| Siamo una coppia
di cinquantenni abitanti di Lerici
– la perla del Golfo dei Poeti - che da qualche
anno ha deciso di trascorrere le vacanze estive
in sella alle due ruote, ogni volta mettendosi alla
prova e percorrendo tragitti sempre più lunghi
che ci hanno permesso di raggiungere località
situate nella nostra regione e in altre regioni
d’Italia.
Quest’anno abbiamo programmato di raggiungere
con “Kaiman”,
uno scooter Yamaha Versity
300 acquistato la scorsa estate, la città
di Carcassonne (nella
regione francese della Linguadoca), ma osservando
l’atlante geografico ci siamo accorti che
la nostra meta non è poi molto distante dalla
catena montuosa dei Pirenei,
e così abbiamo pensato di spingerci fino
al passo di Roncisvalle.
Poco prima di partire, però, Pablo si è
fatto attrarre dai cerchietti neri che indicano
le varie città e così, unendo un punto
dopo l’altro, si è spinto fino alla
mistica città di Santiago
de Compostela (Galizia, Regione del Nord-Ovest
della Spagna) decidendo che si poteva provare a
raggiungerla. Nessuno era a conoscenza della nostra
ipotetica impresa a parte Tiziano (nostro figlio)
e CyberScooter, che abbiamo contattato per consigli
tecnici.
La distanza è di Km 4183
da effettuare in 12 giorni, se riusciamo a tenere
una media di 350 Km al dì.
“Un viaggio di mille
miglia inizia con un solo passo” (Lao
Tse)
· PRIMO
GIORNO (30/06/2005)
Dopo la foto di rito e qualche pacca sulle spalle
di incoraggiamento da parte di Tiziano, siamo partiti
alla volta dell’ex frontiera francese. Un
cielo imbronciato e un sole prigioniero delle nuvole
ci accompagna, chilometro dopo chilometro, fino
alla terra di Francia. Mentre attraversiamo l’autoroute,
dalle parti di Cannes,
una terribile morsa di caldo ci avvolge completamente
(il termometro segna 37°); avanziamo comunque
verso l’imponente Frèjus
(le sue alture rocciose sono di colore rosso e ai
suoi piedi si estende una rigogliosa vegetazione
mediterranea) e un forte vento che viene dal mare
ci scuote con violenza frenando lo scooter nella
sua corsa a 110 km orari fino all’uscita per
Saint-Maximin-la-Sainte-Baume.
Ci viene incontro una cittadina animata, allegra,
multietnica e molto rispettosa dei pedoni: pensate
che appena una persona si avvicina alle strisce
per attraversarle, gli automobilisti si bloccano
educatamente per farla passare! Splendida e imponente,
la basilica eretta a protezione delle reliquie della
Santa Maria Maddalena e di San Massimino troneggia
all’interno del centro abitato (in cui è
molto diffuso il culto per i Santi Antonio e Giovanna
d’Arco).
Nell’alberato giardino di un ristorante denominato
appunto “Le Jardin” consumiamo la nostra
cena (questo posto ci ricorda la “Locanda
Laudomia” che si trova dalle parti di Saturnia).
Siamo ospitati per la notte presso l’Hotel
Pleasance (chambre n.1) in una romantica stanza
che si affaccia su un piccolo giardino di sorbe.
La proprietaria è una trentenne originaria
del Maghreb molto simpatica che parla un po’
di italiano, e che aiutiamo a tradurre una prenotazione
arrivata via fax dall’Italia.
· SECONDO
GIORNO (01/07/2005)
Questa mattina siamo stati svegliati dal rimbombo
provocato dal passaggio degli elicotteri e aprendo
le finestre abbiamo avvertito nell’aria l’odore
acre del legno bruciato; dopo una dolcissima colazione
siamo partiti alla volta della città di Carcassonne,
la nostra prima meta.
Appena entrati nell’autoroute veniamo di nuovo
percossi violentemente da raffiche di vento. Lo
scooter fatica a raggiungere i 110 Km orari complici
il caldo, le lunghe salite e lo spostamento d’aria
causato dai TIR; nel cielo in lontananza canadairs
ed elicotteri volteggiano sopra una vasta area coperta
di fumo: è l’incendio che abbiamo annusato
questa mattina e col quale ora stiamo entrando in
contatto. Le fiamme lambiscono la carreggiata alla
nostra destra ma fortunatamente il vento tiene lontano
il denso fumo; tutto intorno a noi il paesaggio
ha perso il suo colore naturale e si è tinto
del nero di seppia. E’ un’atmosfera
irreale: sembra di vivere all’interno di un
vecchia pellicola cinematografica e Cinzia, che
non sa spiegarselo, viene scossa nell’intimo
e gli occhi le si velano di lacrime. I vigili del
fuoco stanno combattendo la loro battaglia armati
di pompe e faticano non poco per contrastare l’avanzata
dell’incendio. Finalmente imbocchiamo l’uscita
per Arles e, con nostra
grande sorpresa, riconosciamo una strada che avevamo
percorso circa venti anni prima, quando avevamo
affrontato un viaggio in macchina per raggiungere
la regione della Camargue.
Il vento ora ci ha lasciati e ci godiamo il percorso
lungo placide strade alla volta di Saint-Gilles
che però non raggiungiamo nel suo nucleo
vitale perchè rimaniamo rapiti dal suo romantico
canale: il Midi Rhone.
