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SN: Bellavista di Lerici, la partenza
DS: Giovanna d’Arco nella Basilica di Saint Maximin


SN: Carcassonne
DS: Saint-Gilles

 

 

SN: Passo di Roncisvalle
DS: Navarra


SN: Una via di Burgos
CT: Arco de Santa Maria
DS: Una via di Leon

 

 

SN: Vista panoramica di Luarca
DS: L’autovia per Santander


SN: Playa de Berria
DS: L'alba a Playa de Berria

 

 

SN: Bancarella di pesce a Valras-Plage
DS: Le Grau-du-Roi


SN: Saint Louis ad Aigues-Mortes
DS: Le Trophèe des Alpes a Le Turbie

 

 


Il Percorso

 

  · Lerici - Santiago di Compostela
 
 · by Cinzia e Pablo
22/09/06

Siamo una coppia di cinquantenni abitanti di Lerici – la perla del Golfo dei Poeti - che da qualche anno ha deciso di trascorrere le vacanze estive in sella alle due ruote, ogni volta mettendosi alla prova e percorrendo tragitti sempre più lunghi che ci hanno permesso di raggiungere località situate nella nostra regione e in altre regioni d’Italia.
Quest’anno abbiamo programmato di raggiungere con “Kaiman”, uno scooter Yamaha Versity 300 acquistato la scorsa estate, la città di Carcassonne (nella regione francese della Linguadoca), ma osservando l’atlante geografico ci siamo accorti che la nostra meta non è poi molto distante dalla catena montuosa dei Pirenei, e così abbiamo pensato di spingerci fino al passo di Roncisvalle.
Poco prima di partire, però, Pablo si è fatto attrarre dai cerchietti neri che indicano le varie città e così, unendo un punto dopo l’altro, si è spinto fino alla mistica città di Santiago de Compostela (Galizia, Regione del Nord-Ovest della Spagna) decidendo che si poteva provare a raggiungerla. Nessuno era a conoscenza della nostra ipotetica impresa a parte Tiziano (nostro figlio) e CyberScooter, che abbiamo contattato per consigli tecnici.
La distanza è di Km 4183 da effettuare in 12 giorni, se riusciamo a tenere una media di 350 Km al dì.
“Un viaggio di mille miglia inizia con un solo passo” (Lao Tse)

· PRIMO GIORNO (30/06/2005)
Dopo la foto di rito e qualche pacca sulle spalle di incoraggiamento da parte di Tiziano, siamo partiti alla volta dell’ex frontiera francese. Un cielo imbronciato e un sole prigioniero delle nuvole ci accompagna, chilometro dopo chilometro, fino alla terra di Francia. Mentre attraversiamo l’autoroute, dalle parti di Cannes, una terribile morsa di caldo ci avvolge completamente (il termometro segna 37°); avanziamo comunque verso l’imponente Frèjus (le sue alture rocciose sono di colore rosso e ai suoi piedi si estende una rigogliosa vegetazione mediterranea) e un forte vento che viene dal mare ci scuote con violenza frenando lo scooter nella sua corsa a 110 km orari fino all’uscita per Saint-Maximin-la-Sainte-Baume. Ci viene incontro una cittadina animata, allegra, multietnica e molto rispettosa dei pedoni: pensate che appena una persona si avvicina alle strisce per attraversarle, gli automobilisti si bloccano educatamente per farla passare! Splendida e imponente, la basilica eretta a protezione delle reliquie della Santa Maria Maddalena e di San Massimino troneggia all’interno del centro abitato (in cui è molto diffuso il culto per i Santi Antonio e Giovanna d’Arco).
Nell’alberato giardino di un ristorante denominato appunto “Le Jardin” consumiamo la nostra cena (questo posto ci ricorda la “Locanda Laudomia” che si trova dalle parti di Saturnia). Siamo ospitati per la notte presso l’Hotel Pleasance (chambre n.1) in una romantica stanza che si affaccia su un piccolo giardino di sorbe. La proprietaria è una trentenne originaria del Maghreb molto simpatica che parla un po’ di italiano, e che aiutiamo a tradurre una prenotazione arrivata via fax dall’Italia.

