| I pretesti per fare un giro in scooter
possono essere infiniti e in tutti i casi il casco è
un indispensabile compagno di viaggio, ma almeno in un
caso ne diventa anche il pretesto. Abbiamo infatti partecipato
al Vemar Touring Bike, seconda
edizione dell'evento organizzato dalla nota Azienda di
caschi nel cuore della Maremma toscana.
Un appuntamento che non potevamo perdere dopo l'ottima
riuscita dell'edizione precedente, e che ci ha offerto
la possibilità di testare a fondo il casco
apribile Dual, di cui potete leggere la prova
dettagliata nella sezione Prodotti.
Protagonista a due ruote il Suzuki
Burgman 650 Executive, un mastodonte da 270kg,
comodo, performante e insospettabilmente agile, anch'esso
già recensito.
Il racconto fa riferimento a fine Maggio 2004, ma le
indicazioni sono sempre valide e il percorso può
essere replicato, in uno o due giorni, a seconda del luogo
di partenza, praticamente in ogni periodo dell'anno. Il
massimo è poco prima o poco dopo il grande caldo
a meno che si voglia abbinare una sosta alle belle spiagge
poco distanti.
L'appuntamento è in Vemar,
a Grosseto, per l'ora di pranzo; da Milano sono circa
450km, ma grazie alle prestazioni del 'Burgmanone' ci
permettiamo una sveglia rilassata e in 4 ore Monica ed
io siamo sul posto, in totale comfort.
Riuniti intorno al buffet allestito all'interno dell'Azienda
siamo tutti immersi in piacevoli e distese chiacchierate:
i titolari come i giornalisti, il personale e i venditori.
Guest star un Roberto Rolfo
raffreddatissimo, alle prese con una difficile stagione
nel mondiale 250cc (quest'anno passato
in MotoGp con Ducati).
Si parte verso le 14:30 con un bel gruppone di una quarantina
di mezzi prevalentemente moto, ma anche qualche scooter,
fra cui spicca il Gilera Nexus 500 dei 'signori Vemar'.
Il percorso predilige strade minori, poco battute e che
offrono scorci più genuini: puntiamo così
a nord verso Bagni Roselle, deviando a destra per Istia
d'Ombrone, passiamo il ponte sull'omonimo fiume e scendiamo
verso destra (S.P. 30) superando Poggio Cavallo. Imbocchiamo
allora la Provinciale 79 in direzione Magliano che s'incunea
fra Cima Poggi e il torrente Maiano, la percorriamo tutta
fino ad incrociare la provinciale 9, che prendiamo a sinistra
per un breve tratto, prima di deviare a destra sulla 'strada
della Capitana' che ci porta a Magliano
in Toscana, piacevole paese circondato da mura in
cui si svolge la manifestazione enogastronomica Vinellando.
Da qui si scende (S.P. 94) in direzione Marsiliana, ma
poco prima occorre deviare a sinistra per Scansano seguendo
la provinciale 146, da cui è possibile una deviazione
al sito archeologico di Ghiaccio
Forte.
Pochi chilometri più avanti, dopo una bella serie
di curve, eccoci a Scansano
per una sosta e per ricompattare il gruppo che si è
sparpagliato, seguendo ognuno il proprio passo. La sosta
merita sia per visitare il borgo medievale in bella posizione
panoramica, che per degustare il pregiato Morellino
di Scansano, vino D.O.C. tipico della zona, gentilmente
offerto alla nostra vociante comitiva dall'Enoteca
Scanzanese in via della Botte.
Senza esagerare con i calici ripartiamo in direzione
Montiano e dopo una decina di chilometri prendiamo la
strada sterrata sulla sinistra che ci porta alla sistemazione
notturna: la Fattoria
'la Capitana'.
Alla luce del sole che si abbassa sulle colline e i campi
di grano, la fattoria di origini settecentesche svetta
dalla campagna circostante, adagiata com'è su un
promontorio che ne lascia pregustare il superbo panorama.
Parcheggiati i mezzi ci avviamo a costeggiare una solida
struttura ricoperta di edera; il colpo d’occhio
che ci accoglie dal prato verdissimo che la fronteggia
è di quelli da non dimenticare: viti ed uliveti,
i monti dell’Argentario e, lontana sul mare, l’isola
del Giglio.
Solo quando riusciamo ad riportare gli occhi sul prato,
ci accorgiamo a quale contesto faccia da cornice la splendida
vista: intorno ad una piscina turchese i più tempisti
sono già rilassati ai tavoli dell’aperitivo
e l’atmosfera amichevole si ricompone tra chi scambia
due calci ad un pallone, chi chiacchiera sorseggiando
dell’ottimo vino e chi, come Rolfo, cerca scampo
da goliardici accenni ad un “salto” in piscina.