Basse costruzioni, dove trovano riparo sotto i loro
tetti famiglie intere di rondini, corrono lungo
le sue rive e qui decine e decine di imbarcazioni
ormeggiate, ospitanti dei vegliardi dalla pelle
bruciata dal sole, si lasciano cullare dalle sue
acque
Lasciamo la selvaggia e romantica Camargue per imboccare
nuovamente l’autoroute, dove un vento furioso
ci assale. È come se un grande Troll delle
montagne ci scuotesse con tutta la sua forza rabbiosa:
è una sensazione che ci accompagna fino all’uscita
per Carcassonne. Siamo
talmente intontiti dal vento che ancor prima di
godere della bellezza della città ci mettiamo
subito alla ricerca di un alloggio per la notte
che troviamo presso l’hotel Espace (camera
n. 226). Dalla claustrofobica stanza godiamo di
uno scorcio ineguagliabile su una delle torri più
alte che circondano la storica città. Questa
sorge su di un promontorio ed è circondata
da alte mura, sovrastata da 52 torri e difesa da
diversi fossati e ponti levatoi; nella sua antica
storia è stata testimone delle gesta di Galli,
Romani, Visigoti e Saraceni, e ha visto il succedersi
di famiglie nobili e regali. Il suo interno è
tutto un susseguirsi di caratteristiche stradine
acciottolate sulle quali si affacciano decine e
decine di negozi, bar, ristoranti e piccoli alberghi,
ed al suo centro si erge il castello circondato
da un fossato, ed una superba cattedrale, risalente
al periodo gotico, ricca di splendide vetrate e
di innumerevoli sculture che raffigurano inquietanti
Gargouilles.
· TERZO
GIORNO (02/07/2005)
La colazione, più che abbondante, la gustiamo
insieme ad una vivace e colorata scolaresca di studenti
inglesi; rimaniamo piacevolmente impressionati dall’educazione
e dal senso di civiltà di questi ragazzi
non più vecchi di diciotto anni. Dopo aver
controllato, come ogni mattina, il livello dell’acqua
e dell’olio, ci mettiamo in sella a Kaiman;
attraversiamo per un breve tratto l’autoroute
per poi abbandonarla e affrontare le strade secondarie
che ci portano verso le montagne. Ovunque si guardi
si rimane rapiti dalle innumerevoli distese di grano,
di mais, di orzo, e di impettiti girasoli; è
incredibile, non esiste neanche un triangolino di
terra che non sia coltivato. Nelle verdi vallate
pascolano cavalli, mucche e pecore; quando arriviamo
alla località montana di Le
Mas d’Azil decidiamo di fermarci. E’
un piccolo centro abitato attraversato da un corso
d’acqua a tratti turbolento e capriccioso
che viene accarezzato dalle cadenti fronde di alti
fusti che si trovano lungo la riva. Purtroppo non
abbiamo il tempo necessario per raggiungere e godere
della vista dei dolmen - questa è una zona
ricca di reperti preistorici - ma rimaniamo lo stesso
stupiti quando passiamo sotto una gigantesca volta
di roccia che sembra schiacciare la strada asfaltata.
Continuiamo la nostra corsa attraverso le Midi-Pyrénées
e incontriamo decine di villaggi e paesi dai caratteristici
tetti neri a punta, che ricordano i cappelli delle
streghe.
Ci fermiamo lungo la strada per far riposare Kaiman
e per addentare qualcosa; un pullman turistico parcheggia
accanto a noi e dalle porte escono uomini vestiti
di bianco con annodato al collo un fazzoletto rosso,
forse dei musicisti. Sono alquanto frenetici e con
molta naturalezza si mettono tutti in fila (sono
circa una trentina) a mingere; l’autista ci
viene incontro scusandosi per lo spettacolo poco
edificante. Decidiamo di pernottare a Oloron
presso l’hotel Le Bristol (camera n.4) e una
volta scaricati i bagagli ci immergiamo nell’assolato
e trafficato centro della città. Veniamo
accolti da un grande giardino sovrastato da altissimi
alberi, dove è allestita una chiassosissima
festa culinaria a base di ostriche, formaggi, salumi
e carne di mucca che sta arrostendo su di un gigantesco
spiedo, il tutto annaffiato da litri di vino e addolcito
da musiche e balli tradizionali dei paesi baschi
francesi. Oloron Sainte-Marie
(il suo nome completo) è attraversata dal
Gave d’Oloron, le cui sponde vengono messe
in comunicazione da ponti adornati da grandi vasi
traboccanti di coloratissimi fiori.
Sulla parete di un edificio troviamo uno sbiadito
affresco raffigurante un pellegrino con il bastone
munito di conchiglia in viaggio per Compostela.
Sarà una premonizione?
· QUARTO
GIORNO (03/07/2005)
La colazione ci viene servita nel bar-ristorante
dell’albergo e qui, come la sera precedente
in pizzeria, dividiamo il cibo con una moltitudine
di mosche invadenti. Oggi è domenica e i
paesini e le strade di montagna che incontriamo
sono praticamente vuoti, ma siamo fortunati perchè
troviamo aperta una boulangerie dove acquistiamo
la classica baguette.
