| Honda punta al
monopolio del segmento 125/150cc? Sembra proprio
di si visto che schiera ben 4 modelli differenti
in queste cilindrate. Non tutti di eguale gradimento
però: se l'SHi
spopola non si può dire altrettanto per il
Dylan,
che naviga a fondo classifica, e per l'@
il cui gradimento sembra in calo.
Facendo tesoro di pregi e difetti dei due 'ruote
basse' citati, 'Paneuropean Scooter' (o Perfect
Scooter come abbozza qualcuno in Honda Italia...),
vuole rappresentare l'alternativa all'SHi per tutti
coloro che non apprezzano i 'ruote alte', un target
piuttosto corposo, soprattutto nei paesi del centro
e nord Europa dove, soprattutto i 125cc fanno numeri
significativi.
Un prodotto 'globale', con il non facile compito
di piacere a 'tutti', dai giovani ai meno giovani,
dai 'calienti' spagnoli ai 'freddi' scandinavi e,
non ultimi, agli eclettici italiani.
Del resto progetto e produzione sono interamente
'nostrani' e localizzati a Roma ed Atessa, in uno
degli stabilimenti Honda di riferimento, al di fuori
del Giappone.
Cuore di questo modello, l'azzeccato propulsore
raffreddato a liquido ed alimentato ad iniezione
elettronica, già utilizzato sull'SHi e rispondente
alle più restrittive norme Euro 3.
Mossa 'vincente' nei confronti di @ e Dylan (almeno
stando ai sondaggi effettuati) il passaggio alla
pedana piatta e ad un design più importante
e al contempo 'sbarazzino'.
Vediamolo nel dettaglio.
LINEA/DOTAZIONE
Dalle premesse si capisce che il compito non era
per niente facile: un design
che piaccia ad età, sesso e latitudini diverse
richiede inevitabili compromessi e una personalità
non urlata, con il rischio di cadere nell'anonimato.
Pur senza sfoggiare la sobria modernità dell'@
o il piglio sportivo del Dylan trae molto della
sua caratterizzazione dal frontale, dominato dalla
griglia del radiatore e dall'originale faro sovrastante.
La vista laterale è meno particolare e si
fa notare per le convessità che ne alleggeriscono
i fianchi sottosella, terminando con un gruppo ottico
che richiama le naked turistiche costruite ad Atessa.
Elemento che più è piaciuto, sia ai
tester che nei commenti degli scooteristi incontrati
per le vie di Genova e dintorni (teatro della prova
su strada), è stato l'utilizzo del bi-color
fra plastiche verniciate e non. Una piccola innovazione
che vuole nobilitare elementi solitamente sottovalutati,
con evidenti riferimenti agli interni delle moderne
autovetture, dove il design è ricercato come
e più che per la carrozzeria.
La qualità complessiva
è lodevole ed è difficile trovare
dettagli poco curati, pur in un prodotto in cui
l'ottimizzazione dei costi ha un ruolo non secondario.
Allo stesso modo vanno considerate le dotazioni,
con un cruscotto semplice, ma completo sia del livello
carburante che del contachilometri parziale, anche
se manca la spia della riserva. I comandi al manubrio
sono ridotti all'indispensabile, ma non manca il
flash abbagliante e un ingegnoso freno
di stazionamento applicato direttamente alla
leva sinistra.
Il blocchetto d'accensione comanda lo sgancio della
sella, stabile anche
se priva di elementi di sostegno, sotto la quale
troviamo il tappo del serbatoio carburante e uno
spazio bagagli capace
di ospitare un casco, anche integrale, ma non una
valigia 24 ore. Due piccole sporgenze anteriori
consentono l'aggancio, sotto chiave, di altrettanti
caschi, consuetudine motociclistica, incomprensibilmente
rara fra gli scooter. Davvero minimo invece il vano
nel retroscudo, adatto
al cellulare o ad un paio di guanti estivi, oltre
a consentire una rapida ispezione dei fusibili.
Poco sotto il gancio portaborse, forse un po' basso,
a cui affrancare gli oggetti da poggiare sulla pedana
piatta.
Fra le dotazioni non va dimenticato il portapacchi,
con maniglie integrate per il passeggero, che funge
anche da base per l'elegante bauletto opzionale.
