Trasmissione al minimo

 

 

 


Regime intermedio

 

 

 


'Altalena'

 

 

 


Accelerazione

 

 

 

L'articolo è un gentile contributo a CyberScooter da parte di C. Michieletto e tratto dal suo interessantissimo sito: Tecnomania che vi invitiamo a visitare.
 · IL VARIATORE
03/03/04
by CyberScooter: C. Michieletto
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Vedi anche: 1^ parte

Il cambio automatico degli scooter: il variatore.
Tutto ciò che da sempre avete osato chiedere e cui nessuno ha mai dato una risposta
. Seconda parte.

Facciamo una corsa!
Nella speranza di essere stato chiaro fino a questo punto, vediamo di entrare nel vero e proprio funzionamento. Ricomponiamo tutte le parti, andiamo a fare una corsa con il nostro scooter ed in modo virtuale osserviamo cosa avviene dentro alla trasmissione.
In questo momento il motore è in moto al regime del minimo: la "plg.mtr" è aperta (rapporto corto) e la frizione risulta disaccoppiata, perché la forza centrifuga dei pattini della frizione non sono in grado di vincere il tiro delle molle relative.
Aumentiamo leggermente il regime del motore fino ad ottenere l'innesto della frizione, con conseguente movimento dello scooter. In questa condizione, la spinta dei rulli è ancora insufficiente per chiudere la "plg.mtr" e pertanto abbiamo inserito ancora un rapporto corto, l'equivalente della 1a marcia.
Ora possiamo aumentare nuovamente il regime. La spinta dei rulli comincia a chiudere la "plg.mtr" e di conseguenza si apre "plg.cnd". Essendo variati i diametri d’avvolgimento della cinghia sulle pulegge, si ottiene un allungamento del "rap.trs", come si fosse innestata la 3a o 4a marcia.
Apriamo completamente l'acceleratore e portiamo il motore alla massima velocità. I rulli hanno ormai chiuso completamente la "plg.mtr", l'equivalente del rapporto più lungo (5a).
Ora possiamo togliere il gas, e utilizzando il freno motore, lasciamo che il mezzo si fermi. Analogamente a quanto avvenuto, ritroveremo le stesse fasi, ma invertite nella sequenza. In questo caso il processo terminerà nel momento del disinnesto della frizione, perché il suo numero di giri non sarà più in grado di assicurare una sufficiente spinta ai suoi pattini. Venendo a mancare il cosiddetto "freno motore", solo l'intervento dei freni potrà permettere il completo arresto del mezzo.
Fino a qui sembra tutto semplice, sembra di trovarsi di fronte ad un’altalena. Da una parte c'è il peso equivalente della forza centrifuga generata dai rulli, dalla parte opposta, a contrastarla, la spinta della molla presente sulla "plg.cnd", in mezzo la cinghia elemento passivo che funge da asta.
Quando si aumenta il numero di giri, per effetto della forza centrifuga, il maggior peso equivalente dei rulli riesce a vincere la forza della molla, determinando un allungamento del "rap.trs", viceversa appena si riduce il regime del motore otteniamo un "rap.trs" più corto.

