| Sabato 22 Settembre sono 12
ore che ho ritirato lo Scarabeone
(Scarabeo 500) dal fidato meccanico Luca dopo aver
sostituito un tubo di gomma dell’aspirazione.
Sembra un altro scooter con 10 CV in più.
Urge provare su un bel tragitto se veramente è
così anche in due. Domani le previsioni dicono
che sarà una splendida giornata, quindi io
e la mia dolce metà programmiamo una gita
all’isola di Brioni, in Croazia.
Domenica 23, sole splendido, ore 9,30 partenza
da Udine con giubboni da moto e interfono (acquistati
al Lidel con una spesa di Eur 19.90 per l’interfono
ed Eur 55.00 per il giubbone semilungo in tessuto
cordura con protezioni omologate, prese d’aria
apribili, imbottitura invernale e collo alto staccabile)
e casco semintegrale CABERG Justissimo (acquistato
dopo aver letto la prova
di Francesco) da viaggio “importante”.
Decidiamo di fare autostrada fino al casello di
Lisert/Trieste; lo Scarabeone viaggia tranquillamente
a velocità di codice e nonostante non abbia
il parabrezza regolabile (disintegrato facendolo
cadere in garage con una retromarcia “ben
fatta” con l’auto) sia io che la mia
“dolce” metà viaggiamo discretamente
riparati; poi percorriamo la bellissima strada costiera
dalla quale si può abbracciare la vista di
tutto il golfo di Trieste e del Castello di Miramare.
Attraversiamo la città passando davanti a
Piazza Unità d’Italia (splendida) contornata
dai bei palazzi del Loyd Adriatico delle Assicurazioni
Generali e del Comune e quindi imbocchiamo la sopraelevata,
usciamo allo svincolo per il confine di Rabuiese
e, sorpresa, è stato finalmente ultimato
il raccordo autostradale che poi andrà a
congiungersi con la “camionabile”, quindi
in cinque minuti siamo al confine. Solito casino
di auto in coda, anche se i doganieri fanno passare
senza nessun controllo. Imbocchiamo la superstrada
a quattro corsie che ci porta rapidamente a Capodistria
ed usciamo allo svincolo per Pola.
Inizia una bella strada in leggera salita con ampie
curve molto divertenti, poi si scende e dopo una
ventina di chilometri si arriva al confine con la
Croazia. Lo passiamo con qualche slalom tra le macchine
abbastanza agevolmente. Dopo circa 3 Km. si svolta
a Dx per Umago e dopo altri 2 Km c.a. svoltando
a Sx s’imbocca la nuova superstrada a due
corsie che porta fino a Pola. Volendo si può
proseguire fino ad Umago e poi continuare lungo
la costa passando per Cittanova, Parenzo, Rovigno.
La strada costiera è in buono stato; bisogna
solo fare molta attenzione in caso di pioggia, perché
l’asfalto molto spesso è lucido, perciò
è facile scivolare.
Si arriva quindi all’uscita per Fasana/Brioni
e si prosegue fino al paese di Fasana. C’è
un bel porticciolo con l’imbarco per l’isola.
Il biglietto è piuttosto caro, Eur 55,00
a persona per una traversata che dura 15 minuti,
ma è comprensivo del giro sull’isola
in trenino e della guida. Noi siamo arrivati alle
11,30; c’era un battello alle 11,50 però
con guida in croato; per la guida in italiano avremmo
dovuto aspettare le 14.00 con rientro alle 18.30;
per noi era troppo tardi. Ci siamo imbarcati assieme
ad una scolaresca ed individuata la guida,
abbiamo chiesto di aggregarci a loro. La signora,
molto gentile, ci ha promesso che con il poco (più
che sufficiente) italiano a sua conoscenza ci avrebbe
comunque informato su quanto andavamo a visitare.
Dopo lo sbarco ci ha illustrato la storia dell’isola
famosa in tempi recenti per essere stata la residenza
estiva di Tito, tutt’ora considerato un mito
ed un padre della patria, anche dopo lo smembramento
della ex Jugoslavia. Ci sono, non visitabili e piantonate
da militari in assetto di guerra, ben tre residenze
appartenute a lui, più una su un isolotto
vicino. Attualmente tutta l’isola è
stata trasformata in parco naturale protetto, mare
adiacente compreso. Ci sono due alberghi medio-grandi,
di cui uno in un edificio dei primi del 900, carino
ed uno degli anni 60, sinceramente abbastanza triste.