· SECONDO GIORNO (01/07/2005)
Questa mattina siamo stati svegliati dal rimbombo provocato dal passaggio degli elicotteri e aprendo le finestre abbiamo avvertito nell’aria l’odore acre del legno bruciato; dopo una dolcissima colazione siamo partiti alla volta della città di Carcassonne, la nostra prima meta.
Appena entrati nell’autoroute veniamo di nuovo percossi violentemente da raffiche di vento. Lo scooter fatica a raggiungere i 110 Km orari complici il caldo, le lunghe salite e lo spostamento d’aria causato dai TIR; nel cielo in lontananza canadairs ed elicotteri volteggiano sopra una vasta area coperta di fumo: è l’incendio che abbiamo annusato questa mattina e col quale ora stiamo entrando in contatto. Le fiamme lambiscono la carreggiata alla nostra destra ma fortunatamente il vento tiene lontano il denso fumo; tutto intorno a noi il paesaggio ha perso il suo colore naturale e si è tinto del nero di seppia. E’ un’atmosfera irreale: sembra di vivere all’interno di un vecchia pellicola cinematografica e Cinzia, che non sa spiegarselo, viene scossa nell’intimo e gli occhi le si velano di lacrime. I vigili del fuoco stanno combattendo la loro battaglia armati di pompe e faticano non poco per contrastare l’avanzata dell’incendio. Finalmente imbocchiamo l’uscita per Arles e, con nostra grande sorpresa, riconosciamo una strada che avevamo percorso circa venti anni prima, quando avevamo affrontato un viaggio in macchina per raggiungere la regione della Camargue. Il vento ora ci ha lasciati e ci godiamo il percorso lungo placide strade alla volta di Saint-Gilles che però non raggiungiamo nel suo nucleo vitale perchè rimaniamo rapiti dal suo romantico canale: il Midi Rhone. Basse costruzioni, dove trovano riparo sotto i loro tetti famiglie intere di rondini, corrono lungo le sue rive e qui decine e decine di imbarcazioni ormeggiate, ospitanti dei vegliardi dalla pelle bruciata dal sole, si lasciano cullare dalle sue acque
Lasciamo la selvaggia e romantica Camargue per imboccare nuovamente l’autoroute, dove un vento furioso ci assale. È come se un grande Troll delle montagne ci scuotesse con tutta la sua forza rabbiosa: è una sensazione che ci accompagna fino all’uscita per Carcassonne. Siamo talmente intontiti dal vento che ancor prima di godere della bellezza della città ci mettiamo subito alla ricerca di un alloggio per la notte che troviamo presso l’hotel Espace (camera n. 226). Dalla claustrofobica stanza godiamo di uno scorcio ineguagliabile su una delle torri più alte che circondano la storica città. Questa sorge su di un promontorio ed è circondata da alte mura, sovrastata da 52 torri e difesa da diversi fossati e ponti levatoi; nella sua antica storia è stata testimone delle gesta di Galli, Romani, Visigoti e Saraceni, e ha visto il succedersi di famiglie nobili e regali. Il suo interno è tutto un susseguirsi di caratteristiche stradine acciottolate sulle quali si affacciano decine e decine di negozi, bar, ristoranti e piccoli alberghi, ed al suo centro si erge il castello circondato da un fossato, ed una superba cattedrale, risalente al periodo gotico, ricca di splendide vetrate e di innumerevoli sculture che raffigurano inquietanti Gargouilles.

· TERZO GIORNO (02/07/2005)
La colazione, più che abbondante, la gustiamo insieme ad una vivace e colorata scolaresca di studenti inglesi; rimaniamo piacevolmente impressionati dall’educazione e dal senso di civiltà di questi ragazzi non più vecchi di diciotto anni. Dopo aver controllato, come ogni mattina, il livello dell’acqua e dell’olio, ci mettiamo in sella a Kaiman; attraversiamo per un breve tratto l’autoroute per poi abbandonarla e affrontare le strade secondarie che ci portano verso le montagne. Ovunque si guardi si rimane rapiti dalle innumerevoli distese di grano, di mais, di orzo, e di impettiti girasoli; è incredibile, non esiste neanche un triangolino di terra che non sia coltivato. Nelle verdi vallate pascolano cavalli, mucche e pecore; quando arriviamo alla località montana di Le Mas d’Azil decidiamo di fermarci. E’ un piccolo centro abitato attraversato da un corso d’acqua a tratti turbolento e capriccioso che viene accarezzato dalle cadenti fronde di alti fusti che si trovano lungo la riva. Purtroppo non abbiamo il tempo necessario per raggiungere e godere della vista dei dolmen - questa è una zona ricca di reperti preistorici - ma rimaniamo lo stesso stupiti quando passiamo sotto una gigantesca volta di roccia che sembra schiacciare la strada asfaltata.
Continuiamo la nostra corsa attraverso le Midi-Pyrénées e incontriamo decine di villaggi e paesi dai caratteristici tetti neri a punta, che ricordano i cappelli delle streghe.
Ci fermiamo lungo la strada per far riposare Kaiman e per addentare qualcosa; un pullman turistico parcheggia accanto a noi e dalle porte escono uomini vestiti di bianco con annodato al collo un fazzoletto rosso, forse dei musicisti. Sono alquanto frenetici e con molta naturalezza si mettono tutti in fila (sono circa una trentina) a mingere; l’autista ci viene incontro scusandosi per lo spettacolo poco edificante. Decidiamo di pernottare a Oloron presso l’hotel Le Bristol (camera n.4) e una volta scaricati i bagagli ci immergiamo nell’assolato e trafficato centro della città. Veniamo accolti da un grande giardino sovrastato da altissimi alberi, dove è allestita una chiassosissima festa culinaria a base di ostriche, formaggi, salumi e carne di mucca che sta arrostendo su di un gigantesco spiedo, il tutto annaffiato da litri di vino e addolcito da musiche e balli tradizionali dei paesi baschi francesi. Oloron Sainte-Marie (il suo nome completo) è attraversata dal Gave d’Oloron, le cui sponde vengono messe in comunicazione da ponti adornati da grandi vasi traboccanti di coloratissimi fiori.
Sulla parete di un edificio troviamo uno sbiadito affresco raffigurante un pellegrino con il bastone munito di conchiglia in viaggio per Compostela. Sarà una premonizione?

