Il
mondo a colori
PREMESSA E PREPARATIVI
Non ci tornavo da ormai 6 anni e i ricordi, bellissimi,
cominciavano un po’ a sbiadire. Quale miglior occasione
per testare, in un viaggio “vero”, il Suzuki
Burgman 650 acquistato in primavera? Così a metà
luglio, con la dolce metà e una coppia di amici
su Piaggio X9 500 sono tornato in Sardegna, destinazione
Villasimius, costa sud-orientale, programmando un itinerario
il più possibile interessante dal punto di vista
paesaggistico.
Partenza da Bologna, Porrettana fino a Pistoia, imbarco
a Livorno con destinazione Olbia (traversata notturna),
trasferimento sino a destinazione lungo la statale 125
orientale sarda, attraverso il Parco del Gennargentu;
rientro da Cagliari a Civitavecchia, poi statali per Grosseto,
Siena, Firenze e ultimo tratto appenninico in autostrada
sino a Bologna.
A parte una attenta messa a punto dal meccanico di fiducia
(okkio ai livelli dei liquidi, freni e gomme; da non dimenticare
una bomboletta per le forature), la cosa più difficile
nella preparazione della piccola avventura è stato
convincere le donne a non portare via proprio TUTTO il
guardaroba estivo. Mia moglie, tuttavia, è riuscita
nella non facile impresa di mettere in crisi le enormi
capacità di carico del Suzukone.
Il mezzo, accessoriato GIVI per quanto riguarda parabrezza
e baulone MAXIA da 52 lt., ha beneficiato anche delle
borse laterali semirigide prodotte dalla medesima casa,
analogamente al Piaggio del mio amico, per il resto completamente
di serie. Ad ampliare ulteriormente le possibilità
di carico (che ho stimato complessivamente avvicinarsi
ai 200 lt!!!) uno zaino fissato con facilità e
nella massima sicurezza al retroscudo anteriore del mezzo,
ove sono stati stivati, per averli a portata di mano,
gli indumenti più pesanti ed un paio di buone tute
antipioggia, da usarsi in caso di maltempo.
I caschi erano per tutti i Nolan N31 Classic, rivelatisi
comodi e funzionali anche grazie al paranuca asportabile,
una manna nei brevi trasferimenti sotto l’implacabile
sole dell’isola.
IL VIAGGIO
Disonorevolmente persa l’ultima battaglia contro
una moltitudine di contenitori dalle fogge più
impensate e contenenti creme, olii, unguenti, profumi,
tutti assolutamente indispensabili per la sopravvivenza
della mia consorte, a metà di un afoso pomeriggio
felsineo finalmente si parte.
Iniziando a salire verso Porretta prendiamo subito confidenza
con i mezzi così appesantiti. Il “passo”
è divertente per non annoiare, ma non impegnativo
da impedirci di guardare attorno... benché siano
strade familiari per noi, l’appennino è sempre
bellissimo.
Arriviamo a Livorno con largo anticipo (partenza prevista
ore 22), ma va bene... la nave della Moby Line è
già lì, ci imbarchiamo in tutta calma (ma
per motivi di spazio ci fanno sganciare le borse laterali
...xxxxx!) e ci godiamo le comodità della nave,
cabina compresa. Quest’ultima in particolare è
davvero comoda e, sottovoce (negare sempre!), ringraziamo
le bimbe per aver insistito per questa sistemazione. Noi
uomini duri avezzi ad ogni privazione si era pensato alla
formula “passaggio ponte + materassino in terra”,
ma questa doccia calda è così rilassante....
Dopo una bella dormita propiziata da un mare tranquillissimo,
alle 9 di mattina siamo ad Olbia e dopo una robusta colazione
mettiamo le prue sulla s.s.125 che ci accompagnerà
per i prossimi 300 km...
Qui succede qualcosa... sarà l’ebbrezza della
vacanza appena iniziata, “sarà ‘o iodio...”
per dirla alla Verdone, ma ho la netta impressione di
aver buttato il vecchio tv in bianco e nero che ho avuto
davanti agli occhi per tutto l’anno e di guardare
ora uno spettacolare plasma da 42 pollici... non è
un momento, ma una sensazione che mi accompagnerà
per tutta la vacanza in questa terra meravigliosa.
Siniscola, un rifornimento prima di Dorgali (non vedremo
distributori per un bel pezzo)... la 125 è sempre
ottimamente pavimentata e diventa spettacolare quando
iniziamo ad affrontare il Gennargentu. Il traffico è
quasi nullo, veniamo quasi aggrediti da odori e colori
di una natura incontaminata, che ti lascia a bocca aperta
ad ogni curva, ad ogni cambio di orizzonte. Scendendo
verso Baunei, dove sostiamo per il pranzo, dobbiamo prestare
attenzione ad animali che, qua e là, passeggiano
tranquilli sulla carreggiata.
Il resto del trasferimento fino a Villasimius scorre tra
paesaggi rigogliosi ma un po’ monotoni. Il progetto
era di mantenere quasi per intero la 125, ma, come verificheremo
poi, vale assolutamente la pena piegare a sx verso Capo
Ferrato e attraversare tutta Costa Rei. La litoranea che
da Casa della Marina, a sud di Capo Ferrato, arriva sino
a Cagliari, è di una bellezza indescrivibile, da
fare con una sosta di 10 minuti ogni 2 curve.