CICLISTICA
Deriva strettamente da quella dell'SHi, dalla quale
si differenzia per l'utilizzo di panciuti pneumatici
Pirelli GTS da 13 pollici,
110/90 all'anteriore e 130/70 al posteriore in vece
di quelli da 16".
Le differenze si può dire che si fermino
qui, visto che le misure caratteristiche risultano
molto simili: 1990 x 700 x 1150 mm ( (LxLxA), così
come il peso: 126kg e l'interasse: 1340mm.
Sempre paragonabili, pur se adattate al diametro
delle ruote, gli ammortizzatori regolabili e la
forcella Showa.
Praticamente identico anche l'impianto
frenante di tipo combinato CBS, che sfrutta
un disco anteriore da 220mm ed un tamburo posteriore
da 130mm, azionati simultaneamente dalla leva sinistra,
grazie ad un rimando meccanico alla leva destra,
che agisce singolarmente sul disco anteriore.
PROPULSORE
Fiore all'occhiello, sia di PSi che di SHi (è
identico), rappresenta probabilmente il motore più
riuscito della sua categoria: potente non solo nei
dati tecnici, ma soprattutto ai regimi più
utilizzati, scevro da vibrazioni e caratterizzato
da consumi ridottissimi. Si distingue dalla concorrenza
per un'evoluta e compattissima unità che
integra il corpo farfallato, i sensori e l'iniettore
con la centralina ECU. Lo scarico catalizzato con
sonda lambda garantisce il rispetto delle normative
Euro 3.
Nel dettaglio la potenza massima
raggiunge i 10,1kW a 9.000giri nel 125 e gli 11,6kW
a 8.500giri nel 150, mentre la coppia
massima si attesta rispettivamente su 11,5
e 14 Nm, sempre a 7.000giri.
TEST SU STRADA
La 'location' era una delle più belle al
mondo (anche se dalle foto
non si nota...), ovvero il tratto di mare
fra Portofino e Genova, che per una volta ci ha
'regalato' una pioggia battente, fortunatamente
svanita velocemente per far posto ad un più
consono sole pre-estivo.
Inevitabile iniziare dalla posizione
in sella che è di tipo 'motociclistico',
ovvero con busto dritto e gambe ad angolo retto.
La triangolatura sella-pedana-manubrio è
in grado di ospitare anche chi ha un'altezza superiore
alla media, mentre il piano di seduta non favorisce
chi è sotto il metro e settanta, nonostante
le svasature di sella e pedana.
Ben congegnata anche la sistemazione del passeggero,
con comode maniglie e pedane estraibili orizzontalmente
(anche se non belle come quelle dell'SHi).
Richiede poco sforzo il cavalletto centrale, ma
nelle brevi soste si sente la mancanza del laterale.
Si parte e subito si nota la peculiarità
del PSi, ovvero una maneggevolezza
da record, in grado di consentire gli slalom più
contorti anche nel traffico più serrato.
Questo non vuol dire mancanza di stabilità
al crescere della velocità, soprattutto sul
dritto, mentre mi è sembrato meno suo agio
nelle 'pieghe' più
accentuate, per via di una certa leggerezza dell'avantreno,
anche se stiamo uscendo dalla sua destinazione d'uso.
Le sospensioni, pur
nella loro semplicità si sono dimostrate
efficaci sia sul ciottolato che sull'asfalto rovinato,
chinando il capo solo sulle buche più dure.
Efficace la frenata,
che si effettua prevalentemente usando la sola leva
sinistra, utilizzando la destra qualora si necessiti
di maggior potenza. Il CBS meccanico porta però
la leva destra a muoversi, anche se non azionata
direttamente e la cosa, soprattutto all'inizio crea
un minimo di disagio, che diminuisce con l'uso.
Rimane una frenata non potentissima, ma progressiva,
in grado di offrire rapidi rallentamenti col minimo
rischio di bloccaggio delle ruote, anche ai neofiti.
Il tamburo posteriore sembra quindi un ostacolo
più psicologico che pratico all'efficacia
finale della frenata, anche se non si raggiunge
l'eccellenza del sistema utilizzato sull'Honda
Pantheon.
Limitata la protezione aerodinamica,
secondaria viste le velocità in gioco, non
altrettanto secondaria quella dagli agenti atmosferici,
che si limita alle gambe e ai piedi, lasciando del
tutto esposto il busto e il casco, integrabile con
il parabrezza opzionale, anche se non sarebbe male
disporre di una versione più compatta, meglio
ancora se priva dei sostegni metallici.
