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Terza in ordine di tempo dopo Honda e Piaggio, la Yamaha
nel 1996 sfodera il Majesty. Un modello che fa definitivamente
esplodere il mercato degli scooter "maggiorati".
Gli elementi del suo travolgente successo sono vari, innanzitutto
la linea aggressiva e in particolare la vista frontale
che lo fa sembrare una maximoto carenata, poi una guidabilità
che gli permette, sul misto, di non sfigurare anche nei
confronti di molte moto.
Comodo per il pilota, ma non altrettanto per il passeggero,
consuma pochissimo (24 km/lit.) e arriva a 130 km/h di
tachimetro, insomma un mezzo quasi ideale sia per la mobilità
urbana che per le gite domenicali o nei week-end con un
po' di bagaglio.
La presenza di vari scomparti permette di stivare quasi
sempre il necessario anche se troviamo il baule posteriore
più comodo della sella ribaltabile.
La frenata è ben modulabile, ma sufficiente nella
sola versione DX con due dischi. C'è anche la versione
dotata di ABS, costa un milione in più, ma alla prima
frenata d'emergenza lo ringrazierete.
Le sospensioni sono oneste, ma soffrono sulle buche e,
sul pavé è un vero tormento.
Ottima la strumentazione di ispirazione automobilistica,
solo l'orologio digitale è poco visibile.
Insomma un mezzo ben equilibrato che, se offrisse una
maggiore comodità al passeggero e delle sospensioni
più efficaci sarebbe quasi perfetto. Difetti: se
fate molti chilometri, necessita di frequenti verifiche
e/o sostituzioni al reparto trasmissione, come un po'
tutti i suoi concorrenti. Prezzo intorno ai dieci milioni
e mezzo, più uno per la versione ABS.
Per il 2000 poi, Yamaha ha presentato la versione
riveduta e corretta. Sarà perfetto? Ve lo diremo
dopo il test.
Intanto godetevi le foto nello Speciale
Tokyo 1999.
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