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DESCRIZIONE
Periodo: Giugno
Scooter: Yamaha Versity XC 300
Km: 402
Consumo: 29km/l
Durata: 2 giorni
Difficoltà: nessuna

 · Appennino Umbro-Marchigiano
· by Alberto Del Lungo
21/07/04

In viaggio con Leo
Da circa tre anni, e dopo un lunghissimo periodo di intervallo, ho ripreso a viaggiare sulle “due ruote”. Per tutta una serie di motivi pratici, al momento di riprendere ho dovuto con rammarico abbandonare la sportività della moto e preferire la maggiore praticità e versatilità dello scooter, mezzo notevolmente più flessibile nell’utilizzo, che permette di essere adoperato durante tutto l’anno (vacanze comprese), nelle diverse condizioni di tempo.
Lo scorso Aprile, appena uscito, ho comprato uno Yamaha Versity XC300 di cui sono particolarmente soddisfatto e già da qualche tempo pensavo di organizzare un giro in scooter e portare con me, per la prima volta, mio figlio Leonardo di 8 anni.
Ho la fortuna di vivere vicino ad alcune fra le più belle regioni d’Italia, ideali per fine settimana turistici così, carte alla mano, comincio a pianificare un week end in scooter che sia fattibile con un bambino di 8 anni. Il viaggio deve rispondere a due caratteristiche: deve essere divertente, sopratutto per mio figlio, e non deve stancarlo troppo.
Dopo diverse possibilità, scelgo l’Appennino Umbro-Marchigiano che con un anello di circa 400 km ci porterà attraverso strade e valichi di montagna poco frequentati.
Il 12 Giugno, alle 10.00, partiamo: io gasatissimo, mio figlio un pò più titubante.

Io indosso una giacca estiva IXS con imbottiture, Leo indossa invece un giubbotto jeans. Il mio casco è un Nolan 400 classic con mentoniera alzabile mentre Leo, tifoso di Valentino Rossi, indossa un casco integrale AGV.
Entrambi abbiamo guanti estivi, io di pelle e Leo sintetici e antipioggia.
Il Versity è “addobbato” con un bauletto da 44 litri e due borse morbide laterali (GIVI Scooter bags).
Ho preferito, infatti, portare due borse laterali per i bagagli così da evitare di caricare troppo il bauletto per guadagnare in assetto visto che i valichi di montagna e le pendenze da affrontare non saranno pochi. Il bauletto ci sarà utile per riporvi i due caschi integrali e due felpe d’emergenza da mettere in caso d’abbassamento delle temperature. Sotto la sella invece alloggiano le tute antipioggia e le varie cartine.

Dopo aver preso la Susperstrada E45, Orte-Cesena, esco a Terni e mi dirigo in Val Nerina. La cascata delle Marmore ci dà il benvenuto e, sul lato sinistro della strada, una lapide in memoria di Libero Liberati ci ricorda l’importanza storica della mitica strada della Val Nerina già per i campioni d’altri tempi.
Il viaggio prevede di percorrere la Val Nerina fino a Santa Anatolia di Narco (m 328 s.l.m.) e da li prendere la strada che, inerpicandosi per il Monte Coscerno, con un dislivello di circa 1000 m in 15 km, ci porta sugli altipiani di Monteleone di Spoleto. A Santa Anatolia però, Leonardo richiede una sosta perciò, dopo circa 70 km e dopo aver parcheggiato il Versity all’ombra, ci fermiamo al bar del paese per un gelato ed una bibita e poi, via ad inerpicarsi su per il monte Coscerno.
Questa è una zona di lupi, gatti selvatici ed aquile e nonostante il Versity si comporti da puro mulo di montagna, portandosi su noi due ed i bagagli, una sosta è d’obbligo fra gli abitati di Caso e Gavelli per ammirare la valle ad oriente della montagna dove rupi e boschi sono davvero l’ambiente ideale per le aquile. Con Leo proviamo anche a cercarle con il binocolo ma di loro nemmeno l’ombra!

