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Dopo la positiva esperienza del 2001,
anche nel 2002 il Madison ha accompagnato zavorrina e
me nelle nostre vacanze estive, regalandoci momenti indimenticabili.
Il Madison K400 è stato
messo alla frusta su un lungo percorso, da Bologna alla
Val d'Aosta, poi attraversando il Piemonte sino alla Liguria,
per dirigerci infine sino alla Corsica, percorrendo in
totale oltre 2600 km in due settimane.
Partenza da Bologna
il 03 Agosto 2002, ore 08 di mattina: quest'anno il tempo
è dispettoso e piove spesso, ma le previsioni meteo
ci aprono una possibilità di viaggio all'asciutto,
purchè si parta la mattina presto. Il viaggio di
andata è tutto sommato abbastanza noioso anche se
il più lungo della vacanza fatto in un solo giorno:
410 km Bologna-Aosta con
3 soste, ogni circa 100 km. Ci abbiamo messo circa 4 ore,
tenendo in autostrada una media di crociera di 120-125
km/h, superando senza problemi e con abbondanti saluti
non pochi gruppi di moto che tenevano una media inferiore.
In configurazione di pieno carico il Maddy faceva segnare
il max consumo, attestandosi sui 17 km/l (120 kg di materiale
umano + 35 kg. di bagagli).
Percorriamo la A1 interamente fino a Milano,
poi la tangenziale Ovest, imbocchiamo quindi la A4, fino
allo svincolo per la A4/5, che ci porta infine alla A5
per Aosta. Dopo pochi km
l'autostrada A5 diviene subito panoramica addentrandosi
nella vera e propria Valle D'Aosta
con scorci mozzafiato sulle Alpi che qui sono veramente
vicine. Qui troviamo anche il temuto maltempo, sotto forma
di bassa temperatura (19°C) e grossi nuvolosi neri
carichi di pioggia, che iniziano a far cadere spruzzi
di acqua.
Anche se distanti ormai poche decine di km dalla ns. meta,
decido cmq di fermarmi sotto ad un cavalcavia con frecce
di emergenza (accessorio utilissimo in questi casi perché
funzionano anche a motore spento), per abbigliare zavorrina
con l'equipaggiamento completo antiacqua. Questo come
ovvio (per fortuna!) fa immediatamente smettere di piovere,
così proseguiamo fino alla meta avendo preso in 410
km solo 100 m di pioggia... :-) Una volta in albergo depositiamo
i bagagli e approfittiamo del pomeriggio dal meteo incerto
per visitare il centro di Aosta.
Il giorno dopo andiamo nella Val
di Cogne tramite una bella statale che si inerpica
tra monti verdissimi pieni di cascatelle e corsi d'acqua.
Le strade sono buone e il Madison dà il meglio di
sé nella guida e soprattutto nei sorpassi, rapidi
ed efficaci quanto è necessario in queste strade
tutte curve. Il paesino di Cogne
è molto piacevole, il panorama è rilassante,
sullo sfondo domina il ghiacciaio.
Poco oltre Cogne si trova Lillaz,
un paesino dal quale con dieci minuti di cammino si giunge
ad una bella serie di cascate. Da Cogne c'è la deviazione
anche per Valnontey, che si trova all'inizio del Parco
Nazionale del Gran Paradiso e che ospita anche
il Giardino Alpino Paradisia, con migliaia di specie di
piante d'alta quota e una "fauna" speciale di farfalle.
Ogni tanto uno spruzzo di pioggia ci costringe ad aprire
l'ombrello, ma tutto sommato la giornata passa bene, l'unica
nota imprevista è il clima freddo, che a queste quote
anche a Ferragosto non fa mancare vento e temperature
di 18°C: in pratica teniamo addosso anche gli scaldacollo!
Al ritorno ci fermiamo nel bel Castello
di Sarre, vicino ad Aosta. Il Maniero, austero
e sobrio all'esterno, è ricco di arredamenti e opere
d'arte al suo interno. Di proprietà dei Savoia, che
ai vecchi tempi lo usavano come base per le loro imponenti
battute di caccia nel territorio di quello che sarebbe
divenuto il Parco Nazionale, è pieno zeppo di curiosi
trofei di caccia. In pratica i regnanti ammazzavano così
tanti stambecchi e caprioli che con le loro corna fecero
tappezzare alcune sale del castello, componendo - grazie
alle loro curve - numerose e belle forme geometriche,
di discutibile gusto, ma senz'altro uniche nel loro genere.
