Dopo aver letto quasi tutte le vostre/nostre
prove per orientarmi nell’acquisto del mio prossimo
scooter ed aver optato per il diffusissimo Honda
SH125, mi ritrovo casualmente nella sezione SALONI di Cyberscooter riguardante il Motorshow
di Bologna 2002 e mi imbatto in un altro “classico”
degli scooter, l’Honda Pantheon.
Ne osservo la linea (insieme a quella delle due hostess),
leggo le caratteristiche tecniche e mi dimentico dell’SH.
Ad onor del vero, non ho proprio avuto un colpo di fulmine
per la sua linea così “coraggiosa”,
ma mi sono lasciato convincere dalla sostanza man mano
che ne apprendevo le caratteristiche. Cinque giorni dopo
l’avevo già in garage. (Grazie a “Idea
Moto” di Siracusa!)
Non mi dilungo sulla trattazione estetica della linea,
in quanto molto soggettiva, rimandando i lettori alla
suddetta sezione di Cyberscooter, ma mi limiterò
ad approfondire gli aspetti pratici e tecnici del Pantheon,
scaturiti da quasi 2000 km di percorrenza. A proposito,
al primo tagliando fatto a 1000 km, ho pagato solo 45
Euro, compresi manodopera e cambio olio motore (con Castrol),
liquido raffreddamento, olio trasmissione, controllo punterie
e tutti (ma proprio tutti!) i dadi e i bulloni. Ottimo
lavoro del meccanico.
La prima impressione che se ne ricava dopo un’attenta
osservazione è quella di un buon prodotto, sia
per i materiali utilizzati che per l’assemblaggio;
peccato per qualche vite di troppo ad essere a vista.
Il parabrezza integrato svolge
in maniera ineccepibile il suo lavoro e non fa arrivare
neanche un filo d’aria sulla testa e sul torace
del guidatore (complice, forse, anche la mia statura non
altissima) ed ha il suo unico difetto nel vibrare abbastanza
quando il motore gira mentre lo scooter è sul cavalletto
centrale, ma una volta in marcia tutto torna nella normalità.
Per chi volesse è previsto, come optional, un parabrezza
più ampio che protegge anche le mani.
Lo scudo frontale è
in pratica un unico grande gruppo ottico, che protegge
perfettamente la parte superiore del corpo da acqua e
vento ma crea fastidiose turbolenze alle gambe durante
la marcia ad alte velocità. A questo si può
ovviare con una coppia di deflettori da acquistare a parte
(peccato siano solo in plastica nera, ma credo si possa
provare a verniciarli con il colore dello scooter). Al
contrario di molte auto e moto, in cui i designer privilegiano
l’estetica a discapito della funzionalità,
sia l’anabbagliante che il sottostante abbagliante
hanno un fascio ampio e profondo che illuminano la strada
in ogni condizione di luce (anzi di buio). Gli indicatori
di direzione anteriori e posteriori non sono da meno e
sono ampiamente visibili da parecchie centinaia di metri,
anche in pieno sole, a tutto vantaggio della sicurezza
dei passeggeri.
Al posteriore troviamo un’aria familiare ad altri
scooter su cui è da segnalare il portapacchi
in resina, che evita al passeggero di ustionarsi
le mani quando lo afferra dopo una sosta sotto il sole,
magari della mia Sicilia; ovvio che su di esso si può
montare il classico bauletto da 45 litri. A tal proposito,
il mio lo uso molto raramente, in quanto il vano
sottosella è veramente enorme per la sua
categoria e le mie necessità (Vedi foto). L’apertura
della sella è comandata dallo stesso blocchetto
d’accensione, dal quale si pilota anche l’apertura
dello sportellino del serbatoio carburante, posto sul
tunnel centrale; può ospitare due caschi integrali,
è provvisto di luce di cortesia
con interruttore (inutile lasciarla accesa di giorno con
la sella sollevata) e di una (utile?) presa
tipo accendisigari; non manca l’alloggiamento
per il completo kit di attrezzi (completi e di qualità
anche questi) e la possibilità di separare il vano
in due zone, di cui quella più piccola da riservare
ai documenti, al marsupio (per lui) o alla borsetta (per
lei) o agli stracci sporchi (per noi Cyberscooteristi!)
senza sporcare l’ottima tappezzeria.
