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 · YAMAHA T-MAX 500 ABS
09/07/07
PROVA SU STRADA
pag. 1/1

Non sono molti i modelli che possono ambire ad essere inseriti in un'ipotetica storia sull'evoluzione dei motocicli, ed il Tmax 500 è uno di quelli. Un veicolo a cui sta stretta la definizione di moto o di scooter, un veicolo trasversale in grado di coniugare, come nessun altro, il piacere di guida di una moto con il comfort e la funzionalità di uno scooter. Orami è diventato un vero e proprio status symbol, anche grazie ad una linea che sembra non risentire degli anni che passano e ad un'affidabilità a tutta prova. I risultati di vendita poi sono strabilianti, soprattutto considerando una quotazione piuttosto impegnativa.
Ovviamente sull'argomento sono stati scritti fiumi di parole, solo su CyberScooter ci sono una quindicina di prove a cura dei lettori e della redazione, sulla prima e seconda versione, e facendo una ricerca in rete c'è da passare l'intero periodo di ferie a leggere ilmateriale pubblicato. Se però restringiamo il campo al modello ABS, le informazioni reperibili e le prove su strada sono infinitamente meno. Un vero peccato perché, alla luce della prova condotta, risulta sicuramente la versione più completa, e che vale tutta la differenza di prezzo.
Se poi abbiniamo la versione ABS ad un allestimento con bauletto e parabrezza maggiorato, per metterne alla prova le qualità turistiche, invece dell'agilità tra i cordoli, allora otteniamo una prova alquanto rara. Strano anche in questo caso, visto che le qualità del Tmax in una guida al limite sono ben note, ma poi su strada la condotta è, e deve essere un'altra, ben più rispettosa dei limiti e degli altri, quindi l'utilizzo ideale di un veicolo polivalente come il Tmax diventa proprio il turismo, a medio e ad ampio raggio.
Ecco allora le impressioni dopo quasi duemila chilometri percorsi fra un viaggio a Colonia (D) ed altre escursioni nel nord Italia.

LINEA / DOTAZIONI
Quella che presentiamo è la versione 2006, che a livello di dotazioni non differisce sia da quella del 2004, a cui vi rimandiamo per una descrizione dettagliata, che da quella 2007, attualmente in vendita.
Dopo sette dalla presentazione, non si può certo parlare di linea sorpassata, rappresenta anzi un raro esempio di equilibrio fra eleganza e sportività, copiata da più parti, ma non eguagliata. Il fascino di questa versione 'all black' è poi indiscutibile e non viene particolarmente 'turbata' neppure da questo allestimento votato più al comfort che al look.
La qualità costruttiva è facilmente percepibile sia nella visione d'insieme che nell'osservazione dei particolari e la stessa sensazione rimarrà a fine prova. Pochi fronzoli e molta sostanza, con qualche punto debole nelle pedane del passeggero un po' spartane e nella mancanza di un vano retroscudo più capiente e in una presa a 12 volt.
La strumentazione è completa ed elegante, dotata di display digitale multifunzione, anche se mancano informazioni relative allo stato della batteria. Alla voce comandi, molto utile il freno di stazionamento, soprattutto in ottica turistica, meno funzionali gli specchi retrovisori, ingombranti nel traffico e neppure così efficaci quanto a visibilità.
Il vano sottosella non è fra i più capienti, ma piuttosto sfruttabile, contiene senza problemi un casco modulare e altro materiale o una valigia rigida e non scalda eccessivamente il contenuto.

ACCESSORI
La versione utilizzata per la prova monta:
- il portapacchi originale in tubi metallici (68 €), decisamente robusto, anche se un po' alto e che per il montaggio richiede la foratura del codino,
- la piastra e il bauletto originale Yamaha in tinta (160€), accreditato di una capienza di 48 litri e in grado di ospitare due caschi modulari o tutto il necessario per un week-end al mare
- il parabrezza maggiorato antigraffio, che offre 120mm di estensione in più, anche se non protegge le mani ed è parecchio costoso (176 €).