Il giorno dopo il tempo sembra essere
più clemente e ci avventuriamo sotto all'imponente
Monte Bianco, che con la
sua mole sovrasta il paesino di Courmayeur.
Da lì una deviazione senza uscita conduce
nella ridente Val Veny, popolata
da un esercito di campeggiatori e di escursionisti. La
gitarella prosegue tranquilla fino a che non ci viene
in mente di fare una capatina in Francia attraverso il
valico del Piccolo San Bernardo.
Il Madison appena sente che si deve fare una sgroppata
fino a oltre quota 2000 metri inizia subito a scalpitare
felice per l'impresa che lo aspetta. Dopo i primi scenografici
e segnalatissimi 8 tornantoni (dove lascio qualche mm
di cavalletto centrale), la strada si snoda tranquilla
in una sinfonia di curve e controcurve emozionanti e piacevoli.
Una sosta a La Thuile per
mangiare e poi affrontiamo la scalata finale. Ogni tanto
qualche Ducatone rombante e smarmittato ci sorpassa sfiorandoci
in curva e facendoci tremare i polmoni, completamente
scarburato dall'altitudine...
Dopo i 1800 metri il freschino diviene inequivocabilmente
freddo, il vento si fa sentire sempre più forte a
raffiche, la vegetazione si inaridisce man mano, per trasformarsi
a quota 2000 m in una squallida brughiera eternamente
frustata da venti gelidi e fortissimi. Un po' l'erta salita,
un po' il vento e soprattutto la quota, mi accorgo che
per far pompare il 400 4 valvole, devo aprire un po' più
del solito la manetta: evidentemente l'ossigeno qui è
meno che in pianura!
Dopo qualche giusta rimostranza da parte di zavorrina
arriviamo infine al confine e alla ex-dogana, presso la
quale sostiamo qualche minuto al riparo dal vento gelido
a 16°C. Un paio di foto documentano l'impresa fatta:
siamo sul Col du Petit St. Bernard,
2188 m!!!
Lo sconfinamento in Francia di fatto è di poche centinaia
di metri, ma non ci va di tornare ad affrontare l'impresa
della fredda scalata, quindi ci dirigiamo soddisfatti
di nuovo verso la Madre Patria. Tornati infine nella Valle
principale, facciamo una capatina nella Valsavarenche,
che si infila dritta tra due catene montuose alte e fredde,
per finire come al solito nel Parco Nazionale del Gran
Paradiso. Naturalmente anche qui ottimi paesaggi e vedute
tipiche d'alta montagna, nulla di singolare però.
La giornata successiva viene dedicata
alla visita dei principali Castelli della Val d'Aosta.
Si parte dal massiccio Castello
di Verrès, per passare al vicino ed elegante
Castello di Issogne; in seguito
arriviamo al celeberrimo Castello
di Fenis, che però richiede un'attesa per
la visita di un paio d'ore (!). Comprati i biglietti,
nel frattempo (cartina alla mano) decidiamo di andare
alla ricerca delle meno note fortezze
di Quart e Castello di Nùs.
I Castelli della Val d'Aosta sono molto ben tenuti all'esterno
e alcuni ricordano davvero i castelli delle fiabe. A tanta
ottima apparenza esterna però si associano in genere
interni scarni, privi di arredamento e decorazioni, per
cui spesso non rimaniamo completamente soddisfatti delle
(costose) visite.
Il giorno dopo ripartiamo sulla A4 alla
volta di Genova, per prendere
la mattina successiva il traghetto che ci porterà
in Corsica. Per spezzare
il viaggio, e soprattutto per sfruttare la nostra presenza
in Piemonte, abbiamo programmato sin dall'inizio due mete
significative in questa bella Regione: il Castello
di Masino (in località Caravino), e la Palazzina
Reale di caccia di Stupinigi (nei pressi di Torino).
Entrambe si rivelano mete stupende, davvero sorprendenti
per quella ricchezza degli interni che tanto ci era mancata
in Val d'Aosta! Le consiglio a tutti, davvero valgono
il viaggio. Una volta terminata la visita, proseguiamo
per Genova.
Grazie alla consulenza del Forum
MadisonMania, scegliamo per valicare i monti la
A26, la meno pericolosa; in ogni caso il tratto appenninico
è abbastanza inquietante, con curvoni veloci preceduti
e seguiti da svariate serie di gallerie. Ma dove davvero
ci si sente angosciati, è nel fare il tratto di A10
che porta da Savona sino
a Genova: due corsie risicate,
quasi senza corsia di emergenza, scavate a mezza costa
nella montagna, tutta piena di gallerie e curve, e trafficatissima,
con macchine che ti si piazzano a dieci cm dalla ruota
posteriore sfanalando per passare mentre sei in piega
al buio di una galleria in curva: una gran sudata insomma!