La sella conferisce un senso
di solidità e la similpelle con cui è realizzata
consente anche una buona traspirazione della “parte”
che la occupa, con l’unico neo di essere forse un
po’ troppo larga e un po’ dura, ma questo
aspetto ripaga con una maggiore durata nel tempo. Lo scalino
con il posto del passeggero è contenuto (le coppie
ringrazieranno i designer per gli abbracci che consente)
e funge da supporto lombare: ho guidato per quasi 3 ore
senza risentirne minimamente. Le pedane (comprese quelle
del passeggero) hanno un tappetino davvero antiscivolo,
ma nonostante abbiano un buon sviluppo in lunghezza (per
gli spilungoni) mi sembrano un po’ strette a causa
delle dimensioni corpose del tunnel centrale che ospita
il serbatoio carburante; in altre parole: sella larga
e pedane strette, alla lunga costringono a viaggiare con
le ginocchia e le punte dei piedi che sporgono dal profilo
dello scooter.
La plancia di comando (non
esageriamo!) è perfetta. Il grande tachimetro elettronico
è preciso e sempre ben leggibile, così come
le spie e gli indicatori di livello benzina e temperatura
liquido raffreddamento, complice una ben pronunciata palpebra
poco dietro il parabrezza che elimina qualunque riflesso
(Vedi foto). Dello stesso livello il display digitale,
ottimamente illuminato, con orologio e contachilometri
totale con due parziali, di cui uno lo azzero ad ogni
rifornimento, scoprendo che non sono mai sceso sotto i
37 km/l con un uso misto
città/statale, e ad andature rilassanti su strade
extraurbane ho percorso 248km con 5 Euro di benzina (ragazzi:
oltre 50 km al litro!). Anche
le manopole e i blocchetti sembrano essere efficienti:
il tempo dirà la loro robustezza. Nota curiosa:
ormai le luci non hanno più interruttore principale;
girando la chiave si accendono tutte le luci e il faro
rimane spento solo nell’istante in cui gira il motorino
d’avviamento. Ho il timore che, vista la capacità
della batteria (6 Ah), dopo qualche minuto con la chiave
su “ON” si scarichi e… addio (rimpiangeremo
il pedale del vecchio cinquantino).
Ma il bello viene adesso. Un tocco al pulsante d’avviamento,
si tira la leva sinistra e “musica è!”.
Sfiderei il più esperto smanettone a riconoscere
che a far andare il tutto non c’è il carburatore
da 26 montato sul Dylan,
sul @,
sul SH
(con i quali condivide il gruppo termico) ma l’iniezione
elettronica PGM-FI come sul Silver
Wing. E’ un vero capolavoro di fluidità
e prontezza. Ho provato tante volte a metterla in crisi,
con aperture improvvise a tutta manetta o andature a filo
d’acceleratore ma niente. Risponde senza il minimo
strappo ad ogni comando dell’acceleratore. Il “borbottio”
del minimo è piacevole, il rombo durante la marcia
fino ai 90 all’ora è sopportabilissimo, ma
a tutta manetta diventa abbastanza rumoroso; ma questo
riguarda solo chi vuole andare ai 110 orari effettivi
del mezzo, quando la forcella (specie col bauletto montato)
inizia ad oscillare di qua e di là e il buon senso
vuole che si riporti il mezzo sotto i 90, dove tutto è
velluto, comfort e sicurezza. A garantirla c’è
anche l’impianto frenante con un disco davanti e
uno dietro (pinza a 3 pistoncini e 1 rispettivamente)
coadiuvati dal sistema CBS di frenata
combinata che, a differenza degli altri modelli
già citati, è completamente idraulico e
non meccanico. Alcuni puristi storcono il naso davanti
a questo sistema, ma nel traffico è impagabile,
con la certezza, anche sul bagnato, di frenare sempre
in maniera equilibrata tra anteriore e posteriore, tenendo
la mano destra saldamente sull’acceleratore e sicuri
di non incappare in bloccaggi improvvisi di una delle
due ruote, salvo situazioni veramente estreme e di panico.