· QUARTO GIORNO (03/07/2005)
La colazione ci viene servita nel bar-ristorante dell’albergo e qui, come la sera precedente in pizzeria, dividiamo il cibo con una moltitudine di mosche invadenti. Oggi è domenica e i paesini e le strade di montagna che incontriamo sono praticamente vuoti, ma siamo fortunati perchè troviamo aperta una boulangerie dove acquistiamo la classica baguette.
Strade perfette dagli infiniti saliscendi fanno da cornice a splendide vallate. Lungo il tragitto incontriamo squadre di ciclisti che si mettono gaiamente alla prova su temibili percorsi all’ombra di altissimi abeti. Imbocchiamo una strada che va a restringersi in una gola e ci accorgiamo che tra poco lasceremo la Francia perchè lungo il percorso troviamo dei negozi che pubblicizzano la loro merce esentata dalle tasse su dei variopinti cartelloni, e infatti poco dopo incontriamo una pattuglia della policia española. Dalle nostre gole esce un liberatorio “e vai...” è la prima volta che mettiamo piede sul suolo spagnolo.
Continuiamo a salire fino al passo di Roncisvalle, la nostra seconda meta, e da qui ci beiamo di una favolosa vista; una targa ricorda la disfatta di Rolando (o Orlando) o meglio ancora dell’esercito di Carlo Magno da parte dei baschi.
Da un lato di un piccolo promontorio si erge timidamente una stele di pietra raffigurante Maria Vergine con il Gesù Bambino, sotto cui è incisa una frase non del tutto leggibile perchè corrosa dal tempo e dalle intemperie, è il secondo indizio che ha a che fare con il Cammino per Santiago de Compostela; ai suoi piedi sono ammucchiati tanti piccoli ciottoli lasciati dai pellegrini in viaggio per la mistica destinazione. Con Pablo ci guardiamo, allunghiamo una mano verso il terreno, raccogliamo una piccola pietra, la adagiamo sulle altre e decidiamo che si va a Santiago.
Le costruzioni delle case ora sono cambiate, i tetti hanno tegole rosse come da noi. Ci dirigiamo verso Pamplona senza fermarci alla microscopica località di Roncisvalle, e quando arriviamo le strade sono affollate e fa molto caldo; decidiamo di ripararci all’ombra di un filare di platani alle spalle di una grande arena.
Ora stiamo attraversando la desolata Navarra, il termometro segna 38°, non passa una macchina, non c’è una casa per chilometri, non c’è neanche un cane; il paesaggio è lunare con qualche roccia di colore rosso: è incredibile!
Ci sentiamo quasi a disagio e ci viene la voglia di urlare, ma poi entriamo nella Castilla e qui ci vengono incontro interminabili campi di grano, qualche campo di pomodori e cavoli e tanti piccoli villaggi. E così dopo km e km arriviamo a Burgos e alloggiamo all’hotel Norte y Londres (habitación 313); la empleada della reception ci fa presente che la stanza che occupiamo è ammobiliata con pezzi antichi ed è decisamente la più storica dell’hotel. Il pavimento in parquet scricchiola ad ogni passo e il letto, l’armadio, lo scrittoio, la toilette e le poltroncine sono tutte segnate dal tempo. La stanza si affaccia su una strada secondaria e per ammirarla si deve uscire su di un balconcino chiuso da vetrate con le imposte di legno.
Ci rinfreschiamo un attimo e poi ci avventuriamo alla scoperta di antichi palazzi, di una monumentale cattedrale, di antichi archi ricchi di storia, di statue di antichi guerrieri armati di spada ai cui piedi giacciano le teste mozzate dei nemici, della rambla affollata di gente festante, dei lunghi viali alberati, del grande fiume che scorre allegro per tutta la città e di decine di artisti di strada che allietano turisti e abitanti.
Ceniamo a base di carne e verdure in un ristorante tipico frequentato da stranieri e da spagnoli coriacei, pronti alla battuta e dall’aspetto estetico molto marcato (uno è molto somigliante a Benicio Del Toro).

