| In
viaggio con Leo
Da circa tre anni, e dopo un lunghissimo periodo
di intervallo, ho ripreso a viaggiare sulle “due
ruote”. Per tutta una serie di motivi pratici,
al momento di riprendere ho dovuto con rammarico
abbandonare la sportività della moto e preferire
la maggiore praticità e versatilità
dello scooter, mezzo notevolmente più flessibile
nell’utilizzo, che permette di essere adoperato
durante tutto l’anno (vacanze comprese), nelle
diverse condizioni di tempo.
Lo scorso Aprile, appena uscito, ho comprato uno
Yamaha Versity XC300 di cui sono particolarmente
soddisfatto e già da qualche tempo pensavo
di organizzare un giro in scooter e portare con
me, per la prima volta, mio figlio Leonardo di 8
anni.
Ho la fortuna di vivere vicino ad alcune fra le
più belle regioni d’Italia, ideali
per fine settimana turistici così, carte
alla mano, comincio a pianificare un week end in
scooter che sia fattibile con un bambino di 8 anni.
Il viaggio deve rispondere a due caratteristiche:
deve essere divertente, sopratutto per mio figlio,
e non deve stancarlo troppo.
Dopo diverse possibilità, scelgo l’Appennino
Umbro-Marchigiano che con un anello di circa 400
km ci porterà attraverso strade e valichi
di montagna poco frequentati.
Il 12 Giugno, alle 10.00, partiamo: io gasatissimo,
mio figlio un pò più titubante.
Io indosso una giacca estiva IXS con imbottiture,
Leo indossa invece un giubbotto jeans. Il mio casco
è un Nolan 400 classic con mentoniera alzabile
mentre Leo, tifoso di Valentino Rossi, indossa un
casco integrale AGV.
Entrambi abbiamo guanti estivi, io di pelle e Leo
sintetici e antipioggia.
Il Versity è “addobbato” con
un bauletto da 44 litri e due borse morbide laterali
(GIVI Scooter bags).
Ho preferito, infatti, portare due borse laterali
per i bagagli così da evitare di caricare
troppo il bauletto per guadagnare in assetto visto
che i valichi di montagna e le pendenze da affrontare
non saranno pochi. Il bauletto ci sarà utile
per riporvi i due caschi integrali e due felpe d’emergenza
da mettere in caso d’abbassamento delle temperature.
Sotto la sella invece alloggiano le tute antipioggia
e le varie cartine.
Dopo aver preso la Susperstrada E45, Orte-Cesena,
esco a Terni e mi dirigo in Val Nerina. La cascata
delle Marmore ci dà il benvenuto e, sul lato
sinistro della strada, una lapide in memoria di
Libero Liberati ci ricorda l’importanza storica
della mitica strada della Val Nerina già
per i campioni d’altri tempi.
Il viaggio prevede di percorrere la Val Nerina fino
a Santa
Anatolia di Narco (m 328 s.l.m.) e da li prendere
la strada che, inerpicandosi per il Monte Coscerno,
con un dislivello di circa 1000 m in 15 km, ci porta
sugli altipiani di Monteleone di Spoleto. A Santa
Anatolia però, Leonardo richiede una sosta
perciò, dopo circa 70 km e dopo aver parcheggiato
il Versity all’ombra, ci fermiamo al bar del
paese per un gelato ed una bibita e poi, via ad
inerpicarsi su per il monte Coscerno.
Questa
è una zona di lupi, gatti selvatici ed aquile
e nonostante il Versity si comporti da puro mulo
di montagna, portandosi su noi due ed i bagagli,
una sosta è d’obbligo fra gli abitati
di Caso e Gavelli per ammirare la valle ad oriente
della montagna dove rupi e boschi sono davvero l’ambiente
ideale per le aquile. Con Leo proviamo anche a cercarle
con il binocolo ma di loro nemmeno l’ombra!