Appena l'aria si fa più fresca, prendiamo posto
in uno dei saloni ricavati dai granai dell’antica
magione: qualche manovra per collocare tutti a tavola
e lasciare spazio all’arrivo delle portate, ed ecco
che la Maremma gastronomica diventa protagonista della
serata. Sono proprio le gioie della vista e del palato
ad alternarsi a considerazioni sulle due ruote e sul percorso
dell’indomani con i nostri compagni di tavola.
Ci avremmo passato almeno una settimana in questo posto
incantevole, invece alla mattina di buon ora eccoci pronti
a partire dopo le ultime foto e una sostanziosa colazione.
Il percorso ha ancora qualche sorpresa da svelare fra
cui un paio di guadi del torrente Trasùbbie.
Si riprende la strada percorsa la sera prima verso Scansano
per una veloce visita alla Cantina
Cooperativa Morellino di Scansano dove è difficile
rinunciare all'acquisto di un paio di bottiglie ricordo.
Si devia a sinistra per Pancole, imboccando la provinciale
9 fino a Polveraia dove ci fermiamo per alcune foto alle
caratteristiche viuzze. Si riparte in discesa su una strada
sempre più stretta e frastagliata fino allo slargo
pianeggiante che prelude ai guadi. Il torrente invade
e oltrepassa la strada, ma il livello non è elevato
e tutti passano senza difficoltà, anzi c'è
chi si esibisce in passaggi 'coreografici' e né
io né il BigBurgman ci facciamo pregare.
Con lo scooter ben 'lavato' si prosegue dritto fino alla
deviazione a sinistra per Arcille, da qui a destra superando
Pianetto e il fiume Ombrone senza raggiungere Campagnatico,
ma ridiscendendo verso Campino e Istia d'Ombrone da dove
si rientra in Vemar.
È ormai l'ora di pranzo e il buffet in Azienda
ci attende per rifocillarci prima della visita allo stabilimento.
È piacevole e rassicurante seguire le fasi
di produzione del casco che si indossa e così
c'incamminiamo passando dalla fase di stampaggio
delle calotte a quella del taglio
realizzato grazie ad un getto d'acqua ad altissima pressione
che taglia, come un laser, anche la durissima fibra di
carbonio. Passiamo alla verniciatura:
automatizzata e pulita grazie all'utilizzo di vernici
a base d'acqua, ma la parte più affascinante è
l'applicazione delle decalcomanie,
effettua totalmente a mano da parte di personale altamente
specializzato. La velocità e sicurezza nell'esecuzione
lasciano incantati e rendono giustizia della maggiorazione
di prezzo rispetto alle versioni monocromatiche. Si passa
poi all'assemblaggio delle
visiere, delle prese d'aria, degl'interni eccetera fino
al controllo finale. Da qui il casco ormai confezionato
viene stoccato nel magazzino,
in attesa della spedizione ai rivenditori in tutto il
mondo.
Non manca il laboratorio per i test
di resistenza e di omologazione, certificato dal Ministero
Infrastrutture e Trasporti Italiano, quindi nessuna omologazione
'strana', in Vemar si fa tutto secondo le più recenti
e restrittive normative europee.
Dulcis in fundo la perla di casa Vemar: il sistema Interactive
che ingloba nei modelli VXT, VXD-E e VRT-E un sistema
interfono full duplex e un risponditore telefonico, il
tutto senza fili grazie alla tecnologia Bluetooth che
si integra perfettamente con i telefonini di ultima generazione.
Tecnologia introdotta nel mondo motociclistico proprio
da Vemar, che sta già lavorando ad ulteriori evoluzioni.
Siamo così arrivati ai momenti dei dei saluti
e dei ringraziamenti, ma pensiamo che non mancherà
l'occasione di riparlare di Vemar
e della Maremma.
•
Casco Vemar VXD Dual
Casco apribile, omologato come integrale, si è
dimostrato un ottimo compagno di viaggio, compatto, leggero
e ben aerato con il vantaggio di poter essere aperta durante
le numerose soste per scattare foto o semplicemente per
ammirare il panorama.
•
Suzuki Burgman 650 Executive
Versione con ABS del possente bicilindrico nipponico,
si è dimostrato a suo agio sia nei tratti autostradali
dove consente medie elevatissime nel massimo comfort,
che nelle tortuose stradine maremmane dove ha sfoderato
un'insospettabile agilità.
Anche lo sterrato e i guadi non l'hanno impensierito,
tantomeno un passo spedito fra le curve dove ha esibito
sicurezza e angoli di piega 'sportivi'. Ottimo in particolare
l'ABS che ha mitigato una certa esuberanza del freno posteriore,
limitando ogni fenomeno di bloccaggio e risultando efficace
perfino sullo sterrato.
La capacità di carico del sottosella ha poi permesso
di stivare tutto l'occorrente per due persone, senza rinunce.
Solo lo schienale del passeggero risulta eccessivamente
arretrato, ma abbiamo rimediato legando una borsa morbida
a cui il passeggero si può appoggiare.
Testo e foto: Monica Il Grande &
Fabrizio Villa
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