>> YAMAHA


 

 

SCHEDA
Cilindrata: 395 cc
Peso: 201 kg
Velocità: ND
Potenza kW: 25/7250
Coppia Nm: 37/6000
Norme: Euro 2
Prezzo: 6.190 Euro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 · Yamaha MAJESTY 400 '05
16/09/05
DESCRIZIONE
pag. 1/2
Vedi anche: Prova su strada,

PREMESSA
Dalla presentazione al Salone di Milano 2003 e successiva commercializzazione, sono passati quasi due anni, e finalmente anche CyberScooter ha avuto la possibilità di testarlo, lungamente, su strada.
Nel frattempo la prima versione (di cui potete leggere 5 prove di altrettanti lettori), è stata sostituita da quella 2005, arrivata dai Concessionari nell'autunno 2004, anche a seguito di una serie di lamentele dei legittimi proprietari (di cui potete leggere nella sez. Bene&Male).
Con l'occasione, oltre agli aggiornamenti degli elementi contestati e di altri dettagli, si è montato un doppio disco anteriore e (sigh!) ritoccato il prezzo al rialzo.
Preso atto che il mezzo è stato piuttosto 'chiacchierato' con opinioni anche discordanti, il notevole successo di vendite è però innegabile, tanto da arrivare al 6° posto della classifica 2004, superando il concorrente diretto, il Suzuki Burgman 400: 9.144 a 8.787. Naturalmente la sfida si sta ripetendo quest'anno..., ma ora basta parlare del passato, veniamo alla descrizione dettagliata del 'nostro' Majesty 400 in versione 2005.

COSA ASPETTARSI
Siamo da sempre sostenitori dei 400cc, una cilindrata intermedia che consente di ottenere veicoli sufficientemente potenti e veloci, mantenendo al contempo agilità e costi contenuti (anche assicurativi). Majesty 400 aggiunge ampi vani bagagli, una linea elegante e ottime finiture, unite al blasone Yamaha.
Del resto il 400 non fa che estendere le potenzialità del veicolo da cui trae origine, quel Majesty 250 che da ormai 10 anni non si 'schioda' dalla top ten dei veicoli più venduti. Con 150cc in più ed una ciclistica innovativa consente medie autostradali e sorpassi inarrivabili al fratellino, riuscendo a svicolare ancora bene nel traffico.
Si tratta comunque di uno scooter gran turismo, confortevole ed elegante, per chi ha pruriti sportivi Yamaha propone il Tmax 500, mentre chi si 'accontenta' di una cilindrata inferiore non ha che da scegliere fra il citato Majesty 250, il compatto Versity XC 300 e il nuovissimo X-max 250.

PUNTI DI FORZA
Non è facile conquistare i sempre più esigenti scooteristi italiani e per farlo ogni modello deve sfoderare caratteristiche innovative e un mix di qualità che mettono a dura prova ingegneri ed esperti di marketing.
Il Grand Majesty (denominazione per il mercato giapponese), pur senza stupire, centra pressoché tutti i desideri del suo target.
Innanzitutto con la qualità dei materiali, la cura delle finiture e la linea elegante, poi con comodità e protezione offerte a pilota e passeggero, oltre allo spazio bagagli fra i più capienti in assoluto. Senza dimenticare la strumentazione completa e l'apertura centralizzata.
Anche sotto le plastiche ci sono piacevoli sorprese: un bel telaio in alluminio, tre freni a disco e ruote da 14/13 pollici. Il tutto spinto da un sofisticato propulsore monocilindrico con doppio albero a camme, testata a quattro valvole ed alimentazione ad iniezione elettronica, naturalmente Euro 2.

LINEA
Ci sono scooter che piacciono solo 'alla lunga', altri che dividono entusiasti e detrattori, il Majesty 400 è piaciuto subito e praticamente a tutti. Un bel risultato per un modello che non punta a nessuna nicchia, ma vuole fare grandi numeri, e ci riesce.
I designer giapponesi hanno saputo aggiornare lo stile del 250, con particolare equilibrio, cambiando ogni cosa, senza stravolgerlo. Di fatto non c'è nessuna parte in comune fra i due modelli, eppure la vista d'insieme li accomuna.
Prevalgono le linee morbide, ma il frontale appare più affilato, i gruppi ottici più personali e la coda, pur più voluminosa non lo svela, se non ad un esame comparativo. A snellire la vista laterale contribuisce la pedana in nero opaco che spezza i volumi della carrozzeria, mentre la sella, pur ben sagomata, non eccede in protagonismo.
La cura dei dettagli ha eliminato ogni vite a vista e le plastiche appaiono solide e perfettamente assemblate.
Tre le colorazioni 2005, tutte metallizzate: Silver Tech (in prova), Galaxi Blue e Hydro Green.

