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Abituato ai 250cc e ultimamente al Burgman 400 mi è
capitato di utilizzare il Dink 150 nella prima versione,
quella con le ruote da 10 pollici, ecco quindi le mie
impressioni.
Il giudizio estetico è puramente personale, ovviamente,
a me il Dink sembra un po' troppo elaborato nel frontale
dove è anche possibile riconoscere una sorta di sorriso
con la bocca determinata dalla finta presa d'aria e le
orecchie costituite dagli specchietti retrovisori. Al
confronto il retro è abbastanza usuale a parte lo
schienalino e il portapacchi. Le plastiche e gli accoppiamenti
sono nella norma, i numerosi fregi e scritte invece ridondanti.
La strumentazione è completa di contagiri e ben leggibile
anche se piuttosto ottimistica, mancano però l'orologio
e la spia della riserva.
Lo spazio sottosella è largo ma poco profondo permettendo
lo stivaggio di un casco demi-jet e poco altro, il bauletto
posteriore quindi s'impone se volete metter sotto chiave
un'integrale. Non c'è nessun bauletto nel frontale,
ma un gancio portaoggetti sfruttabile dalla mancanza del
tunnel centrale.
La forcella è a perno "trascinato", i freni a disco
da 180 mm di diametro con doppio pistoncino e al posteriore
c'è un doppio ammortizzatore. I cavalletti sono due
e di facile utilizzo.
Il motore "imparentato" Honda è raffreddato a liquido,
dispone di avviamento elettrico o a pedale e la casa madre
dichiara una potenza di 12 CV a 7.750giri con una coppia
massima di 1,07 kgm a 6.500 giri.
Salendo in sella si apprezza subito la leggerezza (138
kg), mentre la posizione di guida è un po' compatta
con le ginocchia e le braccia che non si possono allungare
gran che. In due si è ben posizionati, non troppo
distanti e con il passeggero appoggiato allo schienalino
e con le gambe distese meglio che su scooter di stazza
superiore.
Parto girando a fondo l'acceleratore e il contagiri sale
velocemente mentre lo scooter guadagna facilmente terreno
rispetto alle macchine al semaforo, l'accelerazione continua
fino al superamento degli ottomila giri in piena zona
rossa per una velocità indicata di circa 120 km/h.
Il motore è un bel "frullino", le vibrazioni sono
ridotte e ci si trova istintivamente a spremerlo in continuazione.
Il consumo è sui 25km/l, ma con una condotta diversa
si può spuntare sicuramente qualcosa di meglio.
La protezione aerodinamica, quasi inesistente nel modello
di serie, è risolta dal parabrezza opzionale che
fa il suo dovere anche se peggiora ulteriormente l'estetica.
La maneggevolezza è "eccessiva", basta girare lo
sguardo per girare con tutto lo scooter, se siete abituati
a mezzi più ingombranti, vi troverete a sterzare
fin troppo presto, viceversa non sconvolgerà chi
arriva dai cinquantini.
La versione con ruote da 10 pollici (l'attuale è
da 12") è fin troppo reattiva e sente molto le malformazioni
stradali, mentre le buche sono digerite dalle sospensioni
anche piuttosto bene data la ridotta escursione. Sul veloce
c'è un certo effetto pendolo, probabilmente anche
per via del parabrezza, ma nelle curve l'effetto non si
amplifica troppo e la guida è tutto sommato onesta.
Nell'uso cittadino e nello slalom fra le macchine sarebbe
perfetto se non fosse per le orecchie, pardon specchietti,
che sono alla stessa altezza di quelli delle auto limitando
di molto la manovrabilità, oltre al fatto che che
per guardarci dentro bisogna distogliere troppo lo sguardo
dalla strada. Ma non si potevano mettere al manubrio?!
La frenata è ben gestibile e anche potente, peccato
che la sella faccia scivolare in avanti.
Destinato ad un uso prevalentemente urbano e a chi non
desidera avere un modello "alla moda", mi è sembrato
un mezzo onesto, ma non molto di più, che aveva più
spazio quando i 150cc si contavano sulle dita di una mano,
ma ora il confronto con mezzi come Honda Pantheon, Yamaha
Skyliner, Suzuki Epicuro o Piaggio Super Hexagon diventa
problematico e penso che un certo sconto sul listino sia
d'obbligo.
I miglioramenti apportati con la versione LX: ruote da
12", sella diversa e ammortizzatori regolabili non cambiano
granché le cose, a mio avviso ovviamente (e senza
che me ne voglia troppo chi me lo ha prestato).
Testo e foto: Fabrizio
Villa
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