CICLISTICA
Inalterata rispetto alla versione 2004 rappresenta una delle soluzioni più raffinate tutt'ora disponibili fra i veicoli 'ibridi' moto-scooter, cioè il posizionamento fisso del motore al telaio. Una struttura in tubi d'acciaio con struttura a diamante che alloggia il propulsore in posizione centrale, con un vero e proprio sistema di trasmissione finale a catena, doppia, che lavora in bagno d'olio protetta all'interno di un carter sigillato. Soluzione che permette di sgravare la ruota posteriore dal peso del motore, al contrario di quanto avviene negli scooter tradizionali, permettendo alla sospensione posteriore di lavorare in modo ottimale sia nell'assorbimento degli ostacoli che nelle sollecitazioni della guida veloce. Se a questo aggiungiamo un monoammortizzatore di qualità che lavora in estensione nella parte inferiore del telaio, capiamo il motivo di un funzionamento rigoroso sul veloce e al tempo stesso morbido sulle asperità, come non avviene su nessun altro scooter. In un contesto così favorevole risulta però ancora più incomprensibile la scelta di non dotare l'ammortizzatore della regolazione nel precarico, creando inutili problemi nell'uso a due e/o con bagagli al seguito.
Di qualità anche la forcella con steli da 41mm, un'unità dotata di doppia piastra, anche questa una caratteristica riscontrabile solo sui veicoli di maggior pregio e che assicura maggiore rigidità al tutto.
Le ruote sono da 14 all'anteriore e da 15 al posteriore con pneumatici di tipo radiale da 120/70 e 160/60 di diametro, soluzione inusuale, ma estremamente efficace.
E veniamo finalmente all'impianto frenante, fiore all'occhiello di questa versione: come tradizione Yamaha nessun sistema combinato, ma controllo indipendente del doppio disco anteriore e del posteriore, tutti da 267mm. con pinze anteriori a doppio pistoncino e singolo dietro. Fin qui tutto identico alla versione 'normale', quello che cambia nel modello ABS è la presenza di una centralina collegata alle pinze freno, che monitorizza costantemente la velocità di rotazione delle ruote ed è in grado d'intervenire istantaneamente in caso di bloccaggio del pneumatico sull'asfalto, diminuendo la potenza frenante per ristabilire l'aderenza sull'asfalto, per poi ripristinarla e ridiminuirla e così via fino all'arresto del veicolo. Concettualmente agisce come farebbe un pilota professionista, solo che lo fa molto più velocemente, non si distrae mai e si adatta istantaneamente al tipo di fondo e di velocità del veicolo, allo stato degli pneumatici etc. Una sorte di angelo custode di cui non sentiamo praticamente mai la presenza, ma che 'appare' quando ne abbiamo veramente bisogno. Yamaha non rilascia informazioni dettagliate sul suo funzionamento, se non che si tratta di un sistema a due canali, cioè che agisce in modo indipendente su entrambe le ruote.
Non è un veicolo imponente, ma le dimensioni sono importanti e anche il peso dichiarato in 205kg non lo rendono lo scooter più maneggevole in ambito urbano, ma per un uso turistico sono valori più che accettabili e inferiori a motocicli carenati con la stessa destinazione d'uso.
Rimane sottodimensionato il serbatoio carburante, che con soli 14 litri obbliga a soste frequenti, soprattutto se non si lesina con l'acceleratore.

MOTORE
La versione testata è del 2006, quindi omologata Euro 2, ma le differenze con quella attuale, Euro 3, sono minime e si riducono ad un lieve calo della coppia massima, da 47,6Nm a 45, ottenuti a 6500 giri anziché 6250. Esteticamente la versione 2007 si riconosce dalla marmitta catalitica di maggiori dimensioni e dalle colorazioni. Strutturalmente si tratta di un bicilindrico parallelo posto orizzontalmente e dotato di un 'terzo pistone' contrapposto, con funzione antivibrazioni, che si muove in aria libera.
Un motore raffinato, ovviamente raffreddato a liquido e alimentato ad iniezione elettronica, con doppio albero a camme e testata ad otto valvole. Inusuale la soluzione a 'corsa lunga' (viene definito così un motore in cui la misura della 'corsa' supera quella dell'alesaggio) che contribuisce a determinarne la coppia generosa e regolare ai bassi regimi. Complessivamente un propulsore originale e sofisticato, ma anche costoso, e che giustifica, almeno in parte, un prezzo finale piuttosto elevato.

