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DESCRIZIONE

Scooter: Malaguti Madison K400
Periodo: Agosto
Km: 2650
Tempo: 15 giorni
Consumi: 17-23 Km/lit.
Difficoltà: il maltempo e le strade corse

Altre foto e dettagli della vacanza, oltre a tutto ciò che volete sapere sul Madison in:
MadisonMania

 

 · VAL D'AOSTA + CORSICA 2002
 
 · by Andrew
25/10/02

Dopo la positiva esperienza del 2001, anche nel 2002 il Madison ha accompagnato zavorrina e me nelle nostre vacanze estive, regalandoci momenti indimenticabili. Il Madison K400 è stato messo alla frusta su un lungo percorso, da Bologna alla Val d'Aosta, poi attraversando il Piemonte sino alla Liguria, per dirigerci infine sino alla Corsica, percorrendo in totale oltre 2600 km in due settimane.

Partenza da Bologna il 03 Agosto 2002, ore 08 di mattina: quest'anno il tempo è dispettoso e piove spesso, ma le previsioni meteo ci aprono una possibilità di viaggio all'asciutto, purchè si parta la mattina presto. Il viaggio di andata è tutto sommato abbastanza noioso anche se il più lungo della vacanza fatto in un solo giorno: 410 km Bologna-Aosta con 3 soste, ogni circa 100 km. Ci abbiamo messo circa 4 ore, tenendo in autostrada una media di crociera di 120-125 km/h, superando senza problemi e con abbondanti saluti non pochi gruppi di moto che tenevano una media inferiore. In configurazione di pieno carico il Maddy faceva segnare il max consumo, attestandosi sui 17 km/l (120 kg di materiale umano + 35 kg. di bagagli).
Percorriamo la A1 interamente fino a Milano, poi la tangenziale Ovest, imbocchiamo quindi la A4, fino allo svincolo per la A4/5, che ci porta infine alla A5 per Aosta. Dopo pochi km l'autostrada A5 diviene subito panoramica addentrandosi  nella vera e propria Valle D'Aosta con scorci mozzafiato sulle Alpi che qui sono veramente vicine. Qui troviamo anche il temuto maltempo, sotto forma di bassa temperatura (19°C) e grossi nuvolosi neri carichi di pioggia, che iniziano a far cadere spruzzi di acqua.
Anche se distanti ormai poche decine di km dalla ns. meta, decido cmq di fermarmi sotto ad un cavalcavia con frecce di emergenza (accessorio utilissimo in questi casi perché funzionano anche a motore spento), per abbigliare zavorrina con l'equipaggiamento completo antiacqua. Questo come ovvio (per fortuna!) fa immediatamente smettere di piovere, così proseguiamo fino alla meta avendo preso in 410 km solo 100 m di pioggia... :-) Una volta in albergo depositiamo i bagagli e approfittiamo del pomeriggio dal meteo incerto per visitare il centro di Aosta.

Il giorno dopo andiamo nella Val di Cogne tramite una bella statale che si inerpica tra monti verdissimi pieni di cascatelle e corsi d'acqua. Le strade sono buone e il Madison dà il meglio di sé nella guida e soprattutto nei sorpassi, rapidi ed efficaci quanto è necessario in queste strade tutte curve. Il paesino di Cogne è molto piacevole, il panorama è rilassante, sullo sfondo domina il ghiacciaio.
Poco oltre Cogne si trova Lillaz, un paesino dal quale con dieci minuti di cammino si giunge ad una bella serie di cascate. Da Cogne c'è la deviazione anche per Valnontey, che si trova all'inizio del Parco Nazionale del Gran Paradiso e che ospita anche il Giardino Alpino Paradisia, con migliaia di specie di piante d'alta quota e una "fauna" speciale di farfalle. Ogni tanto uno spruzzo di pioggia ci costringe ad aprire l'ombrello, ma tutto sommato la giornata passa bene, l'unica nota imprevista è il clima freddo, che a queste quote anche a Ferragosto non fa mancare vento e temperature di 18°C: in pratica teniamo addosso anche gli scaldacollo!
Al ritorno ci fermiamo nel bel Castello di Sarre, vicino ad Aosta. Il Maniero, austero e sobrio all'esterno, è ricco di arredamenti e opere d'arte al suo interno. Di proprietà dei Savoia, che ai vecchi tempi lo usavano come base per le loro imponenti battute di caccia nel territorio di quello che sarebbe divenuto il Parco Nazionale, è pieno zeppo di curiosi trofei di caccia. In pratica i regnanti ammazzavano così tanti stambecchi e caprioli che con le loro corna fecero tappezzare alcune sale del castello, componendo - grazie alle loro curve - numerose e belle forme geometriche, di discutibile gusto, ma senz'altro uniche nel loro genere.