· QUINTO GIORNO (04/07/2005)
Sono le ore 07,00, il cielo è grigio e dal poggiolo vetrato notiamo che la via sottostante è stata già spazzata e lavata; in lontananza, sulla cupola di un edificio, ammiriamo stupiti una coppia di cicogne. L’aria è fredda e inizia a piovigginare. Dopo aver consumato la colazione in una elegante saletta usciamo a controllare Kaiman; decidiamo di partire dopo aver comprato qualcosa da mangiare e purtroppo ci accorgiamo a nostre spese che i negozi qui aprono dopo le 10,00! Fa freddo (il termometro segna 15°), ma fortunatamente abbiamo le tute della Tucano Urbano che indossiamo prima di partire. La giornata va migliorando, la temperatura inizia a salire ma decidiamo lo stesso di tenere indossate le tute anche perchè imbocchiamo l’autovia, gratuita e molto scorrevole ma incredibilmente monotona! Incontriamo solo campi coltivati, e per chilometri non scorgiamo neanche un’abitazione. La cosa incredibile è che per fare benzina si deve lasciare l’autovia e raggiungere a qualche chilometro di distanza un’area di servizio. Comunque alterniamo il percorso percorrendo anche strade secondarie che si rivelano altrettanto scorrevoli; la nostra vista viene appagata dal volo di cicogne e falchi. Attraversiamo anche paesini dalle basse case e incredibilmente deserti, che fanno venire in mente i films diretti e scritti da Sergio Leone! Villasandino, Carrión de los Condes, Sahagún, Mansilla de las Mulas e finalmente León. Qui incontriamo un señor molto gentile che ci indica il centro della città e così ci ritroviamo come per incanto davanti ad una candidissima cattedrale dalle alte guglie che ospitano indistintamente corvi e cicogne. I bassi palazzi, che fanno da cornice alle strade pedonali, sono tutti restaurati con splendidi stucchi bianchi che spiccano sui tiepidi colori pastello. Sentiamo di amare questa città!
Dopo aver ammirato la neogotica casa de Botines, opera di Gaudí, lasciamo a malincuore León per imboccare di nuovo l’autovia; il paesaggio cambia, e incontriamo verdissime abetaie con interminabili viadotti e lunghissimi saliscendi. Cartelli blu dalle scritte gialle, sia lungo i rettilinei delle autovie che delle strade secondarie, ci ricordano continuamente che stiamo percorrendo El Camino de Santiago; si scorgono decine e decine di pellegrini in bicicletta e a piedi, non distratti dal caldo, dal paesaggio o dal traffico ma assorti sulla strada davanti a loro, ispirati e concentrati nella loro intimissima impresa.
Arriviamo sfiniti a Lugo e troviamo alloggio (un grazioso mini appartamento) all’hotel Metrop (habitación 4C). Iniziamo a sentire la stanchezza e Cinzia accusa un malessere dovuto forse a del cibo consumato probabilmente non molto fresco (sarà indisposta per alcuni giorni). Dopo pochi minuti siamo già alla scoperta della città, un centro urbano circondato da antiche mura risalenti all’epoca romana e ottimamente conservate, che formano un quadrilatero di circa 2 Km di lunghezza con 85 torrioni quadrati e semicircolari, in cui si aprono anche dieci porte.
Notiamo al lato di una di queste porte delle scale, decidiamo di salirle e notiamo, con nostra meraviglia, che una moltitudine di gente cammina, corre e passeggia anche con i cani lungo tutto il quadrilatero. Percepiamo una strana energia prodotta da tutto quell’andirivieni e veniamo come risucchiati da un ipnotico camminamento. La cosa buffa è che incontriamo la stessa gente più volte e rimaniamo colpiti anche dalla grande quantità di case abbandonate e semi distrutte che scorgiamo dall’alto: è come se una grande maledizione, in tempi passati, avesse colpito questa città e che tutti i suoi abitanti l’avessero abbandonata improvvisamente... fa venire in mente uno dei racconti di H.P. Lovecraft! Siamo sempre trascinati da quella strana energia quando rimaniamo letteralmente paralizzati alla vista improvvisa della Catedral: alta, scura, spettrale, con i muri carichi di sterpaglia, sembra che sia appena emersa dalle profondità dell’oceano!
Comunque riusciamo a tirarci fuori dallo strano incantesimo e ritorniamo esausti e piacevolmente turbati nella nostra abitazione.

· SESTO GIORNO (05/07/2005)
Cielo grigio, qualche goccia di pioggia e una temperatura ferma sui 15 gradi è la situazione climatica che ci accoglie questo giorno. Prima di affrontare l’ultima tappa per Santiago de Compostela scendiamo al bar, che fa parte dell’hotel, per fare colazione con tea, cappuccino e dei mega croissant, la cui forma ricorda quella di un pollo arrostito. Prendiamo posizione su Kaiman e dopo gli auguri di rito che ci scambiamo ogni mattina, ci mettiamo in marcia. Questa città però è davvero stregata, fatichiamo non poco ad uscire dal centro urbano, addirittura facciamo due volte lo stesso giro dal centro fino all’imbocco per l’autopista!, la strada è veloce e attrezzata di aree di sosta e di servizio, e ovviamente è a pagamento. La città di Santiago de Compostela, disposta su vari livelli, ci viene incontro avvolta da enormi nuvole grigie e da un traffico intenso. Lasciamo lo scooter in una stradina secondaria e avanziamo con altri pellegrini verso il centro della ciudad.
Costeggiamo un grande edificio che poi risulterà essere una parte della Catedral, e dopo aver disceso dei gradini ci ritroviamo al lato di una grande piazza gremita di gente. Giriamo lo sguardo tutto intorno e poi eccola apparire davanti ai nostri occhi in tutta la sua austerità e immensità.
Rimaniamo in rispettoso silenzio davanti a tanta santità, i nostri occhi si velano di lacrime mentre continuano ad arrivare decine e decine di pellegrini: chi a piedi, chi in bicicletta e chi sporco e sudato sotto il peso dello zaino. Si vedono penzolare dai bastoni da cammino, dalle borse e dalle sacche, le tradizionali conchiglie a pettine simbolo del pellegrinaggio.
Ci dirigiamo verso la grigia cattedrale sovrastata dalle due grandi torri e disseminate da ciuffi d’erba secca; entriamo da una porta laterale, perchè l’entrata principale è momentaneamente chiusa, e rimaniamo magnetizzati dalla moltitudine di persone che occupa l’interno della chiesa.
Troviamo un attimo di raccoglimento e riposo dentro una delle cappelle laterali alla navata centrale, quindi decidiamo che è ora di andare e lasciamo quel luogo santo.
Riprendiamo di nuovo l’autopista per dirigerci verso La Coruña, ma alla prima area di sosta ci fermiamo per lasciare appesa ad un albero la conchiglia che ci era stata donata qualche anno prima da una conoscente che era stata in pellegrinaggio.
Ci vengono incontro splendidi paesaggi, grandi pinete e immense foreste di eucalipti, che riempiono l’aria del loro profumo. Ormai stiamo per arrivare al mare. Ne avvertiamo l’odore intenso e finalmente usciamo a El Ferrol dove ci fermiamo per far raffreddare Kaiman. Il sole splende nel cielo cosparso di nuvole, i gabbiani urlano la loro libertà, le barche dei pescatori riposano in banchina e le case molto colorate fanno da cornice a una splendida cartolina.
Ma è ancora tempo di andare. Valdoviño, Cedeira Mera, e Ortigueira e poi, quando siamo dalle parti di Vivero, passiamo sotto i rami di un gigantesco eucalipto posto al centro della carreggiata.
E’ a Burela che decidiamo di pernottare presso l’hotel Maison de Pedra (habitación 305). La stanza è pulita, ha il bagno con doccia, la televisione, costa poco ma tutto odora di pesce fritto! Comunque è bastato chiudere la finestra per risolvere il problema dell’odore e poi siamo così stanchi che dopo essere usciti per una breve passeggiata, ritorniamo nella nostra stanza e crolliamo in un sonno profondo accoccolati tra le immacolate lenzuola.

