| Raccontare
in pieno inverno una bellissima gita fatta con il TMax
a metà settembre sembra quasi una crudeltà
anche perché il freddo di questi giorni può
solo farci godere il nostro scooter nelle brevi gite fuoriporta,
lasciando ai soli sogni i lunghi tragitti montani di più
di un giorno.
Premetto che andando in moto ormai da trent'anni - sia
su quelle 'vere' sia sui comodosi scooteroni - avevo sempre
sentito parlare (e avevo letto tanto) del Grossglockner
senza mai concretizzare la gita sulle vicine Alpi austriache,
a detta di molti davvero fantastiche. Un primo tentativo
- andato a vuoto - era stato fatto da me nella primavera
del 2001 (col TMax appena rodato) ma, complice un automobilista
in vena di inversioni a 'U' poco felici, la gita mia e
di altri due amici motociclisti (e di un Suzuki SV 650
'acciaccato') era finita al Pronto Soccorso di Desenzano,
solo mezz'ora dopo la partenza di Brescia. Un altro tentativo
- per fortuna andato 'buco' per motivi meteorologici -
era stato fatto da me e dai cortesi amici nella primavera
di quest'anno quando era stata preferita la Toscana, seppur
piovosa, al Grossglockner certamente ancora innevato.
Dunque, con queste premesse, si decide che si parte lunedì
16 settembre per fare ritorno a Brescia di mercoledì
(18 settembre): questa tre giorni davvero insolita è
dettata dai riposi settimanali che alcuni amici (della
nostra comitiva) giornalisti posso sfruttare nella turnazione
settimanale imposta dal lavoro nei quotidiani, dove il
riposo canonico del sabato e della domenica viene spesso
alternato agli altri giorni della settimana. Devo dire
che la partenza del lunedì ci piace molto anche
perché, tenendo d'occhio le previsioni meteo, ci
aspettano - sulla carta - tre giorni favolosi, gli unici
di quella settimana. E così è stato con
il primo giorno uggioso solamente sino a metà Valle
Camonica e poi con un sole (e un freddo mattutino sulle
Alpi Austriache) davvero compagno eccellente per una gita
motociclistica che si rispetti.
L'appuntamento è fissato per le ore 8 all'inizio
della Statale Sebina: la carovana delle sette moto (Honda
1100 XX, Yamaha Thundercat 600, Yamaha Fazer 600, Bmw
R 1150 R, Suzuki Sv 650 S, Yamaha TMax 500, Honda Dominator
650) ha quale prima meta di questi 1000 chilometri in
sella l'Alta Valle Camonica e il Passo del Tonale. Sino
a Breno il cielo è un po' cupo ma in seguito si
apre il sereno che ci terrà sempre compagnia con
scenari alpini e paesaggistici 'da cartolina'. La prima
sosta - con caffè - è nella piazza di Edolo:
qualche fotografia, due parole sul tanto traffico che
ci siamo lasciati alle spalle (è un giorno lavorativo
per gli altri!) e poi di nuovo in sella verso Ponte di
Legno, Passo del Tonale, Passo della Mendola; il TMax
va benissimo e tiene il passo degli altri, riconfermandosi
mezzo da turismo dalle ottime caratteristiche.
Il road book prevede un solo tratto di quaranta chilometri
in autostrada con ingresso a Bolzano Sud ed uscita a Bressanone
per imboccare la Val Pusteria: il tutto è volutamente
stato fatto per godere appieno dei tratti montani e per
limitare qualsiasi velleità velocistica. Il Tonale
e la Mendola sono sempre affascinanti e devo ammettere
che sono ancora tanti i motociclisti che si godono questi
ultimi scampoli di estate su due ruote: sul Passo della
Mendola la sosta per il pranzo del primo giorno (salumi
e formaggi in un bar nel piazzale invaso dalle moto) è
il primo momento di gioia motociclistica vissuto con simpatia
in mezzo a tante targhe italiane, francesi, svizzere e
austriache: il TMax è unico nel senso che di scooteroni
non ce ne è neppure l'ombra e non ne vedrò
altri per i restanti chilometri.
Scendiamo verso Bolzano su strade, come sempre, tenute
benissimo: la pulizia del Trentino Alto Adige viene apprezzata
da tutti (anche i controlli della Polizia!) e il passo
della nostra carovana è puntuale, entro i limiti,
senza imprudenze. Da Bolzano a Bressanone - come già
detto - imbocchiamo l'autostrada per poi percorrere tutta
la Val Pusteria che, seppure molto bella, a metà
pomeriggio è trafficata come non mai e l'attraversamento
dei tanti paesini rallenta la nostra marcia anche se ciò
non ci impedisce di passare il confine (ormai solo segnato
sulla carta) dopo San Candido per dirigerci - questa volta
già in territorio austriaco - verso Lienz.