Riprendiamo per Monteleone
di Spoleto (m 978 s.l.m.) e passando davanti
all’entrata del paese caratterizzata da un
bellissimo arco medievale, spiego a mio figlio che
il paese, in epoca medievale è stato sede
di un ordine di cavalieri monaci guerrieri e che
Monteleone di Spoleto era un importante punto di
pasaggio per viandanti che da Spoleto raggiungevano
Norcia e vice-versa.
Da qui, attraverso strade tortuose, boschi e pascoli,
discendiamo fino a Cascia (m 645 s.l.m.), dove ci
femiamo per mangiare un panino con i famosi salumi
umbri presso il primo bar che incontriamo lungo
strada. Abbiamo percorso altri 40 km.
Riprendiamo la strada, questa volta per puntare
verso Arquata di Tronto attraverso un tunnel di
5 km che passa sotto Forca Canapine e sbuca sulla
via Salaria. La temperatura è di 28°
C e Leo, già un pochino stanco rischia di
cedere al sonno. Decido quasi di fermarmi ma sono
all’entrata del tunnel, alla fine del quale
Arquata del Tronto dista solo 10 km, così
decido di proseguire anche se con un pò di
apprensione per la stanchezza di mio figlio che
preferisco non si adormenti.
Appena imboccato il tunnel la temperatura scende
a 16° C ed il repentino cambiamento sveglierà
definitivamente il povero Leo. A metà del
tunnel, trovata una piazzola di sosta, ci fermiamo
un’altra volta per indossare delle felpe da
mettere sotto le nostre giacche estive. Fortunatamente
il tunnel non è quasi per niente trafficato
e noi non dobbiamo respirare troppi gas di scarico,
anzi, nel silenzio della pancia della montagna ascoltiamo
le nostre voci che rimbombano in una serie di echi.
Un forte rombo che rimbalza dall'entrata del tunnel
ci avverte che un auto ha appena imboccato la galleria
e che passerà qualche tempo prima di vederla
spuntare.
Riprendiamo il viaggio ed eccoci ad Arquata
di Tronto (m 777 s.l.m.), un bellissimo paesino
arroccato su una rupe sotto il monte Vettore (m
2478 s.l.m.), con, in cima un piccolo castello sormontato
da una torre imponente che domina una vasta zona
della valle del Tronto. Arquata di Tronto è
compresa nei confini dei parchi nazionali dei Monti
Sibillini e del Gran Sasso e dei Monti della Laga
così le nostre attese saranno di visitare
il castello ed il piccolo museo dei parchi. Purtroppo
rimarremo delusi poiché il museo è
in realtà un centro informativo ed il castello
è chiuso.
Dopo aver percorso altri 50 km per arrivare ad Arquata
di Tronto decidiamo di fermarci un pò per
riposarci lungo la piccola passeggiata che, attraversando
un bosco, porta fino al castello. Le panchine fanno
al nostro caso e mentre ce ne stiamo all’ombra
a goderci il fresco, un fruscio fra le foglie a
terra rivela a Leo la presenza di una grande biscia
con la quale ci osserviamo per un lungo periodo.
E’ bello guardarla mentre cerca di capire
se possiamo esserle di pericolo. Dopo un pò,
la biscia riprende la sua strada per il bosco e
noi riprendiamo la nostra in direzione Sarnano.
Si tratta di un lungo tratto che per più
di 50 km, costeggiando il monte Vettore e i monti
Sibillini ci porterà a valicare altri passi
appenninici. Il viaggio risulta entusiasmante e
ricco di curve da affrontare, salite e discese nelle
quali l’XC300 da prova della sua tenuta di
strada e delle sue ottime qualità di arrampicatore.
La sua coppia motrice particolarmente bassa mi permette
di affrontare senza sforzo i ripidi tornanti in
salita potendo sempre contare sui suoi 21 CV anche
ai bassi regimi. La mancanza delle marce non si
fa quasi sentire in salita mentre nelle discese
rimpiango un cambio motociclistico che, scalando
di marcia, mi permetta di sfruttare a pieno il freno
motore. Il metodo di accellerare un pò prima
di entrare in curva in modo da affrontarla con un
regime di giri più alto che permetta di sfruttare
il freno motore, è una magra consolazione!
