| Torniamo sull'argomento
dopo poco più di un anno con una prova davvero
completa: quasi 5.000km su strade
di ogni tipo, abbiamo convissuto con il Nexus per
un paio di mesi e pensiamo, speriamo, di averne carpito
ogni segreto.
Partiamo quindi ricapitolando caratteristiche, dotazioni
e peculiarità di un veicolo che sta allo scooter
come una Aprilia RSV 1000 sta alle moto!
In sintesi: ruote da 15 e 14 pollici
con pneumatici radiali, freni a tre dischi con pinze Brembo
serie oro, sospensione posteriore progressiva a geometria
variabile 'Power Drive', ancoraggio rigido motore-telaio
'Direct Link, distribuzione dei pesi 48/52%, propulsore
monocilindrico con distribuzione monoalbero a camme in
testa a 4 valvole, alimentato ad iniezione elettronica,
29,5kW di potenza massima per una velocità di 162km/h.
Strumentazione analogico-digitale con computer di bordo,
apertura sella con telecomando, sottosella illuminato
per un casco integrale, presa 12V, convogliatori aria
calda sulle gambe, parabrezza regolabile, antifurto immobilizer.
Prezzo di listino 6.600 euro.
Vi basta? No? Allora seguiteci nei dettagli!
LINEA
Che ci si muova in un ambito del tutto soggettivo è
cosa nota, ma che nel periodo di utilizzo, ci siamo sentiti
gli occhi addosso ed in parecchi, anche all'estero, si
siano fermati a farne i complimenti è un dato di
fatto. Sarà per il colore rosso o per la linea
sportivissima, ma la domanda d'obbligo è: "ma
è uno scooter? Sembra una moto!". Anche
personalmente credo che ci si possa sbilanciare, si il
Nexus è davvero bello, la vista frontale è
mozzafiato e ricorda quella moto Gilera 600 SuperSport
che non ha purtroppo mai visto uno sbocco commerciale.
Le linee sono tese, ma senza eccessi, raccordate da elementi
sinuosi come il puntale e i fianchi posteriori. La vista
laterale mostra volumi spostati all'anteriore, con tensioni
dinamiche che 'sfuggono' verso l'esile codino. La marmitta
in evidenza e i pneumatici sovradimensionati gli donano
un gusto virile, mentre le belle piastre portapedane,
gli affusolati specchi retrovisori e il tappo del serbatoio,
sottolineano l'attenzione per i dettagli.
Avremmo solo moderato l'uso del 'simil carbonio' e valorizzato
il tubo di scarico con una protezione meno oppressiva.
Lo scotto che si paga è che se tutto richiama alla
sportività, un pilota in giacca e cravatta mal
si combina, meglio allora un look sportivo, magari con
giubbotto in pelle, e qui già s'intuisce che Nexus
non è per tutti. È uno scooter radicale
e lo comunica al primo sguardo, se è quello che
volete inutile cercate altrove, altrimenti...
Quattro le colorazioni: una pastello, il Rosso Dragon
dell'esemplare testato e tre metallizzate: Giallo Light
Speed, Cenere Opaco e Grigio Ghiaccio.
STRUMENTAZIONE
Asimmetrica, con due strumenti analogici a fondo bianco
incastonati in una cornice simil carbonio, un display
digitale e tante spie. Di notte il tutto si retroillumina
in un rosso scenografico.
Abbina look sportivo a tutto quello che uno 'scooterista'
desidera, per avere sotto controllo il veicolo e le tempistiche
di viaggio.
Al centro il contagiri, con
fondo scala 10.000 giri e linea rossa a 8.500 giri. A
sinistra il tachimetro con
doppia scala: fino a 180km/h e 120mph. Le spie
si dividono fra manubrio: hazzard, anabbagliante, abbagliante,
sicurezza avviamento; e cruscotto: check iniezione, riserva
carburante, pressione olio, indicatori di direzione, immobilizer.
Infine il display digitale
mostra, sempre: temperatura del liquido refrigerante e
livello carburante, mentre si possono selezionare, a scelta,
attraverso una leva al manubrio: tensione batteria, consumo
medio e istantaneo, autonomia, chilometraggio totale e
parziale, velocità media e massima raggiunte, data,
ora e gli interventi di manutenzione programmata.
Complessivamente quindi siamo ai vertici del disponibile
e forse del desiderabile, anche se, come spesso accade,
alcuni numeri sono piccoli e la necessità di selezionare
di volta in volta le varie funzioni può essere
fonte di distrazione o d'inutilizzo per pigrizia. Peccato
poi che ad ogni avviamento la sequenza ritorni nella modalità
preimpostata.
COMANDI
I blocchetti elettrici hanno
un azionamento intuitivo, ma un modesto feeling e nel
nostro esemplare la leva che comanda le frecce era difettosa.
Nota curiosa, sono gli stessi ampiamente utilizzati dalla
gamma Malaguti.