Si può girare l’isola noleggiando delle
biciclette o delle automobiline elettriche del tipo
da campo da golf o la Caddilac decappottabile appartenuta
a Tito.
La guida ci fa ammirare un ulivo millenario e poi
saliamo tutti sul trenino. Attraversiamo l’isola,
passando nei pressi di un campo da golf molto frequentato
ed arriviamo allo Zoo dove ci sono alcuni animali
che erano stati donati a Tito da vari presidenti
di Stati dell’epoca. Un paio d’elefanti,
zebre, gazzelle, degli enormi buoi istriani. Gli
animali sono chiusi in recinti molto ampi.
Dopo una breve sosta ripartiamo e passiamo vicino
ad una delle residenze, di cui però si vede
solo il viale d’accesso. La strada si snoda
lungo il mare e ci riporta alla partenza. A questo
punto si può visitare una piccola chiesa
ed un museo fotografico dove si possono vedere varie
foto di Tito fatte sull’isola assieme a vari
capi di stato ed attrici ed attori da lui ospitati
(Gina Lollobrigida, Liz Taylor, Ricard Burton).
Riprendiamo il battello e ritorniamo a Fasana.
Sono le 17,00 e appena sbarcati ci dirigiamo verso
un ristorantino sul porto, che nonostante l’ora,
ha parecchi tavoli occupati (Buon segno).
Il titolare è gentilissimo e ci serve due
bei piatti di calamari freschissimi, delle verdure
miste e due birre ottime per un totale di Eur 20,00.
A Udine forse ci saremmo mangiati due pizze, ma
non molto elaborate.
Risaliamo sullo Scarabeone e riprendiamo la via
del ritorno. Al confine con la Slovenia c’è
un po’ di coda, ma il “potente mezzo”
svicola tra le macchine e siamo subito oltre. Troviamo
una lunghissima coda nella discesa verso Capodistria,
con molta prudenza, superiamo tutte le auto ed arriviamo
rapidamente al confine con l’Italia. Rifacciamo
la stessa strada fatta all’andata. Alla fine
della sopraelevata di Trieste una coppia con la
Vespa, molto gentilmente, ci fa notare che abbiamo
bruciato la luce di posizione.
Fortunatamente avevo delle lampade di riserva e
in poco tempo ho provveduto alla sostituzione. Mentre
armeggiavo con il cacciavite, mi sono fatto una
domanda: Perché in auto è obbligatorio
avere delle lampade di riserva ed il giubbino riflettente
ed in moto no? Tra l’altro, in auto puoi sempre
contare su due fanali, in moto se bruci una lampadina
sei completamente al buio e se ti fermi sulla strada
di notte sei più esposto al pericolo d’investimento
che in macchina.
Attraversiamo Trieste e Piazza Unità d’Italia
illuminata ed è un vero spettacolo.
Imbocchiamo l’autostrada e dopo una decina
di chilometri, come il solito, la lancetta della
benzina, improvvisamente scende verso la riserva
(Difetto irrisolto dello Scarabeo, l’indicatore
della benzina è inattendibile). Rallento
per consumare di meno, ma poco dopo si accende anche
la spia della riserva. Normalmente succede, quando
ci sono ancora due litri, perciò dovrei avere
in canna ancora una quarantina di chilometri.
Infatti, arriviamo a casa abbastanza tranquillamente.
Il contachilometri parziale segna 399 chilometri
percorsi in tutto relax. Il motore va veramente
bene (Sono arrivato a Km. 42.000) ed anche la mia
dolce metà ha nuovamente confermato che si
viaggia molto comodi; meno protetti dall’aria
adesso che il parabrezza regolabile non c’è
più (ancora per poco).
Per la cronaca la mattina dopo ho fatto benzina.
Il serbatoio (da libretto d’istruzioni) tiene
17 litri; ne ho fatti 17,30. Ancora 10 metri ed
ero fermo
Testo e foto by: Vanni
Tonutti
|