La guida elicoidale
Nell'esposizione della "corsa" ho volutamente omesso una fase molto importante: l'accelerazione. Ovviamente stiamo parlando di un’accelerazione energica, quella che in genere è richiesta per un sorpasso di un autoveicolo o una partenza da fermo per il classico "scatto" al semaforo.
Vi ricordate la "guida elicoidale" presente sulla "plg.cnd", adesso è il momento di parlarne, giusto per complicare un po' le cose! Anche se il concetto è semplice, all'atto pratico risulta poco intuitivo e richiede un attimo d’attenzione.
Come avrete notato nella precedente tavola appare inspiegabilmente una seconda molla (tratteggiata) che contribuisce a contrastare il peso dei rulli. Ovviamente non è un errore, ma rappresenta in forma di principio l'azione svolta dall'insieme semipuleggia mobile e guida elicoidale.
Se mi concedete un esempio: cercate di immaginare di tirare una fune (cinghia) avvolta su un dado (semipuleggia) e che lo stesso sia posto su una vite (perno riduttore). Nel momento che tirate la fune, il dado si avviterà sulla vite, con la sua conseguente traslazione lungo il perno, analogamente a quanto avviene nella nostra guida eleicoidale.
Il tiro della cinghia sulla "plg.cnd" determina un avvitamento della semipuleggia mobile e conseguente generazione di una spinta assiale che sommandosi alla forza della molla, andrà a chiudere in modo più energico la gola della "plg.cnd" accorciando il "rap.trs".
Ritorniamo alla nostra "corsa" in scooter e osserviamo cosa avviene prima, durante e dopo un’accelerazione. Immaginiamo di procedere ad una velocità tale per cui il variatore sia in una condizione di rapporto medio/lungo.
Una repentina apertura dell'acceleratore, provocherà immediatamente un brusco aumento di coppia e quindi di trazione. La "plg.cnd" sotto l'azione del maggior tiro della cinghia, come già detto in precedenza, tenderà a chiudere la semipuleggia obbligando la cinghia a percorrere un diametro maggiore con un conseguente "rap.trs" più corto. E' come se avessimo innestato un rapporto inferiore, ottenendo dal motore un’accelerazione più incisiva (l'effetto è marcato in corrispondenza del regime di coppia massima del motore).
Appena però parzializziamo l'acceleratore, venendo a mancare questa sovra-coppia, sarà limitato l'effetto della cosiddetta "guida elicoidale", consentendo alla trasmissione di allungare il rapporto e riportarsi nella condizione d’equilibrio iniziale.
Adesso è il Vostro turno e vediamo di fare una piccola verifica: cosa succede se nella condizione iniziale sopra descritta, chiudiamo l'acceleratore?...
La soluzione non è proprio immediata e scontata; probabilmente la vostra risposta non è del tutto corretta! Il guaio è che non avete considerato il senso d'avvitamento della semipuleggia o potremmo chiamarla anche "dado".
Provate a prendere tra le mani una vite completa di dado (nella mano sinistra la vite, nella destra il dado). Ruotando il dado in senso orario (fase accelerazione) lo stesso si avviterà sull'asse avvicinandosi alla testa della vite. Rispettando lo stesso verso di rotazione fate ora ruotare vite (decelerazione) e vi accorgerete che il dado tenderà a svitarsi.
Nella fase considerata (decelerazione) non è più il motore a determinare la trazione sulla cinghia, ma trasformandosi in un vero e proprio "freno motore" è trascinato dalla ruota o meglio dal perno del riduttore. Tutte le forze s’invertono e come tale s’inverte il senso d’avvitamento della semipuleggia e l'effetto generato. La forza, in netto contrasto con la spinta della vera molla, tenderà ad aprire "plg.cnd" allungando il "rap.trs". Ecco finalmente spiegato perché gli scooter hanno un pessimo "freno motore" .
Proprio nel momento in cui avremmo bisogno di un "rap.trs" più corto, per avere un freno motore più incisivo, il nostro cambio automatico innesta la "5a". Il problema si evidenzia soprattutto in montagna nelle lunghe discese, dove per mantenere sotto controllo la velocità siamo costretti ad intervenire sui freni.
Contrariamente a quanto affermato da alcune riviste del settore, anche i grossi maxi-scooter dell'ultima generazione sono affetti da tale comportamento. Ovviamente il problema è mascherato dalla generosa cubatura che comunque riesce ad assicurare un sufficiente "freno motore" anche con "rap.trs" lungo.
L'unico scooter che ha tutte le carte in regola per superare l'inconveniente è il Burgman 650 della Suzuki. Per muovere le semipulegge non utilizza né forze centrifughe né tanto meno "guide elicoidali", ma il tutto è mosso da un attuattore elettromeccanico controllato ovviamente dall'onnipresente computer.

Testo e immagini a cura di: C. Michieletto

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iInnesto frizione

 

 

 


Trasmissione al massimo

 

 

 


'Altalena contrastata'

 

 

 


Decelerazione

 

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