Il giorno dopo il tempo sembra essere più clemente e ci avventuriamo sotto all'imponente Monte Bianco, che con la sua mole sovrasta il paesino di Courmayeur.   Da lì una deviazione senza uscita conduce nella ridente Val Veny, popolata da un esercito di campeggiatori e di escursionisti. La gitarella prosegue tranquilla fino a che non ci viene in mente di fare una capatina in Francia attraverso il valico del Piccolo San Bernardo. Il Madison appena sente che si deve fare una sgroppata fino a oltre quota 2000 metri inizia subito a scalpitare felice per l'impresa che lo aspetta. Dopo i primi scenografici e segnalatissimi 8 tornantoni (dove lascio qualche mm di cavalletto centrale), la strada si snoda tranquilla in una sinfonia di curve e controcurve emozionanti e piacevoli.
Una sosta a La Thuile per mangiare e poi affrontiamo la scalata finale. Ogni tanto qualche Ducatone rombante e smarmittato ci sorpassa sfiorandoci in curva e facendoci tremare i polmoni, completamente scarburato dall'altitudine...
Dopo i 1800 metri il freschino diviene inequivocabilmente freddo, il vento si fa sentire sempre più forte a raffiche, la vegetazione si inaridisce man mano, per trasformarsi a quota 2000 m in una squallida brughiera eternamente frustata da venti gelidi e fortissimi. Un po' l'erta salita, un po' il vento e soprattutto la quota, mi accorgo che per far pompare il 400 4 valvole, devo aprire un po' più del solito la manetta: evidentemente l'ossigeno qui è meno che in pianura!
Dopo qualche giusta rimostranza da parte di zavorrina arriviamo infine al confine e alla ex-dogana, presso la quale sostiamo qualche minuto al riparo dal vento gelido a 16°C. Un paio di foto documentano l'impresa fatta: siamo sul Col du Petit St. Bernard, 2188 m!!!
Lo sconfinamento in Francia di fatto è di poche centinaia di metri, ma non ci va di tornare ad affrontare l'impresa della fredda scalata, quindi ci dirigiamo soddisfatti di nuovo verso la Madre Patria. Tornati infine nella Valle principale, facciamo una capatina nella Valsavarenche, che si infila dritta tra due catene montuose alte e fredde, per finire come al solito nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Naturalmente anche qui ottimi paesaggi e vedute tipiche d'alta montagna, nulla di singolare però.

La giornata successiva viene dedicata alla visita dei principali Castelli della Val d'Aosta. Si parte dal massiccio Castello di Verrès, per passare al vicino ed elegante Castello di Issogne; in seguito arriviamo al celeberrimo Castello di Fenis, che però richiede un'attesa per la visita di un paio d'ore (!). Comprati i biglietti, nel frattempo (cartina alla mano) decidiamo di andare alla ricerca delle meno note fortezze di Quart e Castello di Nùs. I Castelli della Val d'Aosta sono molto ben tenuti all'esterno e alcuni ricordano davvero i castelli delle fiabe. A tanta ottima apparenza esterna però si associano in genere interni scarni, privi di arredamento e decorazioni, per cui spesso non rimaniamo completamente soddisfatti delle (costose) visite.

