>> YAMAHA



SCHEDA
Cilindrata: 124,1 cc
Peso: 128 kg
Velocità: ND
Potenza kw: 8,8
Norme: Euro 1
Prezzo: 2.790 Euro

 

 · YAMAHA MAJESTY 125
by Fulvio
18/02/02

La mia scheda sul passaggio da Majesty 125 a Majesty 250, parte 1^:

LE ORIGINI: YAMAHA YP125 MAJESTY
Passando da un Yamaha Majesty YP125 ad un YP250, ho potuto constatare e toccare con mano le differenze, i pro ed i contro di due diverse categorie di scooter. Parto da alcune critiche all' YP125 (acquistato nel maggio 1999), appoggiato dai commenti del mio ormai amico meccanico. Non lo conoscevo questo simpatico ragazzo fino a che il mio YP125 ha messo ruota nella sua officina. E ciò è accaduto spesso.

I DIFETTI DI COSTRUZIONE
Anzitutto l'assemblaggio della scocca del Majesty 125 è approssimativo, in particolare il posteriore. Bastano un paio di buche e si mostra evidente un disallineamento poco al di sopra degli stop posteriori. Il mio giudizio è molto severo a riguardo. La carrozzeria è composta da plastiche delicate, che ricordano il servizio da tè con piattini e cucchiaini per le bambine, di quelli che vendono alle bancarelle dei giocattoli nei mercati. La verniciatura è risibile, anche un insetto che va a colpire il frontale può staccarne un pezzetto.
L'impianto elettrico è funzionante a seconda dei bioritmi dello scooter (occhio alla data d'acquisto).
Che dire della luminosità dei fari? Anche con gli abbaglianti accesi, il faro della mia vecchia bicicletta Graziella con dinamo illuminava di più. Davvero pericoloso quando si viaggia di notte in una strada non illuminata mentre piove.
Il freno posteriore è un assurdo in fatto legislativo di omologazione. Non era assolutamente funzionante al momento dell'acquisto. E ovviamente non solo sul mio Majesty 125, ma anche su tutti quelli dei miei amici che lo possedevano.
Ironia a parte, sono stati questi piccoli difetti a lacerare quel rapporto splendido che instauro solitamente con i miei mezzi di locomozione. Tutto questo mi ha costretto a rimanere a piedi troppo spesso. E nella mia mente il mito Yamaha si è molto ridimensionato.

I PROBLEMI AVUTI
A parte le considerazioni generali, ecco i problemi che ho avuto.
• Il micro interruttore posto alle leve dei freni per fare avviare lo scooter (e accendere gli stop) mi si è rotto quattro volte per ciascuna leva. Impedendomi di accendere il motore, ovviamente. E' ammissibile che un componente da 500 lire (pardon, 25 centesimi di euro) sia il biglietto da visita della Yamaha? Il mio amico meccanico, conosciuto dopo il quarto interruttore sostituito, ne ha montato uno dell'Aprilia e mi ha detto "non si guasterà più". Così fu.
• Egli non era presente purtroppo quel giorno che il regolatore elettronico è andato a fuoco e per poco non mi faceva arrostire lo scooter! E nonostante la sostituzione da me effettuata, (che bravo!) circa un anno dopo lo stesso si è rotto: non caricava più la batteria. Niente garanzia, è ovvio.
• E' opportuno ricordare che: circa due settimane dopo l'acquisto, lo scooter mi ha lasciato fermo per strada. Inutile tentare di chiamare l'assistenza perché inesistente. Portato da me al concessionario, mi è stato detto che si trattava di un problema elettrico. Tempi medi di attesa: un mese. Il giorno dopo mi hanno chiamato dicendo che lo scooter era pronto "si è SOLO staccato il carburatore". Complimenti per la diagnostica.
• Dopo due mesi, senza mai essere caduto, senza mai averlo maltrattato, si è sganciato il cavalletto centrale. Di lì a poco, lo scudo della marmitta. Si sganciava tutto da solo, dopo minimi avvertimenti di vibrazioni, senza dare il tempo di verificare. Tipo Jeeg robot.
• I comandi al manubrio, che contengono anche gli attacchi degli specchietti, si sono allentati e bastava un po' di vento perché si girassero sull'asse, costringendomi a regolare gli specchietti due volte al giorno. Inutile stringere le viti di serraggio.
• Le sospensioni posteriori sono scomode, trasmettono ogni asperità. Buone le anteriori, permettono interessanti pieghe e non oscillano mai in curva.
• Di tutti i problemi, il più martellante e continuo è stata la protezione della marmitta, quella che serve a non cuocere le gambe del passeggero. Si sarà allentata venti volte e almeno cinque è volata via.
• Mi sorge una domanda: è normale che tutto questa accada? Temo che la risposta sia no. Ammetto che possano esserci dei guasti, ma certamente non di questo tipo e così assillanti. Per giunta gran parte dei guai non sono stati riconosciuti in garanzia e il concessionario dove ho acquistato il mezzo mi ha trattato letteralmente come "una pezza da piedi". Mi conforta che tutti i miei conoscenti che hanno acquistato uno scooter da questo concessionario, hanno avuto lo stesso problema. Addirittura uno ha portato un Doodo della MBK a fare il tagliando e quando lo ha ritirato oltre a non partire più, mancava anche il famigerato scudo termico della marmitta. Alla domanda "che fine ha fatto il mio scudo termico?" è stato risposto "tanto non serve a niente". Vi lascio immaginare le conseguenze e le liti e soprattutto la professionalità di questo concessionario che a Roma fa sempre prezzi stracciati.

