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· L'ANDATA IN TRENO
Dopo
essere stata ospitata per quattro anni allo spazio
fieristico di Monaco, da quest’anno Intermot
si sposta verso nord, a Colonia. Anche questa volta,
nonostante gli 850 chilometri che separano la redazione
dalla fiera, ci siamo andati su due ruote, con un
piccolo trucco però: facendo correre lo Yamaha
Tmax 500 ABS in prova, sulle rotaie, invece
che sull’asfalto!
L’ispirazione ce l’ha data il sito stesso
di Köelnmesse,
che tra i vari mezzi per raggiungere Colonia include
il treno con auto o moto al seguito. Deutsche
Bahn, le ferrovie tedesche, offrono questo
servizio di collegamento tra la Austria, Germania
e le altre nazioni europee, tra cui l’Italia.
Il viaggio si svolge prevalentemente di notte, in
cuccetta e permette di risparmiare tempo, ma soprattutto
di non arrivare alla destinazione già stanchi.
I siti DBItalia (in italiano), e DBAutozug (in inglese, francese, olandese, danese), sono facili
da navigare ed offrono tutte le informazioni, dalla
scelta della tratta, alle diverse sistemazioni, in
particolare una grafica interattiva permette di scegliere
la stazione di partenza: Verona, Bolzano, Livorno,
Rimini, Napoli e verificare tutte le possibili destinazioni:
Amburgo, Berlino, Dortmund, Dusseldorf etc. Colonia
non è contemplata, ma Dusseldorf dista solo 40 chilometri ed è infatti la nostra
destinazione.
Si possono scegliere diverse sistemazioni per costo
e comfort, ma il prezzo del viaggio varia anche in
funzione di quanti viaggiatori prenotano il singolo
compartimento (non può capitare, insomma, di
avere sconosciuti come compagni “di branda”);
un gruppo di amici (fino a cinque) può quindi
occupare uno scompartimento e risparmiare, inoltre
nel corso dell’anno ci sono varie offerte e
last minute.
Abbiamo raggiunto Verona nel pomeriggio, con un cielo che non prometteva nulla
di buono, ma senza pioggia, e dopo aver assistito
alle competenti manovre per assicurare lo scooter
sull'apposita carrozza, ci siamo impadroniti dello
scompartimento, piccolo ma confortevole, dove abbiamo
ripassato le annotazioni su Colonia ed consumato una
“lauta” cena al sacco (ma chi vuole può
accomodarsi al vagone ristorante). La carrozza è
ovviamente un po' rumorosa, ma con i tappi alle orecchie
ci si addormenta senza problemi, la brandina è
rigida, ma comoda, anche se di notte la temperatura
è un po' bassa.
Il mattino seguente, di buon ora, siamo svegliati
da annunci rigorosamente in tedesco e dalla colazione:
un'ingegnosa scatoletta con tutto l’occorrente
(dolce e salato) per affrontare con energia il recupero
del mezzo.
Dusseldorf non meriterebbe
una visita, con la luce del mattino e le strade vuote
che gli donavano un’aria magica, ma il tempo
tiranno ci ha spinto ad imboccare l’autostrada
(gratuita in Germania) verso la nostra meta.
·
COLONIA
A Colonia,
la cui area urbana è stata quasi interamente
distrutta dai bombardamenti alleati nella seconda
guerra mondiale, tradizione e modernità convivono
senza scomporsi mai, lo capiamo subito, quando dallo
svincolo che ci porta alla zona della Fiera, scorgiamo
il profilo del Duomo (che
ha ispirato il simbolo della città) a poche
decine di metri dalla Stazione
Ferroviaria principale di tutta la Germania.
Per le strade colpisce la fluidità del traffico,
soprattutto rispetto all’intasamento perenne
delle città italiane, e nonostante i preparativi
per la maratona cittadina, che inonda le vie di una
vera e propria folla di corridori ed atleti.
La città è rigorosa ed efficiente, ma
anche vivace, fantasiosa e tollerante, ci sono moltissime
persone che si spostano in bicicletta,
che chiacchierano nei pub bevendo le piccole birre
locali, e si incontrano nella piazza del duomo per
esibirsi con i pattini e addirittura che si arrampicano
sui muraglioni intorno al Reno.
