| Una bella
mattina di luglio, con un cielo insolitamente terso per
Milano, partiamo alla volta della patria dell’emmenthal
e del cioccolato.
Ad accompagnarci in questa bella gita saranno due potenti
Yamaha Tmax 500: uno a carburatore
e disco singolo, l’altro ad iniezione e doppio disco.
Usciti dal capoluogo lombardo, imbocchiamo la superstrada
Milano-Lecco-Colico (S.S. 36) e la percorriamo interamente
rispettando il severo limite di velocità: 110 Km/h.
La scelta si rivela saggia, perché all’uscita
da una galleria intravediamo una pattuglia della Polizia
Stradale intenta ad installare un autovelox ben occultato
alla vista degli utenti della strada.
Giunti a Colico,
la strada statale 36 diventa un semplice percorso extraurbano
a singolo senso di marcia e, dopo aver passato i paesi
di Verceia, Novate Mezzola, Somaggia e San Cassiano, ci
conduce a Chiavenna, città
di origine romana ed oggi nota soprattutto per la produzione
di bresaole.
Proseguendo sempre sulla stessa strada, entriamo nella
Valle San Giacomo, fino a
Campodolcino, dove possiamo
ammirare un caratteristico ponte di pietra di epoca romana
che cavalca un torrente laterale.
Decidiamo di evitare il comodo tragitto che passa per
l’abitato di Isola e ci troviamo a percorrere una
strada che s’inerpica a picco sulla valle, in una
spettacolare successione di tornanti ravvicinati che,
complice il mezzo che stiamo guidando, stimolano la guida
sportiva, ma richiedono la massima attenzione, soprattutto
a causa delle anguste gallerie disseminate lungo il percorso.
Questa strada è stata realizzata tra il 1818 ed
il 1821 su progetto e direzione dell’Ingegner Carlo
Donegani, autore di un altro percorso alpino ben
noto ai motociclisti: la strada del passo dello Stelvio.
Superato il bivio per Madesimo
e percorsa qualche altra galleria, ci troviamo immersi
in un paesaggio di alta montagna.
Percorriamo una serie di curve da manuale, in compagnia
di gruppi di motociclisti in sella a roboanti supersportive
ed arriviamo nei pressi del lago
artificiale del Monte Spluga, creato da un’immensa
diga.
Qui parcheggiamo i nostri scooter, unici fra decine di
moto… Ma la sensazione di solitudine scompare quando
vediamo salire anche un tenace Piaggio X8!
Ripresa la marcia dopo una frugale sosta culinaria e superato
il villaggio di Montespluga, raggiungiamo il Passo
dello Spluga, posto a 2115
m d’altitudine, ed entriamo in territorio
elvetico.
Ci cimentiamo in una serie di pieghe sui
tornanti della ripida discesa che conduce a fondovalle
e, una volta arrivati in piano, ci rilassiamo percorrendo
un’incantevole strada che, nel tratto finale, evolve
in una gustosa serie di curve fino alla cittadina di Splugen.
Da qui ci dirigiamo verso sinistra seguendo le indicazioni
per il passo del San Bernardino
evitando accuratamente l’autostrada, che, oltre
a richiedere il noto 'bollino' a pagamento, passa attraverso
un lungo e poco 'panoramico' traforo. Lasciamo volentieri
questo percorso a chi ha fretta.
Noi preferiamo decisamente la vecchia strada, che s’inerpica
sul pendio articolandosi in un susseguirsi di curve e
tornanti ad ampio raggio.
Lo spettacolo che ci attende in cima al Passo
(m 2065) è davvero
incantevole: un laghetto d’alta montagna limpido
e argenteo lascia gradualmente il posto allo sconfinato
panorama sulla sottostante Valle
Mesolcina, che ci accoglie dopo aver affrontato
un tracciato piuttosto tecnico.
L’itinerario si snoda ora in mezzo
alla foresta, con la naturale suggestione che ne deriva.
Percorriamo la strada lambendo i comuni di Soazza, Cabbiolo,
Lostallo, San Vittore (non il carcere!)
ed arriviamo a Bellinzona.
Quello che colpisce della Svizzera è la cura con
cui si presenta il manto stradale e la ragionevolezza
dei limiti di velocità: in città è
di 50 Km/h; in prossimità dell’uscita dai
centri abitati è di 60 Km/h; in extraurbano è
di 80 Km/h, sempre o con rarissime eccezioni: un casolare
nel raggio di chilometri non costituisce comunque un 'lucroso
pretesto' per abbassare il limite a 50, come avviene spesso
da noi...
E’ bene però tenere presente che a tanto
rispetto per il cittadino corretto, corrisponde altrettanta
severità nei confronti di chi trasgredisce le regole
della convivenza civile: gli 'smanettoni' sono avvisati.
Seguendo le indicazioni per Lugano, proseguiamo su una
veloce salita a doppio senso di marcia per poi ridiscendere
gradualmente verso il lago.
Costeggiamo il Ceresio fino a Capolago
e raggiungiamo Chiasso dopo
una ventina di minuti.
Appena varchiamo il confine, il biglietto
da visita con il quale si presenta l’Italia è
un ingorgo veicolare che ci riporta alla realtà
di tutti i giorni, quasi a ricordarci che il giorno dopo
dobbiamo tornare a lavorare.
Da Chiasso a Como la strada
è breve, mentre per rientrare a Milano,
percorriamo la strada statale 35, che, a Lentate sul Seveso,
diviene superstrada (80-90km/h...),
terminando all’interno dell’area urbana del
capoluogo lombardo.
Come si sono comportati
i due Tmax?
Superstrade e percorsi di montagna sono l’habitat
naturale per la moto automatica Yamaha.
Pur avendo percorso l’itinerario ad andatura turistica,
ci siamo davvero divertiti e, grazie alla notevole dose
di coppia erogata ai bassi regimi, non abbiamo mai sentito
la necessità di avere una potenza
superiore ai 33 kW che è in grado di erogare il
propulsore bicilindrico.
E’ l’ennesima conferma che il dato di potenza
massima di per sé non è un valore significativo,
ma assume maggior rilievo il regime in cui viene erogata
la coppia massima.
Il comfort è più
che soddisfacente: pur non raggiungendo i livelli di comodità
dei maxi con appoggio lombare (per intenderci: Atlantic,
Burgman, Majesty, Silver Wing ecc.), il Tmax non lascia
spazio ad indolenzimenti neppure dopo un’intera
giornata trascorsa in sella. E’ una sport touring
senza la scomodità dei semimanubri, che in discesa
sono un vero supplizio.
A proposito di discesa: il freno
motore è nettamente superiore rispetto agli
scooter dotati di trasmissione a cinghia e direi che rappresenta
il punto di equilibrio: il Burgman 650, infatti, permette
di sollecitare meno i freni (siamo sui livelli di una
moto), ma a mio parere può risultare un po’
fastidioso nell’apri-chiudi quando si desidera guidare
in souplesse.
Le pur modeste differenze fra le due generazioni di Tmax
si sentono: il modello ad iniezione ha mostrato una maggiore
maneggevolezza, una frenata
più potente e consumi
inferiori del 10% con prestazioni
molto simili. Non si tratta certo di uno sconvolgimento,
ma vista l'ottima base di partenza, c'è da esserne
più che soddisfatti.
Testo: Fabio
Scotti
Foto: Monica Il
Grande
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