Strade perfette dagli infiniti saliscendi fanno
da cornice a splendide vallate. Lungo il tragitto
incontriamo squadre di ciclisti che si mettono gaiamente
alla prova su temibili percorsi all’ombra
di altissimi abeti. Imbocchiamo una strada che va
a restringersi in una gola e ci accorgiamo che tra
poco lasceremo la Francia perchè lungo il
percorso troviamo dei negozi che pubblicizzano la
loro merce esentata dalle tasse su dei variopinti
cartelloni, e infatti poco dopo incontriamo una
pattuglia della policia española. Dalle nostre
gole esce un liberatorio “e vai...”
è la prima volta che mettiamo piede sul suolo
spagnolo.
Continuiamo a salire fino al passo
di Roncisvalle, la nostra seconda meta, e
da qui ci beiamo di una favolosa vista; una targa
ricorda la disfatta di Rolando (o Orlando) o meglio
ancora dell’esercito di Carlo Magno da parte
dei baschi.
Da un lato di un piccolo promontorio si erge timidamente
una stele di pietra raffigurante Maria Vergine con
il Gesù Bambino, sotto cui è incisa
una frase non del tutto leggibile perchè
corrosa dal tempo e dalle intemperie, è il
secondo indizio che ha a che fare con il Cammino
per Santiago de Compostela; ai suoi piedi
sono ammucchiati tanti piccoli ciottoli lasciati
dai pellegrini in viaggio per la mistica destinazione.
Con Pablo ci guardiamo, allunghiamo una mano verso
il terreno, raccogliamo una piccola pietra, la adagiamo
sulle altre e decidiamo che si va a Santiago.
Le costruzioni delle case ora sono cambiate, i tetti
hanno tegole rosse come da noi. Ci dirigiamo verso
Pamplona senza fermarci
alla microscopica località di Roncisvalle,
e quando arriviamo le strade sono affollate e fa
molto caldo; decidiamo di ripararci all’ombra
di un filare di platani alle spalle di una grande
arena.
Ora stiamo attraversando la desolata Navarra,
il termometro segna 38°, non passa una macchina,
non c’è una casa per chilometri, non
c’è neanche un cane; il paesaggio è
lunare con qualche roccia di colore rosso: è
incredibile!
Ci sentiamo quasi a disagio e ci viene la voglia
di urlare, ma poi entriamo nella Castilla
e qui ci vengono incontro interminabili campi di
grano, qualche campo di pomodori e cavoli e tanti
piccoli villaggi. E così dopo km e km arriviamo
a Burgos e alloggiamo
all’hotel Norte y Londres (habitación
313); la empleada della reception ci fa presente
che la stanza che occupiamo è ammobiliata
con pezzi antichi ed è decisamente la più
storica dell’hotel. Il pavimento in parquet
scricchiola ad ogni passo e il letto, l’armadio,
lo scrittoio, la toilette e le poltroncine sono
tutte segnate dal tempo. La stanza si affaccia su
una strada secondaria e per ammirarla si deve uscire
su di un balconcino chiuso da vetrate con le imposte
di legno.
Ci rinfreschiamo un attimo e poi ci avventuriamo
alla scoperta di antichi palazzi, di una monumentale
cattedrale, di antichi archi ricchi di storia, di
statue di antichi guerrieri armati di spada ai cui
piedi giacciano le teste mozzate dei nemici, della
rambla affollata di gente festante, dei lunghi viali
alberati, del grande fiume che scorre allegro per
tutta la città e di decine di artisti di
strada che allietano turisti e abitanti.
Ceniamo a base di carne e verdure in un ristorante
tipico frequentato da stranieri e da spagnoli coriacei,
pronti alla battuta e dall’aspetto estetico
molto marcato (uno è molto somigliante a
Benicio Del Toro).
· QUINTO
GIORNO (04/07/2005)
Sono le ore 07,00, il cielo è grigio e dal
poggiolo vetrato notiamo che la via sottostante
è stata già spazzata e lavata; in
lontananza, sulla cupola di un edificio, ammiriamo
stupiti una coppia di cicogne. L’aria è
fredda e inizia a piovigginare. Dopo aver consumato
la colazione in una elegante saletta usciamo a controllare
Kaiman; decidiamo di partire dopo aver comprato
qualcosa da mangiare e purtroppo ci accorgiamo a
nostre spese che i negozi qui aprono dopo le 10,00!
Fa freddo (il termometro segna 15°), ma fortunatamente
abbiamo le tute della Tucano
Urbano che indossiamo prima di partire. La
giornata va migliorando, la temperatura inizia a
salire ma decidiamo lo stesso di tenere indossate
le tute anche perchè imbocchiamo l’autovia,
gratuita e molto scorrevole ma incredibilmente monotona!
Incontriamo solo campi coltivati, e per chilometri
non scorgiamo neanche un’abitazione. La cosa
incredibile è che per fare benzina si deve
lasciare l’autovia e raggiungere a qualche
chilometro di distanza un’area di servizio.
Comunque alterniamo il percorso percorrendo anche
strade secondarie che si rivelano altrettanto scorrevoli;
la nostra vista viene appagata dal volo di cicogne
e falchi. Attraversiamo anche paesini dalle basse
case e incredibilmente deserti, che fanno venire
in mente i films diretti e scritti da Sergio Leone!
