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I mezzi alla partenza

 

 


On the road

 

 


Il Gennargentu

 

 


Le moto in assetto da spiaggia davanti all’isola di Serpentara

 

DESCRIZIONE
Quando: luglio 2004
Scooter:Suzuki Burgman 650; Piaggio X9 500
Km: > 1.400
Attenzione: agli sterrati e al peso del Burgman 650 in assetto da viaggio
Inconvenienti: nessuno

 

 

 · Vacanza in Sardegna '04
 
 · by Paolo
05/11/04

Il mondo a colori

PREMESSA E PREPARATIVI
Non ci tornavo da ormai 6 anni e i ricordi, bellissimi, cominciavano un po’ a sbiadire. Quale miglior occasione per testare, in un viaggio “vero”, il Suzuki Burgman 650 acquistato in primavera? Così a metà luglio, con la dolce metà e una coppia di amici su Piaggio X9 500 sono tornato in Sardegna, destinazione Villasimius, costa sud-orientale, programmando un itinerario il più possibile interessante dal punto di vista paesaggistico.
Partenza da Bologna, Porrettana fino a Pistoia, imbarco a Livorno con destinazione Olbia (traversata notturna), trasferimento sino a destinazione lungo la statale 125 orientale sarda, attraverso il Parco del Gennargentu; rientro da Cagliari a Civitavecchia, poi statali per Grosseto, Siena, Firenze e ultimo tratto appenninico in autostrada sino a Bologna.
A parte una attenta messa a punto dal meccanico di fiducia (okkio ai livelli dei liquidi, freni e gomme; da non dimenticare una bomboletta per le forature), la cosa più difficile nella preparazione della piccola avventura è stato convincere le donne a non portare via proprio TUTTO il guardaroba estivo. Mia moglie, tuttavia, è riuscita nella non facile impresa di mettere in crisi le enormi capacità di carico del Suzukone.
Il mezzo, accessoriato GIVI per quanto riguarda parabrezza e baulone MAXIA da 52 lt., ha beneficiato anche delle borse laterali semirigide prodotte dalla medesima casa, analogamente al Piaggio del mio amico, per il resto completamente di serie. Ad ampliare ulteriormente le possibilità di carico (che ho stimato complessivamente avvicinarsi ai 200 lt!!!) uno zaino fissato con facilità e nella massima sicurezza al retroscudo anteriore del mezzo, ove sono stati stivati, per averli a portata di mano, gli indumenti più pesanti ed un paio di buone tute antipioggia, da usarsi in caso di maltempo.
I caschi erano per tutti i Nolan N31 Classic, rivelatisi comodi e funzionali anche grazie al paranuca asportabile, una manna nei brevi trasferimenti sotto l’implacabile sole dell’isola.

IL VIAGGIO
Disonorevolmente persa l’ultima battaglia contro una moltitudine di contenitori dalle fogge più impensate e contenenti creme, olii, unguenti, profumi, tutti assolutamente indispensabili per la sopravvivenza della mia consorte, a metà di un afoso pomeriggio felsineo finalmente si parte.
Iniziando a salire verso Porretta prendiamo subito confidenza con i mezzi così appesantiti. Il “passo” è divertente per non annoiare, ma non impegnativo da impedirci di guardare attorno... benché siano strade familiari per noi, l’appennino è sempre bellissimo.
Arriviamo a Livorno con largo anticipo (partenza prevista ore 22), ma va bene... la nave della Moby Line è già lì, ci imbarchiamo in tutta calma (ma per motivi di spazio ci fanno sganciare le borse laterali ...xxxxx!) e ci godiamo le comodità della nave, cabina compresa. Quest’ultima in particolare è davvero comoda e, sottovoce (negare sempre!), ringraziamo le bimbe per aver insistito per questa sistemazione. Noi uomini duri avezzi ad ogni privazione si era pensato alla formula “passaggio ponte + materassino in terra”, ma questa doccia calda è così rilassante....
Dopo una bella dormita propiziata da un mare tranquillissimo, alle 9 di mattina siamo ad Olbia e dopo una robusta colazione mettiamo le prue sulla s.s.125 che ci accompagnerà per i prossimi 300 km...
Qui succede qualcosa... sarà l’ebbrezza della vacanza appena iniziata, “sarà ‘o iodio...” per dirla alla Verdone, ma ho la netta impressione di aver buttato il vecchio tv in bianco e nero che ho avuto davanti agli occhi per tutto l’anno e di guardare ora uno spettacolare plasma da 42 pollici... non è un momento, ma una sensazione che mi accompagnerà per tutta la vacanza in questa terra meravigliosa.
Siniscola, un rifornimento prima di Dorgali (non vedremo distributori per un bel pezzo)... la 125 è sempre ottimamente pavimentata e diventa spettacolare quando iniziamo ad affrontare il Gennargentu. Il traffico è quasi nullo, veniamo quasi aggrediti da odori e colori di una natura incontaminata, che ti lascia a bocca aperta ad ogni curva, ad ogni cambio di orizzonte. Scendendo verso Baunei, dove sostiamo per il pranzo, dobbiamo prestare attenzione ad animali che, qua e là, passeggiano tranquilli sulla carreggiata.
Il resto del trasferimento fino a Villasimius scorre tra paesaggi rigogliosi ma un po’ monotoni. Il progetto era di mantenere quasi per intero la 125, ma, come verificheremo poi, vale assolutamente la pena piegare a sx verso Capo Ferrato e attraversare tutta Costa Rei. La litoranea che da Casa della Marina, a sud di Capo Ferrato, arriva sino a Cagliari, è di una bellezza indescrivibile, da fare con una sosta di 10 minuti ogni 2 curve.
Arrivati a destinazione, i giorni sono volati via con una rapidità sconcertante... difficile dare consigli sulla spiaggia migliore, vale davvero la pena non tornare due volte nello stesso mare. Simili considerazioni valgono, in un certo senso, anche per i ristoranti. Se a gestione familiare, la qualità delle materie prime è tale che è davvero difficile mangiare male. Devo comunque citare il ristorante “Zio PINO” di Cala Cinzias. Lo trovate sulla spiaggia vicino al camping LIMONE Beach. Gestito da un gruppo di ragazzi gentilissimi e forti di un cuoco capace di stupire, ci hanno coccolato con del pesce che è riduttivo definire eccellente.
L’ultimo giorno prima della partenza ci vorrebbe PROZAC a vagonate... è davvero triste lasciare questa terra splendida, capace di mozzarti le parole in bocca con le sue bellezze.
Imbarcati a Cagliari in un pomeriggio grigio come il nostro umore, nel tratto di navigazione verso la sosta ad Arbatax la Sardegna riesce ancora stupirci, regalandoci un tramonto da film all’altezza dell’isola di Serpentara.

