>> EUROPA


Lo scooter

 

 

 


Ingresso residenza

 

 

 


Campo da golf

 

 

 


Zoo - buoi istriani

 

 

 

IN SINTESI

Scooter: Aprilia Scarabeo 500
Periodo: settembre 2007
Km: 399
Consumo: 23,5km/lit
Tempo: 1 giorno
Difficoltà: nessuna

 

 · GITA ALL’ISOLA DI BRIONI, CROAZIA
 
by Vanni Tonutti
11/07/008

Sabato 22 Settembre sono 12 ore che ho ritirato lo Scarabeone (Scarabeo 500) dal fidato meccanico Luca dopo aver sostituito un tubo di gomma dell’aspirazione. Sembra un altro scooter con 10 CV in più. Urge provare su un bel tragitto se veramente è così anche in due. Domani le previsioni dicono che sarà una splendida giornata, quindi io e la mia dolce metà programmiamo una gita all’isola di Brioni, in Croazia.

Domenica 23, sole splendido, ore 9,30 partenza da Udine con giubboni da moto e interfono (acquistati al Lidel con una spesa di Eur 19.90 per l’interfono ed Eur 55.00 per il giubbone semilungo in tessuto cordura con protezioni omologate, prese d’aria apribili, imbottitura invernale e collo alto staccabile) e casco semintegrale CABERG Justissimo (acquistato dopo aver letto la prova di Francesco) da viaggio “importante”.

Decidiamo di fare autostrada fino al casello di Lisert/Trieste; lo Scarabeone viaggia tranquillamente a velocità di codice e nonostante non abbia il parabrezza regolabile (disintegrato facendolo cadere in garage con una retromarcia “ben fatta” con l’auto) sia io che la mia “dolce” metà viaggiamo discretamente riparati; poi percorriamo la bellissima strada costiera dalla quale si può abbracciare la vista di tutto il golfo di Trieste e del Castello di Miramare. Attraversiamo la città passando davanti a Piazza Unità d’Italia (splendida) contornata dai bei palazzi del Loyd Adriatico delle Assicurazioni Generali e del Comune e quindi imbocchiamo la sopraelevata, usciamo allo svincolo per il confine di Rabuiese e, sorpresa, è stato finalmente ultimato il raccordo autostradale che poi andrà a congiungersi con la “camionabile”, quindi in cinque minuti siamo al confine. Solito casino di auto in coda, anche se i doganieri fanno passare senza nessun controllo. Imbocchiamo la superstrada a quattro corsie che ci porta rapidamente a Capodistria ed usciamo allo svincolo per Pola.

Inizia una bella strada in leggera salita con ampie curve molto divertenti, poi si scende e dopo una ventina di chilometri si arriva al confine con la Croazia. Lo passiamo con qualche slalom tra le macchine abbastanza agevolmente. Dopo circa 3 Km. si svolta a Dx per Umago e dopo altri 2 Km c.a. svoltando a Sx s’imbocca la nuova superstrada a due corsie che porta fino a Pola. Volendo si può proseguire fino ad Umago e poi continuare lungo la costa passando per Cittanova, Parenzo, Rovigno. La strada costiera è in buono stato; bisogna solo fare molta attenzione in caso di pioggia, perché l’asfalto molto spesso è lucido, perciò è facile scivolare.

Si arriva quindi all’uscita per Fasana/Brioni e si prosegue fino al paese di Fasana. C’è un bel porticciolo con l’imbarco per l’isola. Il biglietto è piuttosto caro, Eur 55,00 a persona per una traversata che dura 15 minuti, ma è comprensivo del giro sull’isola in trenino e della guida. Noi siamo arrivati alle 11,30; c’era un battello alle 11,50 però con guida in croato; per la guida in italiano avremmo dovuto aspettare le 14.00 con rientro alle 18.30; per noi era troppo tardi. Ci siamo imbarcati assieme ad una scolaresca  ed individuata la guida, abbiamo chiesto di aggregarci a loro. La signora, molto gentile, ci ha promesso che con il poco (più che sufficiente) italiano a sua conoscenza ci avrebbe comunque informato su quanto andavamo a visitare. Dopo lo sbarco ci ha illustrato la storia dell’isola famosa in tempi recenti per essere stata la residenza estiva di Tito, tutt’ora considerato un mito ed un padre della patria, anche dopo lo smembramento della ex Jugoslavia. Ci sono, non visitabili e piantonate da militari in assetto di guerra, ben tre residenze appartenute a lui, più una su un isolotto vicino. Attualmente tutta l’isola è stata trasformata in parco naturale protetto, mare adiacente compreso. Ci sono due alberghi medio-grandi, di cui uno in un edificio dei primi del 900, carino ed uno degli anni 60, sinceramente abbastanza triste. Si può girare l’isola noleggiando delle biciclette o delle automobiline elettriche del tipo da campo da golf o la Caddilac decappottabile appartenuta a Tito.

