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La strada di 'Donegani'

 

 


La diga dello Spluga

 

 

DESCRIZIONE
Scooter: Yamaha Tmax 500
Periodo: estate
Km: 350
Tempo: 1 giorno
Consumo: 19 km/litro

 

 


Tracciato tecnico elvetico

 

 


Passo San Bernardino

 

 


Valle Mesolcina

 

 

ABBIGLIAMENTO
Giacca: Spidi Jackal

 


 · Passi Spluga e San Bernardino - CH
 · by CyberScooter: Fabio Scotti
17/12/04

Una bella mattina di luglio, con un cielo insolitamente terso per Milano, partiamo alla volta della patria dell’emmenthal e del cioccolato.
Ad accompagnarci in questa bella gita saranno due potenti Yamaha Tmax 500: uno a carburatore e disco singolo, l’altro ad iniezione e doppio disco.
Usciti dal capoluogo lombardo, imbocchiamo la superstrada Milano-Lecco-Colico (S.S. 36) e la percorriamo interamente rispettando il severo limite di velocità: 110 Km/h.
La scelta si rivela saggia, perché all’uscita da una galleria intravediamo una pattuglia della Polizia Stradale intenta ad installare un autovelox ben occultato alla vista degli utenti della strada.

Giunti a Colico, la strada statale 36 diventa un semplice percorso extraurbano a singolo senso di marcia e, dopo aver passato i paesi di Verceia, Novate Mezzola, Somaggia e San Cassiano, ci conduce a Chiavenna, città di origine romana ed oggi nota soprattutto per la produzione di bresaole.
Proseguendo sempre sulla stessa strada, entriamo nella Valle San Giacomo, fino a Campodolcino, dove possiamo ammirare un caratteristico ponte di pietra di epoca romana che cavalca un torrente laterale.
Decidiamo di evitare il comodo tragitto che passa per l’abitato di Isola e ci troviamo a percorrere una strada che s’inerpica a picco sulla valle, in una spettacolare successione di tornanti ravvicinati che, complice il mezzo che stiamo guidando, stimolano la guida sportiva, ma richiedono la massima attenzione, soprattutto a causa delle anguste gallerie disseminate lungo il percorso.
Questa strada è stata realizzata tra il 1818 ed il 1821 su progetto e direzione dell’Ingegner Carlo Donegani, autore di un altro percorso alpino ben noto ai motociclisti: la strada del passo dello Stelvio.
Superato il bivio per Madesimo e percorsa qualche altra galleria, ci troviamo immersi in un paesaggio di alta montagna.
Percorriamo una serie di curve da manuale, in compagnia di gruppi di motociclisti in sella a roboanti supersportive ed arriviamo nei pressi del lago artificiale del Monte Spluga, creato da un’immensa diga.
Qui parcheggiamo i nostri scooter, unici fra decine di moto… Ma la sensazione di solitudine scompare quando vediamo salire anche un tenace Piaggio X8!
Ripresa la marcia dopo una frugale sosta culinaria e superato il villaggio di Montespluga, raggiungiamo il Passo dello Spluga, posto a 2115 m d’altitudine, ed entriamo in territorio elvetico.

Ci cimentiamo in una serie di pieghe sui tornanti della ripida discesa che conduce a fondovalle e, una volta arrivati in piano, ci rilassiamo percorrendo un’incantevole strada che, nel tratto finale, evolve in una gustosa serie di curve fino alla cittadina di Splugen.
Da qui ci dirigiamo verso sinistra seguendo le indicazioni per il passo del San Bernardino evitando accuratamente l’autostrada, che, oltre a richiedere il noto 'bollino' a pagamento, passa attraverso un lungo e poco 'panoramico' traforo. Lasciamo volentieri questo percorso a chi ha fretta.
Noi preferiamo decisamente la vecchia strada, che s’inerpica sul pendio articolandosi in un susseguirsi di curve e tornanti ad ampio raggio.
Lo spettacolo che ci attende in cima al Passo (m 2065) è davvero incantevole: un laghetto d’alta montagna limpido e argenteo lascia gradualmente il posto allo sconfinato panorama sulla sottostante Valle Mesolcina, che ci accoglie dopo aver affrontato un tracciato piuttosto tecnico.