I MEZZI
Entrambe i mezzi si sono comportati in maniera egregia, senza alcun incoveniente né segni di affaticamento di alcun tipo durante gli oltre 1400 km della vacanza, percorsi per buona parte a pieno carico. Pienamente confermate le già segnalate doti di comodità, potenza e tenuta di strada del “mostro” giapponese, davvero un infaticabile e riposante macinachilometri. Con una stazza a pieno carico, passeggeri compresi, tra i 430 e i 440 kg (!!!), è rimasto perfettamente manovrabile e sicuro in ogni condizione, dimostrando un comportamento dinamico quasi inalterato rispetto all’assetto “normale”, indiscutibile indice di una azzeccata distribuzione dei pesi. Tuttavia è un transatlantico che, anche scarico, necessita di una certa “fisicità” del pilota nelle manovre da fermo, dove i suoi 270 Kg, dimenticati non appena in movimento, si fanno sentire di più. Particolare attenzione va posta nell’affrontare i tratti sterrati che in Sardegna separano l’asfalto da spiagge meravigliose: la cedevolezza del fondo, un po’ sabbioso in alcuni punti, può creare qualche apprensione. Rimarchevole, soprattutto nel misto stretto e nelle condizioni di carico descritte, la resa della trasmissione la quale, aldilà di pregevolezze come le funzioni POWER e MANUAL (entrambe sfruttabilissime e divertenti) è stata sempre perfetta, costante e indifferente a qualsiasi strapazzo, davvero un altro pianeta rispetto al variatore tradizionale.
Per quanto riguarda gli accessori GIVI sopra descritti hanno dato tutti prova di afficacia, robustezza e affidabilità, con un accenno particolare alle borse laterali, pratiche, ben costruite e davvero capienti, che si sono adattate senza difficoltà a due mezzi molto diversi.
Ai problemi creati dal bocchettone della benzina del suzukone, coperto da una valigia, si può facilmente ovviare agganciando assieme, sopra la targa, un capo dei due elastici che ancorano inferiormente le borse. Al momento del rifornimento basterà sganciarli momentaneamente per poi sollevare la borsa e permettere l’inserimento dell’erogatore.
Un solo, piccolo appunto andrebbe a mio avviso rivolto al parabrezza (N.d.R.: trattasi del modello 'maggiorato'). Armoniosamente inserito nel design della “bestia”, robusto e molto protettivo, andrebbe, almeno per quanto mi riguarda, abbassato nel suo limite superiore di una decina di cm. Così com’è infatti consente solo con molta difficoltà (sono alto 180cm) di avere un campo visivo non “mediato” dal plexiglass e questo, in presenza di forte umidità o piogge, finisce per compromettere la visuale.

CONSIDERAZIONI FINALI
Che dire... se mi sarà possibile l’anno prossimo tornerò. Questa terra è davvero un angolo di paradiso. In bilico tra il cemento selvaggio di alcune località turistiche e l’ambientalismo integralista di qualche miliardario, la Sardegna può e deve trovare la giusta via tra uno sviluppo necessario e la salvaguardia di un patrimonio ambientale unico. Un cammino non impossibile, se i sardi sapranno essere per la loro terra vigili e premurosi custodi, e tutti gli altri, miliardari compresi, timidi e rispettosi visitatori.
Un’ultimo consiglio: se non ci siete mai stati andateci... a piedi, in moto, in aereo, come volete ma andateci. Il viaggio è lungo e costoso, ma la Sardegna saprà ripagarvi di ogni sacrificio mostrandovi un mondo nuovo... a colori.Paolo

Testo e foto di: Paolo

 



I mezzi alla partenza

 

 


Il Gennargentu

 

 


I colori

 

 


L’ultimo regalo

 

 


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