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Partenza da Bologna il 9 Luglio 2001 ore 18, ritardata
di un'ora causa pioggia.
La pioggia è leggera e va scemando, imbocco la A1
Bologna Firenze, molto migliorata rispetto a tre anni
fa, meno curve, raddoppio di corsie nei tratti ad alta
pendenza per sorpassare agevolmente i TIR.
Le prestazioni del Maddy sono come sempre molto buone
(relativamente alla sua cilindrata): naturalmente si viaggia
sempre a manetta tirata e spalancata, le velocità
che indica il tachimetro oscillano da un minimo dei 90
(in piena salita a Rioveggio) fino ad un massimo di oltre
140!!! in falso piano e protetto dalle scie di mezzi anteriori
lontani (sono circa i 120 km/h reali).
Una piccola pausa a Firenze, poi esco a Firenze Signa
ed imbocco la superstrada Firenze - Livorno, dopo i tortuosi
e malmessi raccordi iniziali, si snoda bella e in piano
con un buon asfalto, per cui apro tutto e si viaggia ancora
alle solite velocità di crociera indicate dal Maddy:
120 da solo e 130 sfruttando le scie. Il Madison
se la cava egregiamente, non è di intralcio agli
altri veicoli e il motore non fa una piega.
I consumi restano contenuti nonostante le pendenze e l'alto
carico (circa 25 km/l).
In sella si sta relativamente comodi anche in due, la
borsa tra le mie gambe non dà fastidio perché
occupa una zona inutilizzata, con lo zainetto tra me e
zavorrina anche la mia schiena si può rilassare un
po'. Ho notato che per viaggiare in comfort occorre fare
una pausa per sgranchire la gambe (specie zavorina) ogni
ora, ora e mezzo.
Una cosa negativa invece sono gli specchietti, che si
vedono male perché in due devo stare un po' più
avanti e non c'è verso di regolarli bene: quando
voglio guardare uno specchio devo ruotare un poco la testa.
Arrivati a Livorno salgo subito sul traghetto (le moto
passano davanti a tutti da regolamento, ehehehe).
Una bella dormita in cabina, e la mattina dopo sbarchiamo
ad Olbia, una visita ai dintorni interrotta da uno scroscio
di pioggia che ci costringe sotto ad un ponte per una
ventina di minuti. Una capatina a Golfo Aranci, alla bellissima
e nascosta Cala Moresca (la conoscevo perché ci andavo
da "piccolo"), poi un passaggio a Capo Coda Cavallo con
le sue superbe vedute sulle isola Molara e Tavolara.
In seguito ci rechiamo nel nostro primo albergo ad Orosei:
per arrivare facciamo la superstrada Olbia - Nuoro, che
ha la sinistra caratteristica di avere il vento laterale
più forte che abbia mai sentito, comunque nonostante
la forte sezione laterale dovuta ai bagagli il Maddy regge
bene, qualche oscillazione ben controllabile alle uscite
di galleria. Ci fermiamo per stringere un po' di più
il cinturino del casco di zavorrina, il vento è tanto
forte che tende a sfilarglielo! Ad Orosei scarichiamo
i bagagli: ottimo albergo e cittadina tranquilla, buona
base di partenza per i progettati giri nel Gennargentu.
Il primo è a Cala Gonone, strada molto bella tutta
a tornanti che scende giù fino al porto. In battello
si arriva alle grotte del bue marino, belle ma un po'
care, comunque pensavo meglio.
Il giorno dopo un giro nelle belle ed enormi spiagge
vicine: marina di Orosei, cala Ollena. Qui avviene il
primo e unico inconveniente della vacanza: il tachimetro
va a zero e non si muove più! "Si sarà rotto
il filo" penso io, mi fermo, con le pinze nella trousse
degli attrezzi originali svito la ghiera e provo a ruotare
a mano il filo: la lancetta si muove! Allora purtroppo
è rotto il rinvio del contakm. Rimetto a posto il
filo e la ghiera, poi proseguiamo. In spiaggia telefono
al centro Malaguti di Nuoro (ci sarei passato il giorno
dopo come da programma, così univo l'utile al dilettevole):
con grande gentilezza una signorina controlla al computer
e mi spiega che purtroppo non hanno quel pezzo disponibile
immediatamente. A quel punto lascio perdere e rimando
tutto al tagliando dei 10mila km, che avevo già prenotato
per il 26 Luglio a casa mia, rimandando il conto esatto
dei km al precisissimo Autoroute 2001.