Le leve freno sono correttamente
dimensionate, ma richiedono un certo sforzo in trazione
e purtroppo manca il freno di stazionamento.
Il blocchetto d'avviamento
è come di consueto nel retroscudo, ma non proprio
a portata di mano. La chiave
fornisce il consenso all'immobilizer ed è dotata
di un pulsante che telecomanda
l'apertura della sella, una chicca davvero efficace, che
fa dimenticare immediatamente ogni soluzione alternativa,
anche se è sempre possibile l'azionamento dal blocchetto
d'avviamento, nel caso ad esempio che la pila sia scarica.
Gli specchi retrovisori,
affusolati e abbinati agli indicatori
di direzione, sono solidali alla carenatura e la
regolazione avviene agendo sulla superficie specchiante.
Il corpo può anche essere ruotato verso l'altro
per diminuire gl'ingombri in parcheggio.
Il parabrezza può
essere regolato su tre diverse posizioni, agendo su altrettante
viti a brugola: la funzione è decisamente utile,
ma il meccanismo piuttosto scomodo.
Al centro dell'alto tunnel troviamo un grintoso tappo
carburante in alluminio con comando a serratura
e sui fianchi due feritoie
a saracinesche per orientare, o meno, il flusso d'aria
calda, proveniente dal radiatore, sulle gambe del pilota.
Soluzione semplice ed efficace ereditata dal Runner.
Per finire i cavalletti:
presenti sia il laterale, che impedisce l'avviamento quando
estratto, che il solido centrale.
VANI BAGAGLIO
Ai lati del cruscotto troviamo due sportelli
sollevabili: quello di sinistra cela un vano utile solo
ad un compatto telefono cellulare, mentre il destro cela
alla vista il tappo del radiatore. Un leggero tocco al
pulsante della chiave d'avviamento ed ecco la sella sollevarsi
morbidamente, sotto troviamo 'un sacco di roba': l'airbox,
la batteria e l'ammortizzatore posteriore con relativa
ghiera di regolazione, incredibilmente c'è anche
un vano portaoggetti capace
di ospitare un casco integrale, ma non tutti i modelli
modulari (fate una prova prima dell'acquisto!), oltre
ad altre piccole cose. Nessuna possibilità invece
per una borsa 24ore. Visto l'affollamento della zona riteniamo
che si sia fatto già un miracolo ad ottenere questo
spazio, e non si può onestamente chiedere di più,
calcolando che il vano è anche dotato di presa
di corrente a 12 volt e dell'illuminazione.
Quest'ultima, non essendo sul fondo della sella, ma all'interno,
è efficace solo a 'pozzetto' vuoto, inoltre rimane
facilmente accesa se la sella non è chiusa più
che bene, con risultati prevedibili...
CICLISTICA
Ingegnosa è la definizione che riteniamo più
aderente, sì perché senza stravolgere le
tradizioni scooteristche che vogliono il motore oscillante
e la forcella monopiastra, i tecnici Gilera sono riusciti
a creare una soluzione raffinata, semplice e al tempo
stesso efficace, come vedremo su strada. Il sistema denominato
Direct Link prevede il montaggio
del propulsore su un perno passante, direttamente su cuscinetti,
senza l'interposizione di silentblock 'gommosi'. Il retrotreno
acquista così una rigidità sconosciuta agli
scooter tradizionali, pur mantenendo un livello di vibrazioni
contenute, grazie all'albero controrotante che smorza
efficacemente le vibrazioni del possente monocilindrico.
Non paghi si è poi introdotta una sospensione ad
azionamento progressivo che sfrutta un bilanciere posto
fra il monoammortizzatore e un'asta di collegamento con
il carter della trasmissione. In più si è
resa l'asta regolabile, con il semplice utilizzo di una
manopola, consentendo in questo modo di variare l'altezza
del retrotreno, e soprattutto la geometria del telaio,
adattandolo alle diverse esigenze di guida. Questo sistema,
brevettato, prende il nome di Power
Drive. L'ammortizzatore
Kayaba è regolabile nel precarico su sette posizioni,
mentre l'asta è dotata di ben 14 step.
Molto semplice al contrario la forcella
Kayaba, non regolabile, dotata di piastra singola, ma
con steli da ben 41mm ed oscillante fino a 109mm. È
a perno 'trascinato' e deriva dall'unità che equipaggia
il Piaggio X9.
Anche il restante telaio
è un tradizionale doppia culla in traliccio di
tubi d'acciaio.
Non si può definire a 'ruote alte' perché
queste misurano rispettivamente 15
e 14 pollici, all'avantreno e al posteriore, in
compenso la gommatura è notevole con pneumatici
radiali da 120/70 e ben 160/60 dietro. Bridgestone
Battlax nel nostro esemplare, ma si cominciano a trovare
offerte alternative.
