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Clicca e confronta SIXTEEN con Honda SH 125/150

 

 · SUZUKI SIXTEEN 125/150
18/04/008
TEST SU STRADA
pag. 1/1

Fino ad oggi parlare di scooter Suzuki significava parlare di Burgman, una famiglia di tre modelli, declinati in cinque cilindrate, tutti accomunati da carenatura protettiva, ampi vani bagagli e posizioni di guida orientate al comfort. Una gamma limitata, ma di grande successo, che ha consentito all'azienda giapponese di posizionarsi al sesto posto nelle classifiche di vendita degli ultimi anni.
Con l'arrivo di Sixteen 125 e 150 la gamma si ampia e lo fa in un segmento strategico come quello degli scooter 'naked' a 'ruota alta' di piccola cilindrata, quindi le aspettative sono elevate, sia in termini di successo del modello, che di vendite in generale, puntando magari ad assediare la quinta posizione nella classifica 2008.
Per 'andare sul sicuro' i progettisti di Sixteen hanno preso a modello quell'Honda SHi 125 e 150 che da anni è il riferimento di categoria, forse esagerando, visto che sia a livello estetico che tecnologico le similitudini risultano fin troppo evidenti. Un'operazione quindi non particolarmente originale, soprattutto in riferimento alle innovazioni Suzuki nel mondo maxiscooter: primo 400cc, primo 650cc, primo cambio automatico/sequenziale e tutti con design ed impostazione assolutamente personali.
Fatta questa doverosa premessa, lo scooter ha tutte le carte in regola per ben figurare nel suo segmento: qualità costruttiva, alimentazione ad iniezione, frenata combinata a doppio disco, pedana piatta... come potete leggere in questo primo assaggio su strada che si è svolto a Barcellona e dintorni.

LINEA/DOTAZIONE
Lo scooter è stato progettato in Giappone e dalla Casa Madre arrivano il motore e alcune componenti ciclistiche, ma tutto il resto è prodotto ed assemblato negli stabilimenti spagnoli di Gijon. Questo non deve far pensare ad una minor cura costruttiva, materiali ed assemblaggi sono infatti di prima qualità anche cercando i punti meno in evidenza. Forse sotto tono solo un utilizzo piuttosto massiccio di plastica opaca non verniciata, che però risulta meno delicata, soprattutto in alcune zone.
Come detto il design non spicca per originalità, almeno nella visione d'insieme dove è facilmente confondibile con l'Honda l'SHi, anche se, ad un esame più approfondito, le differenze si fanno più evidenti con una caratterizzazione più aggressiva per Sixteen, più elegante per SHi (potete confrontarli nell'animazione più in basso).
Delle quattro colorazioni, quella più originale mi è sembrata la bianca con sella marrone, più aggressiva quella nera opaca, mentre quella argento è più anonima e quella 'azzurro Suzuki' di gusto un po' 'teutonico'.
La strumentazione è abbastanza essenziale, con al centro il tachimetro e ai lati gli indicatori per la temperatura del liquido refrigerante e per il livello carburante; il contachilometri è di tipo meccanico con il parziale abbinato all'orologio nel piccolo display digitale; completano il quadro alcune spie fra cui quella della manutenzione programmata, manca però quella relativa alla riserva carburante.
Il blocchetto d'avviamento è 'blindato' grazie ad uno sportellino metallico ad azionamento magnetico e comanda anche il bloccasterzo e lo sgancio della sella.
Il vani bagagli posto nel sottosella è decisamente modesto, anche se allineato a quanto offerto dai competitor e consente l'alloggiamento di un piccolo casco demi-jet appositamente realizzato da Suzuki. Il resto dello spazio è occupato dal serbatoio carburante (8,5 litri) e infatti il tappo è posizionato proprio qui, obbligando a scendere dalla sella per fare rifornimento. Essenziale anche il vano retroscudo, dotato di serratura, che può ospitare un paio di guanti o poco più e che protegge il tappo di rifornimento del radiatore. Poco sfruttabile anche il gancio appendiborse, posto troppo vicino alla pedana, mentre il portapacchi posteriore appare solido e svolge contemporaneamente il ruolo di doppio maniglione per il passeggero.
Leve e comandi al manubrio sono nella norma, anche se vanno segnalati: un leggero gioco della manopola acceleratore, l'assenza dell'interruttore d'emergenza e dell'interruttore luci.
A differenza dell'Honda manca il freno di stazionamento, mentre per entrambi troviamo di serie il solo cavalletto centrale, con quello laterale disponibile solo in opzione.
Gli specchi retrovisori hanno un design ordinario, ma risultano efficaci e nella carenatura del manubrio troviamo due feritoie che consentono di verificare il livello dell'olio freni.

