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 · GILERA GP 800
10/09/07
ANTEPRIMA STATICA
pag. 2/3
Di CyberScooter: Fabrizio Villa
>>> Vedi anche: Primo contatto, Test su strada,


Alla presentazione dell'ammiraglia Gilera, sin da Eicma 2006, molti appassionati, in particolare 'motociclisti' si sono chiesti: "che senso ha uno scooter da 850cc?". Una domanda che ci sembra mal posta e che porta inevitabilmente a risposte superficiali. Occorre infatti sgombrare il campo da barricate ideologiche come 'moto' e 'scooter' che sembrano aver fatto il loro tempo, superati da veicoli come Yamaha Tmax 500, Honda Silver Wing o Suzuki Burgman 650 e ancora di più dal Gilera GP 800 o dall'imminente Aprilia Mana 850. Veicoli che cercano di coniugare il meglio di entrambe le 'categorie', grazie al cambio di tipo automatico abbinato a motori pluricilindrici, sempre più prestanti, fissati saldamente nella zona centrale del telaio e del tutto svincolati dalla ruota posteriore. Veicoli che non si possono definire semplicisticamente 'scooter', visto che per guida, prestazioni e sicurezza non hanno nulla da invidiare a moderne 'motociclette' classiche (non supersportive, ovviamente).
A questo punto per capire "che senso hanno", basta cogliere la destinazione d'uso cui sono stati destinati dalle rispettive aziende. Più 'gran-turismo' nel caso di Honda e Suzuki, più 'sport-touring' per Yamaha e Gilera, con l'Aprilia che strizza l'occhio alle 'naked'.
In questo contesto GP800 rappresenta la risposta a chi desidera al contempo prestazioni e comfort, tecnologia e design, facilità e sicurezza di guida, sia in ambito urbano che, soprattutto, nell'uso più ludico e turistico.
Un prodotto quindi, che pur non rappresentando una rivoluzione, s'inserisce nel filone della 'moto automatica' elevandone le prestazioni a livelli mai raggiunti fino ad ora.

 

LINEA/COSTRUZIONE
Accantonata l'idea di sviluppare un'evoluzione del Nexus, come ipotizzato all'epoca dell'immagine scoop del 2005, il progetto GP800 si è sviluppato in modo del tutto autonomo, concentrandosi su linee filanti e volumi il più possibile ridotti, che ne accentuassero il dinamismo, pur mantenendo un'eleganza di fondo, alla ricerca della mission per il marchio Gilera: 'sportività italiana elegante'.
Il risultato sembra raggiunto in modo più convincente nella zona posteriore, grazie al codone filante e all'originalità del gruppo ottico e della marmitta sdoppiata. Il frontale appare imvece meno incisivo con il doppio faro sovrapposto che sa di già visto, così come la zona centrale con il 'finto' telaio a vista e un retroscudo piuttosto 'pesante'. Ovviamente si tratta di considerazioni puramente soggettive.
L'analisi qualitativa dei materiali e delle finiture mostrano un andamento altalenante, con soluzioni pregevoli come il forcellone, le piastre portapedane del passeggero e il manubrio, tutti in alluminio, con alcune plastiche di qualità modesta, così come alcuni accoppiamenti, anche se c'è da dire che si tratta pur sempre di veicoli di preserie, vedremo quindi nella prova del veicolo definitivo, cosa migliorerà.
Detto questo, già l'analisi estetica inizia a rendere l'idea di quanto complesso e impegnativo possa essere stato il compito dei progettisti, impegnati nell'arduo compito d'inserire un motore bicilindrico a 'V' in una ciclistica caratterizzata dalla culla anteriore in stile scooteristico.
Solo due le colorazioni: Nero Grafite e Rosso Emotion, entrambe metallizzate.

 

 

DOTAZIONI
Inevitabile partire dalla strumentazione, la stesso utilizzata per equipaggiare Gilera Fuoco ed altri modelli del Gruppo, soluzione poco 'esclusiva', anche se tecnicamente valida con tachimetro, livello carburante e contagiri di tipo analogico, abbinata al display digitale con indicazioni del chilometraggio totale e due parziali, km percorsi in riserva, orologio, temperatura ambiente e del liquido di raffreddamento, alcuni dei quali selezionabili a piacimento direttamente dal manubrio. Troviamo poi le spie relative a luci abbaglianti, lampeggiatori, pressione olio, riserva benzina e chilometri percorsi in ridserva. check iniezione, hazard, allarme cavalletto laterale e freno di stazionamento.
Passiamo ai comandi al manubrio, una versione nuova per i modelli del gruppo, anche se è la stessa che utilizza Malaguti nei suoi modelli, qui con meno colori. Sulla destra, un pulsante consente di regolare elettricamente l'altezza del parabrezza. Valide le leve freno regolabili su quattro posizioni, per adattarsi alle mani di chi guida. Scendendo nel retroscudo troviamo il blocchetto d'accensione con 'immobilizer' e chiave d'avviamento con pulsante per aprire la sella e il vano officina. Poco più in basso, sulla destra, appare la leva del freno di stazionamento, per la prima volta in un veicolo Piaggio e più che auspicata vista la mole ed il peso in gioco.
Purtroppo mancano completamente dei ripostigli nel retroscudo, rimane quindi il solo vano sottosella, dotato di illuminazione e presa di corrente, apribile con il telecomando sulla chiave e sufficientemente ampio da ospitare un casco integrale, ma poco altro.
Sempre sotto la sella, in una posizione decisamente poco pratica, troviamo anche il 'modesto' tappo per il rifornimento di carburante (18,5 litri).
Posizionati sulla carenatura anteriore gli specchi retrovisivi, a dire la verità un po' minuscoli.
Presenti entrambi i cavalletti, con il laterale agile e il centrale che richiede uno sforzo deciso per issarlo in tutta la sua mole.