Per fortuna al nostro arrivo almeno ci capita di imboccare
un casello che in quel momento si inceppa e il casellante
ci manda via senza pagare! Una decina di euro risparmiati!
:-)
A Genova ci si pone un inaspettato problema: ovviamente
in cinque giorni di foto digitali a raffica ho finito
la memoria SmartMedia da 128 MB acquistata con la mia
fotocamera. A Bologna in ogni ipermercato si trova un
fotografo che in pochi minuti è in grado di scaricare
le immagini da una SmartMedia, masterizzandole in un comunissimo
CD-R. Ebbene: a Genova nessuno sa di cosa stai parlando
quando fai questa richiesta. Ti guardano con occhi strani,
quasi fossi un extraterreste... Per fortuna, anche grazie
al suggerimento del grande MadisonManiaco Eriskouma, ci
rechiamo in un nuovo mega-centro commerciale, dove al
MediaWorld troviamo un commesso disponibile, che gentilmente
ci fa l'operazione richiesta utilizzando materiale in
esposizione! Appena in tempo: sono le 21 e ormai
è tutto chiuso!
La mattina dopo carichiamo il Madison
per la traversata, e qui commetto un banale errore di
valutazione: siccome il nostro albergo è vicinissimo
alla stazione marittima (si vedono bene i traghetti dalla
finestra della nostra camera), non sto a legare per bene
lo zaino sopra al bauletto, usando solo i due spallacci
prolungati e facendo un solo giro di corda elastica. Mai
considerazione fu più sbagliata: Genova è un
labirinto di strade mal segnalate, che ci costringono
a fare avanti e indietro tre volte prima di trovare l'ingresso
alla stazione per i traghetti; in più numerose sconnessioni
e buche ci fanno alla fine cadere lo zaino, che rimane
appeso solo per l'elastico, trascinato dal Madison. La
confusione è tanta che né io né zavorrina
ci accorgiamo della caduta e trasciniamo lo zaino per
qualche decina di metri, prima che un altro scooter dietro
a noi ci segnali l'accaduto. Una volta fermi la conta
dei danni è preoccupante: lo zaino è strappato
in più punti; nel cadere la borraccia si è rotta
è ha allagato l'interno dello zaino. Per fortuna
dopo la dura lezione del mega - acquazzone preso l'anno
scorso, dentro ai bagagli teniamo sempre tutto ben sigillato
dentro a sacchetti di nylon, per cui il contenuto non
ne risente. In qualche modo riusciamo dunque a sistemare
lo zaino (bloccato con fermezza stavolta) e proseguiamo
all'imbarco.
La traversata dura "solo" quattro ore, per cui nel primo
pomeriggio siamo già a Bastia,
in Corsica. Al nostro arrivo
troviamo molti nuvolosi neri che ci aspettano dietro le
cime degli alti monti Corsi. In pratica nulla di più
o di meno che in Val d'Aosta, per cui non ci stiamo a
preoccupare più di tanto e proseguiamo sereni, forti
del fatto di non aver preso sino a quel momento quasi
nemmeno una goccia d'acqua.
La fortuna è dalla nostra e durante la nostra lunga
traversata di 130 km da Bastia a Porto-Vecchio spunta
anche il sole e si mette a far caldo.
Durante questo primo viaggio, abbiamo anche modo di conoscere
lo stile di guida corso: gli automobilisti francesi sono
in generale molto rispettosi del codice stradale, e lo
si vede da due cose in Italia praticamente assenti: 1)
rispettano i limiti di velocità; 2) circolando nella
propria corsia stanno sulla destra. In particolare, se
ti vedono arrivare dallo specchietto, si scostano ancor
di più a destra per lasciarti passare. Sapete meglio
di me che in Italia questo è praticamente impossibile!
>:-( Però anche loro hanno un difetto: si mettono
sì a destra, ma non evitano affatto di accelerare
la loro andatura durante il sorpasso. Della serie: se
hai dei cavalli nel motore usali tutti! Capita così
di trovarsi dietro a qualche macchina che sul misto ti
rallenta; la strada non consente il sorpasso; quando finalmente
la strada si raddrizza e parti per il sorpasso, il francese
si mette sì a destra, ma nel contempo pesta a tutto
gas! Qualche volta infatti mi tocca spalancare tutta la
manetta per sorpassare.
