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La mia scheda sul
passaggio da Majesty 125 a Majesty 250, parte 1^:
LE
ORIGINI: YAMAHA YP125 MAJESTY
Passando da un Yamaha Majesty YP125 ad un YP250, ho potuto
constatare e toccare con mano le differenze, i pro ed
i contro di due diverse categorie di scooter. Parto da
alcune critiche all' YP125 (acquistato nel maggio 1999),
appoggiato dai commenti del mio ormai amico meccanico.
Non lo conoscevo questo simpatico ragazzo fino a che il
mio YP125 ha messo ruota nella sua officina. E ciò
è accaduto spesso.
I DIFETTI
DI COSTRUZIONE
Anzitutto l'assemblaggio della scocca del Majesty 125
è approssimativo, in particolare il posteriore. Bastano
un paio di buche e si mostra evidente un disallineamento
poco al di sopra degli stop posteriori. Il mio giudizio
è molto severo a riguardo. La carrozzeria è
composta da plastiche delicate, che ricordano il servizio
da tè con piattini e cucchiaini per le bambine, di
quelli che vendono alle bancarelle dei giocattoli nei
mercati. La verniciatura è risibile, anche un insetto
che va a colpire il frontale può staccarne un pezzetto.
L'impianto elettrico è funzionante a seconda dei
bioritmi dello scooter (occhio alla data d'acquisto).
Che dire della luminosità dei fari? Anche con gli
abbaglianti accesi, il faro della mia vecchia bicicletta
Graziella con dinamo illuminava di più. Davvero pericoloso
quando si viaggia di notte in una strada non illuminata
mentre piove.
Il freno posteriore è un assurdo in fatto legislativo
di omologazione. Non era assolutamente funzionante al
momento dell'acquisto. E ovviamente non solo sul mio Majesty
125, ma anche su tutti quelli dei miei amici che lo possedevano.
Ironia a parte, sono stati questi piccoli difetti a lacerare
quel rapporto splendido che instauro solitamente con i
miei mezzi di locomozione. Tutto questo mi ha costretto
a rimanere a piedi troppo spesso. E nella mia mente il
mito Yamaha si è molto ridimensionato.
I PROBLEMI
AVUTI
A parte le considerazioni generali, ecco i problemi che
ho avuto.
Il micro interruttore posto alle leve dei freni
per fare avviare lo scooter (e accendere gli stop) mi
si è rotto quattro volte per ciascuna leva. Impedendomi
di accendere il motore, ovviamente. E' ammissibile che
un componente da 500 lire (pardon, 25 centesimi di euro)
sia il biglietto da visita della Yamaha? Il mio amico
meccanico, conosciuto dopo il quarto interruttore sostituito,
ne ha montato uno dell'Aprilia e mi ha detto "non si guasterà
più". Così fu.
Egli non era presente purtroppo quel giorno che
il regolatore elettronico è andato a fuoco e per
poco non mi faceva arrostire lo scooter! E nonostante
la sostituzione da me effettuata, (che bravo!) circa un
anno dopo lo stesso si è rotto: non caricava più
la batteria. Niente garanzia, è ovvio.
E' opportuno ricordare che: circa due settimane
dopo l'acquisto, lo scooter mi ha lasciato fermo per strada.
Inutile tentare di chiamare l'assistenza perché
inesistente. Portato da me al concessionario, mi è
stato detto che si trattava di un problema elettrico.
Tempi medi di attesa: un mese. Il giorno dopo mi hanno
chiamato dicendo che lo scooter era pronto "si è
SOLO staccato il carburatore". Complimenti per la diagnostica.
Dopo due mesi, senza mai essere caduto, senza mai
averlo maltrattato, si è sganciato il cavalletto
centrale. Di lì a poco, lo scudo della marmitta.
Si sganciava tutto da solo, dopo minimi avvertimenti di
vibrazioni, senza dare il tempo di verificare. Tipo Jeeg
robot.
I comandi al manubrio, che contengono anche gli
attacchi degli specchietti, si sono allentati e bastava
un po' di vento perché si girassero sull'asse,
costringendomi a regolare gli specchietti due volte al
giorno. Inutile stringere le viti di serraggio.
