signori Vemar'.

Il percorso predilige strade minori, poco battute e che offrono scorci più genuini: puntiamo così a nord verso Bagni Roselle, deviando a destra per Istia d'Ombrone, passiamo il ponte sull'omonimo fiume e scendiamo verso destra (S.P. 30) superando Poggio Cavallo. Imbocchiamo allora la Provinciale 79 in direzione Magliano che s'incunea fra Cima Poggi e il torrente Maiano, la percorriamo tutta fino ad incrociare la provinciale 9, che prendiamo a sinistra per un breve tratto, prima di deviare a destra sulla 'strada della Capitana' che ci porta a Magliano in Toscana, piacevole paese circondato da mura in cui si svolge la manifestazione enogastronomica Vinellando.
Da qui si scende (S.P. 94) in direzione Marsiliana, ma poco prima occorre deviare a sinistra per Scansano seguendo la provinciale 146, da cui è possibile una deviazione al sito archeologico di Ghiaccio Forte.
Pochi chilometri più avanti, dopo una bella serie di curve, eccoci a Scansano per una sosta e per ricompattare il gruppo che si è sparpagliato, seguendo ognuno il proprio passo. La sosta merita sia per visitare il borgo medievale in bella posizione panoramica, che per degustare il pregiato Morellino di Scansano, vino D.O.C. tipico della zona, gentilmente offerto alla nostra vociante comitiva dall'Enoteca Scanzanese in via della Botte.

Senza esagerare con i calici ripartiamo in direzione Montiano e dopo una decina di chilometri prendiamo la strada sterrata sulla sinistra che ci porta alla sistemazione notturna: la Fattoria 'la Capitana'.
Alla luce del sole che si abbassa sulle colline e i campi di grano, la fattoria di origini settecentesche svetta dalla campagna circostante, adagiata com'è su un promontorio che ne lascia pregustare il superbo panorama.
Parcheggiati i mezzi ci avviamo a costeggiare una solida struttura ricoperta di edera; il colpo d’occhio che ci accoglie dal prato verdissimo che la fronteggia è di quelli da non dimenticare: viti ed uliveti, i monti dell’Argentario e, lontana sul mare, l’isola del Giglio.
Solo quando riusciamo ad riportare gli occhi sul prato, ci accorgiamo a quale contesto faccia da cornice la splendida vista: intorno ad una piscina turchese i più tempisti sono già rilassati ai tavoli dell’aperitivo e l’atmosfera amichevole si ricompone tra chi scambia due calci ad un pallone, chi chiacchiera sorseggiando dell’ottimo vino e chi, come Rolfo, cerca scampo da goliardici accenni ad un “salto” in piscina.
Appena l'aria si fa più fresca, prendiamo posto in uno dei saloni ricavati dai granai dell’antica magione: qualche manovra per collocare tutti a tavola e lasciare spazio all’arrivo delle portate, ed ecco che la Maremma gastronomica diventa protagonista della serata. Sono proprio le gioie della vista e del palato ad alternarsi a considerazioni sulle due ruote e sul percorso dell’indomani con i nostri compagni di tavola.

Ci avremmo passato almeno una settimana in questo posto incantevole, invece alla mattina di buon ora eccoci pronti a partire dopo le ultime foto e una sostanziosa colazione.
Il percorso ha ancora qualche sorpresa da svelare fra cui un paio di guadi del torrente Trasùbbie.
Si riprende la strada percorsa la sera prima verso Scansano per una veloce visita alla Cantina Cooperativa Morellino di Scansano dove è difficile rinunciare all'acquisto di un paio di bottiglie ricordo.
Si devia a sinistra per Pancole, imboccando la provinciale 9 fino a Polveraia dove ci fermiamo per alcune foto alle caratteristiche viuzze. Si riparte in discesa su una strada sempre più stretta e frastagliata fino allo slargo pianeggiante che prelude ai guadi. Il torrente invade e oltrepassa la strada, ma il livello non è elevato e tutti passano senza difficoltà, anzi c'è chi si esibisce in passaggi 'coreografici' e né io né il BigBurgman ci facciamo pregare.
Con lo scooter ben 'lavato' si prosegue dritto fino alla deviazione a sinistra per Arcille, da qui a destra superando Pianetto e il fiume Ombrone senza raggiungere Campagnatico, ma ridiscendendo verso Campino e Istia d'Ombrone da dove si rientra in Vemar.
È ormai l'ora di pranzo e il buffet in Azienda ci attende per rifocillarci prima della visita allo stabilimento.

È piacevole e rassicurante seguire le fasi di produzione del casco che si indossa e così c'incamminiamo passando dalla fase di stampaggio delle calotte a quella del taglio realizzato grazie ad un getto d'acqua ad altissima pressione che taglia, come un laser, anche la durissima fibra di carbonio. Passiamo alla verniciatura: automatizzata e pulita grazie all'utilizzo di vernici a base d'acqua, ma la parte più affascinante è l'applicazione delle decalcomanie, effettua totalmente a mano da parte di personale altamente specializzato. La velocità e sicurezza nell'esecuzione lasciano incantati e rendono giustizia della maggiorazione di prezzo rispetto alle versioni monocromatiche. Si passa poi all'assemblaggio delle visiere, delle prese d'aria, degl'interni eccetera fino al controllo finale. Da qui il casco ormai confezionato viene stoccato nel magazzino, in attesa della spedizione ai rivenditori in tutto il mondo.
Non manca il laboratorio per i test di resistenza e di omologazione, certificato dal Ministero Infrastrutture e Trasporti Italiano, quindi nessuna omologazione 'strana', in Vemar si fa tutto secondo le più recenti e restrittive normative europee.
Dulcis in fundo la perla di casa Vemar: il sistema Interactive che ingloba nei modelli VXT, VXD-E e VRT-E un sistema interfono full duplex e un risponditore telefonico, il tutto senza fili grazie alla tecnologia Bluetooth che si integra perfettamente con i telefonini di ultima generazione. Tecnologia introdotta nel mondo motociclistico proprio da Vemar, che sta già lavorando ad ulteriori evoluzioni.

Siamo così arrivati ai momenti dei dei saluti e dei ringraziamenti, ma pensiamo che non mancherà l'occasione di riparlare di Vemar e della Maremma.

Casco Vemar VXD Dual
Casco apribile, omologato come integrale, si è dimostrato un ottimo compagno di viaggio, compatto, leggero e ben aerato con il vantaggio di poter essere aperta durante le numerose soste per scattare foto o semplicemente per ammirare il panorama.

Suzuki Burgman 650 Executive
Versione con ABS del possente bicilindrico nipponico, si è dimostrato a suo agio sia nei tratti autostradali dove consente medie elevatissime nel massimo comfort, che nelle tortuose stradine maremmane dove ha sfoderato un'insospettabile agilità.
Anche lo sterrato e i guadi non l'hanno impensierito, tantomeno un passo spedito fra le curve dove ha esibito sicurezza e angoli di piega 'sportivi'. Ottimo in particolare l'ABS che ha mitigato una certa esuberanza del freno posteriore, limitando ogni fenomeno di bloccaggio e risultando efficace perfino sullo sterrato.
La capacità di carico del sottosella ha poi permesso di stivare tutto l'occorrente per due persone, senza rinunce. Solo lo schienale del passeggero risulta eccessivamente arretrato, ma abbiamo rimediato legando una borsa morbida a cui il passeggero si può appoggiare.

Testo e foto: Monica Il Grande & Fabrizio Villa

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