| Gli ingredienti
ci sono tutti: strade secondarie per il piacere
di godersi la guida e il panorama, natura protagonista
in primo piano, possibilità di alternare
sport più o meno estremi con visite a musei
e luoghi carichi di storia… il tutto condito
da una buona cucina e da un’accoglienza discreta
ed amichevole.
Stiamo parlando del Parco
Nazionale del Triglav, nella regione
delle Alpi Giulie in
Slovenia, a pochi passi
dal confine italiano e da quello austriaco.
Quello che vi proponiamo sono itinerari dal chilometraggio
ridotto, ma così ricchi di punti di interesse
naturalistico, storico e culturale da poter essere
percorsi sia nei tre-quattro
giorni dei “ponti” primaverili,
che in una o più settimane,
volendo arricchirli di escursioni e/o un sano relax.
L'abbiamo percorso con un Honda
Forza 250 X, uno scooter dal comfort
e dalla guidabilità eccellenti, con tanto
spazio per i bagagli, ma scarsa protezione aerodinamica
e potenza contenuta guidando a pieno carico.
Entrando in Slovenia da Gorizia
incontriamo subito il filo conduttore di questo
viaggio: l’acqua,
che sotto forma di fiumi, cascate e laghi alpini,
incontreremo ovunque. Lo capiamo costeggiando il
fiume Soca (in Italia
Isonzo) un nastro turchese così intenso da
sembrare dipinto, non a caso uno dei fiumi più
puliti d’Europa, che ci accompagna fino a
Kobarid cercando di
distrarci dalla bella strada con curve ampie e veloci.
ITINERARIO 1: la sella
del Mangart (2040 m) e il Passo del Vrsic (1611
m)
Da Kobarid
prendiamo verso nord in direzione Bovec,
il primo tratto di strada serpeggia alternando piacevoli
sottoboschi con viste da vicino della Socıa, ricca
in questo tratto di punti attrezzati per rafting
e sport acquatici. Passata Zıaga,
lo sguardo si apre su un bel panorama del monte
Vrsic fino a Bovec,
dove prendiamo la strada 203
in direzione del Passo Predel.
Dopo pochi chilometri la carreggiata si fa sempre
più stretta e scavata nella roccia, raggiunto
lo sperone di Plezzo,
ecco la
fortezza di Kluze
ergersi a protezione della vallata della Koritnica.
Costruita nel 1882 sui resti di precedenti fortificazioni,
ospita al proprio interno un piccolo museo storico
con fotografie e reperti della Grande Guerra, tra
cui colpisce un’impressionante cubo di terra,
in cui si distinguono armi, scarpe ed elmetti, rimasti
intrappolati quasi 100 anni fa.
Proseguendo, la strada si innalza decisa in tornanti
dopo Log Pog Mangartom,
inoltrandosi nel verde fino al bivio per la sella
di Mangart, la strada più alta della Slovenia.
Da qui altri 21 ripidi tornanti alternati a tunnel
scavati nella roccia conducono al rifugio. Poco
oltre inizia il percorso ad anello che raggiunge
l’altitudine di 2040
m, molti meno dei 2678 che si possono guadagnare
prendendo uno dei due sentieri che in due ore (gambe
permettendo) portano alla vetta. Vorremmo descrivervi
il meraviglioso panorama che spazia su tre nazioni
ed innumerevoli vette, ma le persistenti nuvole
basse ce lo hanno nascosto, lasciamo quindi a voi
questo piacere.
Tornati sulla strada principale saliamo per pochi
chilometri al Passo del Predel
(1156 m) e poi alla dogana italiana, da cui scendono
rapidi e ben segnalati 4 tornanti che incalzano
il lago di Predil,
piccolo gioiello d’acqua turchese incorniciato
di pini e impreziosito da un’isoletta raggiungibile
dalla spiaggia senza quasi bagnarsi i piedi.
Lasciato il lago la strada diventa piana e, ignorate
le indicazioni per Tarvisio e l’Autostrada,
seguiamo per Villach,
raggiungendo il confine con l’Austria
subito dopo un’ampia vallata. Come spesso
accade, lasciare l’Italia significa abbandonare
un anacronistico limite di 50 km/h in favore dei
più gestibili 70/100 austriaci.
Prese le indicazioni per il Wurzenpass
la strada si fa impegnativa, non tanto per la guida
quanto per i 250cc dell’Honda
Forza, messi a dura prova dal pieno carico
e da pendenze del 18%.
In compenso la strada è ampia e l’asfalto
perfetto come non ci capiterà di trovare
nel resto del viaggio. Si supera il Passo (1078
m) quasi senza accorgersene, in un anomalo tratto
pianeggiante con strada a quattro corsie, che taglia
un fitto bosco fino alla dogana con la Slovenia.
Scendiamo fino a Kranjska
Gora, famoso ai più per le gare
di Coppa del mondo di sci e centro turistico fra
i più rinomati, dove concedersi una sosta
mondana.