Il giorno dopo è programmato il giro della Barbagia;
le strade si snodano tortuose ma ben asfaltate, portandoci
nei paesini tipici della montagna Nuorese: Orgosolo, Mamoiada,
ecc., fino a giungere al passo del Caravai (oltre 1000
m), tramite una vecchia strada provinciale, ora inutilizzata
perchè c'è una veloce e comoda superstrada a
valle.
Scollinato il passo la strada scende tortuosa e qui si
trovano forse gli unici luoghi dove il segnale di "pericolo:
animali al pascolo" ha un senso concreto: al di là
di alcuni tornanti si trovano gruppi di vacche belle spaparanzate
all'ombra di qualche alberello; con qualche colpo di clacson
si alzano e pigramente si spostano.
Ancora qualche decina di km e con un po' di difficoltà
a trovare la strada, giungiamo al meraviglioso Lago dell'Alto
Flumendosa: si insinua con acque incredibilmente turchesi
tra le montagne, circondato da mandrie di mucche e di
cavalli bradi che si abbeverano. Una stradina locale trovata
con fatica costeggia in gran parte il lago; anche qui
mandrie di bovini e gruppetti di asinelli si incontrano
numerosi per strada; molti ci guardano incuriositi: evidentemente
non vedono molto traffico.
Dopo una sosta in questo paradiso pastorale riprendiamo
il cammino, inoltrandoci di nuovo nelle montagne per raggiungere
nuovamente la costa est, precisamente ad Arbatax, da cui
risaliamo verso nord, dopo aver sostato alla spiaggia
di Santa Maria Navarrese per prendere il sole. Da qui
si apre una strada che si inerpica attraverso svariate
montagne, che non a torto molte guide definiscono come
una delle strade più belle e panoramiche dell'intero
Mediterraneo. Sono molti infatti i punti in cui non si
può resistere alla tentazione di fermarsi per scattare
una foto al panorama mozzafiato: valli amplissime che
si distendono a perdita d'occhio, costellate di paesini
che digradano fino al mare, cielo e mare celesti si incontrano
all'orizzonte; poi valli selvagge, aspre gole, e sullo
sfondo spesso si intravede il mare.
Spegni il motore e senti solo il vento, il profumo selvatico
dei cespugli, la frescura dell'alta quota, qualche scampanellio
lontano di una capretta... sorge un po' di malinconia
per queste meraviglie della natura che ogni altro giorno
dell'anno ci perdiamo, chiusi nei nostri uffici e nelle
nostre città. La strada è quasi deserta e dà
soddisfazione, curve e controcurve vanno via che è
un piacere, anche in due il Maddy è ben assettato,
come del resto avevo già avuto modo di provare alla
Futa, nei nostri giri vicino a Bologna. Arriviamo a Dorgali
soddisfatti del suggestivo percorso, di lì rientriamo
in albergo dopo gli ultimi km.
Il giorno dopo ci trasferiamo da Orosei a Castelsardo,
percorrendo quasi 200 km, in gran parte di superstrada.
Il viaggio si svolge tranquillo anche se un po' noioso:
si sente la mancanza dell'interfono che non avevo ancora
montato. Arriviamo a Sassari, e dopo qualche giro per
trovare la strada giusta finalmente raggiungiamo la costa
nord della Sardegna e arriviamo percorrendo la litoranea
a Castelsardo. Qui sostiamo per qualche notte, nel frattempo
ogni giorno raggiungiamo spiagge e calette nuove. Un bel
giro è quello che facciamo a Capo Caccia (superbe
vedute) e a Stintino, fino alla troppo affollata spiaggia
della Pelosa. Molto bello e suggestivo invece il villaggio
e la spiaggia dell'Argentiera, dove passiamo un intero
pomeriggio.