La guida ci fa ammirare un ulivo millenario e poi saliamo tutti sul trenino. Attraversiamo l’isola, passando nei pressi di un campo da golf molto frequentato ed arriviamo allo Zoo dove ci sono alcuni animali che erano stati donati a Tito da vari presidenti di Stati dell’epoca. Un paio d’elefanti, zebre, gazzelle, degli enormi buoi istriani. Gli animali sono chiusi in recinti molto ampi.

Dopo una breve sosta ripartiamo e passiamo vicino ad una delle residenze, di cui però si vede solo il viale d’accesso. La strada si snoda lungo il mare e ci riporta alla partenza. A questo punto si può visitare una piccola chiesa ed un museo fotografico dove si possono vedere varie foto di Tito fatte sull’isola assieme a vari capi di stato ed attrici ed attori da lui ospitati (Gina Lollobrigida, Liz Taylor, Ricard Burton).

Riprendiamo il battello e ritorniamo a Fasana. Sono le 17,00 e appena sbarcati ci dirigiamo verso un ristorantino sul porto, che nonostante l’ora, ha parecchi tavoli occupati (Buon segno).
Il titolare è gentilissimo e ci serve due bei piatti di calamari freschissimi, delle verdure miste e due birre ottime per un totale di Eur 20,00. A Udine forse ci saremmo mangiati due pizze, ma non molto elaborate.

Risaliamo sullo Scarabeone e riprendiamo la via del ritorno. Al confine con la Slovenia c’è un po’ di coda, ma il “potente mezzo” svicola tra le macchine e siamo subito oltre. Troviamo una lunghissima coda nella discesa verso Capodistria, con molta prudenza, superiamo tutte le auto ed arriviamo rapidamente al confine con l’Italia. Rifacciamo la stessa strada fatta all’andata. Alla fine della sopraelevata di Trieste una coppia con la Vespa, molto gentilmente, ci fa notare che abbiamo bruciato la luce di posizione.
Fortunatamente avevo delle lampade di riserva e in poco tempo ho provveduto alla sostituzione. Mentre armeggiavo con il cacciavite, mi sono fatto una domanda: Perché in auto è obbligatorio avere delle lampade di riserva ed il giubbino riflettente ed in moto no? Tra l’altro, in auto puoi sempre contare su due fanali, in moto se bruci una lampadina sei completamente al buio e se ti fermi sulla strada di notte sei più esposto al pericolo d’investimento che in macchina.

Attraversiamo Trieste e Piazza Unità d’Italia illuminata ed è un vero spettacolo.
Imbocchiamo l’autostrada e dopo una decina di chilometri, come il solito, la lancetta della benzina, improvvisamente scende verso la riserva (Difetto irrisolto dello Scarabeo, l’indicatore della benzina è inattendibile). Rallento per consumare di meno, ma poco dopo si accende anche la spia della riserva. Normalmente succede, quando ci sono ancora due litri, perciò dovrei avere in canna ancora una quarantina di chilometri.
Infatti, arriviamo a casa abbastanza tranquillamente. Il contachilometri parziale segna 399 chilometri percorsi in tutto relax. Il motore va veramente bene (Sono arrivato a Km. 42.000) ed anche la mia dolce metà ha nuovamente confermato che si viaggia molto comodi; meno protetti dall’aria adesso che il parabrezza regolabile non c’è più (ancora per poco).
Per la cronaca la mattina dopo ho fatto benzina. Il serbatoio (da libretto d’istruzioni) tiene 17 litri; ne ho fatti 17,30. Ancora 10 metri ed ero fermo

Testo e foto by: Vanni Tonutti



Dolce metà al porticciolo di Fasana

 

 

 


Ulivo millenario

 

 

 


Chiesetta di S. Gervasio

 

 

 


Zoo - elefante

 

COPYRIGHT CyberScooter, tutti i diritti riservati, per informazioni e contatti clicca QUI>>>