Villasandino, Carrión
de los Condes, Sahagún,
Mansilla de las Mulas
e finalmente León.
Qui incontriamo un señor molto gentile che
ci indica il centro della città e così
ci ritroviamo come per incanto davanti ad una candidissima
cattedrale dalle alte guglie che ospitano indistintamente
corvi e cicogne. I bassi palazzi, che fanno da cornice
alle strade pedonali, sono tutti restaurati con
splendidi stucchi bianchi che spiccano sui tiepidi
colori pastello. Sentiamo di amare questa città!
Dopo aver ammirato la neogotica casa de Botines,
opera di Gaudí, lasciamo a malincuore León
per imboccare di nuovo l’autovia; il paesaggio
cambia, e incontriamo verdissime abetaie con interminabili
viadotti e lunghissimi saliscendi. Cartelli blu
dalle scritte gialle, sia lungo i rettilinei delle
autovie che delle strade secondarie, ci ricordano
continuamente che stiamo percorrendo El
Camino de Santiago; si scorgono decine e
decine di pellegrini in bicicletta e a piedi, non
distratti dal caldo, dal paesaggio o dal traffico
ma assorti sulla strada davanti a loro, ispirati
e concentrati nella loro intimissima impresa.
Arriviamo sfiniti a Lugo
e troviamo alloggio (un grazioso mini appartamento)
all’hotel Metrop (habitación 4C). Iniziamo
a sentire la stanchezza e Cinzia accusa un malessere
dovuto forse a del cibo consumato probabilmente
non molto fresco (sarà indisposta per alcuni
giorni). Dopo pochi minuti siamo già alla
scoperta della città, un centro urbano circondato
da antiche mura risalenti all’epoca romana
e ottimamente conservate, che formano un quadrilatero
di circa 2 Km di lunghezza con 85 torrioni quadrati
e semicircolari, in cui si aprono anche dieci porte.
Notiamo al lato di una di queste porte delle scale,
decidiamo di salirle e notiamo, con nostra meraviglia,
che una moltitudine di gente cammina, corre e passeggia
anche con i cani lungo tutto il quadrilatero. Percepiamo
una strana energia prodotta da tutto quell’andirivieni
e veniamo come risucchiati da un ipnotico camminamento.
La cosa buffa è che incontriamo la stessa
gente più volte e rimaniamo colpiti anche
dalla grande quantità di case abbandonate
e semi distrutte che scorgiamo dall’alto:
è come se una grande maledizione, in tempi
passati, avesse colpito questa città e che
tutti i suoi abitanti l’avessero abbandonata
improvvisamente... fa venire in mente uno dei racconti
di H.P. Lovecraft! Siamo sempre trascinati da quella
strana energia quando rimaniamo letteralmente paralizzati
alla vista improvvisa della Catedral: alta, scura,
spettrale, con i muri carichi di sterpaglia, sembra
che sia appena emersa dalle profondità dell’oceano!
Comunque riusciamo a tirarci fuori dallo strano
incantesimo e ritorniamo esausti e piacevolmente
turbati nella nostra abitazione.
· SESTO
GIORNO (05/07/2005)
Cielo grigio, qualche goccia di pioggia e una temperatura
ferma sui 15 gradi è la situazione climatica
che ci accoglie questo giorno. Prima di affrontare
l’ultima tappa per Santiago
de Compostela scendiamo al bar, che fa parte
dell’hotel, per fare colazione con tea, cappuccino
e dei mega croissant, la cui forma ricorda quella
di un pollo arrostito. Prendiamo posizione su Kaiman
e dopo gli auguri di rito che ci scambiamo ogni
mattina, ci mettiamo in marcia. Questa città
però è davvero stregata, fatichiamo
non poco ad uscire dal centro urbano, addirittura
facciamo due volte lo stesso giro dal centro fino
all’imbocco per l’autopista!, la strada
è veloce e attrezzata di aree di sosta e
di servizio, e ovviamente è a pagamento.
La città di Santiago de Compostela, disposta
su vari livelli, ci viene incontro avvolta da enormi
nuvole grigie e da un traffico intenso. Lasciamo
lo scooter in una stradina secondaria e avanziamo
con altri pellegrini verso il centro della ciudad.
Costeggiamo un grande edificio che poi risulterà
essere una parte della Catedral, e dopo aver disceso
dei gradini ci ritroviamo al lato di una grande
piazza gremita di gente. Giriamo lo sguardo tutto
intorno e poi eccola apparire davanti ai nostri
occhi in tutta la sua austerità e immensità.
Rimaniamo in rispettoso silenzio davanti a tanta
santità, i nostri occhi si velano di lacrime
mentre continuano ad arrivare decine e decine di
pellegrini: chi a piedi, chi in bicicletta e chi
sporco e sudato sotto il peso dello zaino. Si vedono
penzolare dai bastoni da cammino, dalle borse e
dalle sacche, le tradizionali conchiglie a pettine
simbolo del pellegrinaggio.
Ci dirigiamo verso la grigia cattedrale sovrastata
dalle due grandi torri e disseminate da ciuffi d’erba
secca; entriamo da una porta laterale, perchè
l’entrata principale è momentaneamente
chiusa, e rimaniamo magnetizzati dalla moltitudine
di persone che occupa l’interno della chiesa.