· SETTIMO GIORNO (06/07/2005)
Oggi il cielo non promette niente di buono e una leggera pioggia inizia a scendere dalle basse nuvole grigie; ora, mentre carichiamo Kaiman, l’acqua inizia a cadere più copiosa e decidiamo di metterci subito in viaggio. Gesticoliamo un frettoloso saluto a tre anziani signori che sono nel bar-ristorante - reception dell’hotel e poi via verso la città di Santander.
Il termometro segna 14°, lo scooter è in ottime condizioni e fa registrare un’ottima prestazione sulla strada bagnata, così decidiamo di dirigerci verso Luarca, cittadina che si affaccia sulle acque oceaniche. Ci fermiamo per prendere un caffè e per riposarci un attimo, siamo zuppi fradici, piove talmente forte che l’acqua è penetrata nella visiera del casco semi integrale di Cinzia, bagnandole il viso. La pausa è molto breve e ci rimettiamo subito in marcia, affrontando una lunghissima salita che ci conduce fuori dall’abitato e che ci permette di godere di una spettacolare vista su Luarca: è proprio un tipico villaggio di pescatori, con un pittoresco porticciolo.
La pioggia ora scende con minor violenza dal cielo e decidiamo di percorrere l’autovia che, pur se più monotona, risulta essere più veloce. I cartelli stradali indicano le uscite Cudillero, Avilés, Gijón e Oviedo. Proseguiamo la nostra corsa lungo l’autopista, ma riusciamo lo stesso ad intravedere particolari scorci marini mozzafiato. Poi però la strada lascia momentaneamente la costa e ci ritroviamo a parcheggiare in un’area di sosta ai piedi de Los Picos de Europa, scoprendo così per caso l’esistenza di un parco nazionale vasto circa 64.000 ettari.
Il tempo sta migliorando ma noi siamo molto bagnati, purtroppo non credevamo di trovare un tempo così piovoso e di conseguenza il nostro equipaggiamento non risulta essere il più idoneo: non abbiamo i parascarpe e i sandali che indossiamo sono intrisi d’acqua e i piedi, nonostante siano coperti dalle calze, sono umidi e freddi e poi non abbiamo i guanti e le mani sono ghiacciate.
L’errore più grande è stato quello di non aver indossato subito il cappuccio della giacca impermeabile sotto il casco, e questo ha provocato l’infiltrazione dell’acqua lungo il nudo collo che ha inzuppato i vestiti e pertanto siamo molto infreddoliti. Davanti a noi scorrono veloci immagini di boschi di eucalipto, i lenti voli dei falchi e le urla roche lanciate dai gabbiani che volteggiano ai bordi della strada.
Rinunciamo ad entrare nella città di Santander perchè è troppo caotica, la segnaletica non è molto chiara e poi siamo troppo stanchi, abbiamo bisogno di riposarci in un albergo presso un paesino, magari che si affaccia sul mare. E così, verso la cittadina di Santoña, troviamo ospitalità presso l’Hostal Berria (habitación 115) situato proprio nella Playa de Berria. La finestra della nostra stanza si affaccia sull’Oceano Atlantico e una volta indossati gli abiti asciutti, ci precipitiamo a piedi nudi sulla lunghissima spiaggia, incastonata tra due promontori rocciosi e coperti di bassa vegetazione, e possiamo finalmente accarezzare le acque salate.
L’arenile risulta essere molto frequentato da giovani con muta e tavola da surf, anziani abbronzati e amanti del jogging accompagnati dai loro cani, nonostante il cielo regali a volte qualche goccia di pioggia. Ceniamo nel ristorante dell’albergo. Ci viene servita un’insalata di riso, un pesce fresco cotto al forno con contorno, un gelato, pane, acqua, vino e caffè per la modica somma di 9 Euro a persona!