La bellezza e l'ordine delle strade dell'Alto Adige e
della vicina Austria, come ho già detto, balzano
ancora una volta all'occhio soprattutto al motociclista
ben poco avvezzo a sopportare buche, sobbalzi e strade
mal tenute. L'attraversamento di Lienz - piccola ma industriosa
cittadina - non è rapidissimo anche perché
è l'ora che nel tardo pomeriggio riversa sulle
strade chi esce da fabbriche e uffici ma la direzione
verso la strada del Grossglockner - segnata sempre con
cura ad ogni incrocio - ci porta velocemente alla meta
della prima giornata fissata ad Heiligenblut. L'albergo
è stato prenotato da me giorni prima via Internet
(Hotel Post: www.hotelpost-heiligenblut.at
) e mantiene tutte le buone promesse lodate sul sito ma,
soprattutto, ci permette all'indomani di inserirci subito
nella maestosa strada della catena del Grossglockner.
La temperatura è di pochissimi gradi sopra lo zero
e anche l'aria è frizzantina ma il sole ci offre
una giornata serena, azzurra e indimenticabile.
Dopo pochi chilometri paghiamo il pedaggio (17 Euro per
ogni motocicletta) che ci porterà sulle strade
di questa maestosa catena alpina che tocca nel punto più
alto quasi 2700 metri di altitudine potendo ammirare -
con un sol colpo d'occhio - quasi tutte le montagne che
la circondano. La voglia di fermarsi ad ogni curva per
fotografare e ammirare paesaggi così belli e maestosi
è tanta ma la strada è ancora lunga da fare
e l'obiettivo (e anche la prenotazione ad Arabba) è
quello di rientrare in Italia nel pomeriggio di questo
secondo giorno di viaggio e così, conclusa la strada
del Grossglockner, ritorniamo verso sud per imboccare
la strada che da Huben - attraverso il Passo Stalle -
ci riporta in Italia.
Il paesaggio - e la strada del Passo Stalle - sono unici
ma la ridiscesa del valico verso l'Italia è regolata
a senso unico alternato con i primi dieci chilometri che
vede lo stretto nastro asfaltato dipanarsi lungo un bosco
davvero maestoso che lascia poi spazio ai verdi pascoli
della Valle di Anterselva.
Superato Rasun si imbocca nuovamente la strada della Val
Pusteria (fatta all'andata in senso contrario) per imboccare
la via che ci porta in Val Badia: la meta è quella
di Arabba dove, sempre attraverso Internet, abbiamo prenotato
l'albergo ( www.hotel-marilena.it
) con l'intento di percorrere, il terzo e conclusivo giorno
della nostra gita, alcuni classici passi dolomitici prima
del rientro a Brescia.
Il mercoledì - ahimè si torna a casa! -
si presenta con un sole caldo ed un cielo limpido che
esaltano ancor di più le montagne dolomitiche facendoci
apprezzare i paesaggi, maestosi e sempre diversi. La veloce
salita verso il Passo Pordoi ci riporta a scendere verso
Cavalese dove imbocchiamo - non senza qualche difficoltà
per le poche indicazioni - la strada del Passo Manghen:
la cima è a 2000 metri e la strada, interamente
asfaltata, è davvero entusiasmante perché
tracciata in mezzo ad un fitto bosco dalla natura incontaminata.
Il Manghen fino a pochi anni orsono era pressoché
sconosciuto (la strada è asfaltata da meno di quindici
anni) ma il giro d'Italia, facendo transitare la carovana
ciclistica, l'ha reso noto ai più.
Ormai si avvicina il ritorno a Brescia: la Valsugana e
la zona di Trento ci accolgono con la consueta cappa di
caldo ma la deviazione verso Tione ci permette di godere
ancora di qualche frescura montana mentre la strada del
Lago di Idro e il Colle di Sant'Eusebio ci riportano,
ahimè definitivamente, a casa.
Quasi 1000 chilometri percorsi - segnano gli strumenti
delle nostre motociclette - ma i ricordi dei tanti maestosi
paesaggi rimarranno a lungo.
Testo e foto a cura di: Luca
Scarpat
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