Le sospensioni posteriori sono scomode, trasmettono
ogni asperità. Buone le anteriori, permettono interessanti
pieghe e non oscillano mai in curva.
Di tutti i problemi, il più martellante e
continuo è stata la protezione della marmitta, quella
che serve a non cuocere le gambe del passeggero. Si sarà
allentata venti volte e almeno cinque è volata via.
Mi sorge una domanda: è normale che tutto
questa accada? Temo che la risposta sia no. Ammetto che
possano esserci dei guasti, ma certamente non di questo
tipo e così assillanti. Per giunta gran parte dei
guai non sono stati riconosciuti in garanzia e il concessionario
dove ho acquistato il mezzo mi ha trattato letteralmente
come "una pezza da piedi". Mi conforta che tutti i miei
conoscenti che hanno acquistato uno scooter da questo
concessionario, hanno avuto lo stesso problema. Addirittura
uno ha portato un Doodo della MBK a fare il tagliando
e quando lo ha ritirato oltre a non partire più,
mancava anche il famigerato scudo termico della marmitta.
Alla domanda "che fine ha fatto il mio scudo termico?"
è stato risposto "tanto non serve a niente". Vi lascio
immaginare le conseguenze e le liti e soprattutto la professionalità
di questo concessionario che a Roma fa sempre prezzi stracciati.
I PREGI
Dopo il massacro, parlo dei
pregi del mio vecchio e non rimpianto YP125.
Il motore anzitutto, italiano, è un ottimo
pregio del YP125. E' sicuro, divora i chilometri senza
lamentare nulla, con il caldo e con il freddo. Non è
performante o tecnologico, ma parlando dei consumi, troviamo
un altro enorme pregio. E troviamo anche la risposta ai
tanti perché del viaggiare sullo scooter: consuma
poco o niente. Altro che diesel, per andare al lavoro
questo è risparmio: di tempo e denaro!
La ciclistica è perfetta. Pieghe e contropieghe,
non c'è alcun problema. Il baricentro, seppur non
bassissimo, rende lo scooter divertente, un mostro nel
traffico. Senza aver molta potenza, si fila tra le macchine
e anche in scia molto meglio di moto o maxi scooter. E
nel traffico intenso, tipo ingorgo, si viaggia come e
più di quei pazzi quindicenni sui cinquantini che
senza casco a manetta senza mai toccare i freni schizzano
tra vecchiette, buste della spesa, auto, marciapiedi e
cabine telefoniche.
Il posto guida è ottimale, comodissimo anche
per il passeggero.
Il freno anteriore, a differenza del posteriore,
è ottimo, sincero, modulabile.
Lo spazio nel vano sottosella è ampio, c'entrano
due caschi jet. Interessante.
Gli strumenti vanno bene, a parte l'ago della spia
di benzina. Dopo aver fatto il pieno, segnava il massimo
per circa dieci chilometri, dopodiché sprofondava
a metà. All'inizio ipotizzavo consumi mostruosi.
Poi ho capito che è completamente starato e quando
si arriva alla zona rossa, si possono percorrere ancora
centinaia di chilometri.
Tutto questo mi dà l'idea di un ottimo progetto
in fase sperimentale e di un pessimo lavoro in fase realizzativa.
Lo scooter ha un ottimo DNA, sarebbe forse il migliore
nella sua categoria, se avesse più qualità,
accuratezza e potenza. Non so se il nuovo modello è
stato corretto, spero di sì. Per troppo tempo infatti,
ho sospettato che il Majesty 125 non fosse stato costruito
da Yamaha, ma da un certo Mario Rossi, nel garage di casa
sua, e che poi, con un paio di adesivi appiccicati, lo
abbia spacciato per Yamaha.
A questo punto ho deciso di passare al 'fratello maggiore':
Yamaha Majesty 250; il perché e come mi sono trovato,
potete leggerlo cliccando QUI
>>>
Testo a cura di: Fulvio
Immagini originali Yamaha.
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