IN VIAGGIO
La sella è piuttosto elevata, in più scende allargandosi velocemente e questo consiglia piloti di altezza non inferiore al metro e settanta, ma anche non superiore al metro e novanta, pena un'inclinazione eccessiva delle gambe e qualche possibile contatto delle ginocchia con il retroscudo.
La posizione in sella è di compromesso, con un manubrio più basso e avanzato di competitor più votati al turismo, questo porta ad una posizione più inclinata verso il manubrio, che a lungo andare, complice l'impossibilità di arretrare le gambe e la modesta efficacia del poggiaschiena, può provocare qualche indolenzimento alla schiena, ma stiamo parlando di qualche centinaio di chilometri, non certo della gita al lago. Favorevole la possibilità di allungare le gambe sulla porzione di pedana inclinata.
Lo spazio dedicato al passeggero è ampio, ma non eccessivo, come capita in alcuni competitor, ma il vero vantaggio è costituito dal ridotto sbalzo rispetto alla seduta del pilota, che favorisce il contatto pilota-passeggero, contiene lo spostamento verso l'alto del baricentro riducendo gli effetti negativi sulla guida, offre maggiore riparo a chi sta dietro, soprattutto al crescere della velocità, col solo limite di offrire una visuale meno panoramica. Pedane e maniglione sono comodi e ben posizionati e la presenza del bauletto consente di poggiare la schiena nelle tratte autostradali, anche se sarebbe auspicabile un cuscino imbottito.
Caricato il sottosella con i bagagli più pesanti e il bauletto con il materiale più leggero ed ingombrante, pilota e passeggero sono pronti a partire. La prima nota positiva è offerta dal 'sound' del propulsore, sommesso e corposo al tempo stesso, subito dopo si nota la diretta correlazione fra rotazione dell'acceleratore e ripresa del veicolo, senza dover 'aspettare' la crescita del numero di giri, come accade coi monocilindrici.
Anche l'efficacia delle sospensioni è di ben altro livello e questa volta non solo nei confronti della concorrenza monocilindrica, la nota dolente però si affaccia alla prima curva, sottoforma di 'grattata' del cavalletto centrale sull'asfalto. L'ammortizzatore ha un comportamento impeccabile con alla guida il solo pilota (non troppo corpulento), ma con il passeggero e magari qualche bagaglio, si comprime (in realtà si estende, visto che lavora al contrario), riducendo l'altezza da terra e limitando vistosamente le possibilità di piega del veicolo. Un vero peccato, viste le qualità di guida e riconducibili all'ammortizzatore di primo equipaggiamento, privo di regolazione del precarico, una modifica che ci aspettavamo fin dal 2004, e che ancora tarda ad arrivare. Sappiamo che esiste una soluzione aftermarket, a cui ci si può rivolgere per non perdere il gusto della piega (pur senza esagerare) anche in coppia.
Quello che rimane indiscutibile è il feeling con la ruota anteriore, più vicino ad una moto che ad uno scooter tradizionale e che consente di guidare con una sensazione di sicurezza e solidità dell'avantreno molto appagante, anche sul veloce. Di contro alle basse velocità i cambi di direzione e la discesa in piega richiedono una maggior decisione, ma anche questo finisce per rendere la guida più appagante e coinvolgente, anche se non necessariamente più efficace.
La potenza è più che sufficiente per viaggiare a velocità di gran lunga superiori a quanto consentito dal codice, permettendo sorpassi veloci e quindi sicuri, soprattutto partendo dai bassi e medi regimi, dove il bicilindrico offre il meglio di sé. E sono proprio questi i regimi più richiesti nell'uso turistico, fatto non solo di grandi spostamenti, ma anche di inversioni, riprese, tornanti, salite etc. La resa agli alti regimi viene infatti utilizzata prevalentemente in autostrada e solo infrangendo il muro legale dei 130km/h. E qui viene fuori l'esperienza maturata sulle autostrade tedesche, le uniche dove ancora esistono tratti privi dei limiti di velocità. In queste condizioni il Tmax può essere spremuto di ogni cavallo per accorgersi che la velocità di punta, con parabrezza maggiorato, bauletto e due passeggeri a bordo non va oltre i 160km/h indicati, che scendono ulteriormente nei tratti in pendenza, per superarli, fino a quasi 170, solo nei tratti in discesa. Va detto che questi tratti senza limiti sono sempre meno e che deve vigono i 130km/h è raro trovare chi viaggia a più di 150km/h, il risultato è una mortalità e incidentalità inferiori a quelle italiane, a riprova che non sono i limiti imposti, ma la testa di chi guida a fare la vera sicurezza.