Nota di merito invece ai motociclisti francesi, tutti
educatissimi, salutano veramente tutti; però bisogna
imparare il gesto corretto per salutare. Dopo qualche
tentativo incompreso con il lampeggio, mi accorgo del
gesto convenzionale: bisogna far sporgere di poco dal
manubrio, in senso orizzontale, l'indice e il medio uniti
della mano sinistra; un po' come per accennare una "freccia
sinistra" fatta a mano"; pochi aprono anche le dita a
V. Comunque, facendo così rispondono veramente quasi
tutti. Gli unici che non rispondono o che lampeggiano
sono altri italiani! :-)
Durante il viaggio abbiamo modo di osservare come la vegetazione
cambi man mano che scendiamo verso Sud: da una situazione
simile alla terraferma, si passa gradualmente ad una vegetazione
simile a quella sarda, con cespugli bassi, scogliere e
mare sempre più azzurro.
Finalmente arriviamo al nostro primo albergo, scarichiamo
i bagagli e rimettiamo il Madison in assetto di circolazione
a breve raggio. Porto-Vecchio
è una graziosa cittadina sul mare con il suo centro
storico pieno zeppo di ristorantini che animano le serate
corse. Abbiamo modo sin dalla prima sera di assaggiare
le buone specialità Corse, a base degli ottimi prodotti
locali. La salumeria Corsa
include un vasto assortimento di prodotti, simili ai nostri
ma più piccoli, e con un sapore un po' più "selvatico".
In seguito capiremo perché: nelle strade dell'interno
si vede come i maiali siano in realtà di piccole
dimensioni, e liberi di "pascolare" allo stato brado.
In pratica si tratta di veri e propri maialini selvatici,
simpatici e per nulla intimiditi dai turisti che passano
per strada.
Altro prodotto tipico è il "brocciu",
un formaggio di capra con il quale si prepara la "salade
de chevre chaude", un piatto dal gusto forte con alcuni
pezzi di questo formaggio fusi su dei crostini. Abbonda
poi il pesce in tutte le sue forme, però rispetto
alla ns. cucina italiana, il pesce (e anche la carne)
viene sempre accompagnato (o meglio ricoperto) da qualche
insolita salsina; oppure viene associato a insolite verdure
(peperoni, ad esempio). Unico neo l'acqua,
costosissima quanto irrinunciabile: una bottiglia da 1,5
litri arriva a costare oltre 4 euro! >:-O
La giornata successiva la cominciamo a
ritmo di relax, dirigendoci di buon mattino alla famosa
spiaggia della Palombaggia,
veramente bella con la sua sabbia bianca, il mare turchese,
trasparente e la verde pineta.
Dopo qualche ora il forte sole ci suggerisce di montare
la nostra tenda da spiaggia, trasportata nel sottosella
nel suo pratico sacco. Ci godiamo la spiaggia fino al
primo pomeriggio, quando l'affollamento del luogo diviene
intenso. Partiamo allora per un bel giro nell'interno.
Partendo da Porto-Vecchio passiamo per il Col
d'Illarata, poi Zonza,
infine deviamo per il famoso e bello Col
di Bavella. Durante il tragitto abbiamo modo di
constatare come in pochi km si passi da un ambiente marino
ad un ambiente tipicamente montano, con ampie ed alte
foreste di conifere, e strade che scollinano a quote di
tutto rispetto. Il Col di Bavella è una catena di
montagne strette e affilate, con una fitta foresta di
rare conifere ai loro piedi. Il panorama è alquanto
bello.
Qui abbiamo l'esperienza di provare le strade Corse dell'interno:
l'asfalto in generale è ben tenuto, ma c'è un
grave difetto: là non fanno il fondo delle strade!
Cioè non mettono quello strato di brecciolino che
pareggia il manto stradale priva di posare l'asfalto;
quindi ci si ritrova non su una moto, bensì su una
specie di vibratore meccanico assurdo, che costringe a
tenere velocità sotto i 60 km/h per non subire un
rimescolamento degli organi interni! Non c'è sospensione
che tenga: ogni avvallamento o protuberanza del terreno
finisce direttamente in sella, moto, enduro o scooter
che sia. Per fortuna ogni tanto si alternano alcuni tratti
messi meglio. In ogni caso, fare dei km in queste strade
è stancante come farne il doppio sulle nostre statali:
meglio tenerne conto per progettare escursioni sostenibili...