· OTTAVO GIORNO (07/07/2005)
Non è ancora sorto il sole quando ci svegliamo e decidiamo di aspettare il suo sorgere. Ad un tratto lo vediamo apparire dal mare, in uno sfavillio di colori tendenti all’arancio da dietro un muro di nuvole.
Per noi è un evento unico veder nascere il sole dal mare perchè dove abitiamo vi tramonta.
Ci concediamo una romantica passeggiata sulla spiaggia e alle ore 09,20 lasciamo le cordiali proprietarie per raggiungere la città San Sebastian.
Dopo aver costeggiato la strada provinciale per un lungo tratto, e dopo aver ammirato innumerevoli paesini di pescatori con le imbarcazioni in secco in attesa dell’alta marea, optiamo per l’autovia con un tratto a pagamento. Attraversiamo il Parco Naturale di Durangaldea la cui vetta più alta è il monte Anboto (mt 1330) e notiamo che su alcuni pali laterali, di fianco alle carreggiate, sono appollaiati dei grossi falchi; quindi usciamo dall’autovia per raggiungere la cittadina di Zarauz. Siamo alla ricerca di un negozio di articoli sportivi perchè vogliamo regalare a Tiziano una maglia di calcio, magari quella dell’Atletico Bilbao. Imbocchiamo una strada stretta e trafficata a picco sul mare e accostiamo un attimo Kaiman vicino ad un semaforo quindi, caschi alla mano, ci precipitiamo in un negozio; purtroppo non vende camisete de fùtbol, e la commessa ci spiega dove possiamo trovare la bottega che le vende. Comunque ci tiene a precisare che nella città si vendono soltanto le magliette della Real Sociedad - la squadra per cui tifa la città - e di nessuna altra squadra! Non so come, ma riusciamo a trovare il negozio dopo aver attraversato un mercato coperto affollato e una piccola piazza, e acquistiamo l’agognata maglietta.
Arriviamo a San Sebastian e decidiamo di attraversarla senza fermarci per il troppo traffico, ma riusciamo lo stesso ad ammirarne la vivacità, la bellezza, l’eleganza, e la splendida baia sabbiosa distesa ai suoi piedi. Cerchiamo di raggiungere l’autostrada per lasciare alle nostre spalle la terra di Spagna, ma c’è un traffico intenso e optiamo per una strada secondaria, che poco dopo ci conduce al confine.
Paolo si accorge dal display che Kaiman ha bisogno di olio e così ci fermiamo in un’area di servizio dell’autoroute per acquistarlo (siamo un pò in apprensione anche se era in previsione che dopo i 3000 km avremmo dovuto fare un cambio di olio, ma purtroppo non siamo riusciti fino ad ora a trovare un’officina della Yamaha). E’ un momento angoscioso anche perchè ci arriva un sms da Tiziano che ci informa dell’attentato di Londra!
Lasciamo la monotona autoroute e iniziamo a percorrere la strada parallela, dove incontriamo diverse rotatorie molto curate, che sono dei veri e propri capolavori di giardinaggio.
Arriviamo nella città universitaria di Pau e alloggiamo presso l’hotel Postillon (chambre 18), un singolare albergo in stile inglese il cui proprietario si esprime nella lingua britannica. E’ una città molto particolare, con un centro storico molto suggestivo pieno di strette stradine su cui si affacciano tipici bar dalle luci soffuse, e un pot-pourri di odori golosi e gustosi escono di soppiatto dai ristoranti. Ci dirigiamo verso le torri di un castello e dopo aver attraversato dei piccoli ponti e passato dei cancelli, ci ritroviamo ai piedi del castello che ha dato i natali a Enrico IV.
Decidiamo di tornare all’hotel quando ormai è scesa la notte e la stanchezza ci ha vinto.