I PREGI
Dopo il massacro, parlo dei pregi del mio vecchio e non rimpianto YP125.
• Il motore anzitutto, italiano, è un ottimo pregio del YP125. E' sicuro, divora i chilometri senza lamentare nulla, con il caldo e con il freddo. Non è performante o tecnologico, ma parlando dei consumi, troviamo un altro enorme pregio. E troviamo anche la risposta ai tanti perché del viaggiare sullo scooter: consuma poco o niente. Altro che diesel, per andare al lavoro questo è risparmio: di tempo e denaro!
• La ciclistica è perfetta. Pieghe e contropieghe, non c'è alcun problema. Il baricentro, seppur non bassissimo, rende lo scooter divertente, un mostro nel traffico. Senza aver molta potenza, si fila tra le macchine e anche in scia molto meglio di moto o maxi scooter. E nel traffico intenso, tipo ingorgo, si viaggia come e più di quei pazzi quindicenni sui cinquantini che senza casco a manetta senza mai toccare i freni schizzano tra vecchiette, buste della spesa, auto, marciapiedi e cabine telefoniche.
• Il posto guida è ottimale, comodissimo anche per il passeggero.
• Il freno anteriore, a differenza del posteriore, è ottimo, sincero, modulabile.
• Lo spazio nel vano sottosella è ampio, c'entrano due caschi jet. Interessante.
• Gli strumenti vanno bene, a parte l'ago della spia di benzina. Dopo aver fatto il pieno, segnava il massimo per circa dieci chilometri, dopodiché sprofondava a metà. All'inizio ipotizzavo consumi mostruosi. Poi ho capito che è completamente starato e quando si arriva alla zona rossa, si possono percorrere ancora centinaia di chilometri.

• Tutto questo mi dà l'idea di un ottimo progetto in fase sperimentale e di un pessimo lavoro in fase realizzativa. Lo scooter ha un ottimo DNA, sarebbe forse il migliore nella sua categoria, se avesse più qualità, accuratezza e potenza. Non so se il nuovo modello è stato corretto, spero di sì. Per troppo tempo infatti, ho sospettato che il Majesty 125 non fosse stato costruito da Yamaha, ma da un certo Mario Rossi, nel garage di casa sua, e che poi, con un paio di adesivi appiccicati, lo abbia spacciato per Yamaha.

A questo punto ho deciso di passare al 'fratello maggiore': Yamaha Majesty 250; il perché e come mi sono trovato, potete leggerlo cliccando QUI >>>

Testo a cura di: Fulvio

Immagini originali Yamaha.

 


 

 

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