L’efficacia dell’impianto, adeguandone l’uso
a quello dell’andatura per cui è stato progettato
il Pantheon, è encomiabile; dopo un paio di frenate
si prende subito la misura della leva sinistra; agendo
sul solo freno anteriore va ancora meglio, in quanto i
due pistoncini che si azionano (contro l’uno davanti
e l’uno dietro della sola leva sinistra) intervengono
prontamente, con forza ma con la giusta progressione,
senza vibrazioni al manubrio né rumori tipo fischi
del treno.
Ma il vero punto di forza del Pantheon resta sempre il
riuscitissimo equilibrio tra telaio ammortizzatori motore
e trasmissione. In pratica è tutto perfettamente
armonizzato.
Grazie al motore e alla trasmissione,
è possibile fare partenze da dragster o da moto
elettrica, anche a pieno carico. Il tutto rispettando
ampiamente le norme EURO-2, con parametri dieci volte
inferiori ai limiti previsti, tanto che, se fossero già
stati ufficializzati, le emissioni sarebbero inferiori
a quelli che tra 4 anni verranno ratificati come EURO-3;
a completare il tutto è presente uno scarico catalizzato
a tre vie con sonda lambda. Che volete di più dalla
vita? (Niente alcolici in moto!!!)
Veniamo al telaio. Deriva
da quello dell’ @, ma è stato leggermente
allungato nel passo. Ottimo il comparto sospensioni, merito
della riuscita della forcella anteriore e dei due
ammortizzatori posteriori (regolabili nel precarico
in 5 posizioni). Infatti garantiscono un eccellente assorbimento
sullo sconnesso e la giusta durezza alle andature elevate.
Si fa sentire sensibilmente la differenza di regolazione
non appena si agisce sul precarico. Davvero un ottimo
lavoro dei progettisti.
In conclusione, obiettivamente, credo che alla Honda
abbiano ancora una volta “calato il carico”,
come diciamo dalle mie parti, costringendo la concorrenza
a darsi da fare per sperare di tenere il passo; creando
un mezzo dall’inavvicinabile rapporto qualità/prezzo
e che non dà possibilità di trovare un vero
e proprio difetto, ma semmai delle piccolissime e trascurabili
annotazioni. Una di queste riguarda i due serbatoi del
liquido freni. Per effettuarne il controllo, infatti,
è necessario munirsi di una torcia elettrica, in
quanto, essendo posti all’interno della carenatura
del manubrio, la finestrella da cui se ne osserva il livello
è visibile attraverso due microscopiche feritoie
sui lati del manubrio dalle quali non si vede nulla (vedi
foto): bisogna illuminare dentro e allora si scorgono
i due “oblò” e il livello del liquido
freni. Altra piccola mancanza (ma la ritengo un mio capriccio)
riguarda il “freno a mano”, quella piccola
levetta, peraltro presente nei fratelli minori del Pantheon,
che tiene premuto il freno di sinistra senza farvi pressione;
io lo avevo sul mio vecchio cinquantino Peugeot già
15 anni fa ed era comodo quando si voleva avere entrambe
le mani libere e ci si fermava su una strada in leggera
pendenza, magari per telefonare o al semaforo o per aprire
il cancello di casa in tutta sicurezza e senza puntellarsi
con i piedi, specie quando si devono sorreggere 150 kg
e non si è molto alti.
Grazie e Cyber-Saluti a tutta la redazione e ai lettori.
Buon viaggio (magari in Sicilia).
Testo: Giuseppe
(Siracusa)
Immagini: Cyberscooter e originali Honda.
NOTA: vorrei ringraziare pubblicamente la Concessionaria
Honda “Idea Moto” di Siracusa per la eccezionale
disponibilità, cortesia e professionalità
nel fornire ogni informazione richiesta, nonché
il Signor Rubino e i suoi collaboratori dell’officina
Honda, per la professionalità e lo scrupolo con
cui svolgono il loro lavoro.
Ciao a tutti!
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