· NONO GIORNO (08/07/2005)
Il cielo oggi è coperto, speriamo di non prendere pioggia. Dopo colazione facciamo per l’ennesima volta i bagagli e poi scendiamo nella hall per saldare il conto. Il proprietario, con nostra sorpresa, ci fa uno sconto sul prezzo perchè siamo “bikers”. L’appellativo ci fa molto piacere ed è inutile nascondere la nostra piena soddisfazione. Ci dirigiamo verso Foix, e durante il percorso notiamo che molti paesini li abbiamo già attraversati nella prima parte del viaggio: ora però il paesaggio è cambiato perchè le messi sono state raccolte e non ci sono più le immense distese color giallo-oro. I falchi sono sempre numerosi sopra di noi e volteggiano nel cielo grigio. Alterniamo il percorso tra autostrada e strade normali e proprio in una di queste troviamo una simpatica area di sosta con un piccolo ristoro dove servono delle baguettes giganti farcite di salsiccia arrostita.
Foix ci appare ad un tratto con il suo singolare castello formato da tre torri molto diversificate tra loro e circondato da un muro di cinta.
Anche in questa cittadina siamo testimoni dell’incredibile disciplina degli automobilisti nei confronti dei pedoni, cosa che avevamo già notato anche nelle città spagnole da noi visitate. Mentre percorriamo l’autostrada ci fermiamo in un’area di sosta con vista panoramica sulla città di Carcassonne e approfittiamo per salutarla un’ultima volta.
Decidiamo di uscire in direzione Béziers est e ci avviamo verso la costa e precisamente a Valras-Plage. Ci viene incontro una tipica località turistica costruita da non più di qualche decennio che sorge sul limitare di una chilometrica spiaggia.
Alloggiamo presso l’hotel L’Alcyon (chambre n. 107) e una volta lavati e cambiati andiamo alla scoperta della cittadina. L’aria è calda e piacevole, incontriamo una moltitudine di gente di tutte le età, tanti negozi, un’infinità di ristoranti e bar dove si fa musica dal vivo, c’è il mercato del pesce molto suggestivo e molto colorato di rosa (gamberi), di grigio (conchiglie ostriche) e di punte di giallo (limoni), c’è un bel molo e diversi pescherecci ormeggiati; si percepisce un’atmosfera di vacanza, di divertimento e soprattutto di rilassatezza.
E questa ultima piacevole sensazione ci accompagna versa la nostra stanza d’albergo dove passeremo la notte.

· DECIMO GIORNO (09/07/2005)
Il sole è alto nel cielo, è sabato, le strade sono molto trafficate e noi siamo in sella a Kaiman diretti verso la Camargue. Il caldo del giorno precedente ci ha ricordato che siamo in piena estate, che siamo in vacanza e che abbiamo voglia di prenderci una pausa. Anche Tiziano, tramite un sms, ci consiglia di prolungare il viaggio e così decidiamo di pernottare a Saintes-Maries-de-la-mer.
Dobbiamo percorrere più di 150 km prima di raggiungere la località designata e lungo il cammino asfaltato costeggiamo un spiaggia lunghissima dove si affacciano posti turistici come Séte, Mirevel Maguelone, Palavas e Le Grau-du-Roi; di quest’ultimo posto abbiamo un bel ricordo di un viaggio precedente (il solo pronunciarlo è pura poesia) e così decidiamo di fermarci. E’ un bellissimo paesino attraversato da un lungo canale che sbocca nell’azzurro mare, da una sponda all’altra viene messo in comunicazione da stretti ponti; è pieno di curiosi negozi, di bar e di ristoranti che offrono menù esotici. Lungo il canale c’è una movimentata vita di pescherecci, chiatte e natanti privati.
Ma è tra le vie assolate di Aigues-Mortes che decidiamo di andare alla ricerca di piccoli souvenir, dopo aver attraversato una delle porte situate nel muro che cinge la vecchia città. La piazza davanti alla cattedrale è gremita di turisti e i tavoli dei bar-ristoranti sono affollati. Poi, dopo essere entrati nella cattedrale gotica da cui, come recita l‘incisione sulla targa di pietra posta all’ingresso, erano partite la quarta e la quinta crociata al seguito del fondatore della città, Saint Louis, veniamo accolti da una musica celestiale, che nella penombra di questi luoghi di culto medievali risveglia anche in coloro che non sono cattolici un certo desiderio di raccoglimento...
Ripartiamo quindi in sella allo scooter alla ricerca di un bel posticino per poter mangiare e assaporare il gusto della vacanza tra le basse terre, e lo troviamo all’ombra di un verdissimo ippocastano dove accettiamo volentieri la compagnia di una grossa libellula dal corpo e dalle ali azzurre. Arriviamo a Saintes-Maries-de-la-Mer all’ora della siesta e al secondo tentativo troviamo alloggio presso l’hotel Les Palmiers (chambre 302).
Quasi subito, dopo aver indossato i costumi da bagno, sgattaioliamo fuori dalla stanza e andiamo a prendere posto su una calda e pulitissima spiaggia (qui lasciamo cadere una piccola conchiglia che venti anni prima avevamo raccolto e portato via con noi e che oggi ridoniamo a questo angolo di mondo); qui finalmente riusciamo a comprendere l’incredibile viaggio che stiamo per concludere e di cui siamo ancora protagonisti! Ed è tra le fredde acque del mare e le calde acque della doccia dell’albergo che ci prepariamo ad affrontare una splendida serata. E’ bello passeggiare tra le strette e ombrose stradine dove si affacciano basse case bianche dai portoni e dalle finestre colorate, lungo il marciapiede infuocato vicino al mare, a ridosso dell’arena, salire per le chiocciolose scale che portano alla terrazza della chiesa, tra i variopinti negozi, i bar e i caratteristici ristoranti da dove, appena il sole sarà calato, si esibiranno tre mariachi che allieteranno con la loro musica gitana tutta la gente che potrà udirla. Entriamo nella chiesa delle Sainte Maries Jacobè et Sainte Marie Salomè per rendere loro omaggio e poi scendiamo nella cappella dedicata a Sarah, la santa nera protettrice dei viaggiatori e del popolo dei Gitani. La costruzione della cappella è molto caratteristica per via di una bassa volta in mattoni rossi refrattari anneriti dalle decine e decine di candele accese il cui calore ci toglie il respiro e ci emoziona. Dal balcone della nostra stanza, nella romantica e selvaggia terra della Camargue, lanciamo un’ultima occhiata al cielo stellato prima di coricarci e di dichiarare chiusa la giornata.