Riprendiamo per Monteleone di Spoleto (m 978 s.l.m.) e passando davanti all’entrata del paese caratterizzata da un bellissimo arco medievale, spiego a mio figlio che il paese, in epoca medievale è stato sede di un ordine di cavalieri monaci guerrieri e che Monteleone di Spoleto era un importante punto di pasaggio per viandanti che da Spoleto raggiungevano Norcia e vice-versa.
Da qui, attraverso strade tortuose, boschi e pascoli, discendiamo fino a Cascia (m 645 s.l.m.), dove ci femiamo per mangiare un panino con i famosi salumi umbri presso il primo bar che incontriamo lungo strada. Abbiamo percorso altri 40 km.
Riprendiamo la strada, questa volta per puntare verso Arquata di Tronto attraverso un tunnel di 5 km che passa sotto Forca Canapine e sbuca sulla via Salaria. La temperatura è di 28° C e Leo, già un pochino stanco rischia di cedere al sonno. Decido quasi di fermarmi ma sono all’entrata del tunnel, alla fine del quale Arquata del Tronto dista solo 10 km, così decido di proseguire anche se con un pò di apprensione per la stanchezza di mio figlio che preferisco non si adormenti.
Appena imboccato il tunnel la temperatura scende a 16° C ed il repentino cambiamento sveglierà definitivamente il povero Leo. A metà del tunnel, trovata una piazzola di sosta, ci fermiamo un’altra volta per indossare delle felpe da mettere sotto le nostre giacche estive. Fortunatamente il tunnel non è quasi per niente trafficato e noi non dobbiamo respirare troppi gas di scarico, anzi, nel silenzio della pancia della montagna ascoltiamo le nostre voci che rimbombano in una serie di echi. Un forte rombo che rimbalza dall'entrata del tunnel ci avverte che un auto ha appena imboccato la galleria e che passerà qualche tempo prima di vederla spuntare.

Riprendiamo il viaggio ed eccoci ad Arquata di Tronto (m 777 s.l.m.), un bellissimo paesino arroccato su una rupe sotto il monte Vettore (m 2478 s.l.m.), con, in cima un piccolo castello sormontato da una torre imponente che domina una vasta zona della valle del Tronto. Arquata di Tronto è compresa nei confini dei parchi nazionali dei Monti Sibillini e del Gran Sasso e dei Monti della Laga così le nostre attese saranno di visitare il castello ed il piccolo museo dei parchi. Purtroppo rimarremo delusi poiché il museo è in realtà un centro informativo ed il castello è chiuso.
Dopo aver percorso altri 50 km per arrivare ad Arquata di Tronto decidiamo di fermarci un pò per riposarci lungo la piccola passeggiata che, attraversando un bosco, porta fino al castello. Le panchine fanno al nostro caso e mentre ce ne stiamo all’ombra a goderci il fresco, un fruscio fra le foglie a terra rivela a Leo la presenza di una grande biscia con la quale ci osserviamo per un lungo periodo. E’ bello guardarla mentre cerca di capire se possiamo esserle di pericolo. Dopo un pò, la biscia riprende la sua strada per il bosco e noi riprendiamo la nostra in direzione Sarnano.