Il giorno dopo ripartiamo sulla A4 alla volta di Genova, per prendere la mattina successiva il traghetto che ci porterà in Corsica. Per spezzare il viaggio, e soprattutto per sfruttare la nostra presenza in Piemonte, abbiamo programmato sin dall'inizio due mete significative in questa bella Regione: il Castello di Masino (in località Caravino), e la Palazzina Reale di caccia di Stupinigi (nei pressi di Torino). Entrambe si rivelano mete stupende, davvero sorprendenti per quella ricchezza degli interni che tanto ci era mancata in Val d'Aosta! Le consiglio a tutti, davvero valgono il viaggio. Una volta terminata la visita, proseguiamo per Genova.
Grazie alla consulenza del Forum MadisonMania, scegliamo per valicare i monti la A26, la meno pericolosa; in ogni caso il tratto appenninico è abbastanza inquietante, con curvoni veloci preceduti e seguiti da svariate serie di gallerie. Ma dove davvero ci si sente angosciati, è nel fare il tratto di A10 che porta da Savona sino a Genova: due corsie risicate, quasi senza corsia di emergenza, scavate a mezza costa nella montagna, tutta piena di gallerie e curve, e trafficatissima, con macchine che ti si piazzano a dieci cm dalla ruota posteriore sfanalando per passare mentre sei in piega al buio di una galleria in curva: una gran sudata insomma!
Per fortuna al nostro arrivo almeno ci capita di imboccare un casello che in quel momento si inceppa e il casellante ci manda via senza pagare! Una decina di euro risparmiati! :-)  
A Genova ci si pone un inaspettato problema: ovviamente in cinque giorni di foto digitali a raffica ho finito la memoria SmartMedia da 128 MB acquistata con la mia fotocamera. A Bologna in ogni ipermercato si trova un fotografo che in pochi minuti è in grado di scaricare le immagini da una SmartMedia, masterizzandole in un comunissimo CD-R. Ebbene: a Genova nessuno sa di cosa stai parlando quando fai questa richiesta. Ti guardano con occhi strani, quasi fossi un extraterreste... Per fortuna, anche grazie al suggerimento del grande MadisonManiaco Eriskouma, ci rechiamo in un nuovo mega-centro commerciale, dove al MediaWorld troviamo un commesso disponibile, che gentilmente ci fa l'operazione richiesta utilizzando materiale in esposizione!  Appena in tempo: sono le 21 e ormai è tutto chiuso!

La mattina dopo carichiamo il Madison per la traversata, e qui commetto un banale errore di valutazione: siccome il nostro albergo è vicinissimo alla stazione marittima (si vedono bene i traghetti dalla finestra della nostra camera), non sto a legare per bene lo zaino sopra al bauletto, usando solo i due spallacci prolungati e facendo un solo giro di corda elastica. Mai considerazione fu più sbagliata: Genova è un labirinto di strade mal segnalate, che ci costringono a fare avanti e indietro tre volte prima di trovare l'ingresso alla stazione per i traghetti; in più numerose sconnessioni e buche ci fanno alla fine cadere lo zaino, che rimane appeso solo per l'elastico, trascinato dal Madison. La confusione è tanta che né io né zavorrina ci accorgiamo della caduta e trasciniamo lo zaino per qualche decina di metri, prima che un altro scooter dietro a noi ci segnali l'accaduto. Una volta fermi la conta dei danni è preoccupante: lo zaino è strappato in più punti; nel cadere la borraccia si è rotta è ha allagato l'interno dello zaino. Per fortuna dopo la dura lezione del mega - acquazzone preso l'anno scorso, dentro ai bagagli teniamo sempre tutto ben sigillato dentro a sacchetti di nylon, per cui il contenuto non ne risente. In qualche modo riusciamo dunque a sistemare lo zaino (bloccato con fermezza stavolta) e proseguiamo all'imbarco.
La traversata dura "solo" quattro ore, per cui nel primo pomeriggio siamo già a Bastia, in Corsica. Al nostro arrivo troviamo molti nuvolosi neri che ci aspettano dietro le cime degli alti monti Corsi. In pratica nulla di più o di meno che in Val d'Aosta, per cui non ci stiamo a preoccupare più di tanto e proseguiamo sereni, forti del fatto di non aver preso sino a quel momento quasi nemmeno una goccia d'acqua.
La fortuna è dalla nostra e durante la nostra lunga traversata di 130 km da Bastia a Porto-Vecchio spunta anche il sole e si mette a far caldo.
Durante questo primo viaggio, abbiamo anche modo di conoscere lo stile di guida corso: gli automobilisti francesi sono in generale molto rispettosi del codice stradale, e lo si vede da due cose in Italia praticamente assenti: 1) rispettano i limiti di velocità; 2) circolando nella propria corsia stanno sulla destra. In particolare, se ti vedono arrivare dallo specchietto, si scostano ancor di più a destra per lasciarti passare. Sapete meglio di me che in Italia questo è praticamente impossibile!  >:-( Però anche loro hanno un difetto: si mettono sì a destra, ma non evitano affatto di accelerare la loro andatura durante il sorpasso. Della serie: se hai dei cavalli nel motore usali tutti! Capita così di trovarsi dietro a qualche macchina che sul misto ti rallenta; la strada non consente il sorpasso; quando finalmente la strada si raddrizza e parti per il sorpasso, il francese si mette sì a destra, ma nel contempo pesta a tutto gas! Qualche volta infatti mi tocca spalancare tutta la manetta per sorpassare.
Nota di merito invece ai motociclisti francesi, tutti educatissimi, salutano veramente tutti; però bisogna imparare il gesto corretto per salutare. Dopo qualche tentativo incompreso con il lampeggio, mi accorgo del gesto convenzionale: bisogna far sporgere di poco dal manubrio, in senso orizzontale, l'indice e il medio uniti della mano sinistra; un po' come per accennare una "freccia sinistra" fatta a mano"; pochi aprono anche le dita a V. Comunque, facendo così rispondono veramente quasi tutti. Gli unici che non rispondono o che lampeggiano sono altri italiani! :-)
Durante il viaggio abbiamo modo di osservare come la vegetazione cambi man mano che scendiamo verso Sud: da una situazione simile alla terraferma, si passa gradualmente ad una vegetazione simile a quella sarda, con cespugli bassi, scogliere e mare sempre più azzurro.
Finalmente arriviamo al nostro primo albergo, scarichiamo i bagagli e rimettiamo il Madison in assetto di circolazione a breve raggio. Porto-Vecchio è una graziosa cittadina sul mare con il suo centro storico pieno zeppo di ristorantini che animano le serate corse. Abbiamo modo sin dalla prima sera di assaggiare le buone specialità Corse, a base degli ottimi prodotti locali. La salumeria Corsa include un vasto assortimento di prodotti, simili ai nostri ma più piccoli, e con un sapore un po' più "selvatico".
In seguito capiremo perché: nelle strade dell'interno si vede come i maiali siano in realtà di piccole dimensioni, e liberi di "pascolare" allo stato brado. In pratica si tratta di veri e propri maialini selvatici, simpatici e per nulla intimiditi dai turisti che passano per strada.
Altro prodotto tipico è il "brocciu", un formaggio di capra con il quale si prepara la "salade de chevre chaude", un piatto dal gusto forte con alcuni pezzi di questo formaggio fusi su dei crostini. Abbonda poi il pesce in tutte le sue forme, però rispetto alla ns. cucina italiana, il pesce (e anche la carne) viene sempre accompagnato (o meglio ricoperto) da qualche insolita salsina; oppure viene associato a insolite verdure (peperoni, ad esempio). Unico neo l'acqua, costosissima quanto irrinunciabile: una bottiglia da 1,5 litri arriva a costare oltre 4 euro! >:-O