Troviamo un attimo di raccoglimento e riposo dentro
una delle cappelle laterali alla navata centrale,
quindi decidiamo che è ora di andare e lasciamo
quel luogo santo.
Riprendiamo di nuovo l’autopista per dirigerci
verso La Coruña, ma alla prima area di sosta
ci fermiamo per lasciare appesa ad un albero la
conchiglia che ci era stata donata qualche anno
prima da una conoscente che era stata in pellegrinaggio.
Ci vengono incontro splendidi paesaggi, grandi pinete
e immense foreste di eucalipti, che riempiono l’aria
del loro profumo. Ormai stiamo per arrivare al mare.
Ne avvertiamo l’odore intenso e finalmente
usciamo a El Ferrol
dove ci fermiamo per far raffreddare Kaiman. Il
sole splende nel cielo cosparso di nuvole, i gabbiani
urlano la loro libertà, le barche dei pescatori
riposano in banchina e le case molto colorate fanno
da cornice a una splendida cartolina.
Ma è ancora tempo di andare. Valdoviño,
Cedeira Mera, e Ortigueira
e poi, quando siamo dalle parti di Vivero,
passiamo sotto i rami di un gigantesco eucalipto
posto al centro della carreggiata.
E’ a Burela che
decidiamo di pernottare presso l’hotel Maison
de Pedra (habitación 305). La stanza è
pulita, ha il bagno con doccia, la televisione,
costa poco ma tutto odora di pesce fritto! Comunque
è bastato chiudere la finestra per risolvere
il problema dell’odore e poi siamo così
stanchi che dopo essere usciti per una breve passeggiata,
ritorniamo nella nostra stanza e crolliamo in un
sonno profondo accoccolati tra le immacolate lenzuola.
· SETTIMO
GIORNO (06/07/2005)
Oggi il cielo non promette niente di buono e una
leggera pioggia inizia a scendere dalle basse nuvole
grigie; ora, mentre carichiamo Kaiman, l’acqua
inizia a cadere più copiosa e decidiamo di
metterci subito in viaggio. Gesticoliamo un frettoloso
saluto a tre anziani signori che sono nel bar-ristorante
- reception dell’hotel e poi via verso la
città di Santander.
Il termometro segna 14°, lo scooter è
in ottime condizioni e fa registrare un’ottima
prestazione sulla strada bagnata, così decidiamo
di dirigerci verso Luarca,
cittadina che si affaccia sulle acque oceaniche.
Ci fermiamo per prendere un caffè e per riposarci
un attimo, siamo zuppi fradici, piove talmente forte
che l’acqua è penetrata nella visiera
del casco semi integrale di Cinzia, bagnandole il
viso. La pausa è molto breve e ci rimettiamo
subito in marcia, affrontando una lunghissima salita
che ci conduce fuori dall’abitato e che ci
permette di godere di una spettacolare vista su
Luarca: è proprio un tipico villaggio di
pescatori, con un pittoresco porticciolo.
La pioggia ora scende con minor violenza dal cielo
e decidiamo di percorrere l’autovia che, pur
se più monotona, risulta essere più
veloce. I cartelli stradali indicano le uscite Cudillero,
Avilés, Gijón
e Oviedo. Proseguiamo
la nostra corsa lungo l’autopista, ma riusciamo
lo stesso ad intravedere particolari scorci marini
mozzafiato. Poi però la strada lascia momentaneamente
la costa e ci ritroviamo a parcheggiare in un’area
di sosta ai piedi de Los Picos
de Europa, scoprendo così per caso
l’esistenza di un parco nazionale vasto circa
64.000 ettari.
Il tempo sta migliorando ma noi siamo molto bagnati,
purtroppo non credevamo di trovare un tempo così
piovoso e di conseguenza il nostro equipaggiamento
non risulta essere il più idoneo: non abbiamo
i parascarpe e i sandali che indossiamo sono intrisi
d’acqua e i piedi, nonostante siano coperti
dalle calze, sono umidi e freddi e poi non abbiamo
i guanti e le mani sono ghiacciate.
L’errore più grande è stato
quello di non aver indossato subito il cappuccio
della giacca impermeabile sotto il casco, e questo
ha provocato l’infiltrazione dell’acqua
lungo il nudo collo che ha inzuppato i vestiti e
pertanto siamo molto infreddoliti. Davanti a noi
scorrono veloci immagini di boschi di eucalipto,
i lenti voli dei falchi e le urla roche lanciate
dai gabbiani che volteggiano ai bordi della strada.
Rinunciamo ad entrare nella città di Santander
perchè è troppo caotica, la segnaletica
non è molto chiara e poi siamo troppo stanchi,
abbiamo bisogno di riposarci in un albergo presso
un paesino, magari che si affaccia sul mare. E così,
verso la cittadina di Santoña,
troviamo ospitalità presso l’Hostal
Berria (habitación 115) situato proprio nella
Playa de Berria. La finestra della nostra stanza
si affaccia sull’Oceano Atlantico e una volta
indossati gli abiti asciutti, ci precipitiamo a
piedi nudi sulla lunghissima spiaggia, incastonata
tra due promontori rocciosi e coperti di bassa vegetazione,
e possiamo finalmente accarezzare le acque salate.