STRUMENTAZIONE
Qui lo spunto è fornito dal Tmax 500, infatti gli strumenti analogici e il display digitale sono gli praticamente gli stessi, cambia invece il contesto, con tre elementi circolari e una diversa colorazione, fra l'altro più funzionale.
A sinistra il tachimetro, con fondo scala a 180km/h, la spia della freccia sinistra, oltre a tre pulsanti per comandare le varie funzioni del display centrale. A destra il contagiri, con linea rossa a 8.200 giri e quattro spie: per la freccia destra, gli abbaglianti, il check dell'iniezione e l'immobilizer. Entrambi gli strumenti hanno fondo blu, numeri bianchi e lancette rosse, un mix che offre buona visibilità in ogni condizione di luce... e di buio.
Il contagiri, una volta inconsueto negli scooter, è sempre più diffuso e in effetti permette di controllare l'efficacia del gruppo trasmissione e di tenere sotto controllo la rotazione del motore nelle lunghe tirate autostradali.
Al centro il pannello a cristalli liquidi offre: l'ora o la temperatura ambiente (alternativamente), l'indicatore del livello carburante a sei spicchi (l'ultimo lampeggia una volta entrati in riserva), la temperatura del liquido di raffreddamento a cinque posizioni, il contachilometri totale e due parziali. Utile l'indicatore dei chilometri percorsi con la riserva carburante che si attiva automaticamente.
Manca però una qualsiasi informazione sulla pressione o sulla temperatura dell'olio motore e dell'efficacia dell'alternatore, mentre sono presenti i richiami per la sostituzione programmata dell'olio motore e della cinghia di trasmissione.

COMANDI
Prevale l'economia di scala per i blocchetti elettrici che sono simili al 250, così come al Tmax, ma anche al Suzuki Burgman 250/400 e ad alcune moto. Del resto sono funzionali e di buona qualità, con sulla destra il tasto per le quattro frecce a sostituire l'interruttore per i fari anabbaglianti, ad azionamento automatico.
Non poteva mancare il freno a mano, in questo caso davvero a portata di mano, appena sotto il blocchetto sinistro.
Gli specchi retrovisori sono applicati al manubrio e ruotano con esso, sono a portata di sguardo, ma la forma affusolata verso l'esterno non restituisce una vista ottimale.
Piuttosto scomodi i tastini sulla strumentazione, soprattutto indossando i guanti, qualche concorrente fa meglio portandoli al manubrio, ma se non si volevano creare distrazioni alla guida, il risultato è centrato.
Più in basso, sottolineato da un profilo rifrangente, ecco il blocchetto d'accensione, che comanda anche l'apertura della sella. La chiave gestisce l'immobilizer, va quindi maneggiata con un minimo d'attenzione.
Al centro del tunnel uno sportellino a scatto cela il tappo del serbatoio carburante che ospita 14 litri (2 di riserva), l'operazione di apertura/chiusura non è delle più agevoli, ma il tappo metallico è ben realizzato.
Per ultimi i cavalletti: il centrale è un po' arretrato e richiede uno sforzo nella media, il laterale è un po' nascosto dalla pedana del passeggero, ma con un minimo d'abitudine si utilizza anche stando in sella. Entrambi offrono un solido appoggio e il laterale non consente (correttamente) l'avviamento una volta estratto.