La giornata successiva la cominciamo a ritmo di relax, dirigendoci di buon mattino alla famosa spiaggia della Palombaggia, veramente bella con la sua sabbia bianca, il mare turchese, trasparente e la verde pineta.
Dopo qualche ora il forte sole ci suggerisce di montare la nostra tenda da spiaggia, trasportata nel sottosella nel suo pratico sacco. Ci godiamo la spiaggia fino al primo pomeriggio, quando l'affollamento del luogo diviene intenso. Partiamo allora per un bel giro nell'interno.
Partendo da Porto-Vecchio passiamo per il Col d'Illarata, poi Zonza, infine deviamo per il famoso e bello Col di Bavella. Durante il tragitto abbiamo modo di constatare come in pochi km si passi da un ambiente marino ad un ambiente tipicamente montano, con ampie ed alte foreste di conifere, e strade che scollinano a quote di tutto rispetto. Il Col di Bavella è una catena di montagne strette e affilate, con una fitta foresta di rare conifere ai loro piedi. Il panorama è alquanto bello.
Qui abbiamo l'esperienza di provare le strade Corse dell'interno: l'asfalto in generale è ben tenuto, ma c'è un grave difetto: là non fanno il fondo delle strade! Cioè non mettono quello strato di brecciolino che pareggia il manto stradale priva di posare l'asfalto; quindi ci si ritrova non su una moto, bensì su una specie di vibratore meccanico assurdo, che costringe a tenere velocità sotto i 60 km/h per non subire un rimescolamento degli organi interni! Non c'è sospensione che tenga: ogni avvallamento o protuberanza del terreno finisce direttamente in sella, moto, enduro o scooter che sia. Per fortuna ogni tanto si alternano alcuni tratti messi meglio. In ogni caso, fare dei km in queste strade è stancante come farne il doppio sulle nostre statali: meglio tenerne conto per progettare escursioni sostenibili...
La strada che scende dal Col di Bavella per tornare sulla costa è molto panoramica, ma ad un certo punto diviene strettissima e con il fondo molto danneggiato, per cui ci sorbiamo una trentina di km quasi a passo d'uomo, prima di rientrare sulla statale costiera. Naturalmente la cartina stradale non segnala niente di questo... :-( 
Nel percorso costeggiamo un fiume ricco di campeggi e roulotte, deve essere davvero bello sostare qualche giorno in questi luoghi dalla bellezza selvaggia... Stanchi e soddisfatti rientriamo a Porto-Vecchio.

