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STRATOSPHERE (Prototipo)
Da Tokyo ci si aspetta di tutto, anche veicoli lontani
dalla nostra immaginazione, tanto che Stratosphere
sembra quasi una moto normale. Solo ad un esame molto
superficiale però! Non possono sfuggire i sei collettori
di scarico che viaggiano vicini come canne d'organo e
rappresentano l'elemento più caratteristico di
un propulsore incredibilmente compatto. Tanto che longitudinalmente
è paragonabile a quello del GSX 1400, superando
il limite principale di questa architettura, in voga negli
anni ottanta e poi archiviata fino ad ora.
Ok, va bene che è un prototipo interessante, ma
cosa ci fa su CyberScooter? Volevate che Suzuki mancasse
all'appuntamento della moto automatica? Naturalmente no,
e lo fa a modo suo, ovvero con un cambio servoassistito
(a pedale) che non richiede l'uso della frizione, ma ne
conserva la leva e la possibilità di cambiare anche
in modo tradizionale per offrire al pilota la possibilità
di scegliere in base al percorso e ai gusti del momento.
La linea sembra un chiaro riferimento alla Suzuki Katana
750/1100 degli anni ottanta, che già allora fece
discutere a lungo, anche se forse meno riuscita. La vista
laterale ha un andamento piuttosto piatto ed il mix di
citazioni hi-tech, come il gruppo ottico anteriore e old-style,
come la sella color cuoio sembrano respingersi, ma si
sta parlando di gusti personali.
È però nella cura dei particolari che questa
Stratosphere sembra superare anche i prototipi più
appariscenti. Quello che più colpisce è
il faro anteriore, composto da quattro unità con
tre led ciascuna, sorrette da una 'freccia' in alluminio
da cui parte l'esile parabrezza, regolabile su più
posizioni, che ripara il compatto cruscotto digitale.
Al centro del gruppo ottico si trova una minuscola telecamera
con cui registrare il percorso della gita per poi rivederlo,
e rivivere i momenti più emozionanti. Regolabili
sono anche i semimanubri e alle pedane è possibile
estrarre un supporto per il tacco, in aiuto nelle accelerazioni,
che devono essere brucianti visto che il motore da 1100cc
pare accreditato di numerosi cavalli e soprattutto pronti
e reattivi come solo un sei cilindri può offrire.
Se poi volete sentire come 'suona', potete farlo nel sito
originale Suzuki, QUI.
Quello che sembra essere il serbatoio carburante è
solcato dai tasti di regolazione dell'impianto musicale
e del cupolino. La musica viene poi veicolata all'interno
del casco, attraverso un inedito sistema che ne sfrutta
la visiera. Naturalmente la chiave d'accensione è
sostituita da un comando elettronico che gestisce anche
una base antifurto da sistemare nel box. Altra chicca
i supporti per le borse laterali integrate ed estraibili
dal montante laterale. Non manca qualche concessione al
kitsch giapponese, con i laterali del radiatore in allumino
'damascato' e le lucine blu che corrono lungo il serbatoio.
La ciclistica appare più tradizionale, con il telaio
in alluminio, il forcellone bibraccio, il monoammortizzatore
posteriore e la forcella a steli capovolti. Poderosa la
coppia di dischi freno anteriori, stretti da pinze radiali
Tokico.
Un prodotto che potrebbe vedere anche la via della produzione,
magari con un look meno ardito.
· Sky Wave 250 Type-S
(Esibizione)
Allo stand era inserito fra gli 'Exibition Model', ma
lo Sky Wave 250 Type S, ha molto l'aria di poter essere
il nuovo restyling della serie Burgman 250/400. Al momento
non ci sono né conferme né smentite, ma
anche l'utilizzo dello stesso nome 'Type S' di un modello
attualmente in produzione, sembrano confermare questa
deduzione. Staremo a vedere. Rispetto al Burgman attuale
le linee si fanno più elaborate e spigolose, forse
troppo, con evidenti richiami alle elaborazioni più
in voga in Giappone. Molto curati i gruppi ottici e lo
scudo anteriore con le inedite feritoie laterali. Ciclisticamente
non sembrano esserci rivoluzioni, solo la ruota anteriore
cresce a 14 pollici e il freno a disco passa sul lato
destro, mentre per il motore viene dichiarato, ma non
quantificato, un aumento di potenza. Salto di qualità
invece nell'uso quotidiano, con la 'perdita' della chiave
d'accensione a favore di un sistema di riconoscimento
elettronico che incorpora l'immobilizer. Cresce di poco
anche il vano bagagli sotto la sella, già enorme,
che raggiunge il valore record di 62 litri (erano 55).
Ormai d'obbligo il cupolino basso e il manubrio cromato,
mentre speriamo in altri colori oltre all'azzurrino delle
foto.
Se si tratta della quarta versione del Burgman, non sembra
contenere elementi particolarmente innovativi, ma conferma,
aggiornandola, una formula che ha ancora numerosi estimatori,
in Italia come in Giappone.
· Sky Wave 250/400
SS (Produzione)
Poco da aggiungere su questa versione denominata SS (Super
Sport?), esposta a Tokyo e già in vendita in Giappone,
rappresenta l'estremizzazione del Type S in vendita anche
da noi, con il cupolino in tinta con la carrozzeria e
il sellone che perde lo schienale del pilota a favore
di quello per il passeggero. Manubrio, leve, specchi,
coprimarmitta e cavalletto laterale cromati convivono
con ruote verniciate di nero e plastiche in colori sgargianti.
Non dovrebbe vedere la via dell'esportazione, anche perché
gli occhi sono tutti puntati sul Type S di cui sopra.
Ma il modello che veramente vorremmo diventasse realtà
è il G-Strider presentato
due anni fa, chi se lo fosse perso, può vederlo
QUI.
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