La strada che scende dal Col di Bavella per tornare sulla
costa è molto panoramica, ma ad un certo punto diviene
strettissima e con il fondo molto danneggiato, per cui
ci sorbiamo una trentina di km quasi a passo d'uomo, prima
di rientrare sulla statale costiera. Naturalmente la cartina
stradale non segnala niente di questo... :-(
Nel percorso costeggiamo un fiume ricco di campeggi e
roulotte, deve essere davvero bello sostare qualche giorno
in questi luoghi dalla bellezza selvaggia... Stanchi e
soddisfatti rientriamo a Porto-Vecchio.
La giornata successiva è dedicata
alla visita di Bonifacio,
all'estremo Sud della Corsica. In quel punto ci sono alte
scogliere di bianca roccia calcarea, che offrono
panorami mozzafiato a strapiombo sul mare. In lontananza
si vede la Sardegna. Bonifacio
sorge con la sua città vecchia su un promontorio
che domina un lungo fiordo, in fondo al quale c'è
il porto turistico.
Il fiordo è difeso da notevoli contrafforti, e la
cittadella è circondata da imponenti bastioni. Al
suo interno, un dedalo di viuzze e monumenti rende la
visita assai piacevole.
Purtroppo anche qui ad un certo punto inizia a piovere,
ma noi cogliamo l'occasione per precipitarci dentro ad
un buon ristorantino già adocchiato in precedenza...
la pioggia ci fa poi indugiare a lungo sui buoni piatti
della cucina Corsa, mentre fuori la pioggia ticchetta
allegramente sulla strada. Al termine del pranzo visitiamo
il resto della cittadina, poi torniamo a Porto-Vecchio.
L'indomani si parte per trasferirci nel
secondo albergo prenotato ad Ajaccio.
Caricato il Madison, partiamo percorrendo la costa sud,
e risalendo lungo quella ovest. Dopo pochi km inizia il
primo spruzzo di pioggia che ci costringe ad indossare
le tute antipioggia complete. Come al solito appena finito
di indossarle la pioggia smette di colpo, comunque andiamo
avanti tenendole. Una trentina di km prima di Ajaccio,
la strada statale devia dalla costa e si inoltra nelle
montagne. Qui prendiamo una ventina di km di pioggia pesante,
che mette a dura prova le nostre tute e gli ottimi pneumatici
Pirelli GTS, che anche in questa occasione sono pienamente
all'altezza della situazione. Alla fine arriviamo al nostro
Hotel in Ajaccio e ci sistemiamo.
La giornata successiva è dedicata
alla visita di Ajaccio, città
natale di Napoleone e per
questo piena di suoi monumenti e ricordi. Belli soprattutto
la sua casa natale e il monumento in Place
d'Austerlitz, una grande rampa con incisi i nomi
delle sue vittorie e dominata da una sua grande statua.
Dalla cittadina parte un promontorio chiamato Punta
della Parata, con vista sulle belle isole
Sanguinaries. Qui troviamo una spettacolare mareggiata,
che alza grandi onde spumeggianti infrangendosi sugli
scogli; una torre genovese domina l'avamposto.
Il giorno dopo partiamo per una bella
escursione nell'interno della Corsica, passando per le
spettacolari Gole del Prunelli,
fino al Col de Scalella,
a 1193 m. I panorami sono davvero molto belli, si stenta
a credere che pochi km fa ci si trovava in riva al mare.
Dopo 4 km di strada sterrata messa malissimo (con enormi
buche e vacche al pascolo), rientriamo sulla statale N193,
che si snoda scorrevole fino a Corte,
la più grande cittadina fortificata all'interno della
Corsica. Dalla sua cittadella (che fu sede di un paio
di caserme della Legione Straniera) si domina un panorama
bellissimo sulle valli circostanti.
Nella città di Corte si trova l'unica università
della Corsica, voluta fortemente dal popolo Corso, anche
per testimoniare la propria indipendenza culturale, un
fenomeno molto sentito nell'isola.
Il ritorno avviene su una strada diversa, passando per
la D84 all'interno delle Scale di
Santa Regina, un meraviglioso canyon che richiama
alla memoria quelli americani più famosi. Si passa
poi per Calacuccia, d'inverno
rinomata stazione sciistica; infine si scollina il Col
de Vergio, il punto più alto della rete stradale
Corsa (1464 m).