In termini puramente turistici comunque, viaggiare a 160 invece che a 140km/h non porta particolari vantaggi, soprattutto perché il tempo che si guadagna se ne va, con gli interessi, nelle soste carburante che si fanno più numerose al crescere della velocità. Viaggiando a manetta non si fanno più di 12km/litro, che con 14 litri di serbatoio significa una sosta ogni 150km, mentre viaggiando a 130 si arriva a 16km/lit e quindi ad una sosta ogni 190km. Solo passeggiando nel rispetto assoluto dei limiti si arriva a superare la soglia dei 20 chilometri a litro. Le medie che si possono tenere non sono comunque particolarmente elevate soprattutto se paragonate a motocicli con oltre 20litri di serbatoio.
Quello che ben pochi motocicli possono offrire è però un comfort di guida e una protezione aerodinamica solo paragonabili, particolarmente con il partabrezza maggiorato. Sono sempre contrario ai parabrezza che superano l'altezza degli occhi, perché limitano la visuale, soprattutto in caso di pioggia, ma in questo caso chi misura un metro e ottanta, può guardare ancora sopra il bordo, godendo però di una protezione aerodinamica e di un comfort acustico davvero elevati, con il solo limite di un incremento dei turbini che raggiungono il passeggero e che spingono verso il parabrezza. Per sapere se fa o meno al caso vostro l'unica è provare, anche se un plexiglass regolabile, vista anche la classe del veicolo, sarebbe la soluzione più adeguata.
Altro punto a sfavore dei plexiglass alti e dei bauletti posteriori è l'influsso negativo che hanno sulla stabilità del veicolo e sulla sensibilità alle scie, ma con il Tmax non accade nulla di tutto questo, l'eccellente ciclistica è in grado di sopperire a tutto e la sensazione di stabilità è tale, soprattutto con il passeggero, che non è raro arrivare a strisciare il cavalletto sui curvoni autostradali presi a piena velocità.
Viaggiare veloci è utile nei lunghi trasferimenti, ma significa mettere in previsione la necessità di frenate d'emergenza anche a partire da velocità elevate. Diciamocelo onestamente, chi se la sente di pinzare deciso viaggiando a 150km/h per evitare la frenata improvvisa di chi ci precede? Premesso che la soluzione migliore è sempre tenere una distanza di sicurezza adeguata, di imprevisti ne possono sempre capitare e qui l'azione dell'ABS è davvero esemplare, soprattutto in un veicolo come il Tmax, dove l'esuberanza del freno posteriore porta facilmente a bloccaggi indesiderati. Alziamo la posta in gioco e pensiamo ad una frenata su fondo bagnato, sempre da 150km/h... Personalmente, dopo vent'anni di moto e dieci di scooter preferirei non rinunciare mai ad un veicolo dotato di ABS. Addirittura l'ABS è un ottimo sistema per imparare a frenare: basta pinzare con decisione e aspettare la prima avvisaglia di blocco del pneumatico, subito corretta dalla centralina, così facendo ci si accorge di quanto si può osare, anche sul bagnato, ma che senza ABS non abbiamo mai azzardato fare. In termini pratici uesto significa metri preziosi guadagnati, e/o scivolate evitate, significa poter sfruttare al massimo l'aderenza asfalto-pneumatico in ogni condizione.
Nel caso specifico del Tmax, il doppio disco anteriore ha un ottimo funzionamento, con un attacco deciso (almeno rispetto alla media degli scooter) ed una progressione e modulabilità di tutto rispetto, che il sistema ABS sfrutta fino in fondo, anche grazie all'ottima forcella. Addirittura si percepiscono dei leggerissimi stridii di frenata, segno che la centralina non gioca d'anticipo, ma permette 'staccatone' al limite, intervenendo solo quando serve. Allo stesso tempo riesce a tenere a bada un posteriore esuberante ed incline al bloccaggio, quindi nessun limite, soprattutto nella guida turistica, solo vantaggi. Certo non è possibile fermarsi in 'derapata', ma se è questo che volete, forse dovreste orientare le vostre attenzioni ad un 'supermotard' e ad un utilizzo in pista.
Ritornando alle lunghe tratte autostradali, si apprezzano anche le vibrazioni limitatissime a manopole, pedana e sella, la comodità di quest'ultima per pilota e passeggero, anche se il poggiaschiena del pilota meriterebbe un più ampio range di regolazioni e al passeggero andrebbe dedicato un cuscino imbottito sul bauletto.
Per chiudere, un dettaglio fastidioso nell'aerodinamica è il ricircolo d'aria all'altezza dei fianchi, che insinua spifferi all'interno dei giacconi tre/quarti, tanto che è da preferire un giubbino corto o una tuta.