Le moto sono poche e gli scooter ancora meno, in compenso le biciclette sono ovunque
e assieme all'efficienza dei mezzi pubblici sono gli
artefici di un traffico più umano. I giovani
poi sono moltissimi (Colonia è un’importante città universitaria)
e le opportunità culturali e gastronomiche
non mancano: si può scegliere tra la cucina
locale e quella delle numerose comunità immigrate,
e chi ama i musei (chiusi il lunedì) può
spaziare dal Foto-Museo Agfa a quello del cioccolato,
da quello sul periodo romano,
a quello di arte contemporanea.
Dalla nostra sistemazione a poche centinaia di metri
dalla Fiera (dove abbiamo anche parcheggiato lo scooter,
all'aperto, ma protetto dall'arco Luma)
possiamo raggiungere il centro a piedi, in mezz’ora,
o più velocemente con i mezzi pubblici o noleggiando
una bici. Per farlo occorre attraversare il Reno,
che taglia in due la città, sui quattro
ponti principali, che offrono anche gli scorci
più panoramici sulla città.
Imperdibile una visita del maestoso Duomo
gotico con le due torri appuntite, finite di
costruire solo nell’800. Proprio a fianco l'Ufficio
Turistico può consigliare sul da farsi,
come il giro delle 12 chiese romaniche,
magari non tutte, ma le principali meritano sicuramente
una visita. Anche ai musei andrebbe dedicato molto
più tempo di quanto ne abbiamo a disposizione,
ci concediamo quindi una visita di quello d'arte
medievale ((Martinstrasse, 39), con una sezione
dedicata agli impressionisti, e purtroppo arriviamo
tardi al Centro di documentazione
sul periodo nazista ((Appellhofplatz, 23-25)
che chiude alle 16:00.
Naturalmente non può mancare una passeggiata
senza meta nelle vie del centro,
sfruttando le numerose vie pedonali e adocchiando
le infinite vetrine luccicanti.
A fine giornata è difficile calcolare i chilometri
fatti a piedi, ma di sicuro non tanti meno di quelli
che ci aspettano nei padiglioni fieristici.
Per la cena e il dopo cena,
niente di meglio di una birreria
tipica, nel nostro caso “Früh am
Dom”, molto vicina alla Cattedrale, dove i camerieri
vestono la tipica divisa blu dei birraioli di una
volta, e si possono gustare piatti tipici a buon prezzo,
innaffiati dalla fresca e leggera birra locale, servita
in bicchieri alti e stretti.
Al di là di Intermot, la città merita
sicuramente una visita, magari pianificando di risalire
la valle del Reno, partendo
dalle sue famose cascate in Svizzera.
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IL RITORNO IN SCOOTER
Le autostrade
tedesche sono un sogno, generalmente poco trafficate,
ti portano dappertutto con numerosi tratti senza limiti
di velocità e soprattutto sono gratuite!
Naturalmente avendo tempo sarebbe meglio evitarle
per godersi il panorama, ma in questo caso il tempo
non c'era, l'aggiornamento del sito con le novità
da Intermot aspettava il nostro rientro e quindi via
più veloci possibile. Dopo l'andata in treno
era il momento di mettere alla prova il Tmax
500 ABS, l'equipaggiamento e anche la nostra
resistenza, visto che 850km non sono proprio una passeggiata.
L'ingresso in tangenziale è proprio a fianco
della Fiera, non bisogna farsi spaventare dal fatto
che Colonia è servita da ben dieci autostrade
e puntare verso sud sulla n°3 in direzione Frankfurt.
La giornata è soleggiata e la temperatura superiore
ai 15 gradi, il fondo stradale è ottimo e il
traffico ridotto ed ordinato. Nei pressi dei centri
urbani le velocità sono limitate ad 80 o 100km/h orari, e gli
automobilisti locali sono abbastanza ligi, anche se
circolano quasi tutti a circa 10/20km/h più
del limite. Le cose cambiano quando i limiti si alzano
e soprattutto quando la velocità è libera,
allora tutti affondano il pedale sull'acceleratore,
ma senza l'agonismo e la prepotenza che si sviluppano
da noi, tutti viaggiano veloci, ma rispettosi degli
altri e alla fine, è inferiore anche il numero
degli incidenti, a riprova che non
è la velocità, ma la coscienza
di chi guida, a fare la differenza.