· UNDICESIMO GIORNO (10/07/2005)
Lasciare Saintes-Maries-de-la-Mer ci risulta molto difficile: per il luogo così dolce e selvaggio nello stesso tempo, per la cortesia della proprietaria dell’albergo, per l’ottima colazione gustata, per la passeggiata a piedi a lambire gli acquitrini dove alloggiano famiglie di fenicotteri e per i numerosi cavallerizzi incontrati ai margini delle strade asfaltate a dorso di grigie giumente! Ma il tempo stringe, oggi dobbiamo affrontare tanti chilometri percorrendo l’autoroute, e non possiamo indugiare un minuto di più.
Stiamo attraversando lo stesso tratto di autostrada percorso dell’andata ma questa volta c’è meno caldo, il vento è più sopportabile e non ci sono i Tir a frenare la nostra corsa; purtroppo ad uno dei caselli (se ne incontrano spesso per pagare i pedaggi), vediamo un motociclista accasciato sull’asfalto, urtato probabilmente da una macchina, in attesa dei soccorsi e momentaneamente assistito da alcuni automobilisti. Decidiamo di prendere l’uscita per Le Turbie. E’ una piccola località famosa per Le Trophèe des Alpes costruito dai romani al tempo dell’Imperatore Augusto; si gode anche di una superba vista panoramica sulla città di Montecarlo.
A Le Turbie troviamo un solo albergo ma è al completo e così decidiamo di riprendere la corsa; il sole è ancora alto nel cielo e decidiamo di proseguire verso l’Italia. Giunti in territorio italiano lasciamo l’autostrada, la riprenderemo domani, e ci avviamo verso Ventimiglia, dove incontriamo un gran traffico disordinato e caotico. Siamo alla ricerca di un hotel per passarvi la notte, ma purtroppo sono tutti al completo e così, chilometro dopo chilometro, arriviamo alla città di Sanremo dove finalmente troviamo una camera disponibile, la n. 12, presso l’hotel Mari Luce. Questo posto è pervaso da una strana atmosfera, e non sappiamo perchè, ma ci fa tornare in mente un film di Pupi Avati: La Casa dalle Finestre che Ridono.
Quando usciamo a fare due passi nella città, rimaniamo spiacevolmente sorpresi: marciapiedi sudici, venditori abusivi ovunque, traffico caotico e aria irrespirabile; la famosa città dei fiori non fa per noi. Ci rifugiamo in una pizzeria ma purtroppo gli urli e i pianti esasperati di un bambino, sfinito dalla mamma perché voleva farlo mangiare a tutti i costi, non ci fanno gustare la pur buona pizza.
Torniamo nella nostra stanza e finalmente, tra le candide e fruscianti lenzuola, scivoliamo in uno stanchissimo sonno.

· DODICESIMO GIORNO (11/07/2005)
Lasciamo la stanza molto presto, abbiamo voglia di tornare a casa, la sosta a Sanremo ci ha devastato psicologicamente. Ci fermiamo a fare il breakfast in autostrada perchè all’hotel non era servita la colazione, era previsto, se uno ne aveva voglia, di consumare il caffé distribuito da una macchinetta a cialde da consumare dentro a dei bicchierini di plastica!
Fa caldo, il cielo è di un azzurro opaco, il traffico è scorrevole e in men che non si dica ci ritroviamo all’uscita per la città di Sarzana. Mandiamo un sms a Tiziano che ci deve immortalare con lo scooter per ultimare la nostra serie di foto ricordo di questa memorabile impresa: Lerici - Santiago de Compostela - Lerici Km 4.379.
Ci ritroviamo alla curva di Bellavista da dove si gode una spettacolare vista su Lerici ed il Golfo dei Poeti; ci scambiamo con Tiziano abbracci e sonore pacche sulle spalle, questa volta di rallegramento; ma è dopo aver parcheggiato e scaricato i bagagli che realizziamo di aver portato a termine il nostro insperato tour. Prima di avviarci verso la nostra abitazione ci avviciniamo a Kaiman e gli sussurriamo affettuose parole di ringraziamento per averci riportato a casa stanchi, impolverati ma felici.

P.S. Siamo a casa da meno di ventiquattro ore e già sentiamo la mancanza dell’odore dell’asfalto!

Testo e foto: Pablo Guagliumi e Cinzia Moretti Lerici (SP)


VINCITORE
Concorso lettori 2006


SN: Le Mas d’Azil
DS: Casa con tetto a punta


SN: Oloron
DS: Acquisti lungo la strada

 

 

SN: Camino de Santiago
DS: Sulle mura di Lugo


SN: La Cattedrale di Santiago
DS: El Ferrol

 

 

SN: Il Sole è sorto a Playa de Berria
DS: Il castello di Pau


SN: La baguette
DS: Foix

 

 

 


Rientrati al bellavista di Lerici dopo 4379km

 

 

 


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