L’itinerario si snoda ora in mezzo alla foresta, con la naturale suggestione che ne deriva.
Percorriamo la strada lambendo i comuni di Soazza, Cabbiolo, Lostallo, San Vittore (non il carcere!) ed arriviamo a Bellinzona.
Quello che colpisce della Svizzera è la cura con cui si presenta il manto stradale e la ragionevolezza dei limiti di velocità: in città è di 50 Km/h; in prossimità dell’uscita dai centri abitati è di 60 Km/h; in extraurbano è di 80 Km/h, sempre o con rarissime eccezioni: un casolare nel raggio di chilometri non costituisce comunque un 'lucroso pretesto' per abbassare il limite a 50, come avviene spesso da noi...
E’ bene però tenere presente che a tanto rispetto per il cittadino corretto, corrisponde altrettanta severità nei confronti di chi trasgredisce le regole della convivenza civile: gli 'smanettoni' sono avvisati.
Seguendo le indicazioni per Lugano, proseguiamo su una veloce salita a doppio senso di marcia per poi ridiscendere gradualmente verso il lago.
Costeggiamo il Ceresio fino a Capolago e raggiungiamo Chiasso dopo una ventina di minuti.

Appena varchiamo il confine, il biglietto da visita con il quale si presenta l’Italia è un ingorgo veicolare che ci riporta alla realtà di tutti i giorni, quasi a ricordarci che il giorno dopo dobbiamo tornare a lavorare.
Da Chiasso a Como la strada è breve, mentre per rientrare a Milano, percorriamo la strada statale 35, che, a Lentate sul Seveso, diviene superstrada (80-90km/h...), terminando all’interno dell’area urbana del capoluogo lombardo.

Come si sono comportati i due Tmax?
Superstrade e percorsi di montagna sono l’habitat naturale per la moto automatica Yamaha.
Pur avendo percorso l’itinerario ad andatura turistica, ci siamo davvero divertiti e, grazie alla notevole dose di coppia erogata ai bassi regimi, non abbiamo mai sentito la necessità di avere una potenza superiore ai 33 kW che è in grado di erogare il propulsore bicilindrico.
E’ l’ennesima conferma che il dato di potenza massima di per sé non è un valore significativo, ma assume maggior rilievo il regime in cui viene erogata la coppia massima.
Il comfort è più che soddisfacente: pur non raggiungendo i livelli di comodità dei maxi con appoggio lombare (per intenderci: Atlantic, Burgman, Majesty, Silver Wing ecc.), il Tmax non lascia spazio ad indolenzimenti neppure dopo un’intera giornata trascorsa in sella. E’ una sport touring senza la scomodità dei semimanubri, che in discesa sono un vero supplizio.
A proposito di discesa: il freno motore è nettamente superiore rispetto agli scooter dotati di trasmissione a cinghia e direi che rappresenta il punto di equilibrio: il Burgman 650, infatti, permette di sollecitare meno i freni (siamo sui livelli di una moto), ma a mio parere può risultare un po’ fastidioso nell’apri-chiudi quando si desidera guidare in souplesse.
Le pur modeste differenze fra le due generazioni di Tmax si sentono: il modello ad iniezione ha mostrato una maggiore maneggevolezza, una frenata più potente e consumi inferiori del 10% con prestazioni molto simili. Non si tratta certo di uno sconvolgimento, ma vista l'ottima base di partenza, c'è da esserne più che soddisfatti.

Testo: Fabio Scotti
Foto: Monica Il Grande





L'abitato di Monte Spluga

 

 


Passo Spluga

 

 


Mappa

 

 


Raffica di tornanti

 

 


Panorama dal Passo

 

 


Vai alla Prova: Yamaha Tmax 500ie


 

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