L’arenile risulta essere molto frequentato
da giovani con muta e tavola da surf, anziani abbronzati
e amanti del jogging accompagnati dai loro cani,
nonostante il cielo regali a volte qualche goccia
di pioggia. Ceniamo nel ristorante dell’albergo.
Ci viene servita un’insalata di riso, un pesce
fresco cotto al forno con contorno, un gelato, pane,
acqua, vino e caffè per la modica somma di
9 Euro a persona!
· OTTAVO
GIORNO (07/07/2005)
Non è ancora sorto il sole quando ci svegliamo
e decidiamo di aspettare il suo sorgere. Ad un tratto
lo vediamo apparire dal mare, in uno sfavillio di
colori tendenti all’arancio da dietro un muro
di nuvole.
Per noi è un evento unico veder nascere il
sole dal mare perchè dove abitiamo vi tramonta.
Ci concediamo una romantica passeggiata sulla spiaggia
e alle ore 09,20 lasciamo le cordiali proprietarie
per raggiungere la città San
Sebastian.
Dopo aver costeggiato la strada provinciale per
un lungo tratto, e dopo aver ammirato innumerevoli
paesini di pescatori con le imbarcazioni in secco
in attesa dell’alta marea, optiamo per l’autovia
con un tratto a pagamento. Attraversiamo il Parco
Naturale di Durangaldea la cui vetta più
alta è il monte Anboto (mt 1330) e notiamo
che su alcuni pali laterali, di fianco alle carreggiate,
sono appollaiati dei grossi falchi; quindi usciamo
dall’autovia per raggiungere la cittadina
di Zarauz. Siamo alla
ricerca di un negozio di articoli sportivi perchè
vogliamo regalare a Tiziano una maglia di calcio,
magari quella dell’Atletico Bilbao. Imbocchiamo
una strada stretta e trafficata a picco sul mare
e accostiamo un attimo Kaiman vicino ad un semaforo
quindi, caschi alla mano, ci precipitiamo in un
negozio; purtroppo non vende camisete de fùtbol,
e la commessa ci spiega dove possiamo trovare la
bottega che le vende. Comunque ci tiene a precisare
che nella città si vendono soltanto le magliette
della Real Sociedad - la squadra per cui tifa la
città - e di nessuna altra squadra! Non so
come, ma riusciamo a trovare il negozio dopo aver
attraversato un mercato coperto affollato e una
piccola piazza, e acquistiamo l’agognata maglietta.
Arriviamo a San Sebastian
e decidiamo di attraversarla senza fermarci per
il troppo traffico, ma riusciamo lo stesso ad ammirarne
la vivacità, la bellezza, l’eleganza,
e la splendida baia sabbiosa distesa ai suoi piedi.
Cerchiamo di raggiungere l’autostrada per
lasciare alle nostre spalle la terra di Spagna,
ma c’è un traffico intenso e optiamo
per una strada secondaria, che poco dopo ci conduce
al confine.
Paolo si accorge dal display che Kaiman ha bisogno
di olio e così ci fermiamo in un’area
di servizio dell’autoroute per acquistarlo
(siamo un pò in apprensione anche se era
in previsione che dopo i 3000 km avremmo dovuto
fare un cambio di olio, ma purtroppo non siamo riusciti
fino ad ora a trovare un’officina della Yamaha).
E’ un momento angoscioso anche perchè
ci arriva un sms da Tiziano che ci informa dell’attentato
di Londra!
Lasciamo la monotona autoroute e iniziamo a percorrere
la strada parallela, dove incontriamo diverse rotatorie
molto curate, che sono dei veri e propri capolavori
di giardinaggio.
Arriviamo nella città universitaria di Pau
e alloggiamo presso l’hotel Postillon (chambre
18), un singolare albergo in stile inglese il cui
proprietario si esprime nella lingua britannica.
E’ una città molto particolare, con
un centro storico molto suggestivo pieno di strette
stradine su cui si affacciano tipici bar dalle luci
soffuse, e un pot-pourri di odori golosi e gustosi
escono di soppiatto dai ristoranti. Ci dirigiamo
verso le torri di un castello e dopo aver attraversato
dei piccoli ponti e passato dei cancelli, ci ritroviamo
ai piedi del castello che ha dato i natali a Enrico
IV.
Decidiamo di tornare all’hotel quando ormai
è scesa la notte e la stanchezza ci ha vinto.
· NONO
GIORNO (08/07/2005)
Il cielo oggi è coperto, speriamo di non
prendere pioggia. Dopo colazione facciamo per l’ennesima
volta i bagagli e poi scendiamo nella hall per saldare
il conto. Il proprietario, con nostra sorpresa,
ci fa uno sconto sul prezzo perchè siamo
“bikers”. L’appellativo ci fa
molto piacere ed è inutile nascondere la
nostra piena soddisfazione. Ci dirigiamo verso Foix,
e durante il percorso notiamo che molti paesini
li abbiamo già attraversati nella prima parte
del viaggio: ora però il paesaggio è
cambiato perchè le messi sono state raccolte
e non ci sono più le immense distese color
giallo-oro. I falchi sono sempre numerosi sopra
di noi e volteggiano nel cielo grigio. Alterniamo
il percorso tra autostrada e strade normali e proprio
in una di queste troviamo una simpatica area di
sosta con un piccolo ristoro dove servono delle
baguettes giganti farcite di salsiccia arrostita.