Terminato anche il nostro soggiorno nella caratteristica
Castelsardo, ci dirigiamo verso Olbia lungo tutta la Costa
Smeralda con una puntatina in tutti i porticcioli famosi
e opulenti di enormi yacht: con il Madison oltrepassiamo
tutti e a Porto Rotondo facciamo pure un giretto sul molo,
sotto lo sguardo incuriosito di alcuni ricconi sugli yacht.
Prima della Costa Smeralda ci fermiamo nella caratteristica
Costa Paradiso, con i suoi begli spuntoni di roccia rossastra
che creano paesaggi marziani. Eccezionale la singolarità
di un tratto di strada che taglia in due una caletta,
passando letteralmente su una lingua di sabbia con molto
vento, sa un po' di Camel Trophy! (anche se c'è un
po' di asfalto) :-) Alla fine di nuovo ripassiamo per
Golfo Aranci, poi ci dirigiamo verso Olbia dove ci aspetta
il traghetto per il ritorno in continente.
Attraccati a Livorno ci dirigiamo immediatamente a La
Spezia, dove ci aspetta una notte già prenotata prima
della partenza da Bologna. Purtroppo a una decina di km
da La Spezia veniamo colti da un fortissimo temporale
estivo che ci costringe a riparare sotto più di un
cavalcavia. La nebbia d'acqua era molto fitta: utili le
frecce d'emergenza integrate nell'antifurto, e messi a
dura prova le tute antipioggia totali. Per resistere all'acqua
devo addirittura "insacchettare" le scarpe di zavorrina
con dei sacchetti da freezer fermati da un paio di fascette
elastiche (tutto calcolato, eheheheh!), che peraltro funzionano
benissimo.
Giunti a La Spezia purtroppo non riusciamo a trovare l'albergo
subito e veniamo colti da un'altra scarica temporalesca
che ci costringe sotto ad un portico (che fatica trovare
un portico! Ma che, ci sono solo qui a Bologna?). Infine
attraversiamo la città allagata e raggiungiamo il
nostro albergo.
Passiamo il primo del pomeriggio a riposare; non piove
più ma il tempo è ancora scuro; come piano di
riserva facciamo un giretto a piedi sul lungomare, poi
visitiamo il bellissimo museo navale.
Una bella dormita e poi la mattina dopo partiamo per la
programmata visita delle Cinque Terre: cominciamo dalla
bella PortoVenere per passare agli altri cinque famosi
paesini: Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e
Monterosso al mare. Non priva di scorci panoramici la
bella strada che si snoda tortuosa tra i vari paesini,
praticamente visitabili solo in moto per la reale impossibilità
di trovare un parcheggio.
Da Monterosso al Mare ritorniamo alla Spezia dall'entroterra,
passando per Pignone attraverso una strada immersa nei
boschi che molto ricorda quelle dei "miei" appennini bolognesi.
A La Spezia recuperiamo i bagagli, riassettiamo tutto
il Maddy e prendiamo l'autostrada A15.
Il tempo e freschino per cui ci copriamo bene, una pioggerellina
rende ancor più pericoloso il tratto appenninico
della già pessima A15: ci sono curve che si prendono
al limite agli 80 km/h, con molti mezzi pesanti, ma del
resto per la strada normale ci avremmo messo un'eternità
ad arrivare a casa... Il tratto brutto sarà lungo
una quarantina di km, dopo poi, nei pressi di Parma, l'autostrada
torna bella liscia e tranquilla fino a Bologna, dove arriviamo
felici ma un po' stremati dopo quasi 230 km di quell'ultimo
tratto e altri 1700 km alle spalle compiuti in 10 giorni.
Testo e foto by Andrew
Sito: http://www.madisonmania.com/
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