Si tratta di un lungo tratto che per più di 50 km, costeggiando il monte Vettore e i monti Sibillini ci porterà a valicare altri passi appenninici. Il viaggio risulta entusiasmante e ricco di curve da affrontare, salite e discese nelle quali l’XC300 da prova della sua tenuta di strada e delle sue ottime qualità di arrampicatore. La sua coppia motrice particolarmente bassa mi permette di affrontare senza sforzo i ripidi tornanti in salita potendo sempre contare sui suoi 21 CV anche ai bassi regimi. La mancanza delle marce non si fa quasi sentire in salita mentre nelle discese rimpiango un cambio motociclistico che, scalando di marcia, mi permetta di sfruttare a pieno il freno motore. Il metodo di accellerare un pò prima di entrare in curva in modo da affrontarla con un regime di giri più alto che permetta di sfruttare il freno motore, è una magra consolazione!
Prima di Sarnano ci fermiamo lungo le sponde del lago di Gerosa formato da uno sbarramento idroelettrico e poi finalmente, dopo aver percorso altri 70 km, eccoci ai giardini pubblici di Sarnano (m 539 s.l.m.), centro della cittadina. Un’altra sosta ed una bibita al bar del circolo sciatori e poi dritti fino a Camerino, la meta finale della nostra giornata.
Percorriamo gli ultimi km che ci portano al nostro agriturismo vicino a Camerino, in superstrada e di nuovo la “versatilità del Versity” mi sorprende ancora una volta visto che il bravo scooter manterrebbe tranquillamente 130 km di media oraria se non fosse per i limiti di velocità imposti. Arriviamo finalmente all’Agriturismo “La Cavallina” dove siamo gentilmente accorti dai proprietari e da una famigliola di tre bellissimi e simpatici cavalli: madre e due figli. La madre è quella da cui l’agriturismo prende il nome. Una doccia, un pò di carezze ai cavalli e poi cena all’aperto all’agriturismo, siamo troppo stanchi per riprendere lo scooter ed andare a mangiare a Camerino e rimandiamo la visita della cittadina al giorno successivo.

La mattina del 13 Giugno i nuvoloni di pioggia incombono su di noi cosicchè, dopo una bella colazione, decidiamo di scappare per evitare che la pioggia ci prenda sull’altopiano di Colfiorito. Così, rinunciando a visitare Camerino prendiamo la strada per Foligno. La strada è bellissima ed il paesaggio ci riporta al medioevo quando attraversiamo borghi incastonati fra le montagne. Purtroppo però la vista di numerosi containers parcheggiati negli spiazzi ci ricorda il terremoto che meno di 10 anni fa fece parecchie vittime e danni ingenti al patrimonio storico artistico umbro-marchigiano.
Dopo circa 30 km raggiungiamo l’altopiano di Colfiorito (m 821 s.l.m.) e da lì cominciamo le curve che, scendendo sempre più, ci porteranno alla piana Foligno. La tenuta di strada del Versity è eccellente per essere uno scooter e ci pieghiamo così tanto da grattare il cavalletto, cosa particolare considerata l’altezza da terra di questo scooter.
A Foligno, sempre inseguiti dalla pioggia, imbocchiamo la superstrada che, passando per Spoleto e per il valico della Somma (m 646 s.l.m.) ci porterà fino a casa. Dopo Terni, quando già crediamo di averla fatta franca, il margine di un burrascoso temporale ci costringe ad indossare le tute da pioggia per i pochi km che ci separano da casa

In tutto abbiamo percoso 410 km: 272 il primo giorno e 138 il secondo. Il consumo medio del Versity è stato di 29 km/litro

Alla fine di questo bel viaggio ho pensato di dare dei voti:
- 9 al Versity XC 300 per l’ottima tenuta di strada, il motore, i consumi ed il confort. Se poi mi ricordo che è uno scooter e non una moto, il mio voto arriva a 10!
- 8 alle Soft Bags GIVI. Si portano bene e sono capienti. Hanno però dei ganci elastici per fissarle in modo che non dondolino in viaggio ed un gancio elastico mi ha graffiato lo scooter
- 7 al baule di 44 litri. E’ capiente ma praticamente antiestetico. Non lo porto mai con me, solo quando sono in viaggio!
- 9 alla mia attrezzatura: il casco ben ventilato e comodissimo con la mentoniera rialzabile, la mia giacca leggera ma sicura, i miei guanti di cuoio estivi
Infine un gran 10 e lode a mio figlio Leonardo senza il quale il viaggio non sarebbe nemmeno cominciato!

Testo e foto: Alberto Del Lungo



 

 

 

 

 

 



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