Naturalmente il Tmax non si fa pregare e ruotata al
massimo 'la manetta', guadagna velocemente i chilometri
che ci separano da casa. Purtroppo, equipaggiato da
turismo con parabrezza maggiorato e bauletto, due
passeggeri e il carico di bagagli, la velocità
massima non è stratosferica e oscilla fra i 160km/h e i poco più
di 150 in caso di salite o turbolenze. Con i bolidi
che sfrecciano ad oltre 200km/h bisogna stare attenti
ad occupare la corsia di sorpasso, ma è anche
vero che i tratti senza limite sono abbastanza brevi
e non si sente l'esigenza di velocità superiori,
almeno considerando la media oraria. Proporzionalmente
alla velocità salgono anche i consumi, con
l'autonomia che oscilla tra i 150 e i 170km, prima di fare
rifornimento con la spia della riserva lampeggiante.
Arrivati nei pressi di Krancoforte, non bisogna seguirne
le indicazioni, ma proseguire sulla n°5 in direzione Mannheim,
poi Karlsruhe, costeggiando
il confine francese nei pressi di Strasburgo, scendendo
a Friburgo per passare
il confine svizzero a Basel.
Per chi ne è sprovvisto, occorre acquistare
la 'vignette' per poter
circolare in autostrada, costa solo 30 euro e consente
di circolare per un anno su tutte le autostrade svizzere,
evitando anche le code ai caselli! Da qui in poi meglio
rilassarsi, visto che i limiti di velocità
oscillano fra 110 e 130km/h,
con benefici influssi sull'autonomia, che arriva a 200km.
Dopo Basilea si segue per Luzern,
si costeggia il lago omonimo e, sempre sulla E35,
si punta al Tunnel del San Gottardo,
ovviamente avendo più tempo, la salita al Passo (2108 metri) è sicuramente da preferire, ma
nel nostro caso la luce sta diminuendo, mancano ancora
200km e prima di notte bisogna anche pubblicare il
primo aggiornamento, quindi optiamo per il tunnel. Sedici chilometri con limite
a 80km/h, particolarmente
noiosi e interminabili, soprattutto dopo averne percorsi
600 e avendo fretta d'arrivare. Ormai le indicazioni
riportano anche Como/Chiasso,
infatti dopo aver superato Bellinzona e Lugano, passiamo il confine
italiano proprio a Como.
In un attimo si rientra nelle tipiche abitudini
italiane, code ai caselli, traffico bloccato
sulla tangenziale milanese, auto che tallonano da
pochi centimetri, frequente uso dei clacson (in Germania
sembra non esistere), e nonostante i continui limiti
di velocità e le indicazioni che la stessa
viene controllata, ognuno viaggia alla velocità
che preferisce, quindi, per chi cerca di rispettarli,
meglio stare sulla destra e sperare nell'attenzione
dei 'piloti' impegnati in personali gare quotidiane.
Rientriamo alla base dopo poco più di dieci
ore e 841km percorsi, con
una media di 16,5km/litro,
viaggiando sempre al limite massimo consentito.
Il viaggio non è stato particolarmente stancante,
anche se certo monotono, il Tmax è risultato comodo per pilota e passeggero,
anche se entrambi avrebbero desiderato un valido poggiaschiena
e chi guida anche un manubrio più rialzato.
Per il resto il maxi Yamaha non ha fatto una piega
(in tutti i sensi, vista la strada...) e il parabrezza
maggiorato ha consentito maggiore silenziosità
e protezione, ma con la tendenza ad attrarre il pilota,
a gonfiare anteriormente la giacca e diminuendo la
reattività al crescere della velocità,
situazione a cui ha sicuramente contribuito anche
il bauletto, ma tutto senza
mai influire sulla granitica ciclistica.
Anche per l'abbigliamento tutto bene, la temperatura
mite non lo ha messo che minimamente alla prova, ma
i prodotti utilizzati sono risultati una scelta affidabile.
Oltre al bauletto originale Yamaha,
abbiamo utilizzato la borsa tunnel Givi,
che non si è mai mossa, anche con l'adesivo
ormai provato da alcuni cambi scooter. Efficace anche
l'antifurto ad arco Luma Pro Scoot che ha protetto
lo scooter nei parcheggi notturni.
Tutto bene quindi, appuntamento allora al 2008 e ad un nuovo viaggio, qualcosa c'inventeremo!
Testi e foto:
Monica Il Grande
Fabrizio Villa
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