 

 

 

 · CICLISTICA
Il telaio mostra un doppia culla in tubi d'acciaio con ampi fazzoletti di rinforzo, abbinato ad una forcella anteriore con steli da 41mm ed escursione di 122mm. Principalmente per ragioni di spazio, si è scelta la soluzione con singola piastra e non doppia come può sembrare auspicabile, visti peso e prestazioni, in realtà, anche grazie all'inedito attacco a tre bulloni, la forcella sembra in grado di svolgere egregiamente il suo compito, come vedremo nella prova pratica.
La sospensione posteriore utilizza invece un monoammortizzatore posto orizzontalemte sul lato sinistro, grazie ad un braccio che parte dal forcellone posteriore. L'ammortizzatore, di marca ZF, può essere regolato nel precarico su sette posizioni e assicura una corsa della ruota posteriore pari a 133mm.
Come detto il motore è fissato in posizione centrale e questo determina un bilanciamento dei pesi suddiviso al 50% fra i due assi, oltre ad ottimizzare il funzionamento della sospensione posteriore, grazie alla riduzione delle masse non sospese, rispetto ad uno scooter 'classico'.
Le ruote in lega pressofusa da 16 pollici all'anteriore e da 15 al posteriore montano gli ottimi pneumatici radiali Pirelli Diablo appositamente sviluppati.
Il reparto freni vede una poderosa coppia di dischi anteriori da 300mm, con pinze flottanti Brembo a doppio pistoncino, e al posteriore un disco da 280mm con pinza 'non griffata' flottante a doppio pistoncino. Il sistema di frenata è quello classico, con leve separate per i due assi e tubature rivestite in treccia metallica. L'ABS non è attualmente disponibile, ma è previsto per un allestimento futuro (c'è già la spia sul cruscotto).
Le misure caratteristiche sono corpose, ma non esagerate, con una lunghezza di 2237mm e un interasse di 1593mm (inferiori a Burgman 650 e di poco superiori a quelli del Tmax 500). Significativo il peso a vuoto: 245kg, che abbinato alla sella a 780mm, ne consiglia l'uso ai più alti e/o esperti, viste anche le prestazioni in gioco.


 

 

 

 · MOTORE
Sicuramente si tratta del pezzo forte di questo modello, in particolare perché porta la potenza dei 'moto-scooter' a 55kW, contro i 40,5 del Burgman 650 e i 29,4 del Tmax. Al top anche nella coppia massima con 76,4Nm, quando Burgman si ferma a 62Nm e Tmax non va oltre i 45,8. Ovviamente un risultato che deve tenere presente del significativo incremento di cilindrata rispetto ai concorrenti, e che lo pone in diretta concorrenza anche con motociclette tradizionali dall'indole sport-touring.
A livello d'architettura si è scelta la disposizione dei cilindri a 'V' di 90°, posti longitudinalmente al veicolo, con distribuzione monoalbero a camme in testa, doppia candela, raffreddamento a liquido, alimentazione ad iniezione elettronica e scarico con sonda lambda catalizzato a tre vie.
Un motore prestante, ma anche voluminoso e non facile da inserire in una ciclistica che prevede una culla anteriore e un vano posteriore, ma che i tecnici Gilera hanno risolto con maestria. L'impianto ad iniezione si trova all'interno dalla V, con gli scarichi all'esterno, mentre, sempre per guadagnare spazio, il serbatoio carburante è sagomato tra il trave del telaio e i fianchetti della carenatura, una posizione un po' esposta e con il tappo di rifornimento (18,5lit) posto all'estremo posteriore, ma sotto la sella.
Il cambio è un classico CVT, ottimizzato per offrire un valido freno-motore, mentre la trasmissione finale utilizza una catena marcata Regina e sigillata tramite Z-Ring. Soluzione definitiva che ha sostituito la versione con cinghia dentata vista ad Eicma. I motivi addotti per il cambio di rotta parlano di minori vibrazioni e maggiore longevità a favore della catena, al prezzo però di una leggera manutenzione periodica.
Un motore Euro 3, interamente progettato e costruito a Pontedera che a breve vedremo equipaggiare anche l'Aprilia Mana e domani chissà.
Parlando di prestazioni, raggiunge una velocità massima di circa 200km/h, con un'accelerazione da 0 a 100km/h in 5,7", manca invece ogni riferimento ai consumi.


 



 · ACCESSORI
Non ancora disponibili, ma previsti in tempo per l'inizio delle vendite avremo: lo schienalino e/o il bauletto da 48 litri in tinta col veicolo, navigatore Tom Tom con staffa specifica per montaggio al cruscotto; allarme elettronico da abbinare all'immobilizer; telo coprigambe e telo coprivecolo personalizzato.






Testo: Fabrizio Villa
Foto: Vincenzo Aiello, Fabrizio Villa e originali Gilera

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