CONCLUSIONI
Da molti è considerato uno scooter sportivo, anche se come abbiamo visto è piuttosto riduttivo considerarlo 'scooter', e allo stesso tempo è poco sportivo se paragonato ad una moto, ma svolge egregiamente il ruolo di 'sport tourer' a medio raggio.
Per un uso prettamente turistico soffre di una ridotta autonomia e di una posizione in sella migliorabile, in più nell'uso in coppia con bagagli l'angolo di piega si riduce eccessivamente. In compenso tenuta di strada e stabilità sono da primo della classe, lo stesso dicasi per le sospensioni (anche se quella posteriore dovrebbe essere regolabilie), mentre a livello di peso e maneggevolezza si potrebbe guadagnare qualcosa.
Dulcis in fundo la frenata, già di ottimo livello, anche se con un posteriore troppo esuberante, diventa pressoché perfetta
se accoppiata all'ABS. Potente e sicura, ma anche modulabile e sempre ben percepibile, grazie ad una ciclistica da riferimento.
Il propulsore dà il meglio di sé ai regimi bassi e medi, dispone poi di un buon allungo, ma non eccezionale con una velocità di punta solo discreta, particolarmente in questa configurazione con parabrezza maggiorato e bauletto. Intendiamoci la velocità è più che sufficiente a polverizzare tutti i limiti di velocità disponibili in Italia, e a consentire sorpassi rapidi e sicuri, ma sulle autostrade tedesche si può desiderare qualcosa in più.
Rimane una quotazione piuttosto elevata, in parte giustificata dalla qualità e unicità del prodotto e in parte dal suo essere status symbol, su una cosa però non ho dubbi, la versione migliore è quella dotata di ABS, peccato quindi che le colorazioni speciali vengano importate in Italia solo prive del sistema antibloccaggio.

Testo: Fabrizio Villa
Foto: Moica Il Grande



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ABBIGLIAMENTO
Casco:
Nolan
N102 Matrix
Giacca:
Tucano Urbano 'Pari
Tucano Urbano
'Aviatore'
Stivali:
Oxtar
'Urban'

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