Qualche difficoltà avviene a causa dell'assenza di
rifornimenti per parecchie decine di km, il che causa
qualche preoccupazione quando si accende la spia gialla
della riserva sul cruscotto. Per fortuna però la
riserva del Madison è abbondante e consente di fare
almeno altri 50 km in tutta sicurezza e in ogni condizione.
La strada rientra sulla costa all'altezza di Sagone,
da cui infine torniamo (un po' stanchi) fino ad Ajaccio.
Un'escursione molto bella e consigliabile, anche se i
suoi 250 km sono un po' molti, considerando la condizione
del fondo stradale di gran parte delle strade.
Il giorno dopo partiamo alla volta della
nostra ultima mèta: Saint-Florent,
sulla costa settentrionale, proprio appena ad Ovest del
"dito" dell'isola. Naturalmente
scegliamo la strada costiera; il percorso è di 240
km, e anche qui purtroppo alcuni lunghi tratti di strada
hanno il fondo sconnesso.
La costa è tutto un susseguirsi di ampie spiagge,
piccole calette, strade a mezza costa con strapiombi vertiginosi
sul mare e rocce dalle forme più bizzarre. In più
di un punto apprezziamo la scelta di aver percorso la
Corsica in senso orario: stare sulla corsia esterna infatti
è alquanto inquietante, dato che per delimitare la
strada esiste solo un bassissimo murettino fatto di pietre
appoggiate lì! Ogni tanto poi si vede sul fondo di
qualche burrone la carcassa arrugginita di un'auto...
I punti più belli sono le Calanches
di Piana, formazioni rocciose spettacolari dal
colore rossiccio, in mezzo alle quali la strada passa;
la cittadina di Porto con
la sua spiaggia e il porticciolo dominato dall'antica
torre genovese; la riserva naturale
della Scandola, con la strada a mezza costa più
pericolosa e spettacolare, le calette appena prima di
Calvi, con la Punta
della Revellata.
Da Calvi a Ile Rousse la
strada torna ad essere ampiamente praticabile, poi c'è
ancora il pezzo che scollina il Col
di Lavezzo, che domina il Golfo
di Saint Florent e il Desert
des Agriates.
La cittadina di Saint Florent è graziosa e tranquilla,
anche se nei mesi estivi si accalcano in essa migliaia
e migliaia di turisti. Per fortuna la spiagge non mancano
per cui (specie nelle ore mattutine) è difficile
assistere a fenomeni di affollamento del tipo riviera
romagnola.
Saint-Florent è un'ottima base di partenza per il
giro del "dito" dell'isola (150 km), il famoso Cap
Corse. La strada che percorre il dito nella sua
parte occidentale è molto panoramica, ma diviene
ben presto poco agevole per il solito problema del fondo
stradale; l'estrema punta a nord è la punta
di Agnello, prospiciente l'isola della Giraglia.
Da lì in pochi km si arriva alla cittadina di Macinaggio,
dotata di un famoso porto turistico. Da Macinaggio finalmente
la strada ridiventa agevole e veloce, anche se la costa
orientale del dito è meno interessante. Si arriva
infine a Bastia, punto di
approdo di gran parte dei traghetti provenienti dall'Italia.
La cittadella di Bastia è molto carina, con i suoi
edifici e cattedrali risalenti come al solito al periodo
della dominazione genovese dell'isola. In particolare
la cattedrale di Bastia (che è la più grande
dell'isola) contiene numerose decorazioni e oggetti d'alto
pregio artistico. Una volta finita la visita della cittadina,
una strada panoramica di una 20 di km scollina il Col
de Teghime per riportarci a Saint Florent.
Il giorno dopo è purtroppo giunto
il momento di rientrare in Italia, per cui ci riavviamo
verso la vicina Bastia, dove un traghetto ci riporta a
Livorno.
Un ritardo della nave ci fa arrivare a Livorno a sera
inoltrata, per cui il viaggio di ritorno ce lo facciamo
"in notturna": le strade italiane sono bellissime! :-)
I 200 km che ci separano da Bologna non li sentiamo neanche
grazie alla velocissima superstrada Livorno - Firenze,
e poi all'autostrada A1 FI - BO.
Sabato 17 Agosto 2002, ore 22: la nostra
vacanza estiva è finita.
2650 km totali percorsi in
due settimane, 0 problemi, Madison
K400 perfetto, gomme Pirelli
GTS superlative in ogni condizione; consumi
variabili tra 17 e 23 km/l sempre in due + bagagli.
Testo e foto by Andrew
Sito: http://www.madisonmania.com/
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