Dulcis in fundo il propulsore,
sempre in gran forma, ogni volta che mi capita di
provarlo, anche dopo la 'cura' Euro 3. Pronto ad
ogni regime, con una buona progressione ed una regolarità
di funzionamento ben coadiuvata dalla trasmissione,
sfoggia un pur minimo freno motore. Non si fa impensierire
neppure dai ripidi vicoli genovesi e dalle partenze
in salita. Naturalmente il 153cc può offrire
quel brio in più, soprattutto a livello di
coppia, che aiuta nei sorpassi o a lasciarsi alle
spalle il traffico automobilistico, ma anche il
125 sa difendersi più che bene.
Non c'è stata l'occasione di superare i 100km/h,
ma il propulsore, pur non brillando in allungo,
è comunque in grado di velocità
indicate di circa 110 e 115km/h, più che
sufficienti per l'uso a cui è destinato.
Non ho ovviamente dati reali sui consumi,
che non vengono neppure dichiarati nella cartella
stampa, ma dovrebbero essere sovrapponibili a quelli
dell'SH, che ostenta 34km/litro nel ciclo ECE40.
ACCESSORI
Come descritto dettagliatamente nella SuperScheda
non mancano gli accessori opzionali più richiesti,
in particolare il bauletto
posteriore che si fissa direttamente al portapacchi,
senza interposizione di alcuna piastra e che può
essere acquistato sia contestualmente al veicolo,
che in un secondo tempo, sempre usufruendo della
chiave unica con l'avviamento. Ha una capienza di
35 litri, ospita quindi anche il più voluminoso
dei caschi modulari, è verniciato nei colori
della carrozzeria e dispone di un comodo poggiaschiena
per il passeggero. Disponibile anche un'apposita
borsa interna (25 litri)
per portare rapidamente con se il contenuto.
Il parabrezza integra
gli utilissimi paramani, soprattutto in inverno,
ed è dotato di omologazione europea, pur
utilizzando due lunghi supporti metallici, fortunatamente
curvati all'estremità superiore.
Non si è dimenticato il vezzo estetico, grazie
alla cornice cromata
per radiatore e strumentazione e la protezione dagli
agenti atmosferici in sosta, grazie al
telo copriscooter anti UV, impermeabile e
traspirante.
COMPETITOR
Tutti e nessuno. Tutti se consideriamo la destinazione
d'uso, ovvero i trasferimenti nell'area urbana,
sia per recarsi al lavoro che per muoversi agilmente
nel tempo libero. Nessuno se consideriamo la sofisticazione
del motore, la ricca dotazione e il rapporto qualità/prezzo.
Gli unici veri concorrenti sono allora in casa Honda,
in primis l'SHi, di
cui rappresenta l'alternativa a ruote basse, con
il vantaggio di un prezzo appena più vantaggioso.
In secondo luogo Dylan
ed @, entrambi con
ruote da 13" e dotazioni simili, tranne per
il propulsore Euro 2, a carburatore, offerti però
a quotazioni più competitive, in particolare
il primo che però sta uscendo di produzione
(affrettatevi!). Per ultimo è possibile considerare
anche il Pantheon 125/150,
più completo e dotato, anche ciclisticamente,
con un propulsore molto simile, ma ancora Euro 2,
offerto ad un prezzo più elevato ma non irraggiungibile.
CONCLUSIONI
Con la sostanza mediata direttamente dal best seller
SHi, potrebbe conquistare tutti coloro che non sentono
la necessità delle ruote alte e non disdegnano
maggiore spazio nel sottosella, lasciando ancora
meno spazio alla concorrenza in questo combattuto
segmento di mercato. Lo scrivo al condizionale,
perché certezze assolute le forniscono solo
i dati di vendita, e anche veicoli azzeccati come
il Dylan, se non apprezzati nel design o considerati
'trendy' dalle mode, non raggiungono i risultati
che meritano.
Il Paneuropean Scooter o Perfect Scooter che dir
si voglia, sembra però avere tutte le carte
in regola, non solo tecnologiche, ma anche quell'aria
sbarazzina (soprattutto nelle versioni bi-color
con sella rossa), per fare breccia nel suo pubblico
di riferimento e arrivare dove i suoi predecessori
a ruota bassa non sono riusciti.
Testo: Fabrizio
Villa
Foto: Zep Gori
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