Foix ci appare ad un tratto con il suo singolare
castello formato da tre torri molto diversificate
tra loro e circondato da un muro di cinta.
Anche in questa cittadina siamo testimoni dell’incredibile
disciplina degli automobilisti nei confronti dei
pedoni, cosa che avevamo già notato anche
nelle città spagnole da noi visitate. Mentre
percorriamo l’autostrada ci fermiamo in un’area
di sosta con vista panoramica sulla città
di Carcassonne e approfittiamo
per salutarla un’ultima volta.
Decidiamo di uscire in direzione Béziers
est e ci avviamo verso la costa e precisamente a
Valras-Plage. Ci viene
incontro una tipica località turistica costruita
da non più di qualche decennio che sorge
sul limitare di una chilometrica spiaggia.
Alloggiamo presso l’hotel L’Alcyon (chambre
n. 107) e una volta lavati e cambiati andiamo alla
scoperta della cittadina. L’aria è
calda e piacevole, incontriamo una moltitudine di
gente di tutte le età, tanti negozi, un’infinità
di ristoranti e bar dove si fa musica dal vivo,
c’è il mercato del pesce molto suggestivo
e molto colorato di rosa (gamberi), di grigio (conchiglie
ostriche) e di punte di giallo (limoni), c’è
un bel molo e diversi pescherecci ormeggiati; si
percepisce un’atmosfera di vacanza, di divertimento
e soprattutto di rilassatezza.
E questa ultima piacevole sensazione ci accompagna
versa la nostra stanza d’albergo dove passeremo
la notte.
· DECIMO
GIORNO (09/07/2005)
Il sole è alto nel cielo, è sabato,
le strade sono molto trafficate e noi siamo in sella
a Kaiman diretti verso la Camargue.
Il caldo del giorno precedente ci ha ricordato che
siamo in piena estate, che siamo in vacanza e che
abbiamo voglia di prenderci una pausa. Anche Tiziano,
tramite un sms, ci consiglia di prolungare il viaggio
e così decidiamo di pernottare a Saintes-Maries-de-la-mer.
Dobbiamo percorrere più di 150 km prima di
raggiungere la località designata e lungo
il cammino asfaltato costeggiamo un spiaggia lunghissima
dove si affacciano posti turistici come Séte,
Mirevel Maguelone,
Palavas e Le
Grau-du-Roi; di quest’ultimo posto
abbiamo un bel ricordo di un viaggio precedente
(il solo pronunciarlo è pura poesia) e così
decidiamo di fermarci. E’ un bellissimo paesino
attraversato da un lungo canale che sbocca nell’azzurro
mare, da una sponda all’altra viene messo
in comunicazione da stretti ponti; è pieno
di curiosi negozi, di bar e di ristoranti che offrono
menù esotici. Lungo il canale c’è
una movimentata vita di pescherecci, chiatte e natanti
privati.
Ma è tra le vie assolate di Aigues-Mortes
che decidiamo di andare alla ricerca di piccoli
souvenir, dopo aver attraversato una delle porte
situate nel muro che cinge la vecchia città.
La piazza davanti alla cattedrale è gremita
di turisti e i tavoli dei bar-ristoranti sono affollati.
Poi, dopo essere entrati nella cattedrale gotica
da cui, come recita l‘incisione sulla targa
di pietra posta all’ingresso, erano partite
la quarta e la quinta crociata al seguito del fondatore
della città, Saint Louis, veniamo accolti
da una musica celestiale, che nella penombra di
questi luoghi di culto medievali risveglia anche
in coloro che non sono cattolici un certo desiderio
di raccoglimento...
Ripartiamo quindi in sella allo scooter alla ricerca
di un bel posticino per poter mangiare e assaporare
il gusto della vacanza tra le basse terre, e lo
troviamo all’ombra di un verdissimo ippocastano
dove accettiamo volentieri la compagnia di una grossa
libellula dal corpo e dalle ali azzurre. Arriviamo
a Saintes-Maries-de-la-Mer
all’ora della siesta e al secondo tentativo
troviamo alloggio presso l’hotel Les Palmiers
(chambre 302).
Quasi subito, dopo aver indossato i costumi da bagno,
sgattaioliamo fuori dalla stanza e andiamo a prendere
posto su una calda e pulitissima spiaggia (qui lasciamo
cadere una piccola conchiglia che venti anni prima
avevamo raccolto e portato via con noi e che oggi
ridoniamo a questo angolo di mondo); qui finalmente
riusciamo a comprendere l’incredibile viaggio
che stiamo per concludere e di cui siamo ancora
protagonisti! Ed è tra le fredde acque del
mare e le calde acque della doccia dell’albergo
che ci prepariamo ad affrontare una splendida serata.
