| Elefanten Treffen
2003, ovvero lode agli scooter (specialmente il mio…)
Sapendo che avrei fatto una cosa da fuori di testa, andare
e tornare all’Elefanten in due giorni (da Torino),
ho comunicato a mia moglie la mia decisione alla sera
prima dicendo: “..ma come! Te lo avevo detto qualche
giorno fa!”, questo mi ha evitato discussioni difficilmente
sostenibili, scuse tipo “una volta nella vita”
non sono di solito capite dalle mogli. Due giorni per
motivi strettamente economici ma tutto sommato la soddisfazione
di battere i miei record personali.
La scelta dei due giorni,
da solo (i pazzi sono rari
e la probabilità di incontrarli è bassa)
mi ha imposto tre scelte: il percorso attraverso il Brennero,
tutta autostrada (il percorso su statale è già
lungo sino a Milano, figuriamoci sino al Brennero, ed
ovviamente con la mia Vespa Et4
150 potevo decidere per l’autostrada) ed
il dormire in un alberghetto; scelte comunque non obbligatorie
potendo fare almeno l’andata in due giorni e viaggiando
non da solo.
Le scelte, per queste condizioni, sono state azzeccate:
la strada sino al confine è stata ottima (ma fredda!),
solo un poco di nebbia da Novara a Milano e la solita
coda in tangenziale.
Il bello è venuto poco prima di Innsbruck
quando la neve, che all’inizio dava solo fastidio
in visibilità, ha iniziato ha fermarsi: la maggior
parte delle moto, i cui guidatori prima mi salutava sorpassandomi
ha dovuto rallentare più vistosamente di quando
dovessi fare io con il risultato che nei tratti più
impegnativi ero io a salutare loro.
Uscito dall’autostrada (io ho scelto di proseguire
verso Salisburgo per poi
raggiungere Passau quasi
in verticale) la neve era ancora insidiosa ma quello che
mi ha fregato è stata una placca di ghiaccio proprio
nel punto in cui, Altendorf
se ricordo bene, una macchina ha deciso di girare
di colpo senza freccia: inevitabile la caduta ma
ero talmente imbottito ed andavo talmente piano che non
mi sono fatto nulla, la stessa Vespa protetta probilmente
dai coprimanopole leggermente sporgenti rispetto alla
sagoma ha avuto solo una leggera rottura del bauletto
anteriore, forse per una ginocchiata.
Le giornate, aihmè, in Germania in questa stagione
sono più corte che da noi: quando sono arrivato
a Passau, verso le 8 di sera, era già buio da un
pezzo, ho chiesto qualche indicazione ma passato il Danubio
ho girato a sinistra invece a destra, non sono riuscito
a prendere la N85, avevo
già fatto 820 km non
avevo più voglia di cercare ed alla prima indicazione
Gasthaus ho deviato e mi sono sistemato: la strada per
arrivarci, non pulita, aveva parecchia neve ed ho veramente
sperato che ci fosse una stanza libera e per fortuna così
era.
Al mattino ho visto che anche un paio di motociclisti
aveva trovato sistemazione, probabilmente avevano sbagliato
strada anche loro.
Ho dormito come un ghiro dopo aver, per cena, bevuto un
solo latte caldo ma mi sono rifatto con la colazione.
Alle 8 di mattina, dopo aver tolto la neve dalla Vespa
sono ripartito ancora con la neve verso il raduno che
ho raggiunto, per fortuna con il sole, verso le nove.
Sono stato lì un’oretta, peccato non potere
di più, tempo sufficiente per incontrare Wvespa
al suo quarto Elefanten, scattare qualche foto (purtroppo
la macchina ha fatto le bizze, sono tutte scure) quattro
chiacchere e tanti complimenti dagli altri motociclisti.
Decisamente troppo poco il tempo di permanenza al raduno,
il tempo è tiranno, ma quanto basta per trovare
un’atmosfera magica: arrivando al mattino, ed in
un mattino così gelido, la cosa che più
colpisce è il vapore che esce dalle tende, il fumo
dei primi falò, decisamente la voglia di tornarci
anche solo per poterci passarre un giorno intero è
alta.
Partenza alle 10:20 ed arrivo a casa alle 23:10.
Qualche considerazione: la
Vespa, con i suoi 104 kg,
è stata formidabile sulla neve ma non solo: con
1713 km in due giorni, 820
km il primo giorno ed 893 il secondo (di cui 36 km per
arrivare dall’albergo al raduno) ho battuto tutti
miei record (alle 6 di sera ero a Trento
e dopo solo 5 ore a Torino).
La temperatura non è quasi mai mai andata sopra
zero (solo da Brescia a Peschiera il primo giorno), ma
il secondo giorno ho avuto –10°C al raduno e
–11°C sul Brennero
(i –20 indicati da Schiapp sono un misunderstanding)
Come abbigliamento ho usato:
al posto della calzamaglia un paio di pantaloni termici
da fondo, sopra un paio di pantaloni di velluto e sopra
ancora un paio di pantaloni da sci (niente di particolarmente
tecnico, 30 euro in un ipermercato), giaccone in piumino
sopra ad una giacca da moto senza imbottitura, un paio
di doposci, coprimanopole Tucano con sotto solo un paio
di guanti in pile.
Nessun problema meccanico nonostante i suoi 35000
km all’attivo e la manetta
per tutta la parte italiana del viaggio, solo la lampadina
dell’anabbagliante bruciata (occorre ricordarsi
di portarne una di scorta, anche se il cambio sulla Vespa
porta via almeno mezz’ora).
In conclusione: un’esperienza
irrinunciabile e la voglia, capisco Wvespa, di rifarlo
il prossimo anno.
Testo e foto by: Enrico
Ruggeri
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