Ripreso lo scooter occorre fare attenzione alle
indicazioni per la strada 206
in direzione del paesino di Trenta,
evitando quelle per Mojstrana. Se si è sulla
strada giusta verrà confermato a breve dall’incontro
col piccolo laghetto che segna l’accesso al
Parco Nazionale del Triglav.
Poco dopo inizia la serie di tornanti numerati,
caratterizzati dal fondo in
pavé, che salgono al Passo
del Vrsic (1611 m). In corrispondenza dell’ottavo
tornante si scorge sulla sinistra una piccola costruzione
in legno ristrutturata di recente. E’ la Cappella
Russa, costruita sul luogo dove una slavina
seppellì l’accampamento e centinaia
di prigionieri russi durante la guerra del ‘15-’18.
E’ il 25° tornante che introduce al Passo,
da cui si staccano alcuni sentieri e si può
godere di una piacevole vista dell’altro versante.
Sono ancora 25, questa volta asfaltati, i tornanti
che ci separano da Trenta,
località da cui prende il nome la valle,
ma è al 24° che una deviazione sulla
destra conduce in pochi chilometri al sentiero,
che in 15 minuti raggiunge la sorgente
della Soca.
Ripresa la strada per Trenta, superando così
anche il 25° tornante, entriamo nella pacifica
atmosfera della valle, con la strada che si fa piana
e conduce a chiudere l’anello in vista di
Bovec oer poi tornare
a Kobarid.
ITINERARIO 2: la Grande
Guerra, le forre e la miniera
A Kobarid non si può
mancare di visitare il museo
dedicato alla rievocazione delle battaglie del fronte
isontino, in particolare la “battaglia
di Caporetto”, quando la 12^ offensiva
degli austriaci e dei tedeschi sfondò le
linee difensive portando il conflitto in Italia.
Fondato nel 1990, ha ottenuto nel 1993 il premio
come migliore museo europeo, sia per completezza
che per l’accento pacifista che lascia emergere
dalla cruda rappresentazione delle tragedie della
guerra. Se possibile consigliamo la visita guidata
o comunque di non perdere il filmato con immagini
d’epoca.
Dal museo parte un itinerario storico di 5 chilometri
a piedi, ma se volete abbinare storia, strada e
panorami, guidate lo scooter in direzione Tolmin,
deviate a destra all’altezza di Idrsko
verso Livek, prendendo
poi a sinistra per Livske
Ravne. La strada offre bellissimi panorami
innalzandosi prima gradualmente sul monte
Mataiur (1641 m) portando poi a sorvolare
la valle della Soca sul monte
Kolovrat. Raggiunto il cartello indicatore
del museo
all’aperto si salgono pochi gradini
e sembra di essere tornati indietro nel tempo. Davanti
a noi la ricostruzione di alcuni tratti di trincea
e di camminamenti della terza linea di difesa italiana.
Lasciate le trincee, accompagnati dalla vista del
monte Krn sull’altro
lato della vallata, continuiamo mantenendo la sinistra
e, ignorate le indicazioni per l’Italia, proseguiamo
fino all’inizio di un tratto sterrato (poco
impegnativo) immerso nel bosco, con scorci sulla
pianura del Piave.
Sorpassiamo Kambresko
e Rocini, da cui prendiamo
la 103 fino a Tolmin,
qui a sinistra per Zatolmin
lasciando lo scooter per visitare le forre
della Tolminka (Tolminska Korita). Punto
più basso del Parco Nazionale del Triglav
(180 m slm), le suggestive gole alla confluenza
dei fiumi Tolminka
e Zadlascica possono
essere ammirate da un percorso ad anello, con ponticelli
sospesi e tunnel scavati nella roccia.
Come ultima attrazione del secondo itinerario puntiamo
alle miniere
di mercurio sotto Idria,
che raggiungiamo superando Most
na Soci, e seguendo il fiume Idrica
sulla 102.
Proprio al centro della cittadina, lasciamo la ‘divisa’
da scooteristi per abbigliarci da ‘minatori’
e assistere alla proiezione di diapositive sulla
storia della miniera, aperta ormai solo come attrazione
turistica. Accompagnati dalla guida nella Galleria
di Antonio (il tunnel più antico risalente
al 1500) scopriamo le drammatiche condizioni di
lavoro dei minatori, compromesse da esalazioni velenose
e dai rischi di crollo. Chiusa nel 1999 dopo aver
raggiunto ben 20 strati sovrapposti, ha monopolizzato
la vita di Idria relegando gli uomini sotto terra,
e le donne ad aspettarli intessendo merletti. Attività
quest’ultima sopravvissuta alla miniera ed
anzi esportata in tutta Europa.
Tornati all’aria aperta
riprendiamo lo scooter, pronti per i prossimi itinerari,
che pubblicheremo a breve assieme a tutte le indicazioni
logistiche.
Testo e foto by: Monica Il Grande & Fabrizio Villa
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