E’ bello passeggiare tra le strette e ombrose
stradine dove si affacciano basse case bianche dai
portoni e dalle finestre colorate, lungo il marciapiede
infuocato vicino al mare, a ridosso dell’arena,
salire per le chiocciolose scale che portano alla
terrazza della chiesa, tra i variopinti negozi,
i bar e i caratteristici ristoranti da dove, appena
il sole sarà calato, si esibiranno tre mariachi
che allieteranno con la loro musica gitana tutta
la gente che potrà udirla. Entriamo nella
chiesa delle Sainte Maries Jacobè et Sainte
Marie Salomè per rendere loro omaggio e poi
scendiamo nella cappella dedicata a Sarah, la santa
nera protettrice dei viaggiatori e del popolo dei
Gitani. La costruzione della cappella è molto
caratteristica per via di una bassa volta in mattoni
rossi refrattari anneriti dalle decine e decine
di candele accese il cui calore ci toglie il respiro
e ci emoziona. Dal balcone della nostra stanza,
nella romantica e selvaggia terra della Camargue,
lanciamo un’ultima occhiata al cielo stellato
prima di coricarci e di dichiarare chiusa la giornata.
· UNDICESIMO
GIORNO (10/07/2005)
Lasciare Saintes-Maries-de-la-Mer ci risulta molto
difficile: per il luogo così dolce e selvaggio
nello stesso tempo, per la cortesia della proprietaria
dell’albergo, per l’ottima colazione
gustata, per la passeggiata a piedi a lambire gli
acquitrini dove alloggiano famiglie di fenicotteri
e per i numerosi cavallerizzi incontrati ai margini
delle strade asfaltate a dorso di grigie giumente!
Ma il tempo stringe, oggi dobbiamo affrontare tanti
chilometri percorrendo l’autoroute, e non
possiamo indugiare un minuto di più.
Stiamo attraversando lo stesso tratto di autostrada
percorso dell’andata ma questa volta c’è
meno caldo, il vento è più sopportabile
e non ci sono i Tir a frenare la nostra corsa; purtroppo
ad uno dei caselli (se ne incontrano spesso per
pagare i pedaggi), vediamo un motociclista accasciato
sull’asfalto, urtato probabilmente da una
macchina, in attesa dei soccorsi e momentaneamente
assistito da alcuni automobilisti. Decidiamo di
prendere l’uscita per Le
Turbie. E’ una piccola località
famosa per Le Trophèe des Alpes costruito
dai romani al tempo dell’Imperatore Augusto;
si gode anche di una superba vista panoramica sulla
città di Montecarlo.
A Le Turbie troviamo un solo albergo ma è
al completo e così decidiamo di riprendere
la corsa; il sole è ancora alto nel cielo
e decidiamo di proseguire verso l’Italia.
Giunti in territorio italiano lasciamo l’autostrada,
la riprenderemo domani, e ci avviamo verso Ventimiglia,
dove incontriamo un gran traffico disordinato e
caotico. Siamo alla ricerca di un hotel per passarvi
la notte, ma purtroppo sono tutti al completo e
così, chilometro dopo chilometro, arriviamo
alla città di Sanremo
dove finalmente troviamo una camera disponibile,
la n. 12, presso l’hotel Mari Luce. Questo
posto è pervaso da una strana atmosfera,
e non sappiamo perchè, ma ci fa tornare in
mente un film di Pupi Avati: La Casa dalle Finestre
che Ridono.
Quando usciamo a fare due passi nella città,
rimaniamo spiacevolmente sorpresi: marciapiedi sudici,
venditori abusivi ovunque, traffico caotico e aria
irrespirabile; la famosa città dei fiori
non fa per noi. Ci rifugiamo in una pizzeria ma
purtroppo gli urli e i pianti esasperati di un bambino,
sfinito dalla mamma perché voleva farlo mangiare
a tutti i costi, non ci fanno gustare la pur buona
pizza.
Torniamo nella nostra stanza e finalmente, tra le
candide e fruscianti lenzuola, scivoliamo in uno
stanchissimo sonno.
· DODICESIMO
GIORNO (11/07/2005)
Lasciamo la stanza molto presto, abbiamo voglia
di tornare a casa, la sosta a Sanremo ci ha devastato
psicologicamente. Ci fermiamo a fare il breakfast
in autostrada perchè all’hotel non
era servita la colazione, era previsto, se uno ne
aveva voglia, di consumare il caffé distribuito
da una macchinetta a cialde da consumare dentro
a dei bicchierini di plastica!
Fa caldo, il cielo è di un azzurro opaco,
il traffico è scorrevole e in men che non
si dica ci ritroviamo all’uscita per la città
di Sarzana. Mandiamo
un sms a Tiziano che ci deve immortalare con lo
scooter per ultimare la nostra serie di foto ricordo
di questa memorabile impresa: Lerici
- Santiago de Compostela - Lerici Km 4.379.
Ci ritroviamo alla curva di Bellavista da dove si
gode una spettacolare vista su Lerici
ed il Golfo dei Poeti;
ci scambiamo con Tiziano abbracci e sonore pacche
sulle spalle, questa volta di rallegramento; ma
è dopo aver parcheggiato e scaricato i bagagli
che realizziamo di aver portato a termine il nostro
insperato tour. Prima di avviarci verso la nostra
abitazione ci avviciniamo a Kaiman e gli sussurriamo
affettuose parole di ringraziamento per averci riportato
a casa stanchi, impolverati ma felici.
P.S. Siamo
a casa da meno di ventiquattro ore e già
sentiamo la mancanza dell’odore dell’asfalto!
Testo e foto: Pablo
Guagliumi e Cinzia Moretti Lerici (SP)
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