Per il sistema frenante si
adottata la soluzione di tipo integrale con tre freni
a disco da 260 e 240mm. La leva sinistra comanda la pinza
anteriore destra, flottante con doppio pistoncino da 26mm,
e il disco posteriore con pinza fissa e doppio pistoncino
da 34mm. La leva destra agisce sul restante disco anteriore
sinistro dotato di pistoncini maggiorati a 28mm. Questa
suddivisione dovrebbe garantire un buon compromesso fra
gestione semplificata della frenata e predominanza dell'anteriore.
Data l'indole sportiva forse qualcuno storcerà
il naso auspicando una frenata di tipo tradizionale, noi
al contrario rilanciamo, suggerendo l'utilizzo ulteriore
di un sistema antibloccaggio ABS, che nei prossimi anni
vedremo diffondersi sempre più, anche sulle moto
sportive.
Il serbatoio carburante è
in posizione bassa ed avanzata, praticamente fra i piedi
di chi guida e contiene 15 litri (14,5 sul libretto di
uso e mantenzione), sufficienti, dato il modesto consumo
del propulsore.
Le misure 'tipiche' parlano di un peso
a secco contenuto in 195kg (199 sul libretto di uso e
mantenzione) , fra i più bassi della sua categoria,
di un interasse di 1.515mm
e anche qui abbiamo una quota fra le più 'svelte'
della sua classe, unito ad una lunghezza
massima di poco superiore ai due metri: 2.090mm. L'altezza
della sella, dichiarata in 780mm, è forse
ottimistica e comunque misurata con l'asta nella posizione
più bassa.
Il livello di qualità
delle plastiche, delle verniciature e degli accoppiamenti
ci è parso di buon livello con elementi di spicco
come la bella piastra in alluminio sui fianchi, il tappo
del serbatoio carburante, fino agli specchi retrovisori
integrati agli indicatori di direzione.
MOTORE
Difficile riuscire a non ripetersi parlando dell'unità
utilizzata dalla quasi totalità dei concorrenti
di pari cilindrata. La versione adottata per il Nexus
si segnala per l'airbox posizionato
al centro del telaio e non come spesso accade sopra il
carter trasmissione. In questo modo di diminuiscono le
masse oscillanti con la ruota posteriore, a tutto vantaggio
della sospensione, della distribuzione dei pesi e dell'estetica
pur perdendo spazi per i bagagli. Per il resto, a parte
il già descritto ancoraggio Direct Link al telaio,
il Master 500 non si differenzia
dal resto delle unità montate sulla concorrenza
se non per la specifica messa a punto e taratura della
trasmissione. Il radiatore
è montato in posizione anteriore, dietro alla ruota.
Quello che ci si potrebbe chiedere è se può,
un monocilindrico di questo tipo equipaggiare un veicolo
così caratterizzato sportivamente, ebbene, numeri
alla mano, ci si accorge che ha ben poco timore referenziale
nei confronti del suo concorrente diretto, il bicilindrico
Yamaha da 499cc che equipaggia il Tmax 500. Parliamo di
una potenza all'albero è
di 29,5kW a 7.500giri, con una coppia
massima di 43Nm a 5.500giri, quindi 3kW e 4,6Nm
in meno del giapponese, che abbinati ai 6-10kg in meno
di peso dichiarato, non dovrebbero costituire uno svantaggio
significativo.
Del resto le prestazioni
dichiarate parlano di 162km/h di velocità massima
con un'accelerazione da fermo che richiede 10" per
coprire i 200metri e 15,7 per i 400.
Per terminare il 'quadro' segnaliamo la cilindrata di
460cc, ottenuta da alesaggio e corsa di 92 x 69mm con
rapporto di compressione 10,5:1, la distribuzione monoalbero
a camme in testa (SHOC) con 4 valvole, il sistema ad iniezione
elettronica Magneti Marelli con interruttore di sicurezza
anticaduta e l'albero controrotante antivibrazioni.
Naturalmente il cambio è a variazione continua
CVT e il veicolo risulta conforme alle normative antinquinamento
Euro 2, con sistema catalizzatore a due vie.
CONCLUSIONI STATICHE
Crediamo che in Gilera abbiano saputo giocare al meglio
le proprie carte, abbinando l'ormai classico propulsore
Master a soluzioni ciclistiche innovative, proponendole
con un'estetica mozzafiato. Le prerogative sportive sono
quindi in primo piano, e rischiano di offuscare la presenza
di tutti quegli elementi di comodità che non possono
mancare in quello che è pur sempre un maxiscooter:
protettività, strumentazione completa, sottosella
per un casco integrale e alcune chicche come la sella
telecomandabile, il parabrezza regolabile e le bocchette
per l'aria calda, che nessun concorrente, pur votato al
comfort, può comunque vantare. Il tutto ad un prezzo,
giustificatamente al top dei monocilindrici da 500cc,
ma ben lontano dal suo competitor Yamaha.
Testo&test: Fabrizio
Villa
Foto: Monica Il
Grande, originali Piaggio
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