Prima di Sarnano ci fermiamo lungo le sponde del
lago di Gerosa formato da uno sbarramento idroelettrico
e poi finalmente, dopo aver percorso altri 70 km,
eccoci ai giardini pubblici di Sarnano
(m 539 s.l.m.), centro della cittadina. Un’altra
sosta ed una bibita al bar del circolo sciatori
e poi dritti fino a Camerino, la meta finale della
nostra giornata.
Percorriamo gli ultimi km che ci portano al nostro
agriturismo vicino a Camerino, in superstrada e
di nuovo la “versatilità del Versity”
mi sorprende ancora una volta visto che il bravo
scooter manterrebbe tranquillamente 130 km di media
oraria se non fosse per i limiti di velocità
imposti. Arriviamo finalmente all’Agriturismo
“La Cavallina” dove siamo gentilmente
accorti dai proprietari e da una famigliola di tre
bellissimi e simpatici cavalli: madre e due figli.
La madre è quella da cui l’agriturismo
prende il nome. Una doccia, un pò di carezze
ai cavalli e poi cena all’aperto all’agriturismo,
siamo troppo stanchi per riprendere lo scooter ed
andare a mangiare a Camerino e rimandiamo la visita
della cittadina al giorno successivo.
La mattina del 13 Giugno i nuvoloni di pioggia
incombono su di noi cosicchè, dopo una bella
colazione, decidiamo di scappare per evitare che
la pioggia ci prenda sull’altopiano di Colfiorito.
Così, rinunciando a visitare Camerino prendiamo
la strada per Foligno. La strada è bellissima
ed il paesaggio ci riporta al medioevo quando attraversiamo
borghi incastonati fra le montagne. Purtroppo però
la vista di numerosi containers parcheggiati negli
spiazzi ci ricorda il terremoto che meno di 10 anni
fa fece parecchie vittime e danni ingenti al patrimonio
storico artistico umbro-marchigiano.
Dopo circa 30 km raggiungiamo l’altopiano
di Colfiorito (m 821 s.l.m.) e da lì
cominciamo le curve che, scendendo sempre più,
ci porteranno alla piana Foligno. La tenuta di strada
del Versity è eccellente per essere uno scooter
e ci pieghiamo così tanto da grattare il
cavalletto, cosa particolare considerata l’altezza
da terra di questo scooter.
A Foligno, sempre inseguiti dalla pioggia, imbocchiamo
la superstrada che, passando per Spoleto e per il
valico della Somma (m 646 s.l.m.) ci porterà
fino a casa. Dopo Terni, quando già crediamo
di averla fatta franca, il margine di un burrascoso
temporale ci costringe ad indossare le tute da pioggia
per i pochi km che ci separano da casa
In tutto abbiamo percoso 410 km: 272 il primo giorno
e 138 il secondo. Il consumo medio del Versity è
stato di 29 km/litro
Alla fine di questo bel viaggio ho pensato di dare
dei voti:
- 9 al Versity XC 300 per l’ottima tenuta
di strada, il motore, i consumi ed il confort. Se
poi mi ricordo che è uno scooter e non una
moto, il mio voto arriva a 10!
- 8 alle Soft Bags GIVI. Si portano bene e sono
capienti. Hanno però dei ganci elastici per
fissarle in modo che non dondolino in viaggio ed
un gancio elastico mi ha graffiato lo scooter
- 7 al baule di 44 litri. E’ capiente ma praticamente
antiestetico. Non lo porto mai con me, solo quando
sono in viaggio!
- 9 alla mia attrezzatura: il casco ben ventilato
e comodissimo con la mentoniera rialzabile, la mia
giacca leggera ma sicura, i miei guanti di cuoio
estivi
Infine un gran 10 e lode a mio figlio Leonardo senza
il quale il viaggio non sarebbe nemmeno cominciato!
Testo e foto: Alberto
Del Lungo
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