CICLISTICA
Un classico della produzione scooteristica: telaio in tubi d'acciaio con pedana piatta e motore oscillante, doppio ammortizzatore posteriore e forcella telescopica con perno in asse (l'unica misura fornita sono gli 85mm di escursione degli ammortizzatori).
Le ruote in alluminio a cinque razze hanno ovviamente un diametro di 'sixteen' pollici e montano pneumatici Metzeler senza camera d'aria da 100/80 e 120/80.
L'impianto frenante è di tipo combinato, come sull'Honda, solo che qui troviamo un disco Nissin da 220mm per ogni ruota (l'SH ha un tamburo posteriore), manca però il freno di stazionamento.
Il peso oscilla fra 134 e 135kg (a seconda della documentazione), l'interasse arriva a 1385mm, mentre lunghezza e larghezza sono rispettivamente 2060 e 740mm, con la sella posta a 800mm da terra (tutte misure superiori a quanto dichiarato da Honda).

PROPULSORE
È una novità assoluta, appositamente realizzato per funzionare abbinato alla ruota da 16" e per offrire il miglior funzionamento ai medi regimi, quelli più utilizzati in ambito urbano.
Si tratta di un monocilindrico 4 tempi disposto orizzontalmente, raffreddato a liquido, con alimentazione ad iniezione elettronica, distribuzione monoalbero a camme in testa con due valvole e catalizzazione allo scarico, ovviamente con cambio a variazione continua CVT e in regola con le normative Euro 3.
È declinato in due cilindrate: 124 e 156cc, la prima in grado di erogare 9,6kW a 9000giri e 11,6Nm a 7500giri, rispettivamente di potenza e coppia massima, mentre la seconda sale a 11,2kW a 9000giri e 13,8Nm a 7500giri (valori leggermente inferiori a quanto offerto da Honda).
Manca purtroppo ogni valore sul consumo di carburante, una 'moda' che si va diffondendo fra alcuni produttori, ma poco corretta nei confronti dei consumatori.

TEST SU STRADA
Forse sembrerò ripetitivo, ma anche nella guida ho rilevato numerose similitudini, pur positive, con lo scooter preso a modello.
Simile la posizione di guida, con una sella non bassissima, ma che consente di toccare a terra abbastanza agevolmente (con entrambi i piedi a partire dal metro e settanta circa). Offre un discreto comfort, soprattutto al pilota, mentre il passeggero troverà un'imbottitura più essenziale. Comode invece le pedane retrattili in alluminio, e i maniglioni.
Si guida con busto eretto e gambe a 90°, nella posizione che più si avvicina a quella di una moto e che offre da subito la miglior confidenza, anche a chi non ha particolare esperienza.
Simile anche l'erogazione del propulsore, e questo è davvero un bel complimento perché quello dell'SHi è un gioiellino: scattante ai bassi regimi, vigoroso ai medi e con un discreto allungo. La soluzione Suzuki conferma quindi la superiorità dei 'due valvole' nei confronti dei 'quattro' (Piaggio), dotati sì di maggior allungo, ma meno efficaci nei regimi intermedi.
Ottima la resa del reparto trasmissione, che fa funzionare il motore al regime ottimale e senza alcun fremito o slittamento anche nel traffico più serrato.
Naturalmente il 150 è superiore al 125 in tutte le condizioni d'uso e anche più piacevole da usare, soprattutto quando al traffico urbano sostituiamo qualche bella strada tutta curve, come nelle colline alle spalle della città spagnola.
Condizione fondamentale per godersi il motore è una ciclistica di qualità e anche qui Suzuki mostra di aver fatto centro, infatti in città la maneggevolezza è ottima, nonostante le ruote di diametro elevato, grazie all'avancorsa contenuta e all'ampio angolo di sterzo, mentre al crescere della velocità si apprezza una buona stabilità dovuta all'ottimo bilanciamento ciclistico, coadiuvati dall'effetto giroscopico delle ruote.
Fa particolarmente piacere notare che, per ottenere doti dinamiche di qualità, non si sia sacrificato il comfort, grazie a sospensioni sufficientemente morbide nella prima fase, in grado quindi di assorbire le asperità più diffuse ed anche il famigerato pavé. Naturalmente in caso di buche più profonde vanno maggiormente in crisi, ne più ne meno di quanto faccia la migliore concorrenza.
I più 'smanettoni' tengano presente che la 'luce a terra' è piuttosto elevata e che si può piegare con decisione senza che nulla strisci contro l'asfalto, aumentano il divertimento e la sicurezza.
Sicurezza offerta anche dall'impianto frenante combinato, che permette di utilizzare la sola leva sinistra nella maggior parte delle occasioni, ricorrendo alla leva destra solo nelle 'staccate più impiccate' o nelle frenate d'emergenza. Anche frenando al massimo infatti si gode sempre di una buona stabilità, con fenomeni di bloccaggio indesiderato, limitati al posteriore e in prossimità dell'arresto.
In questo caso si può finalmente affermare che 'l'allievo' Sixteen abbia superato il 'maestro' SHi, sia per potenza che per feeling.
Come è intuibile dall'esame visivo, la protezione dall'aria e dalle intemperie è piuttosto ridotta, ma in linea con le aspettative per questa tipologia di veicolo.

ACCESSORI
I più gettonati saranno sicuramente il bauletto, il parabrezza e il cavalletto laterale: il primo verniciato in tinta col veicolo e dotato di schienalino (con però lo svantaggio di richiedere una piastra intermedia per il montaggio ed una chiave specifica per l'utilizzo) e il secondo largo abbastanza da proteggere le mani e non tanto alto da compromettere la visibilità e la stabilità. Ci sono poi rivestimenti in simil carbonio, adesivi a motivi floreali, un rivestimento imbottito per il sottosella ed altri che verranno comunicati a breve.

COMPETITOR
Ovviamente l'Honda Shi è quello più titolato, ma fra i ruote alte 'premium', quelli cioè ad iniezione elettronica e raffreddamento a liquido, si è ormai creato un discreto affollamento, eccone alcuni dei marchi più diffusi: Aprilia Scarabeo e SportCity, Malaguti Centro, Piaggio Carnaby e Sym HD.

CONCLUSIONI
Ha un design piacevole e grintoso, è costruito con grande cura in ogni dettaglio e soprattutto si guida decisamente bene grazie ad una ciclistica equilibrata con sospensioni a punto e freni sempre all'altezza grazie al sistema combinato e al doppio disco. Anche i motori spingono bene, in particolare ai regimi di massimo utilizzo, con un ovvio vantaggio del 150 quando gli orizzonti si allargano all'extraurbano.
Tutto quasi perfetto, anche se da Suzuki mi sarei aspettato un prodotto più innovativo e meno allineato al suo diretto concorrente.

Testo: Fabrizio Villa
Foto: Alex Photo



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ABBIGLIAMENTO
Casco:
Givi HPS 10.2
Giacca:
Tucano Urbano Starsky
Guanti:
Mtech M. Tourer
Pantaloni:
Spidi Tomcat
Stivali:
Oxtar Freespirit

 

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