La giornata successiva è dedicata alla visita di Bonifacio, all'estremo Sud della Corsica. In quel punto ci sono alte scogliere di bianca roccia calcarea, che offrono panorami mozzafiato a strapiombo sul mare. In lontananza si vede la Sardegna. Bonifacio sorge con la sua città vecchia su un promontorio che domina un lungo fiordo, in fondo al quale c'è il porto turistico.
Il fiordo è difeso da notevoli contrafforti, e la cittadella è circondata da imponenti bastioni. Al suo interno, un dedalo di viuzze e monumenti rende la visita assai piacevole.
Purtroppo anche qui ad un certo punto inizia a piovere, ma noi cogliamo l'occasione per precipitarci dentro ad un buon ristorantino già adocchiato in precedenza... la pioggia ci fa poi indugiare a lungo sui buoni piatti della cucina Corsa, mentre fuori la pioggia ticchetta allegramente sulla strada. Al termine del pranzo visitiamo il resto della cittadina, poi torniamo a Porto-Vecchio.

L'indomani si parte per trasferirci nel secondo albergo prenotato ad Ajaccio. Caricato il Madison, partiamo percorrendo la costa sud, e risalendo lungo quella ovest. Dopo pochi km inizia il primo spruzzo di pioggia che ci costringe ad indossare le tute antipioggia complete. Come al solito appena finito di indossarle la pioggia smette di colpo, comunque andiamo avanti tenendole. Una trentina di km prima di Ajaccio, la strada statale devia dalla costa e si inoltra nelle montagne. Qui prendiamo una ventina di km di pioggia pesante, che mette a dura prova le nostre tute e gli ottimi pneumatici Pirelli GTS, che anche in questa occasione sono pienamente all'altezza della situazione. Alla fine arriviamo al nostro Hotel in Ajaccio e ci sistemiamo.

La giornata successiva è dedicata alla visita di Ajaccio, città natale di Napoleone e per questo piena di suoi monumenti e ricordi. Belli soprattutto la sua casa natale e il monumento in Place d'Austerlitz, una grande rampa con incisi i nomi delle sue vittorie e dominata da una sua grande statua.
Dalla cittadina parte un promontorio chiamato Punta della Parata, con vista sulle belle isole Sanguinaries. Qui troviamo una spettacolare mareggiata, che alza grandi onde spumeggianti infrangendosi sugli scogli; una torre genovese domina l'avamposto.

Il giorno dopo partiamo per una bella escursione nell'interno della Corsica, passando per le spettacolari Gole del Prunelli, fino al Col de Scalella, a 1193 m. I panorami sono davvero molto belli, si stenta a credere che pochi km fa ci si trovava in riva al mare.
Dopo 4 km di strada sterrata messa malissimo (con enormi buche e vacche al pascolo), rientriamo sulla statale N193, che si snoda scorrevole fino a Corte, la più grande cittadina fortificata all'interno della Corsica. Dalla sua cittadella (che fu sede di un paio di caserme della Legione Straniera) si domina un panorama bellissimo sulle valli circostanti.
Nella città di Corte si trova l'unica università della Corsica, voluta fortemente dal popolo Corso, anche per testimoniare la propria indipendenza culturale, un fenomeno molto sentito nell'isola.
Il ritorno avviene su una strada diversa, passando per la D84 all'interno delle Scale di Santa Regina, un meraviglioso canyon che richiama alla memoria quelli americani più famosi. Si passa poi per Calacuccia, d'inverno rinomata stazione sciistica; infine si scollina il Col de Vergio, il punto più alto della rete stradale Corsa (1464 m).
Qualche difficoltà avviene a causa dell'assenza di rifornimenti per parecchie decine di km, il che causa qualche preoccupazione quando si accende la spia gialla della riserva sul cruscotto. Per fortuna però la riserva del Madison è abbondante e consente di fare almeno altri 50 km in tutta sicurezza e in ogni condizione.
La strada rientra sulla costa all'altezza di Sagone, da cui infine torniamo (un po' stanchi) fino ad Ajaccio. Un'escursione molto bella e consigliabile, anche se i suoi 250 km sono un po' molti, considerando la condizione del fondo stradale di gran parte delle strade.