Arrivati a destinazione, i giorni sono volati via con
una rapidità sconcertante... difficile dare consigli
sulla spiaggia migliore, vale davvero la pena non tornare
due volte nello stesso mare. Simili considerazioni valgono,
in un certo senso, anche per i ristoranti. Se a gestione
familiare, la qualità delle materie prime è
tale che è davvero difficile mangiare male. Devo
comunque citare il ristorante “Zio PINO” di
Cala Cinzias. Lo trovate sulla spiaggia vicino al camping
LIMONE Beach. Gestito da un gruppo di ragazzi gentilissimi
e forti di un cuoco capace di stupire, ci hanno coccolato
con del pesce che è riduttivo definire eccellente.
L’ultimo giorno prima della partenza ci vorrebbe
PROZAC a vagonate... è davvero triste lasciare
questa terra splendida, capace di mozzarti le parole in
bocca con le sue bellezze.
Imbarcati a Cagliari in un pomeriggio grigio come il nostro
umore, nel tratto di navigazione verso la sosta ad Arbatax
la Sardegna riesce ancora stupirci, regalandoci un tramonto
da film all’altezza dell’isola di Serpentara.
I MEZZI
Entrambe i mezzi si sono comportati in maniera egregia,
senza alcun incoveniente né segni di affaticamento
di alcun tipo durante gli oltre 1400 km della vacanza,
percorsi per buona parte a pieno carico. Pienamente confermate
le già segnalate doti di comodità, potenza
e tenuta di strada del “mostro” giapponese,
davvero un infaticabile e riposante macinachilometri.
Con una stazza a pieno carico, passeggeri compresi, tra
i 430 e i 440 kg (!!!), è rimasto perfettamente
manovrabile e sicuro in ogni condizione, dimostrando un
comportamento dinamico quasi inalterato rispetto all’assetto
“normale”, indiscutibile indice di una azzeccata
distribuzione dei pesi. Tuttavia è un transatlantico
che, anche scarico, necessita di una certa “fisicità”
del pilota nelle manovre da fermo, dove i suoi 270 Kg,
dimenticati non appena in movimento, si fanno sentire
di più. Particolare attenzione va posta nell’affrontare
i tratti sterrati che in Sardegna separano l’asfalto
da spiagge meravigliose: la cedevolezza del fondo, un
po’ sabbioso in alcuni punti, può creare
qualche apprensione. Rimarchevole, soprattutto nel misto
stretto e nelle condizioni di carico descritte, la resa
della trasmissione la quale, aldilà di pregevolezze
come le funzioni POWER e MANUAL (entrambe sfruttabilissime
e divertenti) è stata sempre perfetta, costante
e indifferente a qualsiasi strapazzo, davvero un altro
pianeta rispetto al variatore tradizionale.
Per quanto riguarda gli accessori GIVI sopra descritti
hanno dato tutti prova di afficacia, robustezza e affidabilità,
con un accenno particolare alle borse laterali, pratiche,
ben costruite e davvero capienti, che si sono adattate
senza difficoltà a due mezzi molto diversi.
Ai problemi creati dal bocchettone della benzina del suzukone,
coperto da una valigia, si può facilmente ovviare
agganciando assieme, sopra la targa, un capo dei due elastici
che ancorano inferiormente le borse. Al momento del rifornimento
basterà sganciarli momentaneamente per poi sollevare
la borsa e permettere l’inserimento dell’erogatore.
Un solo, piccolo appunto andrebbe a mio avviso rivolto
al parabrezza (N.d.R.: trattasi
del modello 'maggiorato'). Armoniosamente inserito
nel design della “bestia”, robusto e molto
protettivo, andrebbe, almeno per quanto mi riguarda, abbassato
nel suo limite superiore di una decina di cm. Così
com’è infatti consente solo con molta difficoltà
(sono alto 180cm) di avere un campo visivo non “mediato”
dal plexiglass e questo, in presenza di forte umidità
o piogge, finisce per compromettere la visuale.
CONSIDERAZIONI FINALI
Che dire... se mi sarà possibile l’anno prossimo
tornerò. Questa terra è davvero un angolo
di paradiso. In bilico tra il cemento selvaggio di alcune
località turistiche e l’ambientalismo integralista
di qualche miliardario, la Sardegna può e deve
trovare la giusta via tra uno sviluppo necessario e la
salvaguardia di un patrimonio ambientale unico. Un cammino
non impossibile, se i sardi sapranno essere per la loro
terra vigili e premurosi custodi, e tutti gli altri, miliardari
compresi, timidi e rispettosi visitatori.
Un’ultimo consiglio: se non ci siete mai stati andateci...
a piedi, in moto, in aereo, come volete ma andateci. Il
viaggio è lungo e costoso, ma la Sardegna saprà
ripagarvi di ogni sacrificio mostrandovi un mondo nuovo...
a colori.Paolo
Testo e foto di: Paolo
|