VANI BAGAGLIO
Con dimensioni esterne superiori al 250cc era auspicabile fare ancora meglio, ma considerati telaio e motore più corposi, il sottosella è cresciuto poco, anche se 60 litri (!) sono comunque di rilievo assoluto. Si tratta sempre di due vani distinti, a cui si accede sollevando la porzione di sella destinata al pilota, con quella del passeggero che rimane fissa. Ogni spazio può ospitare un casco integrale, anche modulare, quello sotto la sella del passeggero, alternativamente, anche una valigia 24ore rigida. L'illuminazione è relegata all'interno e quindi poco funzionale, in compenso il fondo è rivestito in moquette. Altri due vani sono ricavati nel retroscudo per una capienza complessiva di altri 10 litri: quello sulla sinistra è molto profondo, capiente e può essere chiuso a chiave (non obbligatoriamente), l'altro ha una capienza inferiore e si chiude con uno sportello a scatto.
Manca la presa di corrente a 12 volt, disponibile solo come optional (pure costoso), un peccato perché si tratta di un accessorio ormai irrinunciabile e di serie anche su scooter molto meno costosi e prestigiosi.

CICLISTICA
Non fa nulla per ostentarlo, ma sotto le plastiche il 'nostro' Majesty cela un bel telaio in alluminio pressofuso a cui viene infulcrato il motore, in funzione oscillante. La struttura è molto lineare, con due sole saldature, per offrire la massima rigidità anche a fronte di un interasse importante. Viene accoppiato ad una struttura in tubi metallici, nella parte inferiore, per sostenere serbatoio, pedana e radiatore.
I cerchi in alluminio a cinque razze hanno misure intermedie fra esigenze di guida e spazio per i bagagli, così il posteriore è da 13 pollici mentre davanti si cresce a 14. Montano pneumatici tubeless rispettivamente da 150/70 e 120/80, di marca Dunlop o IRC, i secondi nel nostro caso.
L'impianto frenante è stato aggiornato proprio sulla versione 2005 con l'aggiunta di un secondo disco all'avantreno. Tutti e tre hanno un diametro di 267mm e pinza a doppio pistoncino, ma al posteriore uno di questi ultimi è utilizzato dal freno a mano. Yamaha è da sempre fedele al sistema 'tradizionale', così la leva sinistra comanda la ruota posteriore e la destra quella anteriore. Come noto la nostra preferenza va alla frenata combinata, e/o ai sistemi antibloccaggio ABS, che per il Majesty 400 non sono però ancora disponibili, speriamo a breve.
Ben dimensionata la forcella anteriore a piastra singola e perno trascinato, con steli da 41mm ed escursione di 107mm. La coppia di ammortizzatori posteriori consente un'escursione alla ruota di 104mm, ma non sono dotati della consueta regolazione del precarico, utile per ottimizzarne il funzionamento in funzione del carico e della velocità.
Le cosiddette quote caratteristiche vedono una lunghezza massima di 2230mm per una larghezza di 780 e un interasse di 1565mm. La sella è a soli 750mm da terra, quindi alla portata dei più.
Non proprio contenuto il peso che arriva a 201kg, poco meno del Tmax 500 e poco più del concorrente diretto il Suzuki Burgman 400.

MOTORE
Un monocilindrico a quattro tempo piuttosto evoluto, con il cilindro disposto orizzontalmente per ridurre gli ingombri e abbassare il baricentro. Sfoggia una distribuzione bialbero a camme in testa, e la testata a quattro valvole con alimentazione ad iniezione elettronica. La cilindrata è di 395cc, con un rapporto di compressione 10,6:1 e sviluppa una potenza massima di 25kW a 7.250 giri, per una coppia di 36,3Nm a 6.000giri.
Valori di poco superiori al Burgman 400, ma ovviamente inferiori ai monocilindrici 500cc con cui deve inevitabilmente confrontarsi. Naturalmente la trasmissione è automatica, a variazione continua, con cinghia trapezoidale.
Anche grazie alla marmitta catalitica supera le normative antinquinamento Euro 2.

CONCLUSIONI STATICHE
Premesso che la perfezione non è di questo mondo, le skill messe in mostra dal Majesty 400 sono ragguardevoli, tanto da farne un veicolo appetibile a tutti coloro che desiderano uno scooter in grado di passare disinvoltamente dal tragitto casa-ufficio al turismo più o meno impegnativo, anche in coppia. Almeno questo è quanto traspare dall'analisi dettagliata delle sue caratteristiche, se poi le promesse saranno mantenute anche su strada, ve lo diremo a breve, nella prova completa su strada.

Testo: Fabrizio Villa
Foto: Monica Il Grande e originali Yamaha


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