Il giorno dopo partiamo alla volta della nostra ultima mèta: Saint-Florent, sulla costa settentrionale, proprio appena ad Ovest del "dito" dell'isola. Naturalmente scegliamo la strada costiera; il percorso è di 240 km, e anche qui purtroppo alcuni lunghi tratti di strada hanno il fondo sconnesso.
La costa è tutto un susseguirsi di ampie spiagge, piccole calette, strade a mezza costa con strapiombi vertiginosi sul mare e rocce dalle forme più bizzarre. In più di un punto apprezziamo la scelta di aver percorso la Corsica in senso orario: stare sulla corsia esterna infatti è alquanto inquietante, dato che per delimitare la strada esiste solo un bassissimo murettino fatto di pietre appoggiate lì! Ogni tanto poi si vede sul fondo di qualche burrone la carcassa arrugginita di un'auto...
I punti più belli sono le Calanches di Piana, formazioni rocciose spettacolari dal colore rossiccio, in mezzo alle quali la strada passa; la cittadina di Porto con la sua spiaggia e il porticciolo dominato dall'antica torre genovese; la riserva naturale della Scandola, con la strada a mezza costa più pericolosa e spettacolare, le calette appena prima di Calvi, con la Punta della Revellata.
Da Calvi a Ile Rousse la strada torna ad essere ampiamente praticabile, poi c'è ancora il pezzo che scollina il Col di Lavezzo, che domina il Golfo di Saint Florent e il Desert des Agriates.
La cittadina di Saint Florent è graziosa e tranquilla, anche se nei mesi estivi si accalcano in essa migliaia e migliaia di turisti. Per fortuna la spiagge non mancano per cui (specie nelle ore mattutine) è difficile assistere a fenomeni di affollamento del tipo riviera romagnola.
Saint-Florent è un'ottima base di partenza per il giro del "dito" dell'isola (150 km), il famoso Cap Corse. La strada che percorre il dito nella sua parte occidentale è molto panoramica, ma diviene ben presto poco agevole per il solito problema del fondo stradale; l'estrema punta a nord è la punta di Agnello, prospiciente l'isola della Giraglia. Da lì in pochi km si arriva alla cittadina di Macinaggio, dotata di un famoso porto turistico. Da Macinaggio finalmente la strada ridiventa agevole e veloce, anche se la costa orientale del dito è meno interessante. Si arriva infine a Bastia, punto di approdo di gran parte dei traghetti provenienti dall'Italia.
La cittadella di Bastia è molto carina, con i suoi edifici e cattedrali risalenti come al solito al periodo della dominazione genovese dell'isola. In particolare la cattedrale di Bastia (che è la più grande dell'isola) contiene numerose decorazioni e oggetti d'alto pregio artistico. Una volta finita la visita della cittadina, una strada panoramica di una 20 di km scollina il Col de Teghime per riportarci a Saint Florent.

Il giorno dopo è purtroppo giunto il momento di rientrare in Italia, per cui ci riavviamo verso la vicina Bastia, dove un traghetto ci riporta a Livorno.
Un ritardo della nave ci fa arrivare a Livorno a sera inoltrata, per cui il viaggio di ritorno ce lo facciamo "in notturna": le strade italiane sono bellissime! :-)
I 200 km che ci separano da Bologna non li sentiamo neanche grazie alla velocissima superstrada Livorno - Firenze, e poi all'autostrada A1 FI - BO.

Sabato 17 Agosto 2002, ore 22: la nostra vacanza estiva è finita.
2650 km totali percorsi in due settimane, 0 problemi, Madison K400 perfetto, gomme Pirelli GTS superlative in ogni condizione; consumi variabili tra 17 e 23 km/l sempre in due + bagagli.  

Testo e foto by Andrew
Sito: http://www.madisonmania.com/


 

 

 

 

 

 

 

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