>> HONDA



 




 

SCHEDA
Cilindrata: 125 cc
Peso: 139,9 kg
Velocità: 110 km/h
Potenza kW: 10,1
Coppia Nm: 11,7
Norme: Euro 2
Prezzo: 3.150 Euro

 

 · HONDA PANTHEON 125 my 2003
by Giuseppe
09/06/03

Dopo aver letto quasi tutte le vostre/nostre prove per orientarmi nell’acquisto del mio prossimo scooter ed aver optato per il diffusissimo Honda SH125, mi ritrovo casualmente nella sezione SALONI di Cyberscooter riguardante il Motorshow di Bologna 2002 e mi imbatto in un altro “classico” degli scooter, l’Honda Pantheon. Ne osservo la linea (insieme a quella delle due hostess), leggo le caratteristiche tecniche e mi dimentico dell’SH. Ad onor del vero, non ho proprio avuto un colpo di fulmine per la sua linea così “coraggiosa”, ma mi sono lasciato convincere dalla sostanza man mano che ne apprendevo le caratteristiche. Cinque giorni dopo l’avevo già in garage. (Grazie a “Idea Moto” di Siracusa!)

Non mi dilungo sulla trattazione estetica della linea, in quanto molto soggettiva, rimandando i lettori alla suddetta sezione di Cyberscooter, ma mi limiterò ad approfondire gli aspetti pratici e tecnici del Pantheon, scaturiti da quasi 2000 km di percorrenza. A proposito, al primo tagliando fatto a 1000 km, ho pagato solo 45 Euro, compresi manodopera e cambio olio motore (con Castrol), liquido raffreddamento, olio trasmissione, controllo punterie e tutti (ma proprio tutti!) i dadi e i bulloni. Ottimo lavoro del meccanico.

La prima impressione che se ne ricava dopo un’attenta osservazione è quella di un buon prodotto, sia per i materiali utilizzati che per l’assemblaggio; peccato per qualche vite di troppo ad essere a vista.
Il parabrezza integrato svolge in maniera ineccepibile il suo lavoro e non fa arrivare neanche un filo d’aria sulla testa e sul torace del guidatore (complice, forse, anche la mia statura non altissima) ed ha il suo unico difetto nel vibrare abbastanza quando il motore gira mentre lo scooter è sul cavalletto centrale, ma una volta in marcia tutto torna nella normalità. Per chi volesse è previsto, come optional, un parabrezza più ampio che protegge anche le mani.
Lo scudo frontale è in pratica un unico grande gruppo ottico, che protegge perfettamente la parte superiore del corpo da acqua e vento ma crea fastidiose turbolenze alle gambe durante la marcia ad alte velocità. A questo si può ovviare con una coppia di deflettori da acquistare a parte (peccato siano solo in plastica nera, ma credo si possa provare a verniciarli con il colore dello scooter). Al contrario di molte auto e moto, in cui i designer privilegiano l’estetica a discapito della funzionalità, sia l’anabbagliante che il sottostante abbagliante hanno un fascio ampio e profondo che illuminano la strada in ogni condizione di luce (anzi di buio). Gli indicatori di direzione anteriori e posteriori non sono da meno e sono ampiamente visibili da parecchie centinaia di metri, anche in pieno sole, a tutto vantaggio della sicurezza dei passeggeri.
Al posteriore troviamo un’aria familiare ad altri scooter su cui è da segnalare il portapacchi in resina, che evita al passeggero di ustionarsi le mani quando lo afferra dopo una sosta sotto il sole, magari della mia Sicilia; ovvio che su di esso si può montare il classico bauletto da 45 litri. A tal proposito, il mio lo uso molto raramente, in quanto il vano sottosella è veramente enorme per la sua categoria e le mie necessità (Vedi foto). L’apertura della sella è comandata dallo stesso blocchetto d’accensione, dal quale si pilota anche l’apertura dello sportellino del serbatoio carburante, posto sul tunnel centrale; può ospitare due caschi integrali, è provvisto di luce di cortesia con interruttore (inutile lasciarla accesa di giorno con la sella sollevata) e di una (utile?) presa tipo accendisigari; non manca l’alloggiamento per il completo kit di attrezzi (completi e di qualità anche questi) e la possibilità di separare il vano in due zone, di cui quella più piccola da riservare ai documenti, al marsupio (per lui) o alla borsetta (per lei) o agli stracci sporchi (per noi Cyberscooteristi!) senza sporcare l’ottima tappezzeria.
La sella conferisce un senso di solidità e la similpelle con cui è realizzata consente anche una buona traspirazione della “parte” che la occupa, con l’unico neo di essere forse un po’ troppo larga e un po’ dura, ma questo aspetto ripaga con una maggiore durata nel tempo. Lo scalino con il posto del passeggero è contenuto (le coppie ringrazieranno i designer per gli abbracci che consente) e funge da supporto lombare: ho guidato per quasi 3 ore senza risentirne minimamente. Le pedane (comprese quelle del passeggero) hanno un tappetino davvero antiscivolo, ma nonostante abbiano un buon sviluppo in lunghezza (per gli spilungoni) mi sembrano un po’ strette a causa delle dimensioni corpose del tunnel centrale che ospita il serbatoio carburante; in altre parole: sella larga e pedane strette, alla lunga costringono a viaggiare con le ginocchia e le punte dei piedi che sporgono dal profilo dello scooter.
La plancia di comando (non esageriamo!) è perfetta. Il grande tachimetro elettronico è preciso e sempre ben leggibile, così come le spie e gli indicatori di livello benzina e temperatura liquido raffreddamento, complice una ben pronunciata palpebra poco dietro il parabrezza che elimina qualunque riflesso (Vedi foto). Dello stesso livello il display digitale, ottimamente illuminato, con orologio e contachilometri totale con due parziali, di cui uno lo azzero ad ogni rifornimento, scoprendo che non sono mai sceso sotto i 37 km/l con un uso misto città/statale, e ad andature rilassanti su strade extraurbane ho percorso 248km con 5 Euro di benzina (ragazzi: oltre 50 km al litro!). Anche le manopole e i blocchetti sembrano essere efficienti: il tempo dirà la loro robustezza. Nota curiosa: ormai le luci non hanno più interruttore principale; girando la chiave si accendono tutte le luci e il faro rimane spento solo nell’istante in cui gira il motorino d’avviamento. Ho il timore che, vista la capacità della batteria (6 Ah), dopo qualche minuto con la chiave su “ON” si scarichi e… addio (rimpiangeremo il pedale del vecchio cinquantino).
Ma il bello viene adesso. Un tocco al pulsante d’avviamento, si tira la leva sinistra e “musica è!”. Sfiderei il più esperto smanettone a riconoscere che a far andare il tutto non c’è il carburatore da 26 montato sul Dylan, sul @, sul SH (con i quali condivide il gruppo termico) ma l’iniezione elettronica PGM-FI come sul Silver Wing. E’ un vero capolavoro di fluidità e prontezza. Ho provato tante volte a metterla in crisi, con aperture improvvise a tutta manetta o andature a filo d’acceleratore ma niente. Risponde senza il minimo strappo ad ogni comando dell’acceleratore. Il “borbottio” del minimo è piacevole, il rombo durante la marcia fino ai 90 all’ora è sopportabilissimo, ma a tutta manetta diventa abbastanza rumoroso; ma questo riguarda solo chi vuole andare ai 110 orari effettivi del mezzo, quando la forcella (specie col bauletto montato) inizia ad oscillare di qua e di là e il buon senso vuole che si riporti il mezzo sotto i 90, dove tutto è velluto, comfort e sicurezza. A garantirla c’è anche l’impianto frenante con un disco davanti e uno dietro (pinza a 3 pistoncini e 1 rispettivamente) coadiuvati dal sistema CBS di frenata combinata che, a differenza degli altri modelli già citati, è completamente idraulico e non meccanico. Alcuni puristi storcono il naso davanti a questo sistema, ma nel traffico è impagabile, con la certezza, anche sul bagnato, di frenare sempre in maniera equilibrata tra anteriore e posteriore, tenendo la mano destra saldamente sull’acceleratore e sicuri di non incappare in bloccaggi improvvisi di una delle due ruote, salvo situazioni veramente estreme e di panico. L’efficacia dell’impianto, adeguandone l’uso a quello dell’andatura per cui è stato progettato il Pantheon, è encomiabile; dopo un paio di frenate si prende subito la misura della leva sinistra; agendo sul solo freno anteriore va ancora meglio, in quanto i due pistoncini che si azionano (contro l’uno davanti e l’uno dietro della sola leva sinistra) intervengono prontamente, con forza ma con la giusta progressione, senza vibrazioni al manubrio né rumori tipo fischi del treno.

Ma il vero punto di forza del Pantheon resta sempre il riuscitissimo equilibrio tra telaio ammortizzatori motore e trasmissione. In pratica è tutto perfettamente armonizzato.
Grazie al motore e alla trasmissione, è possibile fare partenze da dragster o da moto elettrica, anche a pieno carico. Il tutto rispettando ampiamente le norme EURO-2, con parametri dieci volte inferiori ai limiti previsti, tanto che, se fossero già stati ufficializzati, le emissioni sarebbero inferiori a quelli che tra 4 anni verranno ratificati come EURO-3; a completare il tutto è presente uno scarico catalizzato a tre vie con sonda lambda. Che volete di più dalla vita? (Niente alcolici in moto!!!)
Veniamo al telaio. Deriva da quello dell’ @, ma è stato leggermente allungato nel passo. Ottimo il comparto sospensioni, merito della riuscita della forcella anteriore e dei due ammortizzatori posteriori (regolabili nel precarico in 5 posizioni). Infatti garantiscono un eccellente assorbimento sullo sconnesso e la giusta durezza alle andature elevate. Si fa sentire sensibilmente la differenza di regolazione non appena si agisce sul precarico. Davvero un ottimo lavoro dei progettisti.

In conclusione, obiettivamente, credo che alla Honda abbiano ancora una volta “calato il carico”, come diciamo dalle mie parti, costringendo la concorrenza a darsi da fare per sperare di tenere il passo; creando un mezzo dall’inavvicinabile rapporto qualità/prezzo e che non dà possibilità di trovare un vero e proprio difetto, ma semmai delle piccolissime e trascurabili annotazioni. Una di queste riguarda i due serbatoi del liquido freni. Per effettuarne il controllo, infatti, è necessario munirsi di una torcia elettrica, in quanto, essendo posti all’interno della carenatura del manubrio, la finestrella da cui se ne osserva il livello è visibile attraverso due microscopiche feritoie sui lati del manubrio dalle quali non si vede nulla (vedi foto): bisogna illuminare dentro e allora si scorgono i due “oblò” e il livello del liquido freni. Altra piccola mancanza (ma la ritengo un mio capriccio) riguarda il “freno a mano”, quella piccola levetta, peraltro presente nei fratelli minori del Pantheon, che tiene premuto il freno di sinistra senza farvi pressione; io lo avevo sul mio vecchio cinquantino Peugeot già 15 anni fa ed era comodo quando si voleva avere entrambe le mani libere e ci si fermava su una strada in leggera pendenza, magari per telefonare o al semaforo o per aprire il cancello di casa in tutta sicurezza e senza puntellarsi con i piedi, specie quando si devono sorreggere 150 kg e non si è molto alti.

Grazie e Cyber-Saluti a tutta la redazione e ai lettori. Buon viaggio (magari in Sicilia).

Testo: Giuseppe (Siracusa)

Immagini: Cyberscooter e originali Honda.

NOTA: vorrei ringraziare pubblicamente la Concessionaria Honda “Idea Moto” di Siracusa per la eccezionale disponibilità, cortesia e professionalità nel fornire ogni informazione richiesta, nonché il Signor Rubino e i suoi collaboratori dell’officina Honda, per la professionalità e lo scrupolo con cui svolgono il loro lavoro.
Ciao a tutti!

 



 




 






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