| Il primo Malaguti Madison
che provai era un 180
prima serie. Le impressioni che ne ricavai furono
piuttosto positive, ma c’erano alcuni punti deboli
che non mancai d’evidenziare.
Forse sono presuntuoso, ma quando ho avuto l’occasione
di provare questa nuova versione di 400 cc, mi è
sembrato che Malaguti abbia ascoltato i miei suggerimenti!!
Infatti, allora criticai “gli
specchietti in stile BMW, decisamente poco efficaci ed
ingombranti nel traffico...”. Ebbene, la
casa bolognese ha dotato il Madison di più tradizionali
specchi al manubrio ed ha
ridimensionato notevolmente gli indicatori di direzioni,
che, pur assumendo un aspetto più aggraziato, svolgono
ancora egregiamente la loro funzione ausiliaria di deflettori
d’aria.
Ebbi poi l’ardire di scrivere che “le
finiture non sono molto curate...” e che
“troviamo accoppiamenti un
po' approssimativi e plastica grezza in abbondanza...”.
Malaguti ha migliorato la qualità
delle plastiche, la precisione degli accoppiamenti e,
in questa versione di 400, ha dotato il suo veicolo di
punta di una bella marmitta cilindrica completamente ricoperta
da un rivestimento in metallo cromato.
Dissi infine che “la strumentazione
è alquanto imprecisa...”. E, come
d’incanto, la strumentazione
è stata profondamente modificata ed ora risulta
molto precisa, anche se la grafica è un po’
troppo variopinta.
Lo sfruttamento degli spazi è rimasto pressoché
immutato, potendo contare su un ampio sottosella,
dotato di luce di cortesia e capace di contenere comodamente
un casco integrale ed un jet o, con un po’ di difficoltà,
una borsa ufficio morbida. Il meccanismo di apertura-chiusura
della sella è migliorato, ma ancora perfettibile.
Il primo contatto on the road è avvenuto a Milano,
una delle città più congestionate d’Europa.
Armato di sano eroismo, mi avventuro tra la selva di auto
a zig zag, i furgoni parcheggiati in doppia fila e i pony
express che mi spolverano la carena.
In mezzo a questa marmellata dal sapore amaro, il Madison
se la cava davvero bene: le dimensioni relativamente compatte
gli consentono di destreggiarsi con notevole disinvoltura;
la sella è piuttosto
alta da terra, ma non mette mai in soggezione, in quanto
non costringe a divaricare eccessivamente le gambe per
appoggiare al suolo entrambi i piedi; il manubrio
risulta invece un po’ troppo vicino al busto, ma,
essendo regolabile, dovrebbe offrire a tutti la possibilità
di trovare la posizione giusta.
Il passeggero trova posto
a pochi centimetri più in alto rispetto al pilota,
ma troverà un po’ stretta l’impugnatura
delle due maniglie laterali.
L’assorbimento delle asperità gentilmente
offerteci dal manto stradale milanese risente di qualche
compromesso teso ad ottenere un comportamento sicuro sul
veloce.
Se in città il Madison è un gatto, su superstrade
e autostrade, con il motore 400, diventa un leopardo:
in questi frangenti si apprezza il plus garantito dal
brillante motore e dalle
sospensioni che mettono al riparo dal rischio di sbacchettamento:
anche alla velocità massima (146 Km/h indicati),
il manubrio rimane fermo, evidenziando un notevole equilibrio
fra motore e ciclistica, qualità non comune sugli
scooter over 250.
Le vibrazioni sono un po’ superiori alla media,
ma non superano mai la soglia del fastidio, neppure dopo
aver trascorso ore alla guida.
L'impianto frenante può
contare sulla comodità e sulla sicurezza garantite
dal sistema integrale e assicura spazi di arresto sempre
contenuti
La nota più dolente? i consumi,
dato che non sono riuscito a superare i 15-16 Km/l, valori
paragonabili a quelli dei bicilindrici; ma devo ammettere
di non essermi impegnato molto a guidare in modo tranquillo,
anzi…
I ricambi risultano invece piuttosto economici, vedi tabella>>>.
Insomma mi è sembrato uno scooter equilibrato e
conveniente, e mi sorprende il fatto che finora non abbia
incontrato il successo sperato.
Testo: Fabio Scotti
Foto